di Cesare Sacchetti A Bruxelles, forse iniziano ad aprirsi delle crepe in seno ai vari istituti...
Le rivelazioni di Ratzinger a Padre Ingo Dollinger, il testimone delle verità taciute del Terzo Segreto di Fatima
di Cesare Sacchetti
Il 26 giugno del 2000 è stata una data che agli occhi di alcuni ha rappresentato la chiusura del cerchio, o meglio il compimento di una solenne promessa che avrebbe dovuto essere adempiuta 40 anni prima.
Quel giorno, l’allora cardinale Joseph Ratzinger si presenta nella sala stampa vaticana per annunciare una delle verità più importanti della storia della Chiesa e dell’umanità intera.
Quel giorno, la Chiesa annunciava la verità del Terzo Segreto di Fatima, una rivelazione fatta da Maria ai tre pastorelli Jacinta, Francisco Marto e Lucia nel 1917 e che avrebbe dovuto essere resa nota nel 1960, come chiese espressamente la Vergine.
L’impegno però, come noto, non venne mantenuto.
Giunto il fatidico momento in quell’anno, il “Papa buono”, Giovanni XXIII, al secolo Angelo Roncalli, decise di sigillare quella busta, di metterla in un angolo recondito della Chiesa come rivelò il compianto cardinal Alfredo Ottaviani, allora prefetto per la congregazione della Fede.

Giovanni XXIII
Roncalli temeva semplicemente che se quel segreto fosse stato reso noto i fedeli avrebbero subito pensato che le sue terribili verità avevano a che fare con lui, e che era perciò meglio seppellire quelle rivelazioni per non disturbare ciò che era in atto.
Nella Chiesa c’era un aria di cambiamenti, non però un vento fresco che rafforza la Fede, ma un fumo nero, quello della rivoluzione del Concilio Vaticano II che di lì a poco avrebbe costruito una Chiesa nuova, molto più simile ad una ONG a salvaguardia dei diritti umani e dell’illuminismo di stampo massonico che del deposito millenario della fede cattolica.
Ratzinger il 26 giugno del 2000 avrebbe perciò dovuto riparare ad un torto, ad una solenne promessa non rispettata, ma le nubi sul Terzo Segreto di Fatima quel giorno non si diradarono del tutto.
Le anomalie della rivelazione del 2000
Il cardinale decise di indire una conferenza stampa senza giornalisti e senza la possibilità di fare domande, un segno che non si voleva discutere affatto di quelle tardive rivelazioni che non avevano però sciolto tutti i dubbi.
I primi dubbi, o meglio delle vere e proprie incongruenze, riguardano la lunghezza stessa del testo, che a detta di molti testimoni di assoluta serietà del Terzo Segreto, si aggirava intorno alle 24 righe, mentre il cardinal Ratzinger quel giorno si presentò con una lettera di ben quattro pagine e un testo complessivo di 62 righe.
Il prefetto per la dottrina della Fede procedeva così alla lettura e si apprendeva che nel Terzo Segreto si parlava di un Papa, il Papa di Fatima per l’appunto, che avrebbe subito il martirio pur di rendere la sua testimonianza di fede ed obbedienza alla Chiesa.
Un Papa, secondo il testo a disposizione, che perciò si immola, un gesto che fa pensare ad una situazione di estrema confusione e vera e propria apostasia in seno alla Chiesa che nonostante tutto non trapela nel testo.
Il martirio del Papa resta così nel Terzo Segreto in sospeso, non pienamente spiegato perché la verità quel giorno non è stata probabilmente detta in pieno.
Ad ascoltare le rivelazioni del cardinal Ratzinger quel fatidico 26 giugno c’era anche un suo amico di lungo corso, il sacerdote tedesco, Ingo Dollinger.
Ingo Dollinger: testimone di Fatima
La storia di padre Dollinger è a dir poco straordinaria.
Ancora oggi sarebbe preziosissima da insegnare nei seminari, anche se purtroppo nei luoghi dove si dovrebbe coltivare e rafforzare la fede, altri semi vengono piantati, quali del liberalismo e dell’illuminismo, “fioriti”, ad esempio, in un personaggio come monsignor Palmieri, il vicepresidente della CEI, che ha deciso che non è il Vangelo ad essere la sua bussola morale e spirituale, ma la Costituzione liberale del’48.
“Preti” dunque militanti liberal-progressisti, preti che dismettono l’abito talare per indossare sgargianti camice a fiori e, nei casi ancora più estremi, pizzi e merletti, vista la degenerazione omosessuale che c’è in diversi prelati, accolti a braccia aperte dai riformatori del Concilio.
Padre Ingo era un prete invece dal percorso opposto a quello modernista dei suoi indegni compagni.
Il sacerdote tedesco si avvicinò al sacerdozio per grazia divina dopo che la mistisa Therese Neumann di Konnersreuth gli aveva rivelato che la Provvidenza voleva che lui iniziasse la sua via nella fede, chiamata alla quale don Ingo rispose senza tentennamenti.
Padre Ingo diventa così sacerdote nel 1954, fino a quando alla fine di quel decennio, le strade della Fede lo portano un giorno in un negozio dove incappa in un libro dedicato a Padre Pio di Pietrelcina.
Il sacerdote chiese il permesso alla commessa di leggere quel libro che lo spinse a mettersi in viaggio verso San Giovanni Rotondo dove incontrò il Santo con il quale instaurò uno strettissimo rapporto.
Don Ingo ebbe l’onore di parlare moltissime volte con Padre Pio, che divenne il suo confessore e guida spirituale.

Don Ingo assieme a Padre Pio
Padre Pio era già allora molto preoccupato per le sorti della Chiesa.
Vedeva la barca di PIetro minacciata dalle onde e dalle tempeste di quella rivoluzione conciliare, e confessa a padre Dollinger che i nemici della Chiesa, i massoni, erano saliti al potere, ai massimi vertici della Chiesa, occupata di fatto da tali impostori.
C’erano già allora degli “eminenti” papi e cardinali che sotto la papalina e la berretta cardinalizia indossavano il grembiule massonico, e tra questi, come confermato da una pluralità di fonti cattoliche e non, c’erano anche proprio Papa Roncalli e il suo successore, Paolo VI, al secolo Giovanni Montini, il quale venne persino omaggiato dalla massoneria alla sua morte, un fatto clamoroso e senza precedenti nella Chiesa.
Padre Ingo e il problema massonico
Ingo stava già imparando che il vento di questa rivoluzione spirava forte in Vaticano e dopo la morte di San Pio, nei primi anni’70 inizia a parlare sempre più spesso della minaccia della massoneria nella Chiesa e della incompatibilità tra l’esercizio del sacerdote e quello del massone.
Don Dollinger partecipa ad una serie di seminari tenutisi con le logge massoniche tedesche, dal’74 al’80, e successivamente si reca a Roma per cercare di promuovere l’approvazione di un documento che ribadisca l’inconciliabilità tra Chiesa e massoneria.
Maike Hickson, scrittrice e giornalista cattolica americana che ha scritto degli importanti articoli sul sacerdote tedesco, racconta che la forza di persuasione del prelato originario della regione del Baden-Württemberg. era tale che riuscì a convincere un cardinale ad abbandonare il Rotary Club, poiché esso altro non è che un’anticamera della frammassoneria come lo è il Lions Club.
Verità che un tempo erano acclarate e che nessuno metteva in discussione in quegli anni erano state già dimenticate, persino da diversi principi della Chiesa, ma don Ingo aveva talmente tanta forza spirituale che era in grado anche di far cambiare idea a illustri porporati che avevano smarrito la via.
Gli sforzi di padre Dollinger alla fine vengono comunque premiati.
Nel 1983, arriva a far pubblicare un documento dal titolo Declaratio de associationibus massonicis, nel quale si ribadisce l’assoluta inconciliabilità tra Chiesa e massoneria.
Il cardinal Ratzinger assisté gli sforzi del sacerdote tedesco.
Il porporato già allora prefetto per la congregazione per la dottrina della fede sembrava condividere la preoccupazione di Dollinger sulla crescente infiltrazione massonica che c’era in Vaticano.
Simile preoccupazione, ma espressa con parole ancora più nette e incontrovertibili, venne espressa pubblicamente in quegli anni da monsignor Marcel Lefebvre, il quale parlava di una vera e propria loggia vaticana, molto simile a quella che aveva svelato nel 1978 il giornalista massone Mino Pecorelli, che aveva rivolto un appello all’allora pontefice Giovanni Paolo I, ovvero Albino Luciani, su tale questione.

Giovanni Paolo I, il Papa più allarmato dall’infiltrazione massonica in Vaticano
Papa Luciani, ad oggi, risulta essere stato l’unico Papa del post-concilio che aveva manifestato una viva apprensione per questa infiltrazione massonica per la quale purtroppo non riuscì a fare nulla, considerata la sua precoce morte con ogni probabilità per un avvelenamento orchestrato da infimi personaggi membri della massoneria ecclesiastica come il cardinal Villot e monsignor Marcinkus.
Il suo successore, Giovanni Paolo II, non aveva evidentemente le stesse preoccupazioni poiché purtroppo di atti e documenti contro la massoneria non ci fu traccia nel suo pontificato, fino a quando non si arrivò a quel 26 giugno del 2000, data che perlomeno avrebbe dovuto riparare i torti fatti dai precedessori di Wojtyla.
Padre Dollinger ascolta le parole del suo vecchio amico, Joseph Ratzinger, e rimane piuttosto perplesso.
Le rivelazioni di Ratzinger a Dollinger
Il porporato bavarese già gli aveva fatto capire negli anni precedenti la gravità del contenuto del Terzo Segreto che non è quello, o quantomeno è solo una parte, di ciò che viene detto in quell’anno.
Il cardinal Ratzinger invita nei giorni successivi alla conferenza stampa padre Dollinger a celebrare una messa, e il prefetto per la dottrina della fede rivela al suo amico che non tutto era stato detto quel giorno.

Ratzinger durante la presentazione del Terzo Segreto di Fatima
C’era un’altra parte, una nascosta, molto più terribile che non venne rivelata per ordini superiori, come disse espressamente Ratzinger, che con quelle parole fece capire chiaramente che Giovanni Paolo II mise il veto sulla pubblicazione integrale di Fatima.
Davanti a Dollinger e Ratzinger, c’erano altri sacerdoti di alto rango, testimoni di una rivelazione importantissima che probabilmente era già loro nota.
Secondo il porporato tedesco, la parte “proibita” di Fatima era quella che riguardava una “cattiva messa e un cattivo concilio”, dei riferimenti sin troppo chiari alla nuova messa, il Novus Ordo, e ovviamente al Concilio Vaticano II.
Sul rito nuovo già negli anni’60, i cardinali Ottaviani e Bacci scrissero una lettera nella quale manifestavano le loro perplessità a Paolo VI per un rito che assomigliava troppo a quello protestante, mentre sul Concilio furono molte le critiche, espresse sempre in quegli anni dallo stesso Ottaviani e da altri rinomati prelati per la natura chiaramente liberale ed ecumenica di quella rivoluzione.
Don Ingo fece già allora ai suoi più cari amici queste rivelazioni.
Li informò che la verità su Fatima non era stata detta appieno perché evidentemente riteneva troppo importante informare i fedeli su qual era veramente il segreto taciuto su quell’apparizione mariana.
Le parole pronunciate da Ratzinger quel giorno al suo amico trovano riscontro in diversi altri testimoni diretti di Fatima, a partire da padre Malachi Martin, segretario del cardinal Beha, che lesse il Terzo Segreto, nel quale rivelò esserci appunto la parte relativa all’apostasia della Chiesa.
Stesse osservazioni vennero fatte dal cardinal Oddi che disse espressamente che il Terzo Segreto aveva a che fare con la rivoluzione nel seno della Chiesa.
I papi del post-concilio avevano molto semplicemente paura di Fatima.
Temevano che la rivelazione di quelle verità avrebbe fatto aprire gli occhi a molti fedeli, sopiti da questa ventata progressista, e li avrebbe spinti a cercare il cammino smarrito della tradizione cattolica.
Non vollero rivelare questa verità Giovanni XXIII, Paolo VI, e Giovanni Paolo II.
Benedetto XVI e le contraddizioni su Fatima
Ratzinger, una volta sedutosi sul soglio di Pietro, sembrò apparentemente preso da un ripensamento su quanto fatto nel 2000.
Nel 2010 infatti proprio a Fatima dice chiaramente che “si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa”.
Delle parole che smentiscono quelle del giugno del 2000 e quelle da lui pronunciate assieme al cardinal Sodano che considerava concluso il discorso di Fatima che invece lo stesso Benedetto XVI 16 anni fa riteneva ancora aperto.
Ratzinger forse era stato preso da un qualche rimorso per non aver detto la verità quel giorno?
La vita di Benedetto XVI è stata molto all’insegna della contraddizione.
Indiscutibile il suo contributo alla rivoluzione del Vaticano II, della quale fu una delle menti più attive, così come erano noti i suoi scontri con monsignor Lefebvre negli anni’80, anche se in privato Ratzinger affermava che il prelato francese fosse stato uno dei vescovi più importanti del secolo scorso.

Benedetto XVI
Dopo la rinuncia al pontificato del 2013, e dopo l’ascesa al soglio pontificio del suo controverso successore, Francesco, nel 2016 Benedetto avrebbe apparentemente sentito il bisogno di smentire il suo vecchio amico attraverso un comunicato stampa pubblicato dal Vaticano nel quale ci sono dei virgolettati a lui attribuiti.
In queste citazioni, Ratzinger afferma “di non aver mai parlato col prof. Dollinger circa Fatima” per poi aggiungere che anche le parole di Dollinger non sarebbero mai state pronunciate, liquidate come “pure invenzioni, assolutamente non vere”.
La frase definitiva appare una sentenza forzata.
“La pubblicazione del Terzo Segreto di Fatima è completa.”
La giornalista Maike Hickson che aveva avuto quella conversazione con don Ingo richiama il sacerdote tedesco che ribadisce nuovamente che lui nel 2000 ebbe quel colloquio con Ratzinger, il quale gli disse che il Terzo Segreto non era stato pubblicato integralmente.
Qualcuno chiaramente stava mentendo.
Padre Ingo ha dietro di sé una specchiata carriera al servizio della Chiesa, una vicinanza speciale a Padre Pio e l’assoluta trasparenza nel voler rendere nota la verità su Fatima.
Quale beneficio avrebbe mai ottenuto nel fabbricare una presunta menzogna che in realtà coincide perfettamente con quanto già testimoniato da altri osservatori privilegiati del testo del Terzo Segreto?
Benedetto invece sembrava tormentato dal dubbio, dalla paura di voler fare il passo definitivo che avrebbe fatto capire ai fedeli che c’era, come da lui stesso riconosciuto, un male che era penetrato nella Chiesa e che l’aveva trasformata in una istituzione al servizio della libera muratoria.
Le sue stesse parole a Fatima fanno capire chiaramente che Ratzinger sapeva che la verità, tutta, non era stata detta e che temeva che la Chiesa fosse ancora lontana dall’allontanare quell’apostasia che l’affliggeva.
66 anni dopo la mancata rivelazione e 26 anni dopo quella parziale, il Terzo Segreto, come confermato dallo stesso cardinal Burke, è ancora in pieno svolgimento.
La profezia ancora non si è compiuta.
Il Papa annunciato da Maria ancora non si è manifestato, anche se i tempi attuali suggeriscono di guardare con molta attenzione a Papa Leone XIV.
Papa Leone XIV sa con ogni probabilità la verità su Fatima.
Presto si saprà anche finalmente se questi sono i tempi definitivi di Fatima e del compimento delle parole di Maria.
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una domanda holetto i vari articoli sui papi e ora al 3 segreto di Fatima, trovo una esauriente descrizione dei vari fatti, ma vorrei sapere dove trai la varia documentazione per esprimere il tuo parere. Onestamente non mi sento legato alla chiesa cattolica, ma ho sempre creduto in buona fede che il papa deve essere al di fuori da qualsiasi cricca di potere e chiaramenente seguire il messaggio di Cristo, Forse perchè da giovane avendo frequentato l’ambiente cattolico ho sempre visto come la chiesa al di fuori da lotte di potere o in teressi che non fossero quello del messaggio di Cristo. specialmnete per qunto riguardava Giovannni XXXIII un papa che forse aveva buone intenzioni? modernare una chiesa che avrebbe dovuto seguire i tempi. Il nuovo papa ha scelto il nomre di Leone XIV che vuol dire tutto: un restauratore di tutta la malafede, ma riuscirà a farlo ho gli verra impedito?. Un tuo parere su il percorso interiore che contempla smpre Cristo nella Gnosi della prima rivelazione
La gnosi è alla base dello gnosticismo, un’eresia che fu combattuta e respinta dai primi martiri della Chiesa già nel I secolo d.C. Non ho capito a quale documentazione fai riferimento nello specifico.
va almeno citato.
Ma nemmeno per nulla..Non c’entra nulla con padre Ingo e gli altri veri esperti di Fatima…
Mi chiedo: e noi comuni pecore del gregge di Cristo, che assistiamo alla S.Messa, a volte anche con + frequenza a quella domenicale , se è cattiva come ne possiamo trarre beneficio?
Anche il Concilio è cattivo, eppure non è riuscito ad intaccare il deposito della Fede. Il Novus Ordo, per quanto presenti delle serie problematicità, resta valido. Mi sentirei di dire che dobbiamo affidarci alla Provvidenza. La Chiesa è Sua. Saprà aggiustare le cose.
Speriamo che non sia Leone il papa che deve morire, mi dispiacerebbe è un buon Papa ha una faccia pulita a differenza di molti dei suoi predecessori . Sono sempre i migliori che pagano per tutti. Comunque CRISTO VINCE ! “Non abbiate paura”; quando gli angeli si fanno sentire nel Vangelo dicono sempre questa frase … Viviamo tempi ultimi, ma ripeto CRISTO VINCE , e non quello della gnosi, quello del Vangelo ascoltiamo il comando degli angeli … cosa altro possiamo fare ? Un grazie come sempre Direttore per la sua infaticabile ricerca
Ti ringrazio, Sigfrido. Lo spero anch’io ma personalmente sono diversi gli elementi che mi portano a pensare che sia il Papa di Fatima.
Da come ne parlava Lei purtroppo lo temevo … che la Vergine ci assista ! Forte e meravigliosa come un esercito schierato a battaglia . La ringrazio della risposta continuerò a seguire le sue piste , per quanto impervie e dure