di Cesare Sacchetti In principio fu Crimen Sollicitationis, il noto documento pubblicato da...
Il generale Vannacci: l’ultimo gatekeeper che non salverà la decadente Repubblica di Cassibile
di Cesare Sacchetti
Di lui, non si sapeva nulla fino all’estate del 2023, quando da queste parti si parafrasò una famosa opera shakespeariana per annunciare la sua improvvisa venuta, quale “Sogno di un gatekeeper di mezza estate”.
Il generale Vannacci ha esordito così nella politica italiana, attraverso una preparazione di marketing concepita da altre menti rispetto a quella del militare, le quali hanno probabilmente avuto anche un ruolo decisivo nel concepimento del suo libro “Il mondo alla rovescia”.
“Il mondo alla rovescia” nasce non per mettere in discussione il sistema della governance globale, ma piuttosto per preservarlo a partire dalla difesa dell’OMS e del cartello farmaceutico compiuta da Vannacci, preoccupato sin dalle prime battute di portare gli sprovveduti che credono in lui verso un binario molto comodo al potere.
C’era già allora la disperata necessità di ricostruire qualcosa in grado di riportare il dissenso verso il canale desiderato dall’establishment che ha fatto del controllo dell’opposizione la sua imprescindibile condizione vitale per preservare lo status quo.
Chi comanda nelle democrazie liberali?
Nelle democrazie liberali infatti è assolutamente fondamentale il controllo del dissenso, fino alla sua anestetizzazione voluta dai veri padroni che gestiscono tali sistemi politici, su tutti gli oligarchi, chiamati un tempo plutocrati, che hanno eletto i loro luoghi di incontro e selezione delle classi dirigenti nelle logge massoniche.
Sopra tale sistema, c’è un piano superiore, transnazionale in massima parte, composto da quella fitta rete di circoli mondialisti che di fatto hanno avuto il controllo delle democrazie Occidentali dal secondo dopoguerra in poi.
Dal’45 in poi infatti c’è stato un progressivo svuotamento delle prerogative classiche attribuite agli Stati nazionali, divenuti in larga parte comprimari a beneficio del potere sovranazionale.
Costoro sono i veri proprietari delle democrazie, i quali hanno sempre però tenuto a mente che la cessione di sovranità comporta un impoverimento delle classi medie, lasciate alle mercé del capitale.
L’emarginazione sociale a sua volta porta con sé il malcontento, la sfiducia verso le istituzioni liberali ridotte ormai a dei meri simulacri giuridici e politici.
Nella fattispecie dell’Italia, si può individuare sicuramente un decisivo punto di rottura nell’infausto 1992.

Il pool di Mani Pulite, esecutore della rivoluzione colorata del’92
Dopo quell’anno, gli argini sono stati definitivamente rotti, l’intera struttura di una classe dirigente è stata spazzata via dalla furia di una rivoluzione colorata giudiziaria ordita nelle stanze dei bottoni dello stato profondo americano, ansioso di liberarsi di una classe politica che già in troppe occasioni aveva alzato la testa contro l’impero americano e le sue ingerenze.
Tolta l’eredità della Prima Repubblica, al suo posto si è instaurato il potere assoluto di centri di influenza come il gruppo Bilderberg, la Commissione Trilaterale, e le loro organizzazioni sovranazionali di riferimento, su tutte l’UE e la NATO, alle quali la nuova classe politica è del tutto soggetta.
C’è certamente un prima e un dopo il 1992, e il dopo è l’epoca del servilismo politico, nella quale personaggi che un tempo a malapena avrebbero lavorato come assistenti parlamentari sono diventati presidenti del Consiglio, ministri degli Esteri, e presidenti delle Camere.
La politica viene inevitabilmente sostituita dall’antipolitica.
Soffiando a dovere sul fuoco delle folle aizzate dalla stampa contro la classe politica nel’92, i globalizzatori hanno avuto ciò che volevano, ovvero l’incenerimento dei partiti tradizionali, ultimo scudo tra l’Italia e la speculazione finanziaria.
La variabile che rischiava di turbare i nuovi equilibri era ed è certamente l’inevitabile dissenso sorto da un sistema che ha agito per spazzare via la ricchezza di un Paese e la sua solida classe media.
Il primo gatekeeper: Beppe Grillo
C’era perciò già allora la necessità di controllare la reazione, di fare in modo che questa non turbasse i piani degli architetti del globalismo.
Venne così presa la decisione la famigerata notte del 2 giugno 1992 di invitare a bordo del panfilo Britannia, sopra il quale si celebrò la svendita del patrimonio industriale pubblico italiano, quello che molti era considerato allora poco più di un guitto, ovvero il comico genovese, Beppe Grillo.

Beppe Grillo negli anni’90
Ancora oggi si discute sulla presenza di Grillo a bordo del Britannia.
La stampa mainstream non parla mai dell’argomento, e nemmeno ha pensato di disturbare Grillo con delle impertinenti domande al riguardo, segno che su tale questione c’era chiaramente una zona rossa da non superare.
Eppure a vederlo quella notte a bordo furono, tra gli altri, Emma Bonino, membro del partito radicale, uno dei vari partiti al servizio di George Soros e della sua rete mondialista, che si stupì di trovarlo lì, fino a quando 18 anni dopo, nel 2010 circa, comprese che Grillo venne invitato perché aveva una funzione molto precisa.
Grillo in qualche modo era il prescelto.
Doveva essere lui a condurre le masse in un vicolo cieco a suon di “vaffa”, di imprecazioni contro i costi del barbiere di Montecitorio, di impegni di limitare il numero dei mandati parlamentari a due, tra l’altro nemmeno rispettati, mentre restavano fuori dall’arena politica i veri nervi scoperti che facevano davvero paura al potere, a partire da quello che riguarda la sovranità monetaria, rimessa di fatto nelle mani della finanza internazionale.
Beppe Grillo si scagliava contro il centrosinistra e il centrodestra, e contro il secondo piovevano le accuse di essere un partito azienda al servizio di Mediaset, per via dell’imprescindibile rapporto tra Forza Italia e l’impresa del suo fondatore, Silvio Berlusconi.
Nonostante gli affondi contro Forza Italia, il M5S non aveva però una vocazione meno aziendale e aziendalista del partito di Berlusconi.
Casaleggio: l’uomo del transumano che controllava il M5S
Il vero centro direzionale del partito di Grillo era la Casaleggio Associati, fondata da Gianroberto Casaleggio, il guru informatico che ha accompagnato la nascita sulla rete del movimento.
Casaleggio era l’uomo che agiva dietro le quinte, il vero capo politico del M5S che, da non eletto, decideva i destini e le carriere dei vari politici grillini, cresciuti non in una scuola politica, cancellate dopo il’92, ma con i corsi di marketing del guru di Milano.
Gianroberto Casaleggio aveva già mostrato il suo talento informatico nei primi anni 2000, quando gestì il blog di Beppe Grillo, il quale divenne il centro di reclutamento dei vari grillini, delusi ormai dalla politica tradizionale che li aveva abbandonati.

Gianroberto Casaleggio
Nel M5S ci sono sin da subito le tracce di quei poteri che sono i veri gestori della democrazia liberale, a partire proprio dalla Casaleggio Associati, fondata dal citato Casaleggio nel 2004 assieme a Enrico Sassoon, membro di una famiglia di origini ebraiche, direttamente imparentata con i potenti banchieri originari di Francoforte, i famigerati Rothschild.
Sassoon è uno di quegli uomini che dialoga nelle stanze del vero potere.
Storico collaboratore del Sole 24 Ore, il quotidiano di Confindustria, e membro di quell’Aspen Institute che di fatto rappresenta una delle camere privilegiate della repubblica di Cassibile, nella quale si radunano personaggi come Romano Prodi, Giulio Tremonti, Giuliano Amato, Mario Monti, Massimo D’Alema e la stessa Giorgia Meloni.
Gli uomini dell’Aspen sono di fatto delle vere e proprie quinte colonne della famiglia Rockefeller che ha fondato questo istituto per mettere in atto l’agenda del mondialismo e consegnare le sue direttive ai membri del club.
L’’ingresso nell’Aspen è uno di quei passaggi obbligati per varcare la soglia di palazzo Chigi assieme all’immancabile pellegrinaggio nello stato ebraico, altro azionista di maggioranza della Seconda Repubblica.

Un evento dell’Aspen Institute Italia
I grillini che così urlavano a squarciagola contro la politica, e contro, almeno nella loro idea, il sistema, si ritrovarono a fare esattamente ciò che voleva l’apparato che aveva concepito per loro una trappola per topi.
Grillo e Casaleggio hanno preso i desideri e le speranze, in buona o malafede, di milioni di persone e le hanno gettate nel cestino dei rifiuti, ma ciò non deve destare alcuna sorpresa, considerato il profilo dei due personaggi.
Sfortunatamente, nelle democrazie liberali i tempi di consapevolezza delle masse non sono quelli di osservatori più attenti che ben conoscono le metodologie e i depistaggi utilizzati dalle élite, circostanza che dovrebbe indurre più di una riflessione sui difetti strutturali che presenta il sistema democratico.
C’erano infatti già alle origini dei segnali d’allarme a partire dal ruolo della citata Casaleggio Associati, ma ce n’erano anche altri, quali l’invito a pranzo dell’ambasciatore americano Spogli, uomo di fedeltà Euro-Atlantica, che benediva il M5S, seguiti dalla filosofia stessa del guru Casaleggio, evidentemente trascurata all’epoca dagli infervorati grillini.
Ad esempio, nel manifesto stesso di Casaleggio, Gaia, non c’è altro che di fatti una apologia del Nuovo Ordine Mondiale, al quale si giungerà, secondo il socio di Sassoon, attraverso una guerra mondiale tra Stati Uniti e Russia che lascerà appunto il posto a Gaia, una sorta di governo mondiale pseudoambientalista e malthusiano che non differisce in nulla dalla società del Grande Reset di Davos.
Gaia, il manifesto di Casaleggio sul Nuovo Ordine Mondiale
Tale visione non poteva non suscitare le attenzioni della massoneria per bocca del Gran maestro Di Bernardo che manifestava il suo interesse verso la visione di Casaleggio che in fin dei conti non era altro che quella di Pike e Mazzini.
Gaia infatti evidentemente non fa altro che riprendere i toni della corrispondenza tra i due massoni di alto grado, Albert Pike e Giuseppe Mazzini, i quali affermano che la strada per il Nuovo Ordine Mondiale è segnata da tre grandi guerre mondiali.
Il partito dell’”antisistema” aveva una visione puramente massonica.
Il crollo dei gatekeeper: la farsa pandemica
Gli inconvenienti nelle trappole concepite dal potere liberale e mondialista sorgono però naturalmente nei momenti decisivi dei loro piani.
Quello che nella terminologia anglosassone viene chiamato gatekeeper porta con sé un inevitabile limite strutturale.
Il gatekeeper ha una data di scadenza che appena viene superata certifica la morte definitiva del falso oppositore.
Quel momento è il momento della “rivelazione” anche per gli osservatori meno attenti, ovvero quando il falso oppositore deve smascherarsi pubblicamente poiché è necessario agire apertamente per preservare l’apparato.
Nel caso del M5S, il momento di rottura è stato sicuramente il matrimonio con il PD, il partito dell’establishment per eccellenza, e la successiva esecuzione del colpo di Stato pandemico, durante il quale il governo giallorosso ha sequestrato gli italiani, mentre autorizzava la distribuzione di farmaci letali come il Midazolam responsabili della strage di Bergamo, attribuita falsamente alla cosiddetta influenza Covid.
Il partito che doveva aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno ha invece blindato gli italiani in casa, perseguitandoli perché non indossavano la mascherina, ed escludendoli in seguito dalla società civile perché non vaccinati dal governo Draghi, sostenuto dal M5S.
La farsa pandemica è stata uno di quei momenti rivelatori della vera natura della democrazia liberale e dei suoi veri scopi.
Ogni partito ha gettato la maschera.
Ogni partito ha dimostrato che il suo vero referente non è certo il popolo, ma chi sta nelle stanze del vero potere, chi nelle logge aveva deciso che l’Italia doveva essere sacrificata sull’altare del mondialismo e chi fuori dai confini nazionali ha sempre nutrito un profondo odio per la culla del cattolicesimo e dell’impero Romano.
A pagare dazio oltre al M5S è stata infatti anche inevitabilmente la falsa Lega sovranista di Matteo Salvini, vero e proprio sponsor di Mario Draghi, che dopo la demolizione controllata del governo gialloverde, ha impiegato anch’essa poco tempo a gettare la maschera.
I due partiti del dissenso controllato sono stati polverizzati dal colpo di Stato pandemico.
I vari gregari della Seconda Repubblica erano convinti che dopo la farsa pandemica si sarebbe davvero manifestato uno scenario simile a quello designato nella pubblicazione della famiglia Rockefeller, Operazione Lockstep, alla fine della quale, dopo una crisi “pandemica”, si instaura un supergoverno mondiale al quale viene rimesso ogni potere.
La Seconda Repubblica stava in fondo facendo quello per cui era nata.
Stava cercando di uccidere il Paese, di umiliarlo, di impoverirlo fino a quando non sarebbe sorto questo Leviatano globale, affondato invece dall’opposizione degli Stati Uniti e della Russia.
La crisi strutturale della Repubblica di Cassibile
L’arco temporale del 2020-2022 ha perciò reso irreversibile una crisi della democrazia liberale che non è affatto temporanea, ma strutturale.
I partiti ormai sono del tutto delegittimati.
Non possono in alcun modo ancora parlare di programmi e di futuro dopo che hanno agito per massacrare il Paese congiuntamente.
L’astensionismo di massa e lo svuotamento delle urne è la naturale risposta di un sistema che ormai si sta estinguendo.
Vannacci a questo punto è una sorta di disperata riproposizione di antichi modus operandi che oggi non possono più funzionare.

Vannacci
Le élite liberali non stanno facendo altro di quello che si era già visto con i precedessori del generale.
Gli stanno assicurando tutta la visibilità di cui ha bisogno, lo stanno accreditando ovunque come “uomo del fascismo” che non ha nulla a che vedere con il fascismo e che è invece vicinissimo alla massoneria, presente nel suo partito, e allo stato di Israele, l’altro “grande” referente dei partiti italiani.
La massoneria vuole chiaramente che si pensi che Vannacci è il nemico numero uno del sistema, quando questi è sceso in campo per cercare un recupero in extremis di un apparato che attraversa una crisi troppo profonda e troppo insanabile per essere salvata.
Suscitano così tenerezza gli sforzi di Repubblica di additarlo come nemico del potere, assieme a quelli del Corriere che si sta dando da fare per gonfiare artificialmente il consenso del generale.
Dove arriverà quindi il generale?
Lo scenario più probabile è quello di un avvicendamento con la defunta falsa Lega sovranista.
Futuro Nazionale altro non è che una brutta copia della Lega atlantista e sionista di Salvini, tanto è vero che nel partito sono già entrati personaggi come Antonio Maria Rinaldi, ex eurodeputato della Lega, preso da un’amnesia che lo ha portato a dire che non voleva mai uscire dall’euro.
Futuro Nazionale è dunque poco più che una minestra riscaldata.
Non ha certo la carica dirompente di novità che poteva avere la falsa Lega sovranista di 10 anni fa, e il personaggio di Vannacci, nonostante gli sforzi della stampa mainstream, è completamente privo di carisma.
Vannacci non è nemmeno credibile come leader apparente.
Lui stesso si sente chiaramente a disagio a recitare una parte che l’apparato gli ha assegnato, in mancanza di alternative migliori.
Sullo sfondo, resta immutata la situazione della repubblica di Cassibile.
Se sono venuti meno i pilastri che reggevano questa creazione politica, a partire dall’impero americano, le possibilità che Cassibile possa continuare ancora ad esistere sono pressoché pari allo zero.
La repubblica del’48 è una espressione del potere dello stato profondo americano.
Nel momento stesso in cui esso tramonta attraverso il nuovo corso sovranista del presidente Trump, il sistema politico italiano non ha chance di sopravvivenza.
Il verdetto della storia è perciò inappellabile.
La sentenza di morte sulla repubblica di Cassibile è stata già emessa.
Vannacci può fare ben poco per invertire la rotta della storia.
A volerla dire tutta, se si guarda il tempo presente ci si accorgerà che esso incredibilmente sta portando alla profezia di San Pio sulla fine della repubblica e sul ritorno della monarchia.
Gli anni presenti verranno probabilmente raccontati un giorno come gli ultimi anni della Repubblica di Cassibile.
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Complimenti Dott. Sacchetti, il suo articolo esordisce con l’evento -nefasto- lariano di Cernobbio che altro non è che il raduno in salsa Bildeberg. Vedremo , poi se la Procura di Como sarà in grado di individuare chi ha innescato gl’ incendi ( da subito falsamente additati al climate change ) del Monte Goi ( così come per i tanti incendi innescati in mezza Europa) : si bissano le strategie dello stay behind del 1992.
Quindi attraverso quali “passaggi” si potrà arrivare, finalmente, alla fine della Repubblica di Cassabile (e, successivamente, alla Monarchia)?
Elezioni “democratiche”? (nn credo)
Referendum “Monarchia vs. Repubblica” (per invertire rotta imposta dal referendum, probabilmente taroccato, del ’46)?
Caos, anarchia e implosione della Repubblica Italiana (e degli altri Stati della UE)?
20 mesi di guerra civile?
Lenta evaporazione socio-politico-economica di tutta l’Italia?
Intervento di Trump con imposizione di un monarca locale?
…mi sto scervellando (ma magari mi sfugge qualcosa, quindi se mi fornisci un aiuto, te ne sarei grato).
Davide, su questo si possono fare solo ipotesi. E’ certo che il sistema così com’è non potrà resistere a lungo, così come non potrà resistere a lungo la debole UE. Potremmo dire che sarà una sorta di ’92 capovolto.
Quindi, secondo lei, come si dovrebbe procedere?
Scusi, chi dovrebbe procedere?