L’armistizio di Cassibile: la vera storia di un colpo di Stato angloamericano in Italia

o

12/07/2026

Iscriviti al blog tramite email

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog, e ricevere via e-mail le notifiche di nuovi post.

di Cesare Sacchetti

Nel mezzo della seconda guerra mondiale, in Italia c’era una diffusa aria di malcontento, tristezza e sfiducia riguardo le sorti del conflitto.

Tra i vertici politici e militari dell’epoca era già maturata la convinzione che l’Italia non sarebbe mai uscita vincitrice da quel conflitto.

Troppo forti gli avversari, e soprattutto troppo ancora impreparata e immatura la macchina bellica italiana che in quel momento avrebbe visto nella scelta più saggia e oculata quella di non partecipare alla guerra.

Il Duce lo sapeva.

La sua elevata capacità di statista in grado di guardare l’orizzonte degli eventi e di capire quale sarebbe stata la destinazione ultima di una determinata scelta politica, non poteva non fargli capire che l’alleanza con la Germania nazista avrebbe significato la sconfitta certa.

Mussolini sapeva che si sarebbero replicate fedelmente le dinamiche del primo conflitto mondiale quando Londra venne salvata dalla disfatta dall’ingresso degli Stati Uniti in guerra, voluto fortemente dalla lobby sionista che controllava saldamente la Casa Bianca già in quell’epoca.

Mussolini e gli inganni di Churchill

La scelta che gli venne lasciata fu però quasi obbligata.

Il presidente del Consiglio sapeva che se l’Italia si fosse dichiarata neutrale ci sarebbero state delle elevate probabilità di invasione nazista nel Paese, senza avere al contempo la certezza che le potenze angloamericane e francesi si sarebbero schierate al suo fianco.

C’era mutua diffidenza sulle due sponde politiche, e quella più giustificata era quella di Mussolini, se si considera che gli inglesi già al tempo della prima guerra mondiale trassero in inganno l’Italia trascinandola nella guerra attraverso le vacue e seducenti di recuperare i territori perduti.

Mussolini nel 1925

Il fascismo, sotto certi aspetti, nacque da lì, ovvero dalla consapevolezza che l’Italia in quel contesto era trattata da Paese di serie B, una nazione che, nonostante la sua importanza strategica, non veniva trattata con il dovuto rispetto da Londra che poteva contare sui suoi emissari a palazzo Chigi.

Lo Stato liberale pre-fascista era infatti tutto tranne che una creatura realmente indipendente.

Era tutt’al più un simulacro affidato a consorterie latifondiarie e massoniche che ovviamente rispondevano alla casa madre inglese.

Mussolini sconvolse quegli equilibri, li rase letteralmente al suolo quando, come disse lui stesso eloquentemente in uno dei suoi discorsi nel 1926, dichiarò che il fascismo era la risposta a tutta l’architrave del pensiero illuminista e liberale che diede vita alla sanguinaria e massonica rivoluzione francese del 1789.

Il presidente del Consiglio così, vistosi isolato e in mancanza di migliori alternative, decise ancora una volta di “fidarsi” delle promesse effimere di Londra che per bocca del primo ministro Winston Churchill chiedeva all’Italia di schierarsi al fianco della Germania nazista nell’ottica di un ingresso in guerra “contenitivo” delle ambizioni del fuhrer.

Churchill in realtà tese sin dal primo istante una trappola a Mussolini.

In nessun istante, il primo ministro inglese, massone di alto grado, aveva intenzione di tenere fede ai suoi impegni, i quali erano stati scritti sulle lettere del celebre carteggio, vera e propria pistola fumante nelle mani di Mussolini per dimostrare agli occhi del mondo che Churchill era il vero doppiogiochista che prometteva territori sui cui nemmeno aveva alcuna potestà pur di irretire Mussolini e lasciarlo alla fine della guerra solo e nelle mani di sicari che lo uccisero per farlo tacere.

Il colpo di Stato del 25 luglio del’43

La tragica fine di Mussolini ha però, per così dire, una genesi senza la quale non ci sarebbe mai stato l’infame spettacolo di piazzale Loreto.

La genesi di quell’infamia è a tutti gli effetti il colpo di Stato architettato da Re Vittorio Emanuele III, il quale aveva già iniziato a prendere accordi con Londra, nonostante il sovrano del ramo Carignano dei Savoia sapesse che Mussolini aveva in mano le prove per distruggere Churchill.

Vittorio Emanuele III

Vittorio Emanuele III iniziò a negoziare una uscita della guerra dall’Italia e un suo salto dall’altra parte assieme al Regno Unito, fino a quando non diede seguito alle sue intenzioni tramite il colpo di Stato avvenuto il 25 luglio del 1943.

Il Re calpesta quelle leggi che imponevano che fosse il Gran Consiglio del Fascismo a decidere chi doveva presiedere il governo, e fa arrestare il presidente del Consiglio, Benito Mussolini, in quel momento il legittimo comandante in capo delle forze armate italiane in guerra.

Il Duce viene così sostituito da un uomo scelto dal Re, il maresciallo Badoglio, e la strada per il tradimento a quel punto era spianata.

L’Italia si avvia alla disfatta.

Arriva l’infamia di Cassibile, l’armistizio sul quale ancora oggi non è stata detta la verità.

Ufficialmente, è stato detto che a firmare il 3 settembre del 1943 quell’armistizio breve, 12 articoli, fu il generale Giuseppe Castellano immortalato per l’occasione assieme al generale Walter Bedell Smith, delegato da Eisenhower.

Il nome di Castellano sbagliato: la firma è un falso?

Nelle foto che sono state raccolte negli anni successivi, in particolare quelle del fotografo Lorenzo Bovi, si possono vedere delle evidenti discrepanze tra quanto mostrato in quelle foto e quanto successivamente pubblicato dagli angloamericani.

Castellano viene ripreso infatti mentre firma il trattato in cima al foglio, eppure sul foglio pubblicato dagli Alleati si vede come la firma del generale non sia in alto, ma in calce al documento.

Il generale Castellano firma il trattato di Cassibile

Ancora più clamoroso è l’errore che c’è sulla firma del trattato.

Il documento, scritto in inglese, reca alla fine del testo il nome dattiloscritto del generale Giuseppe Castellano che però viene scritto come “Guiseppe Castellano”.

Un errore marchiano, ma ancora più incredibile è la circostanza che il generale avrebbe firmato quel importantissimo trattato sbagliando la grafia del suo nome, esattamente come si vedeva nel testo dattiloscritto sotto la sua firma autografa.

Un’anomalia clamorosa che ancora oggi non trova una chiara spiegazione se non quella, più probabile, che il generale in realtà non firmò il trattato che pubblicarono gli angloamericani in seguito, ma una versione diversa, presumibilmente, con altre clausole e articoli.

In tale scenario, ci sarebbe stata una falsificazione da parte dei servizi segreti angloamericani, apparentemente però incappati in una grave svista.

Nella copia conforme del documento, sempre in lingua inglese, si riscontra lo stesso errore.

Compare quel “Guiseppe” che non è noto se ci sia anche nella copia italiana che è andata perduta in un modo molto strano.

Viene detto che i generali italiani l’avrebbero bruciata dopo la loro fuga da Roma, avvenuta appunto dopo l’8 settembre, il giorno dell’annuncio dell’armistizio, ma non viene esattamente detto se il rogo fu accidentale oppure voluto.

Il maresciallo Pietro Badoglio

Quel documento era il pezzo di carta più importante della storia che veniva scritta in quel delicatissimo passaggio storico, eppure i suoi custodi invece di assicurarsi di portarlo con sé, sembrava avessero premura di liberarsene.

Sulla copia italiana, in teoria, avrebbero dovuto esserci nuovamente le firme di Castellano e Smith, ma un confronto non è mai stato possibile perché quel foglio, come detto in precedenza, sarebbe andato distrutto, ammesso che sia mai realmente esistito.

Le conseguenze di Cassibile: il ritorno della mafia e le stragi rosse

Sono passati 83 anni da quell’infausto giorno, e ancora oggi non c’è il trattato in italiano firmato dell’armistizio di Cassibile che ufficializza la resa dell’Italia e il suo passaggio sotto l’amministrazione angloamericana.

L’Italia in quel momento viene spaccata in due.

I traditori erano troppo impegnati a pensare al proprio tornaconto per considerare le conseguenze delle loro malefatte, pagate a carissimo prezzo dagli italiani.

I tedeschi presenti sul territorio italiano controllano ancora il centro-Nord, mentre gli Alleati diventano i governatori del centro-Sud.

Al Sud si rifanno vivi i signorotti della mafia che prima del Risorgimento erano confinati nelle campagne che lo Stato liberale fece diventare i luogotenenti della massoneria nel Mezzogiorno.

Si aprono così le stagioni dei massacri.

Gli angloamericani si premurano di finanziare a pioggia tutti i vari assassini sulla piazza chiamati “partigiani rossi” che seminarono morte e terrore in diverse regioni del Nord, in particolare in Emilia-Romagna nella quale c’era una zona nota come “triangolo della morte”, tra Reggio Emilia, Ferrara e Bologna dove tra il 1943 e il 1949 vennero eseguiti una serie di efferati omicidi.

Il 1949 non è un refuso, ma un dato reale, perché i comunisti continuarono, con il permesso dei liberatori angloamericani, a uccidere anche quattro anni dopo che la guerra era già finita.

L’Emilia-Romagna si tinge del rosso del sangue di quasi 2000 persone, tra uccisi e dispersi, tra i quali c’erano anche 130 sacerdoti e il piccolo 14enne seminarista, Rolando Rivi, ucciso dopo tre giorni di percosse dai partigiani Giuseppe Corghi e Delciso Rioli.

Il Beato Rolando Rivi

I partigiani spargono sangue di donne, bambini, sacerdoti e sindacalisti come Umberto Farri, ucciso il 27 agosto del 1946 e Giuseppe Fanin, ucciso il 5 novembre del 1948 a colpi di bastone su ordine del segretario del PCI di San Giovanni in Persiceto, Gino Bonfiglioli, che si servì di tre sicari per eseguire l’omicidio come Enrico Lanzarini, Renato Evangelisti e Indrio Morisi.

C’erano degli assassini dichiarati nel Partito Comunista Italiano che già allora aveva fatto dell’omicidio politico uno dei suoi metodi di controllo del territorio, assicurandosi però di garantire l’impunità a questi tagliagole, salvati proprio dal leader del partito, Palmiro Togliatti, che firmò da ministro di Grazia e Giustizia nel 1946 la famigerata amnistia che porta il suo nome e che tirò fuori dal carcere tali criminali.

I “liberatori” si erano serviti di tre forze in particolare per costruire quella che da queste parti è stata ribattezzata come repubblica di Cassibile e sono nell’ordine la mafia, gli assassini rossi e la massoneria che dopo la fine del fascismo ha conosciuto la sua rinascita.

La mafia durante il fascismo difatti era stata debellata, ma la prima cosa che fanno gli Alleati per assicurarsi che lo sbarco in Sicilia avesse successo è proprio quella di contattare Lucky Luciano e stabilire quei contatti con i capi mafiosi che sotto il fascismo erano finiti agli arresti o al confino.

Lucky Luciano, l’alleato degli angloamericani

I partigiani rossi sono invece serviti come milizia di assassini per eseguire una vera e propria operazione terroristica contro chiunque venisse sospettato o anche lontanamente associato alla causa del fascismo, e quando veniva fatta tale associazione il mandato dato dagli angloamericani era quello di torturare e uccidere, senza pietà e senza nessun timore.

La massoneria è l’ultimo pezzo di tale triade e il più importante che viene riabilitato e diventerà la forza alla quale Londra e Washington affideranno le chiavi della repubblica da loro voluta.

Cassibile però è la chiave di tutto.

Cassibile è quell’evento che mette in moto una catena di eventi che influenza ancora oggi la vita di una repubblica sempre più alle corde e sempre più priva dei suoi referenti storici, soprattutto negli Stati Uniti.

La sovranità dell’Italia è stata trasferita in toto verso delle potenze straniere, invasori e occupanti illegittimi in quel momento storico, senza che fino ad ora sia stata mostrata una prova che l’armistizio sia stato firmato veramente da mani italiane.

I generali italiani che agirono per conto del Re distrussero o non firmarono la presunta copia italiana perché loro non ebbero alcun ruolo oppure perché non volevano che fosse noto chi autorizzò realmente la firma di quel trattato?

Il generale Castellano, rappresentante di Badoglio, tra l’altro, non risulta che parlasse nemmeno l’inglese.

Il mistero dell’armistizio è il mistero della repubblica angloamericana.

Questa repubblica è stata stipulata con ogni probabilità da una sola parte, quella degli Alleati, senza che ci fosse un legittimo rappresentante dell’Italia in quel momento, deputato a prendere le decisioni e a firmare trattati che cambiavano radicalmente la storia della nazione.

L’unico vero rappresentante era ancora Benito Mussolini, rifugiatosi a Salò, e con in mano le carte che dimostravano che lui aveva rispettato i patti presi con gli inglesi, mentre il primo ministro Churchill si dava da fare per farlo eliminare e tacere per sempre.

Winston Churchill

Le conseguenze di questa frode sono a dir poco devastanti.

Ogni cosa accaduta dal 1943 è potenzialmente invalida se si tiene a mente che l’art.49 della Convenzione di Vienna stabilisce che, in caso di frode o dolo, un trattato è nullo.

Cassibile è stato espressamente questo.

E’ stato frode e dolo.

Frode da parte di una potenza occupante che voleva commissariare una nazione e dolo da parte di chi consentì tale occupazione.

83 anni dopo gli italiani ancora sperimentano sulla propria pelle le conseguenze di Cassibile.

Cassibile è una storia di menzogne.

Cassibile è una storia che ancora non è stata raccontata agli italiani.

Questo blog si sostiene con il contributo dei lettori. Se vuoi aiutare anche tu la libera informazione clicca qui sotto. Se preferisci invece sostenerci tramite versamento bancario, puoi versare il tuo contributo a questo IBAN: IT53J0200805047000105110952

34 Commenti

  1. raffaella maynardi araldi

    MADONNINA MIA….ma il Trattato di cassibile non è manco stato firmato da castellano? …..e De gasperi, che lo ratifia nel 1947 (sotto forma di trattato di pace) cos’è che ratifica? Un falso? Ratifica un falso? aiuto!
    MAMMA MIA …
    Comunue, Grazie Cesare….e gli italiani non sanno un cappio. Che è proprio quello che abbiamo intorno al collo.

    Rispondi
    • La Cruna dell'Ago

      Grazie Raffaella. De Gasperi è l’uomo che certificò il broglio del referendum al quale non parteciparono milioni di italiani.

      Rispondi
      • Bruno

        Straordinaria analisi storica di un trattato avente troppi punti foschi. Per non lasciare “evaporare” un articolo come questo , di enorme importanza storica , direi , chiedo all’autore di insistere su tale tematica con approfondimenti sul Trattato di Cassibile. Io sono il primo a contribuire per divulgare determinate verità di importanza capitale. Verità storiche che lasciano facilmente concludere che , dal 1947 , abbiamo un invasore che ci ha privati di Sovranità.

        Rispondi
        • La Cruna dell'Ago

          Salve Bruno, ti ringrazio. Credo che farò un approfondimento futuro sul trattato di pace del’47, derivato da questo e con possibili clausole segrete che hanno consegnato la sovranità dell’Italia nelle mani dello stato profondo americano.

          Rispondi
          • Fabrizio de' Marinis

            Sarebbe interessante approfondire le clausole segrete, anche del secondo trattato di pace (noto come Trattato di Parigi) che fu firmato il 10 febbraio 1947.Il patto impose pesanti perdite territoriali (Istria, colonie, rettifiche con la Francia), clausole militari e il pagamento di riparazioni di guerra.

          • La Cruna dell'Ago

            Salve Fabrizio, sì, appena ho occasione farò un contributo al riguardo.

      • Berto Ricci

        Che poi se non rammento male il nome vero era Degasperi, tutto attaccato…
        Comunque un grossissimo GRAZIE a Cesare per l’ennesimo articolo magistrale!

        Rispondi
        • La Cruna dell'Ago

          Ti ringrazio, Berto. Mi pare però che venga sempre riportato staccato: De Gasperi. Ha cambiato la forma del cognome?

          Rispondi
  2. Carmine andrea Caruso

    Ordine, contrordine e disordine è nel dna di chi ha governato l’Italia. Mettere una pietra sul passato e dare inizio al presente e al futuro. Nerone disse incendiate Roma e così fu forse.

    Rispondi
  3. Rodolfo Funari

    Desidero congratularmi con Lei, dott. Sacchetti, anche per questo articolo, che con molti altri a sua firma restituisce con lucidità e chiarezza le radici marcescenti, putride, della “repubblica” massonico-mafiosa uscita da Cassibile: vera lezione di storia contemporanea; di quella storia italiana contemporanea non ignorata, bensì occultata e camuffata dalla propaganda della pseudo-politica che tiranneggia da sessant’anni il popolo italiano, frenandone o impedendone lo sviluppo economico, civile e culturale. Quello che Lei scrive è il VERO libro di testo che gli Italiani di buona fede, di buona volontà, dovrebbero leggere ogni giorno per purificare e bonificare la coscienza collettiva verso un domani di palingenesi civile e politica del nostro Paese. La ringrazio nel nome di molti Italiani che sinceramente anelano alla verità storica.

    Rispondi
    • La Cruna dell'Ago

      Grazie mille, Rodolfo. Personalmente, sono convinto che la verità su Cassibile possa essere la nostra via d’uscita da tale situazione.

      Rispondi
  4. Sara

    Splendido articolo grazie

    Viviamo tecnicamente da 60 anni
    In una menzogna gigantesca

    Rispondi
  5. Marcello Scarpa

    Buonasera dottor Sacchetti, ho fatto il militare tra le truppe lagunari nel 1977 e ricordo ancora adesso che il nostro capitano a pochi di noi presenti con lui ci disse esplicitamente ‘ la gente non sa ancora che non fu un trattato di pace ma un DETTATO di pace’; questo l’ ho ripetuto sempre quando si usciva con questo argomento ai vari astanti.
    Complimenti per la sua opera di divulgazione ai pochi italiani che vogliono vederci chiaro nelle cose ed auguri per un proficuo lavoro futuro.
    Marcello Scarpa

    Rispondi
    • La Cruna dell'Ago

      Salve Marcello, grazie mille. Davvero prezioso questo aneddoto. Il suo capitano probabilmente conosceva la vera storia del trattato.

      Rispondi
      • Vittorio1972

        Non ricordo quale giornalista, in riferimento alla presenza di De Gasperi alla ratifica del trattato di Cassibile, credo nel 1947, scrisse che il “buon” Alcide aveva firmato un “dettato di Pace”. Se non erro tale “dettato” contiene il famigerato art. 16 che sancisce l’impossibilità di punire chi prima della guerra, durante la stessa e dopo la resa incondizionata, di fatto tradì l’Italia aiutando il nemico. La lista di chi tradì è tuttora segreta. Magari sbaglio ma ricordo di aver letto questi particolari. Grazie Cesare per l’ennesima pillola di verità….

        Rispondi
        • La Cruna dell'Ago

          Ciao Vittorio, ti ringrazio. Se poi ti ricordi il nome del giornalista, potresti farmelo sapere, per favore?

          Rispondi
          • Vittorio1972

            Non era un giornalista, ho rimesso a posto i pezzi della memoria. Il celebre filosofo e senatore Benedetto Croce è storicamente il commentatore più famoso ad aver utilizzato questa espressione, opponendosi duramente al Trattato di Parigi (firmato il 10 febbraio 1947). Durante la seduta dell’Assemblea Costituente del 24 luglio 1947, Croce pronunciò un celebre discorso passato alla storia proprio con il titolo “Contro l’approvazione del dettato di pace”. Espressione simile fu utilizzata anche dallo storico Gioacchino Volpe. Però al tempo avevo letto solo di Croce.

  6. Mariella

    Salve Cesare.
    sono d’accordo con Bruno, queste informazioni devono essere divulgate il più possibile usando i metodi che abbiamo a disposizione oggi.
    tutti devono sapere la verità, è importatne comprendere in quale inganno siamo vissuti fino ad ora.
    io per ciò che posso, cerco di diffondere i tuoi articoli.. troppo importanti!
    grazie

    Rispondi
    • La Cruna dell'Ago

      Grazie Mariella. Assolutamente, se riusciamo a farle arrivare ad un pubblico il più ampio possibile, possiamo fare molto.

      Rispondi
      • Gioele

        Dott. Sacchetti come mai,anche se credo che tutta l’Italia ne fu vittima,la violenza rossa si concentrò in Emilia?
        Quali sono i giornalisti e i saggi storici che parlano di questo argomento in maniera indipendente dalla storiografia liberale?

        Rispondi
        • La Cruna dell'Ago

          Salve Gioele, c’è una bibliografia al riguardo. Appena riesco, ti dò qualche titolo.

          Rispondi
  7. Luca Segafreddo

    Articolo di peso, dott. Sacchetti, di una persona che dice le cose come stanno, anche perché quello che viviamo oggi in gran parte è figlio di questo infame evento. Me ne occupai anni orsono, per altre ragioni e, per quanto sia di mia conoscenza, non ritengo ci si possa appellare all’articolo 49 della Convenzione di Vienna, perché ratificata molto dopo quegli eventi e non retroattiva

    Rispondi
    • La Cruna dell'Ago

      Salve Luca, ti ringrazio. Il punto dell’art.49 è proprio la retroattività nel momento stesso in cui si accerta la frode e il falso.

      Rispondi
  8. Mariolone

    Mi sono sempre chiesto come Mussolini si sia lasciato imbrogliare da Churchill. Per un Capo di Stato è il peggior errore che si possa commettere.
    Mussolini temeva Hitler, infatti aveva inviato due divisioni a difesa del Brennero dopo l’annessione dell’Austria, ma mi sembra ovvio che Churchill non aspettasse altro.

    Rispondi
  9. Cana

    Buongiorno Dott. Sacchetti, leggo sempre su questo sito tutte informazioni molto interessanti, mi piace tenermi informata, ma di informazione quella vera, non commento mai, ma stavolta vorrei aggiungere un aneddoto perchè è in linea con il suo articolo e per fare sapere anche questa verità, che se qualcuno la leggerà non andrà persa.
    Quando ero bambina a scuola mi insegnarono che i partigiani, durante la guerra erano i “buoni”, io in genere tornavo a casa e raccontavo a mia mamma cosa avevo imparato; quella volta c’era mio zio che mi disse: ” Ah te buoni me li chiami quelli? Vuoi sapere cosa hanno fatto a tuo nonno?”. Mi Raccontò che durante il periodo dell’italia divisa in due (come ha scritto nel suo articolo) mio nonno si trovava in prigione, i partigiani presero tutti quelli che stavano in prigione e li legarono agli alberi in prima linea, mio nonno gli chiese di dargli un fucile che avrebbe combattuto per loro, ma loro lo legarono lo stesso, mio nonno indifeso si vedeva già morto, ma i tedeschi, avanzando, catturarono tutti e li deportarono nei campi di concentramento come prigionieri di guerra, così ai partigiani gli andò male quella volta e alla fine della guerra mio nonno tornò a casa, pelle e ossa, ma vivo.
    Questa è una delle atrocità commesse dai partigiani che ci sono state taciute e probabilmente sono poche le persone che ne sono a conoscenza.
    Leggendo i suoi articoli stò imparando molto, la ringrazio, lei è un barlume di verità in un mondo oscuro.

    Rispondi
    • La Cruna dell'Ago

      Salve Cana, ti ringrazio. Questa è la dimostrazione che spesso per conoscere la vera storia ci si deve affidare direttamente ai protagonisti che l’hanno vissuta, e a non ai soliti mistificatori delle logge.

      Rispondi
  10. Gianni Cinelli

    Complimenti per l’accuratezza e il dell’articolo.

    La storia del nostro dopoguerra non è nata da un’analisi spassionata dei fatti, ma da una precisa ingegneria informativa. Nel solco della propaganda occidentale, la Liberazione è stata ripulita da ogni contraddizione per allineare l’Italia alle nuove direttrici atlantiche, imponendo una “vulgata” resistenzialista che per decenni ha soffocato ogni voce fuori dal coro.
    ​Dongo è il laboratorio dove questa manipolazione è stata messa in pratica. Non parlo solo della sparizione dell’oro o della dubbia dinamica della morte di Mussolini, ma di un sistema volto a occultare prove compromettenti: dal carteggio Churchill-Mussolini — che avrebbe rivelato tentativi di pace separata tra Londra e il fascismo — alla strana e repentina morte di Carlo Alberto Biggini, custode di segreti che avrebbero potuto demolire l’immagine dei “liberatori”.
    ​L’eliminazione di testimoni scomodi, come il Capitano Neri e “Gianna”, e la messinscena di Giulino di Mezzegra non furono casualità, ma atti di una “Ragion di Stato” che non ammetteva testimoni. Queste omissioni sono state il pilastro su cui si è edificata la nostra democrazia: un sistema basato su un senso di colpa perpetuo e una sudditanza psicologica verso una verità ufficiale costruita per censura e omertà. Dongo resta il monumento a un’Italia che ha preferito sacrificare la verità sull’altare del conformismo politico.

    Rispondi
    • La Cruna dell'Ago

      Salve Gianni, ti ringrazio. Molto interessante anche la questione di Dongo e delle manovre di Churchill che richiedono un approfondimento a parte.

      Rispondi
      • Gianni Cinelli

        Di nulla, condivido volentieri.
        Un’altra pagina controversa della nostra storia è quella attinente ai controversi rapporti tra Roma e Tel Aviv. Pochi sanno che tra le file dei sostenitori di Benito Mussolini figuravano anche esponenti ebraici, non esclusivamente italiani. Un esempio emblematico fu Ze’ev Jabotinsky, il quale fondò a Civitavecchia un istituto scolastico destinato a diffondere tra i propri seguaci i fondamenti del suo sionismo e del modello di governo che ambiva a realizzare una volta ottenuta l’emancipazione di quei territori. Per diverso tempo, la penisola italiana rappresentò il principale punto d’appoggio per i discepoli di Jabotinsky – tra cui figure come Menachem Begin e Itzhak Shamir, militanti dell’Irgun e della banda Stern accusati di terrorismo dalle autorità britanniche e in seguito ascesi alla carica di primi ministri d’Israele.

        Rispondi
        • La Cruna dell'Ago

          Con la differenza che Mussolini non appoggiò mai la costituzione dello stato ebraico a differenza di Hitler, che invece diede fondi e decisivi contributi alla causa sionista.

          Rispondi

Rispondi

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Altro in notizie …

 

ISCRIVITI A LA CRUNA DELL' AGO 🔔

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog, e ricevere via e-mail le notifiche di nuovi post.