Karl Mark e Lord Rothschild: storia di una parentela proibita mai raccontata

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12/08/2026

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di Cesare Sacchetti

Molti hanno ancora di lui un’idea distorta, quella di un uomo al servizio del proletariato, colui il quale fondò una filosofia che in tale immaginario collettivo è una sorta di scudo a difesa dell’operaio, del povero o dell’emarginato.

Alcuni pensano davvero che il comunismo di Karl Marx sia stato veramente tutto questo, nonostante in ogni suo istante di vita, tale filosofia non abbia mai agito, nemmeno per un istante, per elevare le sorti delle classi popolari, sfruttate e ingannate da un’idea che appena è salita al potere ha di fatto perseguitato proprio il debole.

Marx non nasce infatti per redimere l’operaio sfruttato dal capitalismo, l’ideologia che dopo il 1789 francese si era di fatto impadronita delle monarchie europee, divenute gerarchicamente inferiori al potere del capitale e delle banche, il vero bastone del comando dall’inizio dell’età moderna in poi.

La storia di Karl Marx è interessante sin dalle origini ma è taciuta perché un suo studio serio e approfondito smonta spietatamente tutti i falsi miti che sono stati costruiti attorno a tale figura.

Marx nasce nel 1818 a Treviri, un villaggio della Germania, in una famiglia di rabbini ebrei.

Il padre, Hirschel Mordechai, si convertirà apparentemente al protestantesimo nel 1816, ma in realtà tale decisione è stata quasi certamente una facciata, il risultato di una scelta presa da Hirschel per consentirgli di infiltrarsi meglio in determinati ambienti.

Hirschel Marx, il padre di Karl

Il rabbinismo scorreva potente nella famiglia del giovane Karl.

Erano rabbini i suoi nonni, paterni e materni, poiché i Pressburg come i Mordechai erano a pieno titolo tra le più antiche e influenti dinastie di rabbini nel mondo ebraico.

L’habitat del giovane Mordechai era perciò, sin dalle origini, pregno dei principi della religione ebraica, dalla quale Marx, quando scelse di adottare tale nome, prese moltissimo.

Le origini delle idee del comunismo

Il comunismo, o socialismo, in realtà, a detta infatti di diversi rabbini altro non è che una maschera dello stesso ebraismo.

Nell’opera del rabbino Harry Waton dal titolo ““Un programma per gli ebrei e una risposta a tutti gli anti-semiti: un programma nell’umanità”, Waton spiega in parole molto chiare l’essenza del moderno talmudismo.

“L’ebraismo è comunismo, internazionalismo, fratellanza universale dell’umanità, emancipazione della classe operaia e della società umana. È con queste armi spirituali che gli ebrei conquisteranno il mondo e il genere umano.”

Nel giudaismo risuonano molto le parole e i concetti che diventeranno nel secolo dei lumi i capisaldi della massoneria, su tutti quello della fratellanza universale, così come il principio di “una emancipazione della classe operaia” che sarà il supposto pilastro della filosofia marxiana, che in realtà non è nemmeno propriamente marxiana.

La farina del sacco di Marx non è infatti la sua, e lo si intuisce bene in un altro passaggio della opera di Waton dove si spiega chiaramente la filosofia alla base dell’ebraismo moderno.

“Gli ebrei accolgono con favore questa rivoluzione nel mondo cristiano e dovrebbero dare l’esempio. Non è un caso che il giudaismo abbia dato origine al marxismo, né che gli ebrei lo abbiano prontamente abbracciato; tutto ciò era in perfetto accordo con il progresso del giudaismo e degli ebrei. Gli ebrei dovrebbero comprendere che Geova non dimora più in cielo, ma dimora in noi qui sulla terra; non dobbiamo più guardare a Geova come a qualcosa di superiore e al di fuori di noi, ma dobbiamo vederlo proprio dentro di noi.”

Il rabbino americano in pratica ha spiegato semplicemente il principio del materialismo storico.

Il rabbino Harry Waton

In fin dei conti, Marx potrebbe essere accusato di plagio, ovvero di aver preso dei principi filosofici e religiosi da una religione, da lui almeno formalmente negata, per inserirli nell’impianto di una filosofia politica che attingeva moltissimo dal talmudismo.

Marx ha sostenuto che la felicità e la salvezza non andavano ricercate in Cielo, ma qui, sulla Terra, poiché il pensiero di una vita ultraterrena era ai suoi occhi una bugia, un anestetico per inebetire le masse, o, nelle sue parole, un oppio dei popoli.

Di suo, il “fondatore” del comunismo in realtà non aveva inventato proprio nulla.

Aveva appunto attinto dalla moderna religione ebraica che guarda con avversione all’idea che ci sia una salvezza ultraterrena.

Dal rifiuto dell’Aldilà, nasce una volontà di dominio, una ricerca di un leader politico mondiale di pura potenza che consenta all’ebraismo di potersi affermare in ogni parte del pianeta, esattamente come si può vedere ora nella spasmodica attesa del moshiach da parte del partito del Likud di Netanyahu.

Marx dunque ha ripreso i concetti di una religione tramandata per moltissimi secoli dalla sua famiglia, camuffandoli attraverso la patina del comunismo, dove poi alla fine l’operaio o il lavoratore vivono in condizioni di miseria pari o peggiori di quelle che gli riserva il capitalismo.

Le origini nascoste di Karl Mark

Il “padre” del manifesto del partito comunista però aveva un interesse a spingere le masse verso tale miseria morale ed economica perché la sua storia non è quella che molti credono.

Nell’albero genealogico della sua famiglia si trovano già delle preziose informazioni che erano sconosciute ai suoi contemporanei, e che se fossero state rese note subito avrebbero probabilmente aperto gli occhi a molti operai in cerca di un vero riscatto sociale.

Se si guardano appunto i bisnonni e i trisnonni di Marx, si trova un nome molto interessante quale quello di Barent Cohen, esponente di una ricchissima famiglia ebrea di Amsterdam, uno dei centri commerciali e finanziari più strategici per la finanza askenazita.

Dal lato destro, per così dire, della famiglia di Barent Cohen, si incontrano tutta una serie di influenti personaggi, ma il nome più pesante è senza dubbio quello di Nathan Mayer Rothschild, il figlio di Mayer Amschel, capostipite della famigerata famiglia di banchieri di Francoforte.

L’albero genealogico di Marx

Nathan si sposò infatti con la nipote di Barent Cohen, dalla cui unione nacque Lionel Baron de Rothschild il quale si sposò con sua cugina Charlotte Baronin von Rothschild.

Dal matrimonio tra Lionel e Charlotte nacque nel 1840 Nathan Mayer, che, a sua volta, decise di sposarsi con sua cugina, Emma Louise von Rothschild, poiché la famiglia di banchieri di Francoforte era così gelosa dei suoi segreti e della sua “purezza” genetica che preferiva spesso combinare matrimoni tra parenti pur di essere certi che il loro immenso patrimonio non uscisse dalle mura domestiche.

Nathan ed Emma hanno un figlio, Lionel Walter Rothschild, che eredità il titolo di 2° barone Rothschild, una carica che gli dava automaticamente diritto di sedere nella Camera dei Lord inglesi.

I Rothschild sono già in quell’epoca, nella prima metà dell’800, i padroni indiscussi della politica europea, i veri artefici di carriere politiche dei vari liberali dell’epoca che dovevano le loro improvvise fortune all’ingresso nelle varie logge massoniche, dalle quali venivano scelti di volta in volta dai banchieri più ricchi del mondo che costruivano così una classe dirigente al loro servizio.

Mentre Lionel entrava di diritto nella Camera Alta britannica, suo cugino, negli stessi anni scriveva il Manifesto del Partito Comunista.

Lionel Walter Rothschild

No, non si tratta di un refuso.

Karl Marx era veramente imparentato con Lionel e suo padre per via delle comuni origini delle loro famiglie.

C’era così nel cuore dell’Europa, nel mezzo di una presunta battaglia tra capitalismo e comunismo, una parentela illustre, piuttosto ingombrante, tra i due esponenti più famosi dei rispettivi campi avversi.

Marx e Rothschild a Londra

In un interessantissimo documentario realizzato da Nacionalistas Hispanos, si racconta nel dettaglio di questa parentela della quale il comunista Karl non ha mai fatto menzione ai suoi sodali, non di certo soprattutto agli operai che erano oppressi proprio da quella famiglia di banchieri con i quali il “fondatore” della dottrina del materialismo storico era imparentato.

Volle il “caso” che i due si trovavano nello stesso luogo nello stesso momento, ovvero dopo che Marx era stato espulso dal Belgio per le sue attività eversive, per dirigersi verso un luogo dal quale sulla carta avrebbe dovuto tenersi ben lontano come Londra, sede privilegiata del capitale e della finanza dei Rothschild che in quel momento avevano in mano i destini della corona e dell’Europa intera.

Gli storici liberali potrebbero essere prontamente portati a liquidare il tutto, come loro costume, come il risultato di una concatenazione di poco probabili coincidenze, ma ci sono degli elementi definitivi che dimostrano come Lionel sia stato il benefattore di Karl Marx.

In un documentato articolo dell’ex tenente colonnello dell’esercito argentino, Santiago Roque Alonso, si analizzano più nel dettaglio i legami taciuti tra il padre del comunismo e il potente banchiere di origini ebraiche.

Un ricercatore americano William Josiah Sutton scrisse nella sua opera del 1983 intitolata “Illuminati 666”, che era stato proprio Lionel Rothschild a firmare degli assegni a beneficio di Marx, i quali erano, sempre che non siano stati convenientemente rimossi, nella disponibilità del British Museum.

Stessa informazione riportata da un altro ricercatore come Paul Koch che nel suo libro “Illuminati” riferisce che Lionel aveva emesso almeno due assegni a favore della Lega dei Giusti, divenuta poi Lega dei Comunisti nel 1847, su proposta dello stesso Marx e del suo inseparabile sodale, Friedrich Engels.

Koch è concorde con Sutton nel riportare come le prove di questo finanziamento siano custodite dal British Museum.

Lionel Rothschild decise di elargire delle generose somme ad una organizzazione di chiaro stampo comunista per ricompensare il lavoro svolto e soprattutto le opere di Karl Marx, fondamentali per la diffusione del pensiero comunista.

I due quindi si conoscevano e lavoravano assiduamente per accompagnare l’Europa e il mondo intero verso il baratro di una società secolarizzata, scristianizzata e privata inevitabilmente delle sue radici.

Marx agiva senza dubbio come un agente dei Rothschild.

In nessun momento, il suo comunismo ha rappresentato una minaccia per il dominio dell’alta finanza, nemmeno quando diversi anni dopo, i suoi diretti eredi politici, i bolscevichi, in larghissima parte di origini askenazite, salirono al potere in Russia e massacrarono lo Zar Nicola II, la sua famiglia, e milioni di cristiani.

Il proletariato non venne mai emancipato, ma venne piuttosto massacrato.

Venne abbattuta la monarchia russa, spazzata via la sua aristocrazia, al posto della quale salì al potere una borghesia di intellettuali ebraici, finanziati, non a caso, proprio da quei capitali di Wall Street che sulla carta avrebbero dovuto avversare in ogni modo il comunismo, da loro invece apprezzato e finanziato.

Senza il capitale di banchieri come i Rothschild, il comunismo difficilmente sarebbe diventato l’ideologia dominante che è divenuta tra il XIX e il XX secolo, e che venne usata come un potentissimo strumento contro i nemici del “grande” capitale, su tutti la Russia, detestata sia dall’alta finanza sia dallo stesso Marx.

I sospetti su Marx avevano iniziato a maturare persino tra gli ambienti del comunismo dopo la seconda metà dell’800.

Alcuni compagni di viaggio del cugino di Lionel si erano accorti di una insolita concordanza tra i fini del capitalismo e quelli del comunismo.

Tra questi c’era Mikhail Bakunin, sovversivo di origini russe che aveva già partecipato alla Prima Internazionale, il congresso dei comunisti di tutta Europa, nel quale c’era anche un elevatissimo numero di massoni, tra i quali lo stesso Marx assieme a Giuseppe Mazzini, Benoit Malon, Paul Robin, Victor Le Lubez, Charles Longuet, ed Ettore Ferrari, iscritti, secondo lo storico Boris I. Nicolaevsky alla loggia massonica dei Filadelfi.

Bakunin

Bakunin aveva un odio altrettanto spiccato per la cristianità e forse le sue considerazioni erano più dettate da una sua “invidia” per non essere stato scelto come il leader della rivoluzione comunista, ma le sue considerazioni su Marx espresse nel dicembre del 1871 sono comunque certamente di interesse.

Bakunin, semplicemente, vedeva in Rothschild una sorta di infiltrato del capitale e si esprimeva così su tale questione.

“Ebbene, tutto questo mondo ebraico, che forma un’unica setta sfruttatrice, una sorta di sanguisuga sul popolo, un parassita collettivo, vorace e organizzato, che non solo oltre i confini statali ma anche oltre ogni differenza di opinione politica, questo mondo è attualmente, almeno in gran parte, a disposizione di Marx da un lato e dei Rothschild dall’altro. So che i Rothschild, per quanto reazionari siano e debbano essere, apprezzano molto i meriti del Marx comunista e, a sua volta, il Marx comunista è inevitabilmente attratto, da un’attrazione istintiva e da una rispettosa ammirazione, verso il genio finanziario dei Rothschild. La solidarietà ebraica, questa forte solidarietà che ha resistito nel corso della storia, li unisce.

«Questo deve sembrare strano. Cosa mai potrebbero avere in comune il socialismo e le grandi banche?»» Il socialismo autoritario o comunismo di Marx mira a una forte centralizzazione dello Stato, e dove c’è centralizzazione dello Stato, deve necessariamente esserci una Banca Centrale di Stato, e dove esiste una tale banca, gli ebrei saranno sempre sicuri di non morire di freddo o di fame.”

Le intuizioni di Bakunin non sono andate molto lontano dalla realtà dei fatti come si poté costatare immediatamente dopo la rivoluzione bolscevica.

La finanza ebraica non beneficiò tanto in questo caso di un controllo della banca centrale russa, ma di un’altra banca, la Ruskombank, fondata su iniziativa di Lenin nel 1922.

La Ruskombank era la porta d’ingresso dei bolscevichi sui mercati internazionali.

Se c’era un embargo formale nell’avere rapporti economici e commerciali con l’Unione Sovietica, i banchieri di Wall Street, i signori della finanza di New York, riuscivano ad accumulare enormi profitti attraverso varie concessioni minerarie per mezzo della Ruskombank, della quale loro erano diretti finanziatori.

Il comunismo quindi è stato il più grande investimento fatto da personaggi come JP Morgan, Jacob Schiff e Paul Warburg che dopo aver finanziato con ingenti somme i bolscevichi nel 1917 stavano rientrando del loro finanziamento con gli interessi.

Bakunin non era andato perciò lontano dalla verità.

La convergenza tra i due mondi non è stata un’inspiegabile congiuntura della storia, ma il risultato di una fredda programmazione dell’alta finanza che si impossessava così in tal modo delle risorse strategiche di un Paese ricco di materie prime come la Russia, e, al tempo stesso, si serviva della falce e martello per perseguitare il cristianesimo, vera e propria bestia nera del comunismo e del talmudismo.

Marx e Lionel de Rothschild sono stati così due espressioni dello stesso potere.

Un potere che vuole dominare il mondo e schiavizzare le masse attraverso il dominio assoluto del capitale.

Un potere che da 200 anni a questa parte si è sempre premurato di costruire una falsa opposizione, un’antitesi controllata che rispondesse meglio ai suoi fini.

Karl Marx dunque è stato tutto questo.

E’ stato un emissario di questo potere ed è stato l’uomo che ha ingannato milioni di lavoratori in tutto il mondo.

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2 Commenti

  1. Mario Marchitti

    Karl Marx, con moglie e figli, hanno sempre vissuto nell’indigenza.

    Rispondi

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