Quei legami inesplorati tra il mostro di Firenze e Garlasco: una rete satanica nazionale?

o

21/05/2026

Iscriviti al blog tramite email

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog, e ricevere via e-mail le notifiche di nuovi post.

di Cesare Sacchetti

Ci sono luoghi che sulla carta sembrerebbe impensabile collegare.

Luoghi distanti, separati da contesti ambientali e regionali diversi, ma che, in questa storia, trovano dei punti di contatto, degli apparenti comuni piani di azione dove si affollano determinate figure appartenenti a giri molto potenti.

Sono luoghi come le campagne nei quali avvenivano i macabri delitti del mostro di Firenze e la, almeno un tempo, quiete cittadina di Garlasco, nel Pavese.

Garlasco era praticamente sconosciuta all’opinione pubblica fino a quando non avvenne la triste storia che portò all’omicidio di Chiara Poggi il 13 agosto del 2007.

Un omicidio che almeno per la giustizia italiana avrebbe un colpevole, ovvero Alberto Stasi, il suo ex fidanzato, studente di Economia, che nonostante due assoluzioni conquistate in primo e secondo grado, è stato costretto a sottoporsi nuovamente al processo penale dalla ineffabile Corte di Cassazione che ha annullato il secondo grado di giudizio riportando Stasi di una casella indietro e verso una incredibile condanna nel nuovo giudizio, confermata stavolta dalla soddisfatta Cassazione.

Stasi appare come il più classico dei capri espiatori.

Su di lui, l’impianto accusatorio è praticamente costruito sull’aria, ma c’è una macchina evidentemente che voleva mandarlo alla sbarra e consegnare in pasto all’opinione pubblica un colpevole per poter chiudere quella brutta faccenda e far calmare delle acque che invece continuano ad essere agitate.

Così la macchina che condannò Stasi si è accesa nuovamente, stavolta su iniziativa del nuovo procuratore capo della procura di Pavia, Fabio Napoleone, già braccio destro di Ilda Boccassini la Rossa nel pool di Mani Pulite vicinissimo ad ambienti atlantici, che ha messo nel mirino quello che appare essere a tutti gli effetti come il secondo capro espiatorio, ovvero Andrea Sempio, che qualche anno fa, nel 2017, sembrava avere effettivamente degli informatori presso la procura pavese che lo misero al corrente dell’inchiesta verso di lui, ma il 38enne appare al massimo come un pesce molto piccolo in tale faccenda.

Garlasco è una storia complessa, piena di ombre e lati oscuri, che non risalgono al 2007, ma che vanno molto più indietro, fino ad arrivare agli anni’90, quando la piccola località lombarda non era ancora salita agli “onori” delle cronache nazionali.

Ci finì una prima volta per uno stranissimo inspiegabile doppio suicidio di due giovani garlaschesi, quali Giordano Bruno Orlandi e Daniele Poggi, omonimo e forse parente alla lontana di Chiara Poggi, che la sera del 6 settembre del 1990 decisero inspiegabilmente di togliersi la vita chiudendosi in macchina e facendo entrare nell’abitacolo un tubo di gomma collegato allo scarico della macchina, che gli avrebbe provocato una fatale intossicazione per monossido di carbonio.

La notizia del suicidio di Giordano Orlandi e Daniele Poggi

Le famiglie reagirono in maniera scioccata.

Nessuno seppe darsi una spiegazione all’epoca, perché Giordano e Daniele risultavano essere due ragazzi tranquilli, senza patemi o crisi depressive che stavano iniziando a fare dei lavori saltuari in attesa di trovare qualcosa di più stabile.

Un episodio questo del presunto suicidio per gas che a Garlasco non è rimasto isolato al 6 settembre del 1990, ma che si è ripetuto nel 2007, poco dopo l’omicidio di Chiara, nel caso di Bruno Gioncada, un agricoltore rinvenuto morto in identiche circostanze, in quello che era appena l’inizio di una serie di morti anomale e probabilmente collaterali alla vicenda di Chiara Poggi.

I legami tra Pietro Pacciani e Garlasco

Il nome di Garlasco però riemerge qualche anno dopo le morti di Giordano Bruno Orlandi e Daniele Poggi laddove meno ce lo si aspetterebbe, ovvero nel 1994, nel corso del processo per omicidio del mostro di Firenze.

Sul banco degli imputati di fronte alla Corte d’Assise del tribunale di Firenze, c’è lui, Pietro Pacciani, il contadino di Mercatale, che si dispera e piange per tutto il dibattimento, consapevole che un meccanismo potente si è messo in moto contro di lui.

Pacciani è il colpevole “ideale” da dare in pasto ad una opinione pubblica ancora affamata di verità, soprattutto tra i parenti delle vittime dell’assassino delle coppiette che ancora oggi chiedono di far emergere i veri nomi dei mandanti.

Pietro Pacciani ha già un passato segnato da torbide vicende, a partire da quella del lontano 1951, anno nel quale lui uccise un suo rivale in amore, e di fronte al cui corpo morto costrinse la ragazza che bramava ad avere un rapporto carnale.

Il contadino di Mercatale era un violento.

La procura aveva disposto intercettazioni ambientali nella sua casa, ed erano emersi gli abusi e le violenze quotidiane nei confronti della moglie e delle figlie, alcune di queste costrette anche apparentemente ad avere rapporti sessuali con lui, in una esibizione di perversi atti incestuosi.

I magistrati della procura di Firenze, diretta allora da Pier Luigi Vigna, un personaggio che ebbe un ruolo “particolare” nel caso come si vedrà a breve, non hanno prove concrete in mano, e cercano di processare Pacciani per violenze che non sono quelle del Mostro, ma quelle commesse nel focolare domestico.

La condanna, nonostante il castello di carte dei magistrati, arriva ugualmente nel 1994, ma è solo l’inizio di un successivo ribaltamento in Appello che assolverà Pacciani per non aver commesso il fatto.

Il “vampa”, detto così per la indole irascibile, intanto coltivava la sua passione, quella del disegno.

C’è ancora oggi un suo disegno particolarissimo, denso di significati, che potrebbe essere la chiave del mistero del Mostro e di quella di Garlasco.

Il misterioso foglio numero 13

Pacciani sul foglio numero 13 realizza un disegno che reca questa intestazione in stampatello: “U.S.A. ditta di case prefabbricate trasportabili, ingegnere italiano, provincia di Pavia, Giarlasco”.

Il foglio 13 di Pacciani

“Giarlasco” è un errore di battitura di Pacciani, ma il riferimento è chiaramente al Paese di Garlasco in provincia di Pavia, e ad un ingegnere raffigurato nel disegno di fronte alla sua casa nella località pavese a fianco della quale c’è una nave, apparentemente della Costa Crociere, che ad alcuni sembra un richiamo alla nave che passerà di fronte al Giglio molti anni dopo per andare incontro al suo famigerato naufragio.

L’intestazione riferita all’acronimo degli Stati Uniti d’America non sembra avere un qualche legame esplicito con una ditta di case prefabbricate, ma l’uomo che si vede invece sembra essere un altro chiaro riferimento ad un ingegnere del quale si è parlato in più di un’occasione nel corso degli ultimi 35 anni, ovvero l’ingegner Giorgio Comerio.

Comerio è una vecchia conoscenza dei servizi di sicurezza.

Viene descritto dal SISMI come un vero e proprio faccendiere,  un trafficante di armi e di scorie nucleari che venivano scaricate in mare.

Negli atti della Camera si è discusso in dettaglio della sua figura, citando proprio direttamente le relazioni dell’allora servizio segreto militare che tracciò questo profilo dell’ingegnere.

“Fonti professionalmente qualificate hanno fornito indicazioni relative alle attività, legali e presumibilmente illegali, ascrivibili al faccendiere italiano Giorgio Comerio. Ciò sulla scorta del fatto che, a fronte del grave problema dello smaltimento delle scorie nucleari, starebbero riemergendo, in tutta la loro attualità, gli scenari e i protagonisti di quei fenomeni criminali spesso ad esso sotteso. Ed è proprio in tali scenari che andrebbero collocate alcune delle attività di Giorgio Comerio il quale, dopo un passato periodo di “notorietà” derivante dal suo coinvolgimento in inchieste riferite specialmente al traffico di rifiuti tossici e radioattivi, avrebbe continuato ad operare in condizioni di assoluta anonimia.”

Secondo il SISMI, Comerio si sarebbe avvalso di due sue società, la Oceanic Disposal Management, con sede nelle Isole Vergini Britanniche, famigerato paradiso fiscale, e la Overseas Development Management, situata in Svizzera, centro del riciclaggio internazionale, per smaltire rifiuti tossici in mare.

La magistratura si interessa più volte dell’ingegnere, visita la sua casa di Garlasco in via della Costa al numero 14, e nel corso di queste perquisizione, rinviene un dossier sulla Somalia, epicentro del traffico di armi, assieme al certificato di morte di Ilaria Alpi, anche se, il documento, in omaggio alla “migliore” tradizione delle toghe, sparirà nel nulla.

La giornalista del TG3 era impegnata in un’inchiesta molto delicata che toccava i fili del traffico di armi e di rifiuti, nel quale erano coinvolti personaggi molto in alto dell’economia e dell’industria italiana, ma la Alpi non fa in tempo ad avere un colloquio con un suo informatore che troverà la morte il 20 marzo del 1994, giorno nel quale venne uccisa in un agguato assieme al suo cameraman, Milan Hrovatin.

Ci sono ambienti potenti all’opera, ambienti che vogliono mettere a tacere la voce della giornalista, ma nonostante tutto, Comerio riesce a schivare le varie inchieste su di lui, probabilmente anche a causa di alcune protezioni eccellenti di cui godeva il faccendiere.

Pacciani visitò Garlasco?

Attraverso il suo disegno, Pacciani ha rivelato con ogni probabilità non solo di essere stato personalmente a Garlasco, ma una probabile conoscenza diretta dell’ingegner Comerio.

Garlasco è però una realtà molto distante dalle campagne di San Casciano frequentate dal Vampa, eppure ci sono delle linee di contatto, delle direttrici che in superfici sono chiaramente invisibili, ma che sottotraccia legano quella che è a tutti gli effetti una rete esoterica dispiegata sull’intero territorio.

Pacciani frequentava i giri dell’esoterismo e del satanismo in Toscana.

Nella sua casa, vennero rinvenuti libri sulla magia nera e sull’occultismo, senza trascurare il fatto che il Vampa era un assiduo frequentatore della casa di Salvatore Indovino, un mago siciliano nella cui abitazione avevano luogo riti orgiastici, e forse anche qualcosa di più macabro.

C’è nella storia del mostro di Firenze la Toscana occulta, quella dove potenti logge si radunano per praticare i loro riti, ai quali prendono parte, ma solo ad un piano inferiore, anche personaggi come il contadino di Mercatale e alcuni dei compagni di merende che costituivano il livello più basso di questo circolo.

I compagni di merende erano tutt’al più manovalanza, segnalatori delle varie coppiette che si appartavano nelle campagne intorno a Firenze, il luogo di azione privilegiato del Mostro e della sua banda.

La prima vera conferma che Pacciani sapeva chi era il Mostro e che apparteneva a questi giri, viene dalle famigerate telefonate minatorie fatte a Dorotea Falso, una estetista originaria di Foligno.

Dall’altro capo del filo, delle voci minacciano la donna e la sua famiglia, le dicono soprattutto che le faranno fare la fine dei “traditori di Satana” Pacciani e Francesco Narducci, il massone e famigerato medico di Perugia, accusato di essere il maestro escissore, l’uomo che aveva la perizia necessaria per eseguire il macabro rito dell’asportazione del pube delle vittime femminili.

Francesco Narducci

Sulle tracce del massone perugino c’era il poliziotto Emanuele Petri che stava conducendo apparentemente una sua indagine personale, che lo aveva portato ad un passo dalla cattura di Narducci il 6 ottobre  del 1985, fino a quando sulle sponde del Lago Trasimeno, appena due giorni dopo, l’8 ottobre, non viene eseguita una messinscena.

Sul posto giungono gli uomini della squadra mobile di Perugia, nonostante non avessero alcun titolo ad essere lì, e dichiarano che Narducci è annegato, mentre in realtà il corpo non era nemmeno il suo –  viste le notevoli differenze di statura, 162 cm quello rinvenuto quel giorno e 182 quello di Narducci – come venne dimostrato anni dopo dall’inchiesta del magistrato Giuliano Mignini che fece riesumare il corpo, e scoprì che il medico era stato in realtà strangolato.

C’era però chi sapeva tutto questo prim’ancora che Mignini facesse riesumare il corpo.

Erano le due voci che chiamavano la Falso da un numero inesistente, e che dalla stessa scheda telefonica chiamavano il famigerato Forteto, la comune pedofila che è uno snodo fondamentale di tutta questa oscura vicenda.

I due, un uomo e una donna, erano quasi certamente membri di questa rete satanica che si snodava dalla Toscana all’Umbria e aveva altri centri nevralgici in altre parti d’Italia, e, oltre a sapere dell’omicidio di Narducci, sapevano che Pietro Pacciani non era morto per cause naturali, ma che invece era stato ucciso tramite una somministrazione di pillole letali per un cardiopatico come lui.

Una identica conclusione era stata apparentemente raggiunta poco dopo la morte di Pacciani, nel 1998, dai periti Francesco Mari e Elisabetta Bertol, che parlarono di un omicidio “camuffato”, ma la procura di Firenze non andò oltre e preferì lasciare lì la morte del Vampa.

Meglio seppellire il violento contadino assieme ai suoi inconfessabile segreti che potevano colpire personaggi ben più potenti.

Le liste RETAU e della SAM: il livello massonico della banda del Mostro

Ultimamente però stanno giungendo ulteriori conferme che quella del Mostro di Firenze era una struttura radicata sul territorio e ben addentro nelle istituzioni.

Sono state pubblicate di recente due liste, la prima chiamata “Retau 1974”, dove il nome Retau starebbe a indicare il nome di una setta o di una loggia massonica.

A fianco ad ogni nome, c’è la scritta L con diffrenti numeri, qualcosa che suggerisce forse il pagamento in lire di determinate cifre oppure il livello occupato in una possibile scala gerarchica di questo gruppo.

Appunti di lavoro mai pubblicati prima, e che trapelano solo oggi forse per la volontà di un pezzo di questi apparati che vuole colpire l’altro.

Nella lista Retau, si leggono i nomi del militare dell’esercito americano, Joe Bevilacqua, considerato ad oggi il leader del gruppo e il principale esecutore dei delitti, seguito poi da Rodolfo Fiesoli e da Luigi Goffredi, i due fondatori della comunità pedofila del Forteto, assieme a quelli del citato medico Francesco Narducci e del suo amico farmacista Francesco Calamandrei, nella cui abitazione venne rinvenuta la “solita” letteratura esoterica e satanica assieme al numero di telefono della comune di Fiesoli, il ginecologo Zucconi, amico di Calamandrei e vicino di casa del Vampa, Rolf Reinecke, l’uomo che ritrovò i corpi dei due tedeschi uccisi dal Mostro, Uwe Jens Rusch e Friedrich Meyer, e infine c’è l’appellativo “duca” che risulta essere il soprannome affibbiato al magistrato Pier Luigi Vigna.

La lista Retau 1974

Il Forteto continua a spuntare ciclicamente in questa vicenda.

Il luogo degli orrori lega ogni personaggio che ruotava attorno alla rete del Mostro, perché il Mostro non era un singolo individuo, ma un gruppo di soggetti dediti al satanismo e alla pedofilia che avevano il loro “naturale” punto di incontro in questa comune, dove si consumarono decenni di abusi pedofili, sanzionati da una parte della magistratura, ma consentiti da un’altra, quale quella del tribunale dei Minori di Firenze che nonostante le condanne definitive per abusi verso Fiesoli e Goffredi continuava a mandare lì i bambini, nel lager pedofilo attorno al quale ruotava tutta una squallida umanità.

Nella seconda lista, non ci sono i nomi di Fiesoli e Goffredi, ma ci sono oltre a quelli già presenti nella prima lista, i nominativi del dottor Achille Sertoli, frequentatore come Pacciani del mago Indovino, il medico Eugenio Iacchia, membro della loggia massonica Michelangelo, l’avvocato Iommi, sodale del Narducci, e infine, nuovamente, il procuratore di Firenze, Pier Luigi Vigna.

La seconda lista sul Mostro di Firenze

Il Forteto e le sue coperture massonico – giudiziarie

Il nome di Vigna era in realtà già uscito anni prima da una testimonianza fornita da un informatore dei Carabinieri, Domenico Maria Rizzuto, ascoltato anche dal magistrato Mignini al riguardo.

Rizzuto scrisse la sua testimonianza in un esplosivo verbale.

E’ bene ribadire con forza, che all’interno de “Il Forteto”, si sono perpetuati per anni, riti esoterico massonici, ed è sconcertante il fatto che i bambini continuino ad essere lì affidati da “magistrati – massoni”, nonostante che il Presidente e il suo vice, siano stati condannati in via definitiva, per abusi sessuali compiuti con animali e pedofilia. Penso sia necessario far osservare una serie di circostanze che non ritengo affatto casuali, bensì tutte riconducibili alla stessa data: il 1985. Infatti nel 1985 furono arrestati Fiesoli e Goffredo, responsabili de “Il Forteto”, ma fu ucciso anche Francesco Narducci, ed il mostro di Firenze smise di colpire, almeno nei dintorni di Firenze, e con quelle modalità. Questi eventi sono strettamente legati fra di loro: la Loggia massonica in quel periodo rischiò d’essere scoperta, e solo apparentemente cessarono i rituali (continuando altrove), ma si rese comunque necessario eliminare il testimone che avrebbe potuto mettere a repentaglio la sicurezza dell’intera Cupola Massonica che operava all’interno de “Il Forteto”. Francesco Narducci doveva essere ucciso.”

C’era perciò all’opera in Toscana la massoneria, dedita ai suoi ignominiosi rituali, ma c’era, al contempo una sua diramazione giudiziaria che assicurava alla banda del Mostro la necessaria copertura come precisava l’informatore dei Carabinieri.

Mediante serrati appostamenti, e grazie alle informazioni prese con molta cautela, da confidenze di ex frequentatori de “Il Forteto”, mezzi “pentiti”, benché terrorizzati al punto di non sbottonarsi più di tanto, ebbi modo di accertare che in quel posto si radunava gente ad altissimo livello, tutti protetti dalle forze dell’ordine, tanto che in determinate ore, e in un determinato giorno, “Il Forteto” diveniva letteralmente inavvicinabile. Chi sono i frequentatori? (nota i nomi citati non è detto che fossero implicati nella setta ma frequentavano il forteto.) Sono i Rosselli Del Turco, il “sig.” Gianfranco Cappelli, gli Antinori, il magistrato Carisiviglia, Gip del Tribunale di Firenze, il famoso Pm Canessa., (saldamente titolare dell’inchiesta sul mostro) . Ma anche l’ex Procuratore Pier Luigi Vigna, e l’ex Procuratore Generale Piero Toni, attualmente Presidente del Tribunale dei Minori di Firenze. Altri personaggi ben noti frequentavano “Il Forteto”, come Maurizio Costanzo, e lo scrittore Bevilacqua.”

Il nome di Vigna esce per la prima volta qui, ma le liste emerse ora suggeriscono che gli investigatori erano apparentemente sulle tracce del magistrato fiorentino che mandò alla sbarra i compagni di merende già negli anni’80.

Pier Luigi Vigna

La storia del Mostro è evidentemente come un gioco di matrioske.

Appena se ne scopre una, ce n’è subito sotto un’altra, fino ad arrivare al nucleo di questa rete della quale fanno parte “illustri” nomi, uomini del mondo dello spettacolo, alti magistrati, politici, faccendieri e ad un piano molto più basso, la bassa manovalanza di uomini appunto come Pacciani.

C’è allora da chiedersi se, visto il ruolo di Pacciani, e vista la sua conoscenza di tali trame, non ci fosse anche un collegamento tra la massoneria del Mostro di Firenze e altri ambienti esoterici di Garlasco.

Secondo fonti di intelligence italiane, a Garlasco, era ed è all’opera una setta satanica ben radicata sul posto, e della quale fanno parte importanti personaggi.

Sul computer di Chiara Poggi, c’erano diverse ricerche e informazioni che riguardavano questa rete pedofila, sulle cui tracce si era messa l’impiegata garlaschese.

A Garlasco, come in Toscana, si è potuto vedere che c’è una lunga scie di morti sospette legate ai due casi.

Morti archiviate molto in fretta come “suicidi”, nonostante in più di un’occasione ci fossero i segni di chiari omicidi, come nel caso del pensionato Giovanni Ferri, al quale fu tagliata la gola.

Attraverso il suo disegno su Garlasco, li Vampa ha rivelato in tempi non sospetti una probabile diramazione di un’altra setta satanica operativa nel pavese.

Sono i legami impensabili sui quali si diceva al principio, e sono i legami che forse possono spiegare una lunga scia di delitti insoluti nell’Italia di Cassibile.

Altre carte e altri documenti sembra che stiano per venire fuori, soprattutto da quando è iniziato quel feroce scontro in seno alla massoneria italiana.

Dopo anni di oscurità, si inizia a vedere finalmente della luce.

Questo blog si sostiene con il contributo dei lettori. Se vuoi aiutare anche tu la libera informazione clicca qui sotto. Se preferisci invece sostenerci tramite versamento bancario, puoi versare il tuo contributo a questo IBAN: IT53J0200805047000105110952

25 Commenti

  1. Luca Segafreddo

    Grandissimo articolo, dottor Sacchetti, i cui spunti meriterebbero una seria riflessione da parte delle autorità.
    Nel caso specifico del Mostro di Firenze, la figura che da sempre mi ha maggiormente colpito è quella di Francesco Narducci, perché appare evidente come ci si trovi di fronte a un colossale depistaggio e a una vasta rete di coperture che coinvolgerebbe mandanti e personaggi illustri legati a queste torbide vicende.
    Pacciani non può aver scritto “Giarlasco” casualmente sul proprio disegno. Basti pensare a come si mosse il padre di Narducci, Ugo Narducci, primario dell’ospedale di Foligno e massone di alto grado, in relazione alla morte del figlio: dichiarò infatti che il cadavere ritrovato appartenesse proprio a Francesco, quando invece ne era stato nascosto il corpo, verosimilmente nella sua casa sul lago. E come sarebbe stato possibile senza coperture ai massimi livelli da parte di carabinieri, magistratura e autorità in genere? Senza, certe figure difficilmente sarebbero riuscite a uscire indenni da vicende tanto controverse.

    Rispondi
    • La Cruna dell'Ago

      Ti ringrazio, Luca. Ti ricordi, per caso, quando il padre di Narducci disse questo? Se Narducci è stato ucciso in un secondo momento, dopo l’8 ottobre 1985, è molto probabile che il padre lo sapesse ma abbia taciuto.

      Rispondi
    • P.

      Grandissimo articolo Dr. Sacchetti, che mi fa anche molto piacere visto il nostro scambio sul disegno di Pacciani alcuni giorni fa.
      Non dimentichiamo che Vigna era anche amico dell’Avvocato Cappa, zio di Chiara Poggi, a cui aveva scritto la prefazione di un libro sulle norme antiriciclaggio.

      Vorrei soffermarmi anche sulla famosa riesumazione della salma attribuita al Narducci nel 2002 su ordine del Dr. Mignini.
      Ora, tale salma era rimasta per ben 17 anni tumulata non nella tomba di famiglia, bensì in quella di una famiglia amica dei Narducci.
      Inoltre, l’identificazione lascia basiti: niente test comparativo del dna coi familiari che sempre hanno rifiutato di fornirlo, e soprattutto i denti della salma non corrispondevano a quelli del Narducci vivo, che avendo un amico d’infanzia dentista era molto attento alla sua igiene orale. Ebbene i denti della salma erano tutti otturati con amalgama scadente. Pur senza i due dirimenti esami comparativi, la salma fu identificata in Francesco Narducci, forse proprio a Pavia se non erro, non ricordo ma credo ci fossero di mezzo i Ris di Parma e l’istituto di patologia forense di Pavia…
      I due titolari del canale youtube “I mostri di Firenze” che spesso ospitavano Mignini, fecero una live nel 2023 sulla riesumazione e le incongruenze trovate sulla salma; pochi mesi dopo scoppiò il caso Cecchettin e il ritrovamento del libro per bambini “Anche i mostri si lavano i denti” , che secondo i media la Cecchettin, 22enne e studentessa di ingegneria si portava nello zaino. Si narra che fu ritrovato vicino al lago Barcis, accanto a effetti personali della ragazza.
      Ritengo fosse un bel messaggio in codice tra membri della setta.
      E che la stessa setta abbia ucciso Chiara Poggi ce lo dice il giocattolo Coccodentista, trovato sul divano di casa Poggi dai Carabinieri all’indomani del delitto.
      Qualcuno disse che era stato un regalo di Stasi a Chiara, ma la signora Poggi disse di non averlo mai visto prima e non avere idea da dove arrivasse.
      Sembra una trama di film, ma per me il filo conduttore sono proprio i denti, quelli della salma che rendono controversa l’identificazione nel 2002.
      Perché anche di Meredith Kercher l’unica foto che gira da 19 anni è sempre solo quella travestita da vampira e coi denti da vampiro?
      E chi se ne occupò? Mignini, essendo il delitto accaduto a Perugia.
      Pare che ci fossero video nel pc di Sempio di persone a cui venivano strappati i denti su dei lettini, tortura insomma, e anche nei file di Epstein pare ci siano disegni con tali scene macabre.
      In questo credo avesse ragione Lovati: la rete è molto estesa, internazionale, e ha molte diramazioni in Italia ed Europa.
      Epstein veniva spesso a Milano….
      Nel 2007, anno dei delitti Poggi e Kercher, Michele Giuttari veniva buttato fuori definitivamente dalla SAM di Firenze essendo arrivato a capire e scoprire il coinvolgimento di Vigna negli omicidi.

      Rispondi
      • La Cruna dell'Ago

        Salve P., intanto ti ringrazio per la tua preziosa segnalazione e per questi commenti così ricchi di spunti e riflessioni. Altro punto fondamentale questo che lega Vigna alla famiglia Cappa. Su Giulia Cecchetin, faccio alcune considerazioni aggiuntive. Ci sono enormi anomalie in quella storia, a partire dal fatto che non venne trovato sangue nell’auto di Turetta nè ci sono sue immagini al casello autostradale. Inoltre di Turetta non si è saputo nulla per un anno fino a quando non è comparso al processo ed era molto differente dalla sua versione fotografica.

        Rispondi
        • P.

          Salve Dr. Sacchetti,

          Sul “caso” Cecchettin siamo totalmente d’accordo. È una psy-op per me, creata ad hoc con attori per le solite questioni di femminicidio e scemenze similari, in cui a mio parere hanno voluto infilare un bel messaggio a chi ancora aveva dubbi sulla vera identità della salma riesumata. Come a dire: il vero Narducci se li lavava i denti, non era lui quello del 2002 e i veri resti sono altrove.
          Non trova singolare che la Nicole Minetti, da poco graziata, facesse proprio l’igienista dentale prima di diventare la procacciatrice di minorenni per Berlusconi? E il suo compagno guarda caso è negli Epstein file, e ha una villa in Uruguay frequentata da tanti del giro di Epstein. E forse dallo stesso Epstein anni fa.
          Ripeto, questa cosa dei denti sembrerebbe qualcosa di folle se non ci fossero strane “coincidenze” che richiamano appunto ai denti.
          E aggiungiamoci che Michele Bertani aveva un anello a forma di dente, Sempio aveva un ciondolo con un finto, credo, dente di lupo…
          Insomma qui i denti abbondano.

          Rispondi
        • enzo

          Da aggiungere dott.Sacchetti che per i fusti di scorie radioattive e rifiuti speciali su cui indagava anche la dott.ssa Alpi sarebbe da scoprire i legami tra Comerio e la Flotta di navi carretta Jolly Rubino e dai suoi ” famosi” affondamenti con i loro carichi di scorie radioattivi…
          In attesa della pubblicazione del/i suoi Libro/i. Cordiali Saluti

          Rispondi
          • La Cruna dell'Ago

            Grazie per questa importante segnalazione, Enzo.

  2. Max

    Buongiorno Dott. Sacchetti, ottimo lavoro, credo che a livello di burocrazia, massoneria, depistaggi, coperture, ingiustizie, questa nazione sia il paese pilota non per caso ma per preciso ordine. Mi vengono in mente altre situazioni, Ustica, Bologna, sia per quanto riguarda l attentato alla stazione sia la banda della uno bianca, dove chi ha saputo porsi due domande e qualche riflessione in merito, ha sempre avuto da subito la spiacevole sensazione di trovarsi di fronte un muro di gomma ed una cortina di fumo invalicabili. Probabilmente, tornando anche ai fatti di Garlasco,perversione e soprattutto volontà di destabilizzazione sono stati il comune denominatore di questi crimini. Saluti

    Rispondi
  3. Tommaso

    L’ex parroco delle Bozzole potrebbe aver appreso informazioni scomode nel segreto del confessionale. Il sacerdote praticava l’esorcismo ed ogni mercoledì celebrava una messa di guarigione e liberazione alla quale prendevano parte centinaia di persone provenienti da ogni parte della Lombardia.
    Lo scandalo dei video hard sembra essere stato progettato a tavolino per allontanare da Garlasco un testimone scomodo.

    Rispondi
    • La Cruna dell'Ago

      Salve Tommaso, ti ringrazio. Puoi dire di più, per favore, sul parroco e i video hard? Grazie.

      Rispondi
      • Nicola

        La cosa che inquieta di più è la frase che i delitti continuarono altrove. Ripenso a tutti i delitti di Angelo Izzo, alle voci su Sara Scazzi e i festini in una villa al mare, allo stranissimo caso di Viviana e Gioele in Sicilia nel 2020; la sparizione di Ciccio e Tore nel 2006, col padre che al telefono intima alla moglie di tacere per poi sviare gli inquirenti mentre i corpi verranno trovati in centro; alle tracce di Yara ritrovate nel cantiere di un centro commerciale (delitto propiziatorio?); al corpo della modella Federica Farinella ritrovata dopo 20 anni a pochi metri da casa; alle assassine di Castelluccio dei Sauri intercettate mentre parlano del diavolo; al delitto Claps e la strana morte di Anna Esposito, e tanto altro.

        Rispondi
      • Tommaso

        La storia è piuttosto ambigua.
        Viene raccontato che l’ex rettore del santuario delle Bozzole venisse ricattato da due extracomunitari che sembra fossero in possesso di suoi video hard. Don Gregorio ha retto per decenni il santuario senza che ci fosse mai stata alcuna diceria nei suoi confronti. Da solo gestiva una imponente struttura con annessa una comunità per il recupero di ragazzi con un passato problematico. È sempre stato apprezzato dalla comunità fino a quando non è uscito fuori lo scandalo di questi presunti video. L’avvocato Lovati afferma che il prete venisse ricattato ed in cambio del silenzio versasse ingenti somme di denaro ai due ricattatori. Sta di fatto che a parte le illazioni nessuno sa davvero che tipo di filmati fossero. I due ricattatori erano due nullafacenti che passavano le loro giornate in una sala slot di Vigevano. È molto curioso che questo scandalo sia uscito fuori proprio dopo qualche anno dell’omicidio Poggi.
        Don Gregorio è stato allontanato e si è ritirato in un convento di suore nella provincia di Brescia. L’imponente struttura del santuario ha sempre raccolto migliaia di fedeli ed ingenti donazioni, tali da generare mire economiche di alcuni poteri locali…

        Rispondi
        • La Cruna dell'Ago

          Assomiglia più ad una campagna di fango per screditare il sacerdote.

          Rispondi
          • P.

            Anche Grimaldi ha sempre detto che Flavius Savu, questo il nome di uno dei due rumeni, l’altro sarebbe suo zio, -non extracomunitari- non è mai stato attendibile. E poi questi fatti risalgono al 2014 mi pare.
            Però attenzione: Lovati insieme all’allora sindaco di Garlasco Farina, fecero da intermediari per portare i soldi da Don Gregorio ai Savu. E il sindaco morì in circostanze poco chiare nel 2023 in ospedale, la sua famiglia ritiene infatti che andrebbe indagato il decesso. Perché un sindaco è entrato in questa storiaccia?
            A me poi Savu chissà perché ricorda Roberto Savi della banda Uno bianca di cui il Dr. Sacchetti ha scritto proprio giorni fa… sarà l’assonanza dei cognomi o quelli li scelgono proprio apposta?
            Savu, Savi, “Protocolli dei Savi di Sion”….
            Sempre intorno a quelli si gira, a quanto pare.
            Ultima cosa, Farina si chiamava Pietro, come Pacciani, Andrea Sempio ha il nome dell’apostolo fratello proprio di Pietro che abbandonò il Giovanni Battista per diventare apostolo di Gesù.
            Di suggestioni qui ce ne sono davvero tante, se pensiamo che un ramo della Massoneria si proclama Giovannita e festeggia il 24 giugno in loggia…

        • Tommaso

          Perché oltre ad essere sindaco di Garlasco Pietro Farina era un importante commercialista della città…

          Rispondi
  4. Giorgio

    Buongiorno Cesare,

    un articolo che dovrebbe essere letto e riletto da chiunque perchè qui c’è tutto quello che serve per comprendere cosa si cela dietro le istituzioni.

    Una cosa che leggendo mi è tornata in mente è che Ilaria Alpi seguendo i traffici della Somalia, aveva indagato anche sull’incidente della Moby Prince avvenuto in quegli anni.
    Se Figure come Comerio erano invischiate in traffici con relativi riversamenti in mare, quell’incidente forse potrebbe essere collegato a tutto quello che hai descritto.
    Incidente che ancora oggi nessuno è riuscito a spiegare.

    Rispondi
    • La Cruna dell'Ago

      Ciao Giorgio, ti ringrazio. Non sapevo che stesse indagando anche su quello. Questo conferma che era sulle tracce di qualcosa di grosso.

      Rispondi
      • enzo

        Buonasera dottor Sacchetti, quando Lei scrive questi articoli ridesta la mia gioventù di uff.dei cc, ora in congedo, che operava proprio in quelle zone, AR e PG, devo ringraziarla ancora poichè dimostra in facto che ci sono molte persone sane ed integerrime in questa Nazione sconsacrata, messianica e demoniaca.
        Il dottor Giuttari appena nominato, se ben ricordo ad ottobre del 1995, impiegò poco meno di 2 mesi a capire che dietro gli omicidi di “cicci il mostro di scandicci” così chiamato dai Fiorentini, non poteva che esserci una setta satanica e che l’autore non poteva essere Pacciani, soprattutto perchè per asportare il seno e ed il pube di una donna non basta va essere un “buon intagliatore” come sostenevano invece canessa e sodali messianici massoni…Aggiungo e confermo che la salma di Narducci fu identificata a Pavia tramite autopsia nel 2002, lo stesso Pm Dott. Mignini continuò ad avere dubbi sul fatto che quella salma fosse del Narducci, proprio per la dentatura, ed ancora in diversi pensano che il Narducci non sia ancora in vita, ciò grazie alla famiglia della moglie del Narducci. molto potente ed influente in Umbria e Toscana. Mi fermo qui dottor Sacchetti è sempre un Grande piacere leggere i suoi Storici Articoli.
        Il mio cruccio dottor Sacchetti è vedere quanti italiani vivono come amebe o come si dice in Toscana come boccaloni.
        Cordiali saluti

        Rispondi
        • La Cruna dell'Ago

          Salve Enzo, ti ringrazio per la stima, come sempre, e per queste tue interessanti considerazioni. Hai scritto che “in diversi pensano che il Narducci non sia ancora in vita, ciò grazie alla famiglia della moglie del Narducci”. Intendevi dire pensano che sia in vita? Mignini fece eseguire un’autopsia e venne fuori che fu strangolato e indosso aveva un grembiulino massonico posto in una certa maniera, apparentemente punitiva. In pratica, sul lago Trasimeno, le cose sarebbero andate così: viene portato sul posto il cadavere di un altro, forse un trafficante sudamericano, e Narducci viene ucciso in un secondo momento e tumulato nella tomba, senza che fosse fatta un’autopsia e una vera identificazione del cadavere rinvenuto sul lago. Se le cose sono andate così, si potrebbe dedurre che Narducci doveva essere eliminato, probabilmente perché ormai l’agente Petri era veramente ad un passo da lui. Petri poi, come sai, verrà ucciso anni dopo, nel 2002, proprio quando Mignini aveva iniziato la sua inchiesta.

          Rispondi
  5. Gaetano

    Un ottimo Sacchetti con un giornalismo d’ inchiesta di livello . Non esagero a riconoscere lo stile che riporta alla memoria il compianto Pecorelli : è dai tempi di OP che in Italia si è privi di un tale spessore giornalistico.

    Rispondi
    • enzo

      Buonasera dottor Sacchetti,mi scuso per il refuso ch ho scritto, sì intendevo dire,appunto, che il dottor Narducci Francesco è vivo.
      Mi scusi per l’errore di battitura.

      Rispondi
  6. Pi

    Superlavoro sia di Cesare che dei tanti commentatori che hanno segnalato le altre “coincidenze”: complimenti a tutti, questa è l’internet che fa paura all’europa (volutamente minuscola).

    Rispondi
    • enzo

      Piccola precisazione pi, se scrivi minuscolo i nomi delle nazioni e dei continenti come l’EUROPA non viene APPLICATA,come per gli uomini in schiavitù o servi, la capitis deminutio maxima; ergo devi scrivere questi soggetti sempre in MAIUSCOLO come per i tanti uomini in ITALIA e nel mondo che non sono liberi bensì SCHIAVI di questo sistema marcio e corrotto.
      Gli uomini liberi devono essere sempre indicati,scritti, col loro nome e cognome in minuscolo come facevano i nostri avi latini,romani. Difatti i romani indicavano gli schiavi e le NAZIONI dell’epoca sottomesse scrivendo il nome in MAIUSCOLO proprio per indicare il loro essere sottomessi a roma, questo vale anche per l’EUROPA ovvero UE che per noi uomini liberi deve essere indicata sempre col nome maiuscolo, soprattutto l’UE che giuridicamente e come STATO NON ESISTE.
      Scusami per aver scritto queste poche righe,che possono sembrare scritte da un saccente, noi per cambiare la nostra patria, dobbiamo ripartire dai romani,poichè ila lingua latina è maestra di vita, per tale motivo lo hanno tolto dall’educazione scolastica,difatti alla mia generazione ed alle precedenti il latino, fino alla 3a media era obbligatorio.
      cordiali saluti
      enzo

      Rispondi

Rispondi

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Altro in notizie …

 

ISCRIVITI A LA CRUNA DELL' AGO 🔔

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog, e ricevere via e-mail le notifiche di nuovi post.