di Cesare Sacchetti Sulle reti sociali già imperversano i vari meme, ovvero quelle immagini...
Le elezioni in Ungheria: trappola di Trump e Orban all’Unione europea?
di Cesare Sacchetti
Nelle settimane precedenti alle elezioni magiare, gli organi di stampa sfornavano una serie di sondaggi che condannavano a sconfitta certa il primo ministro uscente, Viktor Orban.
Non che questa sia una particolare novità nelle contese che riguardano gli avversari dell’Unione europea, ma ciò che ha subito sorpreso dello spoglio elettorale è stata la particolare remissività del premier magiaro.
Orban è descritto da tutti come un vero e proprio combattente.
Uomo determinato, statista raffinato e molto abile nel calcolo politico, soprattutto per ciò che riguarda l’arte di prevedere gli effetti di una determinata strategia.
Se c’è un uomo che nell’Europa Continentale sappia cos’è la politica, quello è senza dubbio Viktor Orban, passato sotto traccia persino dai radar della fondazione di George Soros, la Open Society, che non conscia della dissimulazione dell’allora giovane studente magiaro sborsò nel 1989 dei fondi a suo favore per farlo studiare presso la prestigiosa università britannica di Oxford.
Un giovanissimo Orban fa un discorso celebrativo su Nagy nel 1989
Soros stava semplicemente seguendo un protocollo collaudato.
Il pirata finanziario che nel 1992 lanciò una speculazione selvaggia contro la lira, avallata dal non compianto ex governatore di Bankitalia, Carlo Azeglio Ciampi, iniziava a costruire il suo laboratorio politico nell’Europa Orientale in preparazione della imminente e già decisa caduta del muro di Berlino, la quale avrebbe aperto non pochi scenari di opportunità ai capitani di ventura della finanza anglosionista.
Le origini di Viktor Orban
Soros aveva individuato nel giovane Orban un suo allievo, un uomo in grado di portare in terra ungherese il modello della società aperta, ovvero quella società liquida, priva dei suoi confini, della sua identità nazionale e religiosa che altro non era che un tipo di destrutturazione concepita già dai filosofi e sociologi della scuola di Francoforte, veri ideologi dell’infausto ’68.
Viktor Orban era già negli anni’90 considerato l’astro nascente della politica ungherese.
Il giovane studente universitario ungherese aveva fondato nel 1988 il partito politico Fidesz di ispirazione liberal-conservatrice, anche se oggi viene catalogato da varie pagine, in particolare Wikipedia, come “illiberale” per via della sua opposizione al multiculturalismo e della sua difesa dell’identità cattolica nazionale.
Fidesz all’epoca però era considerato a tutti gli effetti una formazione che non si discostava di molto dalle famiglie europee del centrodestra liberale, ognuna delle quali era ed è a favore dell’immigrazione di massa, dell’apertura dei confini nazionali, e soprattutto della completa rimozione delle radici cristiane dai Paesi europei, nonostante tali partiti, si vedano, ad esempio, in Italia la Lega e FDI, si dichiarino “cattolici” ma nella realtà perorano cause, come l’aborto e il “suicidio assistito”, nettamente contrarie alla morale e dottrina cattolica.
Orban in quegli anni era ancora molto accorto.
Sapeva che gli ambienti del multiculturalismo volevano trasformare l’Ungheria in un altro porto di mare multietnico, ma la sua abilità è stata quella di sfruttare a proprio vantaggio i processi geopolitici concepiti dai cosiddetti globalizzatori.
Il leader di Fidesz infatti non si oppose all’ingresso di Budapest nell’Unione europea.
Orban accompagnò l’Ungheria verso Maastricht, ma l’abito che Soros aveva cucito per il Paese magiaro venne praticamente preso dall’allora primo ministro ungherese, dismesso e ricucito su misura per le esigenze dell’Ungheria.

Prodi e Orban nel 1999
Il primo ministro magiaro abilmente si è servito dei fondi strutturali versati dagli altri Paesi dell’UE, senza però metterli a favore di iniziative in contrasto con l’interesse nazionale.
Orban semplicemente stava nell’UE, senza però consegnare le chiavi della sovranità a Bruxelles.
Se la classe politica italiana, ad esempio, si trincerava dietro il paravento del “ce lo chiede l’Europa”, Orban invece si trincerava dietro quello del “ce lo chiede l’Ungheria”, e così i confini magiari rimasero saldamente chiusi durante gli anni nei quali nell’Europa Occidentale venivano spalancati pur di soddisfare il desiderio sorosiano di cancellare le etnie e le culture europee, da fondersi nel famigerato melting pot, espressione coniata dall’ebreo sionista Israel Zangwill.
Orban divenne così il nemico numero uno di Bruxelles.
Nel Parlamento europeo finanziato in larga parte da Soros, il primo ministro magiaro iniziava ad essere considerato come un “corpo estraneo”, non più legittimo leader politico del suo Paese, ma “dittatore autoritario” poiché nell’istante stesso in cui si decide di difendere la sovranità nazionale, si finisce immediatamente nella lista nera dei “dittatori”, anche se, chi compila tale liste, è spesso lo stesso soggetto che chiuse le persone in case ai tempi del golpe “pandemico” per poi farle riuscire solo dopo aver ricevuto il farmaco sperimentale del cartello farmaceutico chiamato impropriamente “vaccino”.
Orban nonostante tutto ha vinto elezione dopo elezione.
Il primo ministro ungherese ha inaugurato una vera e propria era nel suo Paese.
16 anni di premierato, e 16 anni nei quali l’Ungheria si risvegliava e scopriva di essere con sua sorpresa il giardino d’Europa, a differenza delle erbacce incolte che invece avevano sommerso la ormai irriconoscibile Europa Occidentale.
Magyar: oppositore controllato di Orban?
Nel 2026, ci si sarebbe attesi un altro facile esito come nelle passate tornate elettorali, ma invece ha vinto senza troppa difficoltà un politico come Peter Magyar, un leader uscito non dai laboratori della Open Society di George Soros, ma dal partito di Orban.
Magyar si è formato alla scuola politica dell’ex primo ministro.

Peter Magyar
E’ stato un fedelissimo del suo partito per ben 22 lunghi anni, e solo nel 2024 è uscito dai ranghi di Fidesz per fondare un altro partito, quello del Rispetto e della Libertà, Tisza, nel quale però si trova ben poco di progressista e molto invece delle posizioni sovraniste del vecchio mentore di Magyar.
Magyar, se possibile, utilizza toni ancora più risoluti nei confronti degli immigrati tanto da aver detto che alcuni di questi si sono ridotti a mangiare i pesci rossi degli zoo ungheresi, favoriti da multinazionali straniere quali la Samsung, accusata di prendere i soldi dei contribuenti ungheresi per dare vita al classico processo di deflazione salariale, praticato impunemente da Confindustria in Italia, con la benedizione del centrodestra e del centrosinistra.
A Bruxelles, sarebbero dovuto fischiare le orecchie, ma invece al Berlaymont festeggiano come se avesse vinto un discepolo di Maastricht, mentre in realtà il nuovo premier ungherese non vuole cambiare nemmeno i rapporti con la Russia, tantomeno avallare il prestito al regime nazista di Kiev, già bocciato dallo stesso Magyar nelle vesti di deputato.
Cosa è accaduto dunque a Budapest?
Ad un’analisi più attenta e meno impulsiva, tipica invece delle varie cassandre dei falsi canali alternativi, sembra che ancora una volta Orban abbia dimostrato di essere una raffinatissima mente politica, una di quelle che prevede in largo anticipo le mosse dell’avversario fino a costruirsi una sua falsa opposizione interna.
Se Tisza non ridisegnerà la mappa dei rapporti con Mosca e continuerà ad opporsi al prestito di 90 miliardi di euro all’Ucraina, sarà ben chiaro a tutti che a Budapest è entrata in scena una versione del gattopardo magiaro, concepita dall’astuto Orban, su suggerimento probabilmente dello stesso presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, maestro di psy-op varie, da ultima quella del Venezuela, dove il governo di Maduro è ancora lì, al suo posto, senza che la politica di Caracas sulla difesa degli interessi economici nazionali sia cambiata di una virgola.
A Bruxelles e Londra, all’indomani del falso “golpe” in Venezuela, si sono prima grattati il capo, per poi non riconoscere il governo di Delcy Rodriguez, consci di essere stati beffati ancora una volta dal presidente americano che si è servito delle amate apparenze per non cambiare nulla a Caracas e togliere finalmente le sanzioni al Venezuela, senza mettere al potere la tanto agognata Maria Corina Machado, abortista e accanita neoliberista, sponsorizzata da BlackRock, pronta a svendere tutto quello che c’era da svendere nel Paese.

Chris Wright, segretario alla Difesa USA, e Delcy Rodriguez, presidente del Venezuela
Lo stesso manuale delle psy-op sembra essere stato utilizzato a Damasco, dove Assad lasciò il posto ad uno sconosciutissimo Al-Sharaa, che, secondo la narrazione degli organi di stampa e dei falsi media alternativi, avrebbe dovuto allontanare Mosca dalla Siria, mentre, se possibile, i rapporti tra i due Paesi si sono cementati ancora di più, con somma soddisfazione di Washington che, tolto dalla scena il “cattivo” Assad ha avuto a disposizione il terreno ideale per togliere ogni sanzione imposta alla Siria, come accaduto a Caracas, dalla presidenza di Barack Obama.
A Teheran, il copione è stato il medesimo.
Dopo un mese di roboanti dichiarazioni di presunte distruzioni di obiettivi militari, Trump ha riconosciuto la leadership del figlio dell’ayatollah Khamenei, con grande irritazione di Tel Aviv, che desiderava ardentemente un vero colpo di Stato e si trovata sotto il naso la versione del gattopardo persiano.
Stati Uniti e Russia sembra quindi che abbiano deciso di utilizzare la tecnica del gatekeeping contro lo stesso apparato globalista che la concepì attraverso la sua fabbrica del dissenso controllato, che ha seminato molti falsi oppositori tra le fila del campo sovranista, tra i quali si annoverano in Italia la Lega e il M5S, il Rassemblement National in Francia, Alternative fur Deutschland in Germania, e Vox in Spagna.
Washington e Mosca hanno preso il metodo dell’infiltrazione, lo hanno rovesciato e capitalizzato a loro vantaggio, ma nel caso dell’Ungheria si tratterebbe solo della prima parte del piano
Sembra infatti esserci un disegno più grande dietro l’uscita di scena concordata di Orban, da tempo finito nel mirino di Bruxelles e dei nazisti Kiev, che lo hanno persino minacciato di morte.
Orban: cavallo di Troia di Trump nella Commissione europea?
Secondo quello che hanno riferito a questo blog fonti di intelligence serbe, il vero fine della “sconfitta” di Orban è quello di consentirgli di divenire a tutti gli effetti il cavallo di Troia che Donald Trump vuole porre nel cuore dell’Unione europea.
Il presidente degli Stati Uniti vorrebbe che l’ex premier magiaro fosse il prossimo candidato per la presidenza della Commissione europea, attualmente occupata da Ursula Von der Leyen, a capo di una maggioranza sempre più fragile, e già sopravvissuta ad una mozione di sfiducia, segnale di profonde fratture in seno ai palazzi comunitari.
Trump ha diverse carte a disposizione per far saltare la Von der Leyen, e tra queste quella più pesante sembra essere quella legata all’affaire Pfizer, nel quale Ursula oltre ad aver cancellato i vari messaggi di testo con l’AD di Pfizer, Albert Bourla, risulterebbe essere la beneficiaria di un enorme tangente pari a 760 milioni di dollari mascherata da “commissione” versata dalla citata multinazionale del farmaco a favore del marito Heiko, assunto, “provvidenzialmente”, da una società chiamata Orgenesis, collegata alla stessa Pfizer.
Si tratta probabilmente della tangente più grossa della storia d’Europa, ma l’unico giornalista ad averne parlato, il rumeno Adrian Onciu, ha perduto il posto di lavoro per averlo fatto, mentre gli altri “colleghi” dei media mainstream sono troppo impegnati ad accusare di corruzione Mosca e Budapest per guardare sotto il tappeto di Bruxelles, ricolmo di tangenti e mazzette a favore dei vari commissari.
L’affaire Pfizer non è comunque l’unica freccia all’arco di Trump e Orban.
Gli scheletri nell’armadio di Ursula Von der Leyen
Lo stesso ex primo ministro magiaro ha raccolto un corposo dossier su tutte le gravi irregolarità finanziarie che riguardano la Von der Leyen e lo ha presentato lo scorso agosto al Parlamento europeo, senza che ovviamente gli organi di stampa ne dessero notizia.
Orban si è soffermato in particolare sulla enorme torta dei fondi di coesione, pari a 392 miliardi di euro, due dei quali sono finiti nell’ex università della Von der Leyen, dove il presidente della Commissione europea insegnava sul finire degli anni’90 epidemiologia.
Secondo Orban, la Von der Leyen avrebbe commesso la più classica della malversazione di fondi pubblici, destinati non a opere e iniziative di una qualche utilità, ma a istituzioni di vario tipo, legate sempre alla stessa Von der Leyen e agli altri commissari europei.

Viktor Orban guarda perplesso Ursula Von der Leyen
Stesse dinamiche si sarebbero verificate per il capitolo dei fondi del pacchetto NextGeneration EU, nel quale ben 5 miliardi di euro sono finiti in varie società di consulenza in Germania, ancora una volta legate sempre al presidente della Commissione europea, la più generosa, con sé stessa, quando si tratta di tali elargizioni.
Si tratta in realtà della punta di un iceberg del quale inizia solo a intravedersi la punta.
Sotto di esso, ci sono altri prestiti, quali quelli del famigerato PNRR, stanziati verso appalti fantasma a società legate a vari partiti politici, sui quali però la magistratura non sembra avere alcuna intenzione di indagare, poiché, se viene giù una tessera del mosaico, ne verrebbero giù a cascata tutte le altre.
L’euforia forse a Bruxelles sarà sostituita dallo smarrimento quando si capirà che a Budapest non è cambiato nulla, mentre ora c’è un Orban libero di correre per la presidenza della Commissione europea, dotato di una valigia piena della carte che narrano degli scheletri nell’armadio di Ursula Von der Leyen.
Il consigliere particolare di Vladimir Putin, Kirill Dmitriev, sembra averlo capito quando ha commentato sull’esito delle elezioni ungheresi tanto da affermare che il risultato non farà che accelerare la caduta della fragile e isolata Unione europea.
A Mosca e Washington, sono tutti ben consapevoli di ciò che accadrà.
A Bruxelles invece festeggiavano una manovra che vuole dare la spallata definita al regime dell’UE.
Gli ultimi a capire la storia sono sempre coloro che si rifiutano di accettare i suoi verdetti.
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Buongiorno Dott. Sacchetti, auspichiamo il crollo di questa euro dittatura odiosa e subdola come non mai che è capace delle peggiori nefandezze pur di portare a compimento la vergognosa agenda 2030 e compiacere i loro folli padroni. È palese la volontà di questi criminali di eliminare la popolazione o almeno di rinchiuderci dentro casa. Dopo il Covid almeno nelle intenzioni ci hanno preso gusto. Le volevo chiedere se i rincari speculativi sui carburanti siano oltre a fantasticare assurdi lockdown energetici siano anche un tentativo di provare a dirottare la popolazione sull altra follia a mo di estorsione delle auto elettriche. Grazie, un saluto
Salve Max, più che sull’auto elettrica, ormai in dismissione, servono a destabilizzare e a ventilare una immaginaria crisi energetica. Il prezzo del barile si stava stabilizzando già ieri. Non appena USA e Iran firmano l’accordo, andrà a picco.
Aggiungerei un dettaglio: il lockdown sanitario venne accettato di buona volontà perché l’alternativa erano malattie, sofferenza e morte (almeno per quello che ci raccontavano i media), mentre il lockdown energetico da cosa sarebbe motivato, perché se no il macellaio ucraino si offende?
Sembra proprio che ci siano tutte le carte in regola per un Great Reset ma perfettamente contrapposto a quello voluto dal mondo globalista….crollo dell’Ue, scioglimento della NATO, ritorno agli Stati Nazionali con conseguente fine dell’egemonia statunitense così come l’abbiamo conosciuta negli ultimi 50 anni, inoltre riallacciandomi al suo ultimo articolo, magari anche il ritorno in un futuro prossimo della Monarchia in Italia. Che dire? Con un pizzico di amarezza, perché ormai gli anni migliori della mia vita se ne sono andati, spero davvero di cuore di avere ancora abbastanza tempo da vivere per vedere almeno una buona parte delle cose elencate realizzarsi.
Grazie sempre per il suo lavoro di informazione. Con stima.
Claudio
Ti ringrazio, Claudio. Spero vivamente che tu e tanti altri possiate vedere questi cambiamenti.
Buongiorno,
Ottimo, se così fosse sarebbe una buona mossa.
Grazie per ricostruire ogni volta e con chiarezza determinati eventi….allora significa che quando Orban aveva pubblicato che
c ‘erano state irregolarità e controlli con i droni ai seggi stava bleffando? Perché ha segnalato in un post che si lamentava del fatto delle irregolarita’ se tanto il regime change era fasullo e lui sapeva che era tutto preparato ? Mi riferisco a quel post di Orban su Telegram che avevi postato..
Se Trump non riesce a dare la spallata definitiva ai nemici negli Usa e in Europa (vedi spygate-italiagate) ha dovuto persino togliere di mezzo la procuratrice perché poco aggressiva, come si può pensare che lo possa fare mettendo orban all’ue?
5 mesi fa si parlava del fatto che Trump avrebbe schiacciato probabilmente il pulsante per far venir fuori il verminaio dei traffici in Europa in cui era parte integrante anche il regime di Kiev eppure alla fine quel pulsante non e’ stato schiacciato, quindi perché si dovrebbe dar fiducia che faccia qualcosa ora con orban ipoteticamente all’ ue?poteva farlo già con ciò che aveva di scottante tra le mani..
Un’ ultima osservazione, si e’ parlato di recente che Usa e Iran debbano firmare l’ accordo di pace ecc. Ma perché devono firmare questo accordo tra di loro se in realtà non sono mai stati in guerra tra di loro ma insieme hanno beffato Israele?
Come vedi ci sono tante domande….🧐
Grazie
Ci sono tante domande ripetitive che trovano risposta negli articoli.
“5 mesi fa si parlava del fatto che Trump avrebbe schiacciato probabilmente il pulsante per far venir fuori il verminaio dei traffici in Europa in cui era parte integrante anche il regime di Kiev eppure alla fine quel pulsante non e’ stato schiacciato, quindi perché si dovrebbe dar fiducia che faccia qualcosa ora con orban ipoteticamente all’ ue?poteva farlo già con ciò che aveva di scottante tra le mani..”
C’è da capire se ci fai o ci sei perché è partita l’inchiesta della agenzia anti-corruzione ucraina contro il governo Zelensky da un pezzo…
“Se Trump non riesce a dare la spallata definitiva ai nemici negli Usa e in Europa (vedi spygate-italiagate) ha dovuto persino togliere di mezzo la procuratrice perché poco aggressiva, come si può pensare che lo possa fare mettendo orban all’ue?”
Ma che vuol dire..? Come è scritta questa domanda..?
A segnalare le irregolarità è stato il suo direttore politico, ma Orban evidentemente non aveva interesse a sollevare alcun polverone visto che Magyar era ed è uno del suo partito.
Non sono di nuovo qui per sapere il perche’ il mio secondo commento non e’ stato pubblicato…. No, volevo dire che mi fa piacere che sia stato confermato che il nuovo ministro ungherese sia effettivamente un nuovo Orban e che sia chiaro adesso la strategia…. Ma una cosa la devo chiedere: visto che Trump si e’ espresso negativamente in due giorni sia nei confronti del papa sia nei confronti di lady aspen, perché credi che l’ attacco all ‘uomo vestito di bianco in vaticano sia di facciata e non reale, mentre invece lo stesso attacco nei confronti di lady aspen sia reale e non di facciata?
Sia chiaro che sono del tuo stesso parere su lady aspen (assolutamente d’accordo),ok, ma sull’ uomo vestito di bianco in vaticano perché dovrebbe essere diverso, potrebbe essere anche lui un falso “buono” come sono stato smascherati tanti altri di recente,dopotutto l’ unico in vaticano che voleva davvero fare qualcosa contro i massoni e’ morto dopo 33 giorni….. Questo invece dopo un anno e’ ancora lì senza particolari impedimenti, o mi sbaglio? Sono davvero fuori strada? Magari l’ attacco di Trump era vero 🤷🏻♂️…..A voi analisti come sembra……
Non c’è un centro di assistenza qui..I commenti vanno moderati e non ho sempre il tempo per farlo. Detto ciò: come si fa a sapere quando un attacco è di facciata e uno è reale? Guarda quanto fatto da Trump prima. Non ha mai preso in considerazione la Meloni, tanto da non farle nemmeno le congratulazioni per la vittoria del 2022. Leone invece non gli ha mai detto nulla, fino a poco fa si esprimeva in termini contrari, e c’è stata nei giorni precedenti una montatura del Domani, smentita dal Vaticano, per far apparire in contrapposizione Leone e Trump. Sei sul canale Telegram, puoi vedere queste cose nei post…
Va bene, grazie, a volte succede che non si e’ consci della mole di lavoro che c’e’ dietro un canale serio di informazione, nel senso che e’ tutto telematico e non si comprende sempre concretamente il tempo che ci vuole per fare determinate cose…
Comunque ok, non resta che attendere come successo con le altre flase flag di simulazione fatte da Trump, si capisce sempre successivamente il perché di una determinata mossa fatta in precedenza,
saluti.
Tutto ciò dà una notevole spinta alla speranza che ..’abbiamo vinto noi’.. come dice Landi.
Dobbiamo imparare ad osservare i fatti e quello che accade usando una griglia diversa da quella che eravamo abituati ad usare.
Il mondo è finalmente cambiato.
Trump ci ha insegnato che la politica è doppio o anche triplo gioco, che ci saranno inevitabilmente dei caduti ma che certamente il loro sacrificio non sarà vano.
Grazie Cesare,
leggendo i tuoi articoli riesco a mettere al loro posto sempre più tasselli del mosaico.
Mariella
Grazie Maria, solo una precisazione: non ho nulla a che fare con falsi controinformatori che depistano.
Ah, bene, mi fa molto piacere che la pensiamo allo stesso identici modo su Landi. Posso chiederle, se possibile, un parere anche su Umberto Pascali e Lamberto Rimondini? Ringrazio anticipatamente!
Stesso filone, Berto.
Dr. Sacchetti buon pomeriggio.
Articolo strepitoso, che conferma alcuni miei ragionamenti su Orban e sul suo successore.
Tutto porta a riconoscere che Trump e Putin stiano lavorando dietro le quinte da anni per far finalmente crollare questa associazione mafiosa di stampo massonico definita “Unione Europea”.
Il giorno che scompare la Von del Leyen tocca festeggiare per un mese.
Ho sempre ammirato Orban e lo considero uno dei migliori statisti della storia mondiale.
Anch’io ho più di 50 anni e forse non arriverò a vedere il “reset” anti globalista e anti satanico, ma mi consola sapere che le prossime generazioni potranno godere di un mondo assai migliore e più pulito di quello in cui ci troviamo a vivere, e soprattutto con un ritorno al sacro che è ultra necessario.
E so che tutto questo sarà possibile grazie a persone con la schiena dritta e valori molto saldi.
Grazie per questa disamina puntuale e attenta.
Salve P., assolutamente d’accordo con te. Orban è veramente politico di razza. Alla tua età, credo però che farai abbondantemente in tempo a vedere il cambiamento. Un salutoe e a presto.
Dr Sacchetti Non mi sembra che stia dalla parte di Orban dal momento che tutti hanno esultato compresa Ursula per l’uscita di scena di Orban e la vittoria di questo presunto suo finto oppositore. Sicuramente se fosse come dice lei alla commissione europea lo saprebbero( così come lo sappiamo noi tramite il suo articolo) e si preoccuperebbero invece di esserne fieri.
Roberto, il fatto che abbiano esultato non depone certo a favore della loro intelligenza, visto che il giorno dopo i festeggiamenti hanno ricevuto la doccia fredda con le dichiarazioni di Magyar.
Cruna dell Ago che cosa pensa di Trump come Jesu? Otra conspirazione hebrea?
Se ti riferisci all’immagine fatta con l’IA, non è stata creata da Trump, ed è una metafora di Trump che guarisce l’America.
Comprendo che non apprezzi che siano pubblicati link ad altri siti, ma questo meriterebbe un commento:
https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/04/14/la-destra-cattolica-usa-trump-sta-irradiando-lo-spirito-dellanticristo_f29b6755-6f5e-431f-a96d-a09081e14c6a.html
Questi non sono nemmeno cattolici “conservatori”. Dreher, ad esempio, ha votato per candidati democratici. E’ un polpettone di articoli di Washington Post e NYT, prontamente rilanciato dall’Ansa. Stanno fabbricando false veline su presunti dissidi nel mondo cattolico americano che ha votato Trump.
Caro Cesare, sapevo che non potevi non commentare le elezioni ungheresi, già stavo aspettando il tuo articolo. Mi ha fatto molto piacere il contenuto che ha confermato quello che quasi non osavo sperare. Ti ringrazio per le tue informazioni e ti cito Orban: “Tutto bene che finisce bene, e se non è bene vuole dire che non è finito.” Un grande abbraccio da una nonna.
Grazie mille, Gisella.
Sal
Creo que como sucede habitualmente, el Sr Sachetti exajera o inventa “genialidades estratégicas” de Donald Tump, que en realidad no existen más que en su imaginación.
Creo que esta es tu situaciòn cuando te levantas cada dìa. Imaginas cosas y, claramente, no tienes ninguna seria argumentacion sobre los hechos tratados en al articulo. Suerte..
Vorrei sapere se veramente i partiti di sinistra in molti casi hanno ritirato i loro candidati per far votare Magjar e se questo potrebbe essere un accordo per accettare le politiche europee su temi etici
I partiti di sinistra erano già indeboliti gli anni precedenti. Non è stato difficile per Tisza riempire il loro vuoto con una piattaforma molto diversa da quella sorosiana.