di Cesare Sacchetti A Bruxelles, forse iniziano ad aprirsi delle crepe in seno ai vari istituti...
Zelensky: la mina vagante che terrorizza Londra e Bruxelles
di Cesare Sacchetti
A Kiev, nelle ultime settimane c’è stata una vera e propria tempesta politica.
Il “presidente” del regime nazista ucraino, Volodymyr Zelensky, ha deciso di eseguire l’ennesimo rimpasto, il quarto da quando è iniziata la guerra russo-ucraina, dopo la rimozione del ministro della Difesa, Mykhailo Fedorov.
Fedorov apparteneva a quel gruppo di uomini del regime che chiedeva sempre più insistentemente un passaggio elettorale per legittimare una presidenza che non è più legittima da tempo, almeno dal 30 marzo del 2024, giorno nel quale è scaduto il mandato quinquennale del presidente Zelensky.
Il messaggio di Fedorov nel quale chiede le elezioni in Ucraina
Zelensky opera da allora in una area di illegittimità politica che potenzialmente potrebbe essere anche in grado di invalidare qualsiasi eventuale accordo di pace egli firmasse, considerata la sua incapacità di rappresentare legalmente l’Ucraina sui tavoli internazionali.
L’uomo del regime nazista ucraino ha sorvolato sempre questa spinosa questione trincerandosi dietro la necessità dello stato di guerra, una condizione che se paradossalmente dovesse durare 20 o 30 anni, consentirebbe a Zelensky di restare al potere senza elezioni.
Alla Casa Bianca, durante una delle sue visite dello scorso anno, e dopo il disastro di febbraio, dove l’ex comico si mise a urlare contro i padroni di casa, il presidente Trump gli disse chiaramente che se allora la guerra dovesse durare diversi altri anni, Zelensky in tal modo si sarebbe messo al riparo dal processo elettorale.
A Londra, si sono resi conto da un pezzo della insostenibilità della situazione, e i servizi segreti britannici, l’MI6 in particolar modo, si sono attivati per favorire una transizione interna, o meglio un passaggio di poteri che dovrebbe portare Zelensky fuori dal palazzo presidenziale per mettere al suo posto uno dei protetti di Downing Street, tra i quali c’è certamente il generale Zaluzhny che risiede in pianta stabile nel Regno Unito da ormai 2 anni.

Il generale Zaluzhny
Zaluzny era fino al 2024 il capo delle forze armate ucraine, l’uomo che aveva condotto su ordine del suo presidente un milione e mezzo di ucraini al massacro dopo 2 anni di guerra sul fronte orientale che sono costati un altissimo tributo di sangue a molti ucraini trascinati forzatamente nel tritatarne del Donbass.
Da allora, l’ex comandante militare ha sperimentato personalmente l’applicazione della vecchia massima latina promoveatur ut amoveatur, poiché Zelensky ha deciso di “punirlo” per i disastrosi risultati al fronte attraverso l’assegnazione dell’incarico di ambasciatore ucraino presso il Regno Unito.
Dopo quella nomina, Zaluzhny è stato visto molto volte in compagnia di uomini dei servizi segreti inglesi, i quali hanno iniziato una sorta di vero e proprio casting per iniziare a cercare un sostituto di Zelensky, la cui immagine pubblica viene ormai considerata “bruciata”, in larga parte indigesta al grande pubblico europeo, piuttosto contrariato di dover sostenere Kiev in un momento di generale crisi economica.
Budanov: il capo dei servizi segreti gradito a Londra
Secondo gli uomini dell’intelligence serba, alla fine, dopo diverse “selezioni”, le preferenze sembrano essere ricadute sul generale Kyrylo Budanov, altro uomo di elevato rango nelle gerarchie del regime nazista ucraino.
Budavov fino ad ora è riuscito a scampare alle varie purghe di Zelensky.
Troppo radicato il suo potere nella temuta intelligence militare, la HUR, da lui presieduta, e troppo influente per poter essere spostato altrove o rimosso con un colpo di spugna come accaduto ad altri personaggi come i citati Zaluzhny o Kuleba.

Kyrylo Budanov
Budanov è l’uomo che sa dove sono seppelliti gli scheletri più ingombranti del regime, quelli che riguardano soprattutto le black ops, ovvero le operazioni illegali che prevedono l’assassinio di figure militari di alto grado delle forze armate russe, come quella che, ad esempio, ha portato alla recente uccisione del generale russo Aleksandr Chaiko, oppure l’eliminazione degli oppositori di Zelensky all’estero, come Vadym Yermolayev , vittima di un attentato esplosivo, costato l’amputazione delle gambe alla sua compagna, Anna Nasobina.
A Kiev, il metodo di governo è quello del terrorismo più sanguinario.
Al potere, ci sono puri e semplici assassini che non hanno remore ad uccidere indiscriminatamente pur di provare a salvare un apparato ormai sempre più fragile e sempre più privo di coperture internazionali.
Londra così ha deciso che ormai sono maturi i tempi di una elezione che, almeno nelle loro intenzioni, dovrebbe far vincere il candidato designato da Downing Street, con ogni probabilità, il citato generale Budanov, ma Zelensky ha opposto un fermo “niet” alle domande del governo britannico.
Il “presidente” non vuole mollare e per provare a rovesciare il tavolo ha parlato, a sorpresa, della possibilità di un accordo imminente con la Russia, mediato dagli Stati Uniti, i quali però hanno ribadito più volte a Kiev che la linea rossa per firmare qualsiasi trattato con Mosca sarà quella di riconoscere una volta per tutte l’acquisizione, o la riconquista, dei territori dell’Ucraina Orientale, quali il Donbass e le altre tre regioni perdute del Lugansk, del Luhansk e di Zaporizhzhia, che sarebbero comunque impossibili da recuperare per l’Ucraina.
A Kiev, il pragmatismo militare e politico non è certamente di casa perché fino a questo momento la dirigenza del regime ha rifiutato qualsiasi possibilità che prevedesse il riconoscimento di territori che ormai sono russi a tutti gli effetti, e mai torneranno ad essere ucraini.
Dal fronte, nelle ultime settimane, sono giunte altre notizie che fanno capire che la disfatta ucraina è totale.
La perdita della roccaforte di Kostantinovka, difesa con le unghie e con i denti dai nazisti ucraini, ha segnato il punto di non ritorno.

La liberazione di Kostantinovka
Kostantinovka rappresentava l’ultimo bastione, l’ultima posizione da difendere per impedire uno sfondamento russo che potenzialmente potrebbe raggiungere persino Odessa, una eventualità che per Kiev significherebbe perdere ancora più territorio di quello già perduto sino ad ora.
Nel bunker di Zelensky però, come detto in precedenza, non c’è la capacità politica di riconoscere che è impossibile vincere una guerra contro la Russia, un Paese in grado di rinnovare continuamente la sua produzione bellica, soprattutto se gli Stati Uniti non sono della partita e accolgono le legittime istanze di Mosca.
L’Unione europea in tale gioco si conferma per quello che è.
Una tigre di carta dalle velleitarie ambizioni di “superpotenza” che in realtà senza la protezione e il sostegno di Washington nulla può spostare negli affari internazionali, né tantomeno è in grado di salvare l’Ucraina dalla potente macchina bellica russa.
Gli scandali di corruzione e le paure di Londra e dell’UE
A Londra e Bruxelles, crescono così le preoccupazioni, sia per la disastrosa situazione militare, sia per le ultime notizie che sono giunte dagli uffici della NABU, l’ufficio anticorruzione dell’Ucraina.
La NABU in tale gioco si è rivelata essere la vera incognita, la variabile che ha fatto saltare l’equazione dell’Unione europea e della NATO, convinte che nessuno a Kiev avrebbe mai osato aprire delle inchieste per scoperchiare l’enorme rete di corruttele che ruota attorno ai fondi stanziati dai governi europei a Kiev.
L’ufficio anticorruzione ucraino aveva iniziato in realtà ad aprire fascicoli sugli alti dirigenti del regime ucraino già dopo la visita di Zelensky alla Casa Bianca dell’agosto del 2025.
Dopo l’ultimo colloquio tra Trump, da un lato, e Zelensky e i suoi deboli referenti europei, dall’altro, il presidente americano ha avuto un colloquio telefonico con il presidente russo, come si riportò in esclusiva lo scorso anno su questo blog.
Fonti di intelligence americane riferirono in quell’occasione che il presidente Trump e il presidente Putin concordarono una vera e propria road map, ovvero un percorso che avrebbe dovuto portare alla progressiva esautorazione di Zelensky, sia sotto il profilo militare sia sotto quello politico.
Il primo è chiaramente di competenza russa, mentre il secondo rientra nella sfera d’influenza di Washington, poiché la NABU vanta molti accordi di collaborazione con l’FBI e il dipartimento di Giustizia americano.

La sede della NABU a Kiev
Dopo il famigerato Euromaidan del 2014, il celebre bureau di Quantico infatti aprì persino un suo proprio ufficio nel quartier generale della NABU nella capitale ucraina.
L’amministrazione Obama che agì come centrale di destabilizzazione del gabinetto del presidente Yanukovich si mosse per assicurarsi di occupare i posti chiavi del nuovo governo ucraino di Poroshenko, commissariato difatti da Washington che ordinò persino la rimozione di un procuratore ucraino, Victor Shokin, che si stava avvicinando troppo alla rete di corruzione dell’ex vicepresidente americano Joe Biden.
Ultimato il mandato di Barack Obama, quella struttura di controllo è rimasta al suo posto, ma alla Casa Bianca non c’è più un garante dell’ordine Euro-Atlantico, ma un suo fermo oppositore come il presidente Donald Trump che non ha fatto mistero che gli Stati Uniti hanno già deciso di abbandonare il Patto Atlantico.
La strategia dell’accerchiamento russo-americano contro Zelensky
Zelensky si vede così accerchiato.
Sul piano militare, le sue truppe e i suoi improbabili mercenari vengono spazzati via quotidianamente dalle forze armate russe, mentre la NABU ha iniziato a fargli terra bruciata intorno attraverso l’arresto di figure “eccellenti” del regime ucraino.
Il primo pezzo grosso a cadere nella rete degli investigatori ucraini fu Timur Mindich, storico socio d’affari di Zelensky, con il quale condivide le origini ebraiche.
Mindich era l’uomo ombra di Zelensky già ai tempi della sua improbabile carriera di comico televisivo, da lui di fatto lanciata nel 2010.
Dopo essere divenuto presidente dell’Ucraina, l’ex comico ha inserito nel suo staff il suo padrino televisivo, al quale durante la guerra contro la Russia, sono state affidate le delicate operazioni di gestione dei fondi che Mindich ha riciclato in diversi affari illegali immobiliari.

Timur MIndich
Mindich era perciò una sorta di faccendiere, ma al tempo stesso un uomo con protezioni eccellenti che è riuscito ad allontanarsi dal Paese un attimo prima che gli inquirenti ucraini arrivassero a lui, poiché l’ex sodale di Zelensky è riuscito a scappare assieme alla sua famiglia in Israele, che ancora oggi protegge la sua latitanza.
Mindich non è però l’unico uomo del regime nazista ad avere in tasca un passaporto israeliano.
Sono molti i personaggi che hanno a disposizione il passaporto dello stato ebraico, una circostanza che suscita più di una riflessione su chi siano i veri padroni di questo corrotto regime che hanno in realtà poco o nulla di ucraino.
La macchina investigativa della NABU non si è comunque fermata dopo l’arresto sfumato di Mindich.
A finire dietro le sbarre lo scorso maggio è stato un altro fedelissimo di Zelensky come Andriy Yermak, ex capo di gabinetto presidenziale accusato, nuovamente, di aver riciclato più di 10 milioni di dollari in un altro affare immobiliare.
Ad agosto, c’è stato un altro potente scossone nel fragile apparato presidenziale ucraino.
Gli inquirenti della NABU sono arrivati ad un altro pezzo delicato della presidenza quale Iryna Mudra, vicecapo di gabinetto, incaricata di gestire le nomine giudiziarie e accusata di far parte di un’associazione a delinquere che aveva come suo scopo primario quello di sottrarre i fondi delle cauzioni giudiziarie.
L’Ucraina di Zelensky è evidentemente un vero e proprio verminaio.
Qualsiasi pentola si scoperchi, viene fuori un fitto dedalo di tangenti e corruzione che coinvolge ogni membro di spicco del governo.
Le tangenti ucraine distribuite ai politici europei
Al vertice di questa cupola di corruzione che sta saccheggiando l’Ucraina e mandando al massacro i suoi uomini c’è chiaramente lui, Volodymyr Zelensky, il collettore di queste tangenti che vengono smistate e versate ai suoi fedelissimi, i quali poi si incaricano di comprare proprietà per conto del presidente in tutta Europa.
Il mattone è senza dubbio il metodo privilegiato per smistare e ripulire questa enorme mole di soldi sporchi pari a 1,2 miliardi di dollari.
Nella sola Spagna, gli uomini di Zelensky hanno comprato ben 26 beni immobili attraverso il denaro sporco frutto di tangenti.
In Italia, la situazione non è molto differente.
Il “presidente” ucraino risulta essere l’intestatario di diverse proprietà in Toscana, sua zona d’elezione prediletta, nella quale, secondo fonti di intelligence serbe, si sarebbe mosso tramite l’appoggio di un influente notaio locale e di politici nazionali di primo piano.
I timori che il giro di mazzette potesse venire fuori sono così radicati che iniziano a volare fuori dalla finestra banchieri sulla falsariga della morte del dirigente di MPS, David Rossi.
E’ il caso, ad esempio, di Alexander Adarich, banchiere scaraventato dalla finestra di un palazzo di Milano lo scorso febbraio.

Alexander Adarich
Adarich era uno di quegli uomini che stava collaborando attivamente con la NABU e che conosceva perfettamente i terminali di partenza e arrivo dei fondi inviati a Kiev.
Ognuno, nel gioco sporco ucraino, è chiaramente legato all’altro.
Zelensky ha elargito a pioggia i proventi delle tangenti.
La torta è stata distribuita a diversi primi ministri e presidenti europei che hanno poi trasferito quelle tangenti nei loro soliti conti offshore, senza che ovviamente le magistrature europee provassero a risalire la corrente dell’enorme flusso di capitali sporchi.
A Londra e Bruxelles, ora alberga questa paura.
La paura che Zelenksy sia diventato una mina vagante e che possa decidere di chiedere protezione agli Stati Uniti o alla Russia in cambio di una testimonianza contro i vari politici europei coinvolti in questo enorme scandalo.
Il “leader” ucraino eretto a “fiero” simbolo di resistenza contro l”aggressione” russa dalla stampa angloeuropea si ritrova ad essere così incredibilmente una minaccia per l’apparato che lo proteggeva.
Oggi così tutto è possibile, ma una cosa appare certa.
Ormai quello che conta nel decaduto Euro-Atlantismo è mettersi in salvo, e se ciò vuol dire buttare giù dalla torre chi prima era un imprescindibile alleato, Zelensky e i suoi ex (?) protettori non esiteranno a farlo.
Il gioco delle sedie musicali è già iniziato.
Chi resta in piedi alla fine della musica, ha perso.
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Buongiorno, Cesare. La figura di quest’uomo ucraino, che conduce tanti giovani alla morte, è spaventosa e spregevole. Leggere il tuo articolo è stato molto arricchente perché la bastarda stampa occidentale non affronta questa corruzione con l’obiettività che merita. Indubbiamente, il mondo intero deve smettere di guardare la televisione e iniziare a guardare la realtà con occhi critici, non compiacenti. È sempre illuminante leggerti perché hai un modo unico di mettere ogni cosa al suo posto. Grazie per la condivisione e un grande saluto da Mendoza, Argentina.
Ciao Isabel, grazie e un saluto.
Ottimo Articolo come da prassi e da solida tradizione Cesare ! Purtroppo i peana di molti è che da un po’ la propaganda nato ue che era relativa solo a tv e giornali merdstram ops mainstream si sia riversata sui social , sul web in maniera massiva come una colossale hasbara , unit 132 pro nato pro ue pro ukro con un esercito di bots , trolls , psycopatici seriali ; anche Youtube ne è piena di figuri assurdi , tipo tifosi da stanzetta pro ukros zero competenze digitali , matematiche , sociologiche , geopolitiche , geografiche , linguistiche …per non parlare del sistema di bugie e falsità dell’aggregatore di notizie di kill gates alias msn news …sfogatoio di repressi in pensione con la minima a cui è stata data la tastiera in mano…si assiste ad un obnubilamento di massa come ai tempi bui del coso19. Grazie e Saluti cordiali
Ciao Enzo, e sulle piattaforme che citi abbondano pure i depistatori, ovvero sedicenti informatori alternativi che fingono di criticare la NATO.