Le origini della campagna di fango contro Pio XII: il Papa infangato dal sionismo

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19/07/2026

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di Cesare Sacchetti

Il suo portamento era aristocratico, il suo sguardo sincero e la sua fede dotta e incrollabile.

Il Santo Padre, Pio XII, al secolo Eugenio Pacelli, è stato senza dubbio uno dei pontefici più importanti e influenti non solo della storia del’900, ma di tutta l’epoca moderna sorta dopo l’avvento dell’infausta rivoluzione francese.

Originario di una famiglia nobile romana, i Pacelli, figlio di uno stimato avvocato della Sacra Rota, Filippo, il piccolo Eugenio fu colto molto presto dalla vocazione religiosa, manifestatasi sin dalla prima infanzia, una chiamata che lo portò all’ingresso in seminario a 18 anni dal quale uscì sacerdote della Chiesa Cattolica a 23 anni.

Il giovane Eugenio Pacelli

Papa Pacelli può considerarsi a tutti gli effetti un predestinato, un uomo che sin dai suoi primi anni di vita capi che la sua vita sarebbe stata al servizio di Dio e della Chiesa da lui fondata per salvare le anime.

Il suo cammino nella gerarchia ecclesiastica fu rapido e lineare tanto che a 53 anni, nel 1929, il Santo Padre, Pio XI, decise di nominarlo segretario di Stato, l’incarico più importante in Vaticano dopo, ovviamente, quello del pontefice.

La sua intelligenza diplomatica lo portò subito a fare i conti con i fenomeni dei totalitarismi che stavano sorgendo in quegli anni in Europa.

A Oriente, si era già imposto il terrore rosso dei sanguinari bolscevichi che avevano imposto una brutale dittatura comunista tramite il decisivo aiuto della finanza ebraica di New York.

Nel cuore dell’Europa Occidentale invece altre forme di totalitarismo stavano nascendo, soprattutto quella del nazionalsocialismo che sarà quella con la quale il cardinal Pacelli avrà più a che fare sia durante i suoi anni presso la segreteria di Stato sia dopo la sua nomina a pontefice avvenuta nel marzo del 1939, dopo la morte del suo predecessore, Pio XI.

Papa Pacelli si trova così pontefice nel mezzo di un enorme cambiamento storico per l’Europa che si trova sconvolta da un altro conflitto mondiale, persino più devastante del primo, annunciato già dalla Madonna a Fatima nel 1917.

A Fatima, Maria appare di fronte ai tre pastorelli, Lucia, Francisco e Jacinta, per far sapere al mondo che se non ci sarebbe stato presto un cambiamento, altri castighi sarebbero giunti inevitabilmente, ma il suo monito non venne ascoltato.

Pio XII diventa il vicario di Cristo proprio nel mezzo della realizzazione delle parole di Maria, e si dà subito da fare per impedire che il nazismo porti avanti i suoi piani di conquista dell’Europa.

Le origini della diffamazione contro Pio XII

Papa Pacelli, nonostante tutto, e nonostante una verità storica a dir poco inoppugnabile, si è ritrovato oggetto dopo la sua morte di una campagna di fango.

Al Santo Padre è stato affibbiato il marchio di infamia di Papa contiguo al nazismo, una calunnia partorita dal drammaturgo tedesco Rolf Hochhuth, che probabilmente non solo non ha mai conosciuto la storia della Chiesa negli anni della guerra, ma che non ha mai avuto alcun serio interesse a conoscerla.

Rolf Hochhuth

Hochhuth può definirsi tutt’al più come un sicario, un emissario di determinati ambienti massonici e sionisti che in quegli anni si stavano dando molto da fare per disegnare una Chiesa dal volto “nuovo”, un volto molto secolare, ecumenico e non affatto sgradito alle massonerie e alla lobby sionista già molto vicina a Roncalli nel 1958.

Papa Giovanni XXIII è stato, sotto certi aspetti, l’antesignano della infelice espressione dei “fratelli maggiori” coniata da Papa Giovanni Paolo II nel corso della sua visita alla sinagoga di Roma.

L’approdo dei “fratelli maggiori” non sarebbe potuto esistere però senza la previa benedizione di Papa Roncalli impartita alla sinagoga di Roma nel 1962, il primo vero segnale che il vento in Vaticano era cambiato e che la storica, e inevitabile, contrapposizione tra cattolicesimo ed ebraismo stava tramontando.

Talmente era preoccupato Giovanni XXIII dal compiacere i vari esponenti del mondo ebraico che decise di mandare un suo emissario, il frate progressista Yves Congar, in gran segreto ad incontrarsi con esponenti della comunità ebraica presso la sinagoga di Strasburgo per chiedere cosa volesse da lui l’ebraismo, che a tale domanda rispose fermamente la fine dell’accusa di deicidio.

Roncalli è il primo “grande” spartiacque di questa nuova chiesa sempre più vicina alla massoneria che si impone dagli anni del Concilio Vaticano II, e questa chiesa ha poco o nessuno interesse ad arrestare la campagna di bugie della quale fu vittima Pio XII.

Papa Giovanni XXIII

Hochhuth iniziò a far credere nella sua opera intitolata “Il Vicario” che ci fosse stato una sorta di “complice silenzio” da parte di Papa Pacelli nei riguardi del nazismo, quando sin dai primi istanti del suo pontificato se ci fu un uomo che si oppose alla persecuzione degli ebrei, quello fu senza dubbio il Santo Padre.

Il vero alleato del nazismo e il soccorso di Papa Pacelli agli ebrei

Adolf Hitler aveva già stretto un patto anni prima con il movimento del sionismo mondiale, il quale aveva tutto l’interesse che il fuhrer deportasse gli ebrei nei campi di concentramento, ed espellesse gli altri in Palestina, una decisione che, ancora oggi, è considerata come fondamentale per consentire la nascita dello stato di Israele.

Se Hitler non avesse dato il via libera alla migrazione forzata degli ebrei tedeschi in Palestina, il futuro stato ebraico non avrebbe avuto nemmeno la manodopera specializzata e gli ingegneri necessari per avviare l’industrializzazione israeliana.

Il fuhrer aveva così a cuore la nascita dello stato di Israele che si premurò persino di mandare dei fondi agli ebrei che vivevano in Palestina.

Voleva, evidentemente, che l’entità sionista potesse nascere e se si studiassero solo per un istante le decisioni di Hitler e la sua vicinanza al sionismo, siglata con il famigerato patto dell’Haavara, si comprenderebbe che il vero complice del nazismo fu il sionismo.

Papa Pacelli aveva invece messo subito a disposizione degli ebrei ogni cosa del Vaticano.

Pio XII decise di aprire le chiese, i monasteri, i conventi e qualsiasi edificio di proprietà della Santa Sede per mettere gli ebrei al riparo dalle persecuzioni del razzismo.

La reputazione di Papa ostile al nazismo era talmente nota già nei primi anni della seconda guerra mondiale che furono gli stessi esponenti di alcune organizzazioni ebraiche a contattarlo per chiedergli di dirigere gli sforzi per la protezione degli ebrei.

Il 2 gennaio 1940, ad esempio, lo United Jewish Appeal for Refugees and Oversees Needs, gli scrive per mettergli a disposizione la considerevole somma di 125mila dollari da utilizzare per mettere al sicuro gli ebrei perseguitati.

Diversi esponenti della comunità ebraica vedevano in Papa Pacelli un faro di assoluta moralità, pronto ad aiutare gli ebrei che il nazismo voleva rastrellare.

La stessa intenzione si vide anche più avanti, quando la guerra mondiale stava portando ai suoi esiti più disastrosi, soprattutto per l’Italia, entrata nel conflitto al fianco di Hitler su richiesta delle potenze inglesi e francesi.

Papa Pio XII prega in mezzo alla folla dopo il bombardamento degli angloamericani nel quartiere San Lorenzo a Roma

Don Luigi Villa, sacerdote nominato proprio da Papa Pio XII per indagare sulla infiltrazione massonica nella Chiesa, ha scritto un’opera dal titolo “Il vicario di Hochhuth e il vero Pio XII”, una ricerca che probabilmente può considerarsi la più esaustiva e documentata sulla vera linea del Papa verso il nazismo.

La comunità ebraica riconosce i meriti di Pio XII

Anche nel momento più drammatico del conflitto, la linea del pontefice sulle persecuzioni del nazismo verso gli ebrei rimase identica.

Dopo che Roma cadde nelle mani dei tedeschi in seguito al disastroso armistizio di Cassibile, sulla cui regolarità aleggiano ancora oggi diversi dubbi, i nazisti decidono di chiedere agli ebrei un quantitativo di oro pari a 50 kg da essere consegnato in sole 36 ore, pena la deportazione degli stessi ebrei in Germania e Russia.

A farsi avanti per mettere a disposizione l’ingente richiesta non furono i vertici del sionismo mondiale come Chaim Weizmann, troppo indaffarato dai suoi affari con Hitler, ma proprio la Santa Sede che su ordine di Pio XII ordinò di mettere a disposizione quell’ammontare di oro.

Lo stesso presidente della comunità ebraica di quegli anni, Ugo Foà, scrisse per evidenziare il gesto di profonda umanità del Papa.

“Non si rese necessario di approfittare di questa generosa offerta, ma il nobile gesto del Vaticano non resta, perciò, meno significativo; né minore fu il sollievo che durante la ansiosa giornata della raccolta ne derivò a tante migliaia di persone, sulle quali incombeva la minaccia di Kappler.”

Altri membri della comunità ebraica riconobbero al Papa una integrità morale assoluta sulla questione della deportazione degli ebrei.

Tra questi c’era anche il saggista e critico letterario, Giacomo Debenedetti, che nel 1945 pubblicò un opuscolo dal titolo “16 ottobre 1943” dal nome del famigerato rastrellamento di via Rasella.

Nelle pagine dell’opuscolo c’è un passaggio molto significativo e a dir poco insindacabile sulla politica di Papa Pacelli sulla persecuzione agli ebrei.

“Non fu questo il solo atto col quale, schierandosi, anche in Italia, dalla parte degli Ebrei oppressi, la Santa Sede, apertamente, dimostrò di disapprovare la crudele ed aberrante persecuzione contro di essi, intrapresa dai tedeschi, in pieno secolo XX, facendo impallidire, al confronto, – tanti e tanti furono gli orrori da loro commessi!- le più atroci cronache medioevali. Ogni qualvolta le circostanze lo permisero, l’azione moderatrice della Chiesa Cattolica, e quella personale del Sommo Pontefice Pio XII, si spiegarono, spesso, con efficacia, e sempre, con alta nobiltà d’intenti, a favore degli Israeliti italiani, perseguitati».

Senza la Chiesa Cattolica, il numero delle vittime di origine ebraica sarebbe stato perciò evidentemente maggiore.

Talmente alta era la riconoscenza di diversi esponenti dell’ebraismo verso Pio XII che nel 1946, il patriarca di Gerusalemme, Isaac Herzog, non esitò a scrivergli una lettera per ringraziarlo di tutti gli sforzi profusi verso gli ebrei perseguitati.

Il conflitto tra nazismo e cattolicesimo

Non esisteva il minimo dubbio già in quegli anni che il Papa non è stato nemmeno per un istante dalla parte del nazismo, un movimento da lui avversato sin dai primi anni della sua ascesa per via delle sue teorie sulla razza che non potevano non essere condannate dalla Chiesa.

C’è evidentemente un invalicabile muro che separa il nazismo dal cattolicesimo.

Il nazismo nasce a tutti gli effetti come un movimento di carattere esoterico ispirato alla mitologia norrena e germanica che rivendicava una sorta di supremazia delle razze nordiche.

Uno dei movimenti che apre la strada al nazismo è senza dubbio la Società di Thule, un circolo esoterico fondato nel 1918 da Rudolf von Sebottendorff, personaggio già iniziato alla libera muratoria.

Rudolf von Sebottendorff

I nazisti ammiravano molto le idee della Società di Thule e frequentavano le sue riunioni come il gerarca nazista Rudolf Hess.

Oltre alla Società di Thule, esisteva anche una fortissima affinità del nazismo con la Società Teosofica di Madame Blavatksy, a sua volta iniziata alla massoneria e devota luciferiana per la quale Hitler aveva una sconfinata ammirazione.

Il nazismo è, più semplicemente, occultismo.

Nasce con i presupposti di scristianizzare la Germania e non poteva sin dal principio non scontrarsi con la Chiesa Cattolica.

Non erano infatti i soli ebrei ad essere perseguitati, lo erano anche molti cattolici, soprattutto sacerdoti, ma questa pagina, non sorprendentemente, non viene studiata sui libri di scuola infusi nel bacino del culto olocaustico.

Tra i vari testimoni della persecuzione di quegli anni c’è padre John Lenz, un sacerdote austriaco che scrisse un celebre saggio dal titolo “Cristo a Dachau”, nel quale si racconta delle deportazioni subite da molti preti negli anni del nazismo.

Il nazismo aveva una vera e propria ossessione.

Voleva distruggere la Chiesa Cattolica perché la sua esistenza veniva vista come una sorta di resistenza, o katehon secondo l’espressione coniata da San Paolo, verso l’agognata scristianizzazione della Germania.

Il cattolicesimo era perciò, chiaramente, il nemico, mentre il sionismo un alleato, una dicotomia che evidenzia bene le radici del nazismo e dei suoi fondatori.

Tra le vittime della persecuzione cattolica c’è anche San Massimiliano Kolbe, sacerdote che fu testimone nel 1917 della macabra sfilata satanica della massoneria sotto le finestre della Santa Sede, il quale decise di dare la sua vita per risparmiare quella di un altro prigioniero nel campo di Auschwitz.

San Massimiliano Kolbe

La Chiesa si mise così a totale disposizione dei più deboli, degli innocenti e degli ebrei perseguitati, protetti dal Santo Padre e mandati al macello invece dai leader del sionismo mondiale denunciati persino da diversi rabbini.

Il Concilio e la volontà di distruggere il papato di Pio XII

Il Concilio però, come detto, cambia tutto.

Crollano quei muri di separazione tra cattolicesimo ed ebraismo.

Le porte della Santa Sede iniziano ad aprirsi a circoli massonici e paramassonici e il successore di Giovanni XXIII, Paolo VI, al secolo Giovanni Montini, accelera la rivoluzione conciliare in Vaticano.

Montini era stato segretario di Stato proprio sotto il pontificato di Pio XII, il quale però lo allontanò dalla Santa Sede non appena scoprì le sue trattative autorizzate con diversi esponenti del partito comunista italiano.

Paolo VI non aveva alcuna intenzione di arrestare la rivoluzione in Vaticano, ma bensì la porta ancora più oltre, quando in una cerimonia pubblica mette sull’abito papale l’ephod, il pettorale indossato dal sommo sacerdote del tempio di Gerusalemme.

L’ephod, cerchiato in nero, sulla stola papale di Paolo VI

Il passaggio, o forse il segnale, di una occupazione della Chiesa da parte dei suoi plurisecolari nemici è sin troppo evidente.

Pio XII diventa così in quegli anni il bersaglio di una campagna di fango iniziata allora, anche per una esplicita volontà dell’Unione Sovietica, e i cui menzogneri echi si fanno sentire ancora oggi.

Dopo la visita di Wojtyla in sinagoga, ce n’è un’altra nel 2010 da parte del suo successore, Benedetto XVI, durante la quale il presidente della comunità ebraica, Riccardo Pacifici, non esitò a gettare fango su Pio XII, accusato falsamente di “essere rimasto in silenzio” dopo che lo stesso Papa Pacelli si era impegnato, più di tutti, a correre in soccorso di quegli ebrei che invece il sionismo voleva mandare al macello.

Benedetto XVI assieme a Riccardo Pacifici

Benedetto sembra che recepì il messaggio poiché oltre a non difendere il Santo Padre, decise di rallentare il processo di canonizzazione di Pio XII, cautele che non erano state esercitate, ad esempio, verso Papa Montini che oltre ad aver aperto le porte del Vaticano alla rivoluzione modernista, era considerato vicinissimo alla libera muratoria, la quale, dopo la sua morte, per la prima volta tributò un omaggio al Papa, con il quale non c’era alcuno stato di conflitto.

I Papi del post-Concilio vengono così beatificati e santificati nonostante le pesanti ombre sui loro pontificati, pur di metterli al riparo dalle critiche dietro lo scudo della canonizzazione, mentre quelli del pre-concilio vengono o dimenticati, nel “migliore” dei casi, oppure diffamati come nel caso di Pio XII.

Papa Pacelli resta certamente ancora oggi un esempio di virtù per la Chiesa e per tutti i cattolici.

Pio XII è stato il Papa più vicino al messaggio di Fatima e quello più intenzionato a rispettare le prescrizioni di Maria che imponevano di rivelare il Terzo Segreto entro il 1960, richiesta disattesa dal suo successore, Giovanni XXIII.

Un giorno si spera che l’attuale Papa, Leone XIV, o i suoi successori possano restituire a Pio XII la dignità e la grandezza che merita.

Papa Pio XII è stato l’ultimo grande Papa del’900.

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7 Commenti

  1. Aurora Maria Marchesi

    Pio XII, un papa grandissimo e santo. Venero la Sua memoria e detesto il concilio che ha devastato la Chiesa.

    Rispondi
  2. Riccardo

    Sarebbe lunghissima la serie di mistici in contatto stretto con Pio XXII, che lo visitarono in privato anche in biolocazione, o che ebbero con lui corrispondenza diretta o indiretta, molti caduti “in disgrazia” con il successore:

    Suor Elena Aiello (che scrisse anche a Mussolini per indurlo alla ragione, ma che non fu ascoltata)
    Padre Pio da Pietrelcina
    Madre Speranza di Gesù
    Luigina Sinapi
    Bruno Cornacchiola
    Maria Valtorta (di cui leggeva i libri)
    Madre Gabriella Bitterlich (di cui leggeva il calendario degli Angeli)
    Antonio Ruffini
    Pierina Gilli
    Raffaella Lionetti

    Un giorno la storia sarà riscritta anche su base soprannaturale

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    • La Cruna dell'Ago

      Salve Riccardo, dove hai letto di questi episodi? Ti ringrazio.

      Rispondi
      • Riccardo

        Salve Cesare,

        Se Puoi rispondermi per email, cerco di mandarti tutto per ciascuno di questi strumenti di Dio

        Rispondi
    • Riccardo

      In realtà non ho menzionato altri molto importanti

      Gilles Bouhours
      Alexandrina Da Costa
      Marthe Robin
      Teresa Neuman, che Hitler temeva terribilmente
      Adelaide Roncalli
      Yvonne-Aimée de Malestroit

      Pio XII era il punto d’incontro di tutti i maggiori mistici del secolo scorso
      Si può dire che ogni sua decisione politica, ecclesiastica e sociale era approvata dall’alto

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  3. veet francesco

    Non capisco perché la stessa enfasi sul fattore ebraico non venga messa sugli uomini e parenti che supportano Trump. Nessuna enfasi nemmeno sul disinteresse di Trump a far emergere le malefatte di Epstein, motivo principale del declino del movimento Maga, deluso mortalmente dal proprio leader, più impegnato in faccende militari. Marx era ebreo come Gesù, solo che il primo non praticava, come la maggior parte dei miei amici israeliani, che sono agnostici, avendoli conosciuti in India in contesti di meditazione, come la maggior parte degli amici italiani non seguono più le vicende leggendarie di un ebreo che resuscitava morti e se stesso…e, poi, della vicenda del suo corpo non si è saputo più niente. Sorvolo su quella tradizione di buontemponi romani col mitra che da 2000 anni ne hanno fatte di cotte e di crude. Una domanda al dott. Sacchetti: ma il dubbio che Trump possa tradire, o abbia già tradito, la linea politica con la quale è stato eletto è escluso che le potrà mai venire?

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    • La Cruna dell'Ago

      Intanto non esiste una “massa di parenti” ebrei che supportano Trump. L’unico è Kushner, che non lo supporta affatto, tanto è vero che lo ha allontanato anni addietro per i problemi che gli ha creato. Trump è stata la persona che ha fatto uscire la verità su tutte le malefatte di Epstein. Se non ci fosse stato lui, non si saprebbe saputo nulla. Il “declino del movimento MAGA” è una bufala che esiste solo sui media e sulla falsa controinformazione, dalla quale tu chiaramente attingi, visto che alle ultime elezioni Trump ha fatto il pieno. Sorvolo sulle bestemmie che paragonano un ebreo massone, Marx, al Figlio di Dio. Ti ho fatto dire anche troppo viste le massoniche falsità che affermi.

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