di Cesare Sacchetti Molti hanno ancora di lui un’idea distorta, quella di un uomo al servizio del...
La guerra dentro il Vaticano e la bonifica silenziosa dello IOR decisa da Papa Leone XIV
di Cesare Sacchetti
In altri tempi, un retroscena simile sarebbe stato ospitato sulle pagine di qualche rivista di fonti ben informate, magari come la celebre OP di Mino Pecorelli, massone e giornalista tra i più informati sulle vicende della Santa Sede.
Di questi tempi invece si fa fatica a trovare delle notizie sui retroscena della Santa Sede a causa della cappa dei media mainstream i quali nel “migliore” dei casi ignorano Papa Leone, mentre nel peggiore distorcono o tagliano e cuciono le sue parole pur di associarlo al suo infausto predecessore.
In Vaticano, sono giorni caldissimi, e non solo per la temperatura.
Il Santo Padre a differenza di Francesco ha deciso di ripristinare a poco a poco le tradizioni pontificie perdute, a partire da quella del consueto soggiorno estivo che veniva svolto presso la incantevole cornice di Castel Gandolfo.
Leone è un uomo che agisce senza clamore, ma con estrema fermezza e determinazione, come si stanno accorgendo diversi prelati in Vaticano sconvolti da quella che si può definire una vera e propria rivoluzione, o forse si dovrebbe dire “controrivoluzione”.
Gli inizi della bonifica di Papa Leone XIV
Si ricorderà che lo scorso anno si diede conto da queste parti di una notizia in esclusiva che riguardava una verifica delle casse dello IOR.
Negli ultimi anni di Papa Francesco, erano accaduti fatti di una gravità inaudita, forse persino più gravi degli infausti tempi del controverso monsignor Marcinkus, al quale Papa Giovanni Paolo II affidò la gestione delle casse vaticane, nonostante fosse in forte odore di massoneria e nonostante la sua spregiudicatezza nel gestire i fondi delle opere di carità.
Nel periodo bergogliano, il direttore dell’Istituto per le Opere di Religione è stato Jean-Baptiste de Franssu, uomo vicinissimo agli ambienti dell’Unione europea, ma ancor più vicino alla presidenza di Emmanuel Macron.

Jean-Baptiste de Franssu, ex direttore dello IOR
Secondo fonti dell’Istituto, de Franssu risultava essere anche molto vicino anche ai servizi segreti francesi che di fatto hanno avuto il controllo effettivo della banca vaticana per tutti gli anni del pontificato di Francesco.
A Papa Francesco, la circostanza non sembrava provocare alcun turbamento, anzi al Papa venuto dalla fine del mondo faceva piuttosto piacere che fosse la presidenza Macron a gestire le finanze vaticane, data la comune affinità mondialista tra i due.
Sono stati anni di grandi saccheggi.
Il più noto, o il più famigerato, è certamente quello della ormai leggendaria casa di Londra a Sloane Avenue, una operazione che fece sparire in un buco nero almeno 200 milioni di euro dell’obolo di San Pietro.
Sulle pagine dei giornali, soprattutto quelli della Repubblica e dell’Espresso, si assisteva ad una maldestra operazione di contenimento dei danni, avviata attraverso la scrittura di articoli che avevano preparato la classica storia di copertura.
Il capro espiatorio prescelto fu quello del cardinal Becciu, personaggio certamente controverso, ma secondo queste fantasiose narrative il porporato sardo avrebbe agito da solo, all’oscuro di Francesco, senza il quale sarebbe stato letteralmente impossibile finalizzare una transazione del genere.
Gli organi di stampa dovevano tacere sul convitato di pietra argentino.
In nessun modo, bisognava dire che il “Santo Padre” firmò quella operazione che portò al dissanguamento delle casse della Santa Sede e all’arricchimento di molti spregiudicati faccendieri e speculatori che ancora oggi ringraziano il Papa che, a detta della propaganda dei media, avrebbe portato il messaggio della povertà francescana in Vaticano.
Altri gravi fatti si verificarono però negli anni successivi, taciuti ancora una volta dalla carta stampata, vero e proprio cordone sanitario eretto intorno al Papa voluto e preparato dagli ambienti mondialisti con molti anni di anticipo.
I saccheggi negli ultimi mesi di Francesco
Gli ultimi mesi di Francesco sono stati i più densi di misteri e intrighi.
Durante la misteriosa degenza presso il Policlinico Gemelli di Roma, alcune mani, non quelle di Bergoglio malato e non mostrato ai fedeli, firmavano atti per trasferire beni e proprietà e fondavano in fretta e furia degli istituti per raccogliere il denaro dei fedeli.
Secondo le citate fonti vaticane, nel corso di quei turbolenti mesi, sono spariti molti altri fondi e persino una parte dell’oro della Santa Sede, che, ad oggi, non si sa esattamente ancora dove sia finito.
Papa Leone XIV è il pontefice che ha deciso di vedere chiaro in tutti questi oscuri passaggi di denaro e queste rendicontazioni non dichiarate.
Appena sedutosi sul soglio pontificio, il Papa agostiniano ha iniziato con pazienza a cercare di risalire a questi trasferimenti e con sua sorpresa ha scoperto una lista di nomi di correntisti presso la banca vaticana che, sulla carta, non avrebbero dovuto avere alcun diritto ad aprire un conto presso l’istituto.
Non si parla solo di personaggi della politica nazionale e internazionale vicini ad ambienti tutt’altro che cattolici, ma anche di uomini vicini alla criminalità organizzata.
Incombe così nuovamente lo spettro del riciclaggio di denaro sporco nella Santa Sede.
Si torna ancora una volta a quella contingenza storica del lontano 1978, quando Sua Santità, Papa Giovanni Paolo I, ebbe un durissimo scontro con monsignor Marcinkus accusato di gestire con una certa spregiudicatezza le finanze vaticane.

“Monsignor” Marcinkus
Il Santo Padre ebbe anche un confronto molto teso con l’allora segretario di Stato ereditato da Papa Paolo VI, il controverso cardinal Jean-Marie Villot, iscritto, secondo Pecorelli, alla massoneria ecclesiastica come Marcinkus e altri prelati “eccellenti” che dichiararono guerra al Papa del sorriso sin dal primo istante.
Papa Luciani voleva avviare una riforma completa dello IOR.
Tra i suoi primi atti, ci sarebbe stato quello di allontanare Marcinkus e di procedere ad una successiva rimozione di quei cardinali e vescovi che risultavano essere dei grembiulini, degli infiltrati sotto mentite spoglie, entrati nel cuore di Santa Romana Chiesa per provare a distruggerla e contaminarla dal di dentro.
Giovanni Paolo I, come noto, non fece in tempo però a fare nulla.
Molto presto si mise in moto contro di lui la macchina della massoneria ecclesiastica che, secondo diverse fonti vaticane, lo uccise attraverso un avvelenamento il 33° giorno del suo pontificato, un numero carico di significati per gli adepti delle logge.
Papa Leone XIV oggi si trova a dover fare i conti con una situazione, se possibile, ancora più grave di quella del 1978.
Il fumo di Satana è penetrato ovunque, ha raggiunto ogni angolo di San Pietro, e ha trasformato la Chiesa in una ONG di stampo sorosiano dedita al malaffare e alla causa della governance mondiale.
La riunione segreta di Leone XIV con i cardinali
I primi passi del 2025 non sono rimasti però senza seguito.
Ad essi, ne sono seguiti altri, ancora più marcati e decisi, che hanno portato il Santo Padre a chiamare a raccolta diversi porporati ai quali è stato chiesto conto di quanto accaduto.
Dopo il secondo concistoro in un anno solare, un evento mai accaduto sotto Bergoglio, Papa Leone ha indetto una riunione riservata alla quale hanno preso parte diversi cardinali.

Il secondo concistoro dello scorso giugno
I toni dell’incontro a porte chiuse sono stati duri, tesi e hanno visto il Papa chiedere più volte conto ai porporati dove fossero finiti i soldi dell’APSA, l’agenzia di investimenti della Santa Sede, alla quale Leone ha restituito recentemente le prerogative perdute
Molti fondi, milioni di euro, sono finiti in società ombra, destinazioni opache che sono servite ad arricchire le tasche di qualcuno, ma non di certo quelle del Vaticano che all’arrivo di Leone XIV si trovava a fare i conti con un rosso pesantissimo, pari ad almeno 80 milioni di euro.
A correre in soccorso della Chiesa fu il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che poco dopo l’annuncio ufficiale della morte di Francesco, decise di versare 14 milioni di euro nelle dissestate casse vaticane, un gesto al quale fece seguito la pubblicazione da parte sua di una vignetta che lo raffigurava vestito da Papa intento a fare con le mani il numero 14.

La vignetta di Trump vestito da Papa
Una vignetta ostracizzata dagli ipocriti media, ma ricca di significati per gli osservatori più attenti che dopo la sua pubblicazione videro salire sul soglio pontificio un Papa che decise di chiamarsi Leone XIV, lo stesso numero dei fondi versati da Trump al Vaticano.
Il Papa oggi si trova così nel mezzo di una Chiesa pesantemente infiltrata, ma la sua bonifica del Vaticano non esiste né sulla citata carta stampata, né tantomeno sulla stampa alternativa che dichiara di ispirarsi al “tradizionalismo”, mentre invece è quella più agguerrita contro Leone XIV.
Sono periodi nei quali molte maschere stanno cadendo, soprattutto quelle di alcuni farisei che oggi si dichiarano indegni eredi di monsignor Lefebvre, nonostante ieri nulla dicessero sulle malefatte di Papa Bergoglio, dal quale hanno ricevuto favori e protezione nel corso di tutto il mandato bergogliano.
L’atmosfera nella banca vaticana sarebbe comunque a dir poco pesantissima.
Dopo la riunione straordinaria e riservata indetta da Leone, alcuni cardinali, direttamente chiamati in causa, si sono allontanati da Roma, nella speranza, probabilmente vana, di sfuggire alla bonifica del Santo Padre, più deciso che mai a mettere ordine nella casa di Dio.
Nella curia stessa c’è non poca preoccupazione.
Leone XIV è odiatissimo dalla massoneria ecclesiastica e da tutti quegli ingranaggi di potere che hanno reso la Chiesa un avamposto e un alleato della società secolare e scristianizzata che si è imposta in Europa.
Uno dei nemici più agguerriti di Leone è il cardinal Zuppi, l’arcivescovo di Bologna, così vicino alla sinistra progressista da partecipare alle riunioni del Partito Democratico.

Il “cardinal” Zuppi
Zuppi è senza dubbio l’uomo di Sant’Egidio, la lobby immigrazionista al centro del papato di Bergoglio, oggi invece esautorata da Papa Prevost che ha deciso di tagliare diversi fondi destinati all’organizzazione di Andrea Riccardi, ex ministro del governo Monti, membro del Bilderberg, e vincitore del premio Carlo Magno, detto anche premio Kalergi, per via dei suoi incessanti sforzi nel favorire le immigrazioni di massa in Europa.
Le vedove di Francesco sono agitate, sconcertate e atterrite da un papato che sanno bene essere in completa rottura non solo con quello di Bergoglio, ma anche con quello dei suoi precedessori, considerata la scarsa inclinazione di Leone XIV di abbracciare il percorso ecumenico del Concilio.
Dopo la riunione riservata dei primi giorni di luglio, ci sono stati altri incontri ai quali hanno preso parte monsignor Giordano Piccinotti, presidente della citata APSA, e il cardinale progressista Marx, già noto in passato per le sue posizioni a favore della comunità LGBT.
Al centro di queste ultime discussioni, c’è stata ancora una volta la precaria situazione finanziaria della Chiesa.
Su San Pietro, aleggiano così spettri di un passato che tormentano i vari porporati che in tutti questi anni hanno dilapidato i fondi delle opere di carità, mentre si scambiavano effusioni con abortisti e membri della lobby omosessuale.
Leone XIV porta sulle sue spalle il peso di una missione che assomiglia molto a quella di Fatima.
Un peso che forse lo ha portato alle lacrime in una recente uscita pubblica, dopo aver costatato incredulo quanto a fondo fosse penetrata l’infiltrazione dei nemici di Dio nella Sua Chiesa.
Fatima e l’annunciata liberazione della Chiesa è l’incubo che tormenta gli apostati nella Chiesa.
Il passare del tempo e le sue azioni sembrano suggerire nuovamente con convinzione che Leone XIV sia proprio a tutti gli effetti il Papa che incarna appieno lo spirito di Fatima.
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Ma il Presidente del CDA, François Pauly, fino al 2023 ha ricoperto la carica di amministratore delegato di Edmond de Rothschild a Ginevra: https://www.ior.va/consiglio-di-sovrintendenza/ – anche lui fa parte di qualcosa??? E che ruolo ha adeso in tutto questo?
E’ uomo di Parolin.
Siamo proprio sicuri che Leone non sia una continuazione di Bergoglio? Come Bergoglio, non ha il munus Petrino, è un antipapa anche lui. Poi un papa Yankye non si può sentire….
Sarebbe ora di smetterla con le buffonate dei soliti ciarlatani smentite milioni di volte..Basta veramente..Siete nel metaverso ormai..
D’accordo su tutto, e speriamo in bene. Alcuni segnali, incluso il sinodalismo, la conferma della Traditionis Custodes e la visita privata di un’abortista nichilista come Patti Smith (e lascio perdere la FSSPX che so bene essere ormai fuori dalla Chiesa), tuttavia, vanno in senso opposto.
Patti Smith l’ha portato il gesuita Spadaro.
Ma è il Papa che decide chi incontrare, o è il gesuita Spadaro?
al Papa vengono sottoposto diverse richieste di invito da parte di vari prelati con ruoli di rilievo. Sta a lui l’ultima parola chiaramente. In questo occasione, ha probabilmente deciso così per ragioni di opportunità.
Il che è comunque grave.
la RAI TV ha omaggiato per due giorni la morte del cantante?Guccini e per finire è arriivato Zuppi per omaggiarlo della sua scelta politica….