Mussolini, gli ebrei e le leggi razziali disapplicate: la vera storia insabbiata dall’antifascismo

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09/06/2026

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di Cesare Sacchetti

Il giovane che si siede sui banchi di scuola è un po’ un malcapitato, perché oltre al fatto di trovarsi di fronte a degli “insegnanti” che spesso insegnano sempre di meno, e indottrinano sempre di più, si deve sorbire il racconto di una metastoria.

Una metastoria scritta dai vari storici di estrazione liberale e progressista che si sono premurati poco di guardare ai fatti, e molto invece di scrivere le loro narrazioni, tra le quali c’è quella che il fascismo è stato un “regime antisemita”.

Eppure la storia della nascita del movimento fascista è ancora lì a dimostrare che il fondatore di questa corrente politica, il suo Duce, Benito Mussolini, difficilmente poteva definirsi un “antisemita” a meno che con tale termine si intenda tutto quello che va al di là di esso.

Il fascismo ha senza dubbio una impostazione fortemente ostile al capitalismo e alle plutocrazie che si erano impadronite delle varie democrazie liberali europee già nei primi decenni del secolo scorso.

Il parto del Risorgimento, ovvero l’Italia liberale, dimostra perfettamente come la rivoluzione massonica dei padri risorgimentali non nutrisse tanto come aspirazione quella di riunificare finalmente la Penisola, ma quella piuttosto di dare vita ad una entità statale fondata su radici e principi che non avevano nulla a che fare con la cultura cattolica italiana, ma che anzi l’avevano in odio, come ce l’aveva appunto il liberalismo.

I padroni dello Stato dopo l’Unità d’Italia non sono i popoli né i loro sogni né tantomeno le loro aspirazioni, ma sono appunto tali consorterie di massoni radunatisi sotto l’ombrello della P2, piano privilegiato del Grande Oriente d’Italia, che agivano tutti come dei satelliti della corona inglese.

La genesi del fascismo

Il fascismo nasce come una risposta a tale status quo.

Mussolini attraverso il suo movimento si proponeva di dare una spinta vitale al Paese e di restituirgli una dimensione politica autonoma e indipendente che l’Italia liberale non gli aveva mai dato per via della sua natura coloniale.

Sulle colonne de “Il Popolo d’Italia”, il quotidiano del giornalista e leader politico del fascismo, si trovano delle lucidissime diagnosi dei veri padroni dell’Italia liberale.

Ad esempio, in un articolo firmato da lui stesso il 4 giugno del 1919 dal titolo piuttosto esplicito quale “I complici”, Mussolini scrive, senza particolari fronzoli, che “la finanza mondiale è in mano agli ebrei” e che i nomi dei signori che hanno nella loro disponibilità immense quantità di denaro sono quelli dei Warburg, degli Schiff, dei Guggenheim e dei Rothschild, gli stessi nomi che si trovano nell’asse proprietario della Federal Reserve Bank americana.

L’articolo di Mussolini sulla finanza ebraica

Se nella definizione di “antisemitismo” si volesse mettere tale semplice verità fattuale, allora se ne dovrebbe dedurre che per i vari liberali e progressisti Mussolini sia stato un “antisemita”, ma tale accostamento è chiaramente da respingersi perché quanto diceva il Duce era ed è solo un dato inconfutabile.

Mussolini aveva in realtà una visione molto più vasta del mondo ebraico.

Non si limitava a considerare tutti gli ebrei alla stregua dei signori della finanza mondiale, non era incline a simili banalizzazioni, tanto che non appena diventato presidente del Consiglio diede subito una grande prova di saggezza politica.

La diffidenza di Mussolini verso il sionismo

Difatti appena entrato a palazzo Chigi, dopo il 1922. il capo del Governo iniziò a ricevere delle visite da parte di un personaggio come Chaim Weizmann, presidente dell’organizzazione sionista mondiale, molto attivo già negli anni’20 nel perorare la causa dello Stato ebraico.

Chaim Weizmann

Weizmann voleva avviare i cosiddetti trasferimenti, ovvero quelle migrazioni di massa dei vari ebrei europei verso la Palestina, che un domani sarebbe passata dalla condizione di protettorato britannico a quella di stato di Israele, in omaggio alla ossequiosa premessa fatta nel 1917 dal ministro degli Esteri inglesi, Balfour, a Lord Rothschild, vero dominus della colonizzazione ebraica in terra di Palestina.

Il Duce però mostrava una certa diffidenza nei riguardi del progetto.

Non lo convinceva l’idea che gli ebrei italiani dovessero lasciare un Paese nel quale vivevano da moltissimi secoli, al netto di periodi di forti tensioni per i famigerati casi di infanticidi citati proprio da uno storico ebreo come Ariel Toaff.

Secondo l’ex presidente del Consiglio, la migrazione forzata degli ebrei italiani per favorire la nascita di Israele avrebbe portato inevitabilmente ad un dualismo nella comunità ebraica, così radicato e così profondo da mettere alla fine gli interessi di un futuro stato ebraico al primo posto, anche al di sopra di quelli del Paese nel quali gli ebrei vivevano da moltissimo tempo.

Un ebreo liberale come il ministro britannico Edwin Montagu respingeva con forza l’idea della creazione di uno stato ebraico proprio perché condivideva gli stessi timori di Mussolini, che invece riconosceva una certa lealtà agli ebrei italiani, anche durante il corso della prima guerra mondiale, a differenza di altre comunità ebraiche, come, ad esempio, quella tedesca, che invece non avevano manifestato.

Il Duce aveva già previsto quello che sarebbe accaduto se l’Italia si fosse schierata a fianco del sionismo.

Aveva già previsto che un domani molti ebrei sarebbero diventati parte di una quinta colonna al servizio di uno Stato straniero, interessati piuttosto che agli interessi nazionali, a servire la causa di quello Stato, tanto che oggi ormai le istituzioni politiche repubblicane sono di fatto assoggettate in toto al sionismo e a Israele.

Mussolini respinse le corte di Weizmann per tale ragione, e soprattutto anche per il fatto che non c’erano mai state tensioni tra il fascismo e gli ebrei, a differenza di quanto invece accadrà negli anni’30 con il nazionalsocialismo, un movimento politico completamente diverso per natura e genesi dal fascismo.

Le differenze tra fascismo e nazismo

Il nazismo infatti ha una fortissima connotazione esoterica sin dal principio, mentre il fascismo si richiama alla grandezza dell’Antica Roma e non nutre alcuna ostilità verso il cattolicesimo, come invece accadde con il nazismo che perseguitò subito i cattolici, diversi dei quali finiti nel campo di concentramento di Dachau, come San Massimiliano Kolbe, sacerdote polacco che descrisse con grande lucidità la pericolosità della massoneria.

C’era proprio per tale ragione una naturale diffidenza di Mussolini verso il nazismo, che si può cogliere appieno nel celebre discorso tenuto a Bari nel 1934, quando il Duce ribadì che la cultura latina e italiana poteva guardare con un certo “sovrano disprezzo”a certe idee che si stavano diffondendo proprio in Germania, già in quell’epoca dominata dal nazismo.

Il discorso di Mussolini a Bari nel 1934

Se il fascismo chiude subito la porta al sionismo, invece il nazismo le spalanca subito, tanto che solo dopo pochi mesi dalla nascita del governo del cancelliere Adolf Hitler, i nazisti ricevono subito i vertici del sionismo mondiale e stipulano con loro l’accordo dell’Haavara, riconosciuto ancora oggi come decisivo persino da storici israeliani per la nascita dello stato di Israele.

Hitler vuole infatti fare tutto il possibile per dare al sionismo ciò di cui ha bisogno.

Nei primi anni’30, gli insediamenti ebraici in Palestina erano caratterizzati da una certa arretratezza tecnologica e specialistica che verrà superata dal nazismo che si premura di mandare fondi, macchinari industriali avanzati, e ingegneri ebrei che saranno decisivi per costituire l’ossatura del futuro stato ebraico.

Il nazismo non guarda con diffidenza il sionismo, con il quale manterrà stretti rapporti per tutta la sua esistenza fino ad aprire degli uffici di rappresentanza in Palestina per assicurarsi che i trasferimenti degli ebrei tedeschi procedessero senza sosta.

Il fuhrer, paradossalmente per chi ignora tali pagine di storia, è stato uno degli uomini più decisivi per consentire la nascita dello stato ebraico, che il nazismo non ha mai visto evidentemente come una minaccia.

I misteri sulle vere origini di Hitler

Una strettissima vicinanza che può essere ben spiegata dalle origini di Adolf Hitler, ben diverse da quelle di Mussolini, se si prendono in considerazione gli aiuti che il giovane “pittore” ricevette nel suo soggiorno viennese da parte di diversi ebrei, soprattutto da parte della famiglia Epstein.

Gli anni viennesi sono forse gli anni decisivi per capire il mistero di Hitler.

Adolf Hitler

Il giovane spiantato all’epoca non aveva nessuna ostilità verso gli ebrei, tantomeno verso la famiglia Rothschild da lui profondamente stimata.

In un rapporto segreto della polizia austriaca del cancelliere Dolfuss, viene affermato che Adolf Hitler sarebbe stato il nipote del Barone Rothschild di Vienna e di sua nonna, Maria Schicklgruber, dalla cui relazione clandestina sarebbe nato poi il padre di Hitler, Alois.

Dolfuss venne ucciso proprio dal fuhrer nel 1934 perché il cancelliere sembrava molto impegnato a cancellare qualsiasi traccia che potesse far emergere la vera inconfessabile storia sulla sua misteriosa figura come fece qualche anno dopo, quando fece arrestare e imprigionare il suo vecchio compagno di stanza ai tempi di Vienna, Reinhold Hanisch, che scrisse un libro nel quale rivelava come Hitler non era affatto ostile agli ebrei.

Hitler vuole insabbiare, sopprimere ogni traccia che potesse consentire di far capire che la sua missione non era quella di far rinascere la Germania dalle sue ceneri, ma di aiutarla invece a creare le condizioni ideali della nascita di Israele e a proteggere un’alleanza tra nazismo e sionismo che dura ancora oggi.

Il fascismo, il carteggio e le leggi razziali

Mussolini ha invece una storia molto diversa.

Il fascismo non aveva mai pensato a delle leggi razziali fino a quando c’è stato una sorta di avvicinamento “imposto” tra due movimenti che erano molto distanti fino alla prima metà degli anni’30.

Uno storico dimenticato come Francesco Paolo D’Auria lo spiega in maniera a dir poco eloquente quando narra come il Duce cercasse di voler uscire da una condizione di progressivo accerchiamento che Francia e Inghilterra che volevano spingere alla fine l’Italia tra le braccia del nazismo.

Il carteggio tra Mussolini e il primo ministro inglese, Winston Churchill, è probabilmente il pezzo mancante in questo puzzle, poiché in quel fitto scambio di lettere tra il presidente del Consiglio italiano e il massone inglese, ci sono le prove di un accordo.

Un accordo che trapela in un telegramma trasmesso dallo stesso Mussolini a Re Vittorio Emanuele III, nel quale si parla di un ingresso in guerra “dimostrativo” dell’Italia a fianco della Germania, uno scenario spinto dallo stesso Churchill che in realtà aveva già in mente una trappola micidiale per il Duce.

Il telegramma di Mussolini al Re

Il fascismo così già verso la fine degli anni’30 indossa dei panni che non sono mai stati i suoi, come quelli delle leggi razziali, mai approvate prima in 16 anni di fascismo.

Ancora oggi, nei mezzi di comunicazione di massa, di stampo chiaramente antifascista, e sulle scuole si parla di “pagina della vergogna”, ma non si racconta il resto della storia che invece ha raccontato il citato D’Auria.

Mussolini stesso diede ordine esplicito di disapplicare quelle leggi e di proteggere gli ebrei perseguitati.

C’era la dichiarata intenzione da parte del fondatore del fascismo di non dare alcun seguito a quelle leggi da lui stesso firmate, come spiega lo storico di origini brindisine.

“La guerra imperversava e i tedeschi rastrellavano gli ebrei nelle zone occupate ma, per ordine di Mussolini, “ovunque penetrassero le truppe italiane, uno schermo protettore si levava di fronte agli ebrei (…). Un aperto conflitto si determinò tra Roma e Berlino a proposito del problema ebraico (…). Appena giunte sui luoghi di loro giurisdizione, le autorità italiane annullavano le disposizioni decretate contro gli ebrei (…)” (Léon Poliakov, “Il nazismo e lo sterminio degli ebrei”, pagg. 219-220). Questo schermo si ergeva, quindi, non solo in Italia, ma in Croazia, in Grecia, in Egeo, in Tunisia, e ovunque fossero presenti le truppe italiane.
Scrive Rosa Paini (ebrea) (“Il Sentiero della Speranza”, pag. 22): “Quel colloquio lo aveva voluto Mussolini ancora più favorevole agli ebrei, in modo da essere indotto a concedere tremila visti speciali per tecnici e scienziati ebrei che desideravano stabilirsi nel nostro Paese”. Mordechai Poldiel (israelita): “L’Amministrazione fascista e quella politica, quella militare e quella civile, si diedero da fare in ogni modo per difendere gli ebrei, per fare in modo che quelle leggi rimanessero lettera morta”.

Quanti italiani sono a conoscenza di queste pagine di storia documentata e taciuta dagli organi di stampa?

Quanti sanno che diverse persone di origine ebraica riconoscevano come Mussolini avesse ordinato esplicitamente di proteggere gli ebrei, di non fare in modo che fossero deportati come invece voleva il suo “alleato” Hitler?

Il Duce si è trovato a partecipare ad una guerra che non avrebbe mai voluto combattere al fianco di un avversario che non aveva mai stimato, e che invece guardava con non poca diffidenza, se non a volte vero e proprio disprezzo.

Il nazismo voleva rastrellare ogni singolo ebreo, deportarlo verso i campi di concentramento, la cui esistenza era nota al movimento sionista mondiale che voleva che quelle persecuzioni avessero luogo.

Se ne accorse anche un rabbino come Michael Dov Weissmandl, il quale dichiarò che il sionismo voleva che le deportazioni avessero luogo così da far avere al sionismo il pretesto necessario per la nascita dello stato di Israele.

Il fascismo invece non aveva interesse a deportazioni di massa.

Non gli stava a cuore una politica del campo di concentramento, e aveva la saggezza, o più che altro la buonafede, di distinguere tra i signori della finanza ebraica citati dallo stesso Mussolini e semplici commercianti che in diversi casi nemmeno sapevano quali piani avesse il sionismo per loro.

Altri ebrei riconoscono l’assoluta correttezza del fascismo verso gli ebrei, e le loro parole sono quanto più chiarificatrici possibili.

Israel Kalk (“Gli ebrei in Italia durante il Fascismo”): “.. Siamo stati trattati con la massima umanità” e,: “Credo di non temere smentite affermando che con voi la sorte è stata benigna e che la vostra situazione di internati in Italia è migliore di quella dei nostri fratelli che si trovano in libertà in altri paesi europei”. Anche Salim Diamand (Internment in Italy – 1940-1945), scrive. “Non ho mai trovato segni di razzismo in Italia. C’era del militarismo, è ovvio, ma io non ho mai trovato un italiano che si avvicinasse a me, ebreo, con l’idea di sterminare la mia razza (…). Anche quando apparvero le leggi razziali, le relazioni con gli amici italiani non cambiarono per nulla (…). Nel campo controllato dai carabinieri e dalle Camicie nere gli ebrei stavano come a casa loro”.

Ai giovani non viene detto nulla di tutto questo.

A loro si serve una pietanza mal condita e mal assortita dove il fascismo e il nazismo sono semplicemente sinonimi e dove vanno a braccetto, senza raccontare tutte le numerose sfaccettature che dimostrano i diversi solchi tra i due movimenti e quelli tra Mussolini e Hitler, mossi da visioni politiche molto diverse.

Un solco che proseguì anche nella stagione della Repubblica Sociale Italiana come riconobbe l’autorevole storico Renzo De Felice.

Il matrimonio tra fascismo e nazismo è stato, evidentemente, un connubio di comodo, sollecitato più che altro da coloro che avevano interesse a liberarsi di Mussolini, proprio come il citato Churchill.

Il primo ministro inglese era ossessionato dal Duce.

Winston Churchill

Sapeva che poteva distruggerlo, e sapeva che il carteggio avrebbe dimostrato al mondo intero come Mussolini fu spinto ad entrare in guerra al fianco della Germania Nazista attraverso le solite vacue e false promesse di Londra, abituata a raccontare bugie già dalla prima guerra mondiale.

I doppiogiochisti non erano quindi a Roma.

Anche i persecutori degli ebrei e i loro complici non erano a Roma, ma piuttosto a Downing Street, dove Churchill sapeva tutto delle deportazioni degli ebrei e lasciava fare perché era anch’egli un fedele sostenitore della causa sionista e sapeva che dal sangue di quei perseguitati sarebbe nato lo stato di Israele.

Il racconto della vera storia approda perciò in una direzione del tutto diversa da quella verso la quale conduce il mendace racconto liberale e antifascista.

La vera storia dice che Mussolini si oppose alle persecuzioni degli ebrei e la vera storia dice che Mussolini non voleva entrare in guerra, tantomeno a fianco della Germania.

I veri assassini e criminali di guerra erano dall’altra parte.

Servirà in futuro una vera giornata della memoria dove tutti queste verità e ricordi proibiti dovranno finalmente essere portati alla luce.

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33 Commenti

  1. Claudio

    Una vera giornata della memoria è d’obbligo e auspicabile, ma credo ci vorrà almeno una generazione prima che possa prendere il posto della giornata della memoria costruita “ad hoc” e che ci propinano da 80 anni a questa parte ad ogni piè sospinto. Una cosa del genere renderebbe di fatto disoccupati i “cari” amici dell’Anpi e tutti gli antifascisti di complemento e di mestiere che ammorbano l’Italia da sempre e che da sempre pugnalano la stessa alle spalle. Complimenti per l’articolo. Una domanda che esula dal contesto…quando uscirà il suo libro?

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    • La Cruna dell'Ago

      Ciao Claudio, ti ringrazio. Entro fine anno, dovrebbe essere tutto pronto.

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  2. Mariella

    Cesare, grazie.
    Non ho l’età per ricordare tali periodi lontani ma ho l’età per ricordare i racconti dei miei avi che invece quel periodi guerra lo avevano vissuto.
    Ripetevano sempre che la storia non era quella raccontata e che il solo errore che il Duce aveva ‘commesso’ era stato quello di mettersi al fianco di Hitler.
    Naturalmente c’era ben altro che hai raccontato in maniera come sempre chiara ed eplicativa.
    Dobbiamo contribuire tutti a diffondere la verità con coraggio ed è una cosa che stai facendo egregiamente.
    Buon lavoro
    Mariella

    Rispondi
    • La Cruna dell'Ago

      Grazie Mariella, grazie. C’è da imparare di più dai nonni che dai falsi storici odierni.

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      • Alessandro

        Questo è uno dei motivi, a mio avviso, per il quale i vecchietti devono “sparire” sono la vera storia d’Italia.

        Si iniziò con la canzone “Il vecchietto dove lo metto”…

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  3. Isabel.

    Buongiorno, Cesare. La tua esortazione a considerare la VERA STORIA e a separarla dalle MENZOGNE STORICHE che hanno distorto il concetto di “fascismo” di Mussolini è eccellente. Ho il privilegio di essere discendente da cittadini di Bari e ricordo di aver sentito mio nonno esprimere la sua simpatia e il suo totale sostegno a Mussolini in un’Italia in cui, date le circostanze, la figura del DUCE ERA NECESSARIA. Sono arricchita e grata per la documentazione che condivide per ESAMINARE le NARRAZIONI pseudo-storiche con cui siamo stati manipolati e ingannati. Da Mendoza, Argentina: un grande saluto.

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      • Berto Ricci

        Ennesimo articolo magistrale, grazie Cesare!!!
        P.s.
        Puoi dirci di più sul tuo libro? Si tratterà di una raccolta di articoli oppure è un progetto nuovo?

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        • La Cruna dell'Ago

          Salve Berto, ti ringrazio. Il libro vuole essere una storia della rivoluzione mondiale dal 1789 ad oggi.

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  4. Gabriella

    Ci aveva visto lungo Mussolini …..come sempre il lungo braccio della City fa emergere come si è stati e siamo manipolati. Credo che siamo alla fine dei giochi e che le persone si sveglino dal lungo torpore

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  5. davide

    Direi che questo pezzo fa il paio con il precedente in cui a Mussolini è addebitato l’omicidio di Matteotti quando invece era il Re V.E. III quello a “cui prodest” l’eliminazione fisica del deputato ferrarese che aveva in mano le carte in cui per trenta denari il Re aveva barattato l’interesse strategico dell’Italia di cercare il suo petrolio in Libia a favore delle compagnie petrolifere inglesi. Altro pezzo di Storia da riscrivere.
    Un caro saluto al Dott Sacchetti e a chi lo segue.

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  6. armando

    Armando. Ma dal ’22 al ’42 c’era solo Benito Mussolini? Il Re, con tutto il suo fedele esercito, cosa ci stava a fare? le alleanze e le dichiarazioni di guerra le approvava e firmava lui, perché allora si parla soltanto di Mussolini e del Fascismo, che era poi un partito del Regno? poniamoci questa domanda e guardiamo i fatti, forse qualche dubbio sulla vulgata attuale potrebbe venirci. Io quel periodo, anche se in parte, l’ho vissuto, ero bambino e ricordo ancora chiaramente, dubbi su quanto si dice oggi ne ho molti

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  7. Lino Ceroni

    Congratulazioni a Cesare Sacchetti (la cui rubrica leggo con interesse tutti i giorni) per la sua coraggiosa ricerca della verità, contro tutti i macigni disseminati da chi realmente comanda il mondo. I miei genitori (classe 1921 mio padre, e 1922 mia madre) mi hanno sempre raccontato di una loro gioventù serena, rabbuiata quasi esclusivamente dai feroci e assurdi bombardamenti attuati dagli “alleati” a Vicenza.
    Non avevo mai sentito parlare in modo negativo da loro di persone o famiglie ebree, e di loro persecuzioni, e proprio per questo mi chiedo, alla luce di quanto ha scritto in questo suo articolo, con quale “coraggio” questi reduci dall’Olocausto raccontano una storia che non sembra essere vera? Per quale vantaggio personale?
    Se c’è una cosa che non sopporto, è la mistificazione della verità per mera convenienza.
    Mussolini aveva certamente molti difetti (ma sicuramente moltissimi pregi), e la demonizzazione che uccide completamente il suo ricordo mi disgusta.

    Rispondi
    • La Cruna dell'Ago

      Grazie Lino, anche per la testimonianza sui tuoi genitori. Ci sono non poche testimonianze false, come probabilmente già saprai. Se si andasse a vedere meglio, cadrebbero molti “dei”.

      Rispondi
  8. Sara

    splendido articolo

    anche a me, la mistificazione fa molta paura perché distorce completamente la realtà oggettiva

    Rispondi
  9. Salvatore

    Immenso articolo Cesare, mi vengono le lacrime agli occhi. Anche i miei genitori sono vissuti in quell’epoca, ma purtroppo non ho mai avuto informazioni degne di nota da parte loro, a parte le solite narrazioni trite e ritrite. Tutto ciò che so l’ho appreso da letture indipendenti avvenute negli ultimi 15 anni. Grazie.

    Rispondi
    • La Cruna dell'Ago

      Ti ringrazio, Salvatore. Mi fa piacere che stai cercando di scoprire la vera storia.

      Rispondi
  10. Sylvia

    Buongiorno a tutti! Sono immigrata negli USA nel 1974, dove ho studiato nella universitá Washington in St. Louis, MO. Proprio lí, in biblioteca, trovai decine e decine di scaffali pieni di libri italiani donati a questa universitá proprio da Benito Mussolini (come si legge dentro la copertina). Mussolini era molto orgoglioso della sua patria e storia e voleva farla conoscere a tutto il mondo. E non dimentichiamo che la parola “fascismo” coniata da Mussolini deriva semplicemente dal latino “fascii” e rappresentava che nell’unitá delle bacchette risiedeva la forza. Mussolini ha cercato di unificare l’Italia come un fascio di 19 regioni.

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    • Alessandro Cristofori

      In caso la forma latina è fasces. E attenzione perché il senso del termine che ha dato origine al movimento fascista è, come correttamente rilevato, quello comune in italiano di fascio come “unione” , senso che ritorna anche nel movimento di fine Ottocento dei Fasci siciliani, se non erro. Non vi è particolare correlazione con il simbolo dei fasci nell’antica Roma, le verghe con le quali il magistrato poteva ordinare ai littori di punire il reo con la fustigazione; nell’antica Roma il fascio littorio è il simbolo del potere coercitivo del magistrato, del suo imperium.

      Rispondi
  11. Gaetano

    Gentilissimo Dott. Sacchetti, intanto i più sinceri complimenti per il coraggio e la lucida volontà di fare del sano ed attualissimo giornalismo d’ inchiesta. Il suo articolo è edito con un tempismo perfetto rispetto allo pseudo dossier di Massimo Giletti mandato in onda su Rai Tre. La questione del ” carteggio ” tra Mussolini e Churchill, come del resto ; tutti i misteri che ammantano l’ omicidio del duce per mano dei servizi segreti anglosassoni avvenuto a Giulino di Mezzegra sono stati deliberatamente interpolati ed ammantati di complottismo da una rete televisiva pubblica per quanto di orientamento politico noto.
    Peccato anche che sia ancora sparuto il numero degli storici che intraprendano l’ approfondimento sulla questione del ” massacro dei sei milioni di ebrei ” apparso trent’ anni prima sui maggiori organi di stampa d’ oltre oceano ( Atlanta Costitution – cit. ) rispetto alla cronaca politica nota come ” la notte dei cristalli”.

    Rispondi
    • La Cruna dell'Ago

      Ti ringrazio, Gaetano. Mi è giunta qualche voce di questa uscita di Giletti e da quel che ho capito è il solito pattume.

      Rispondi
  12. Mariolone

    In seguito all’annessione dell’Austria da parte della Germania Nazista, Mussolini aveva inviato due divisioni al Brennero, temendo che Hitler volesse annettere il Sud-Tirolo. Quindi non riponeva molto fiducia verso Hitler.

    Rispondi
  13. Emanuele

    Benito Mussolini era un cavaliere di Malta e burattino politico della Chiesa di destra, addestrato per svolgere un ruolo di dittatore, questa è verità.
    IL tentativo di assassinare Mussolini fu una messa in scena, in pratica un rituale mediatico e sempre nel 1926 fece imprigionare Antonio Gramsci, bella roba per uno statista.
    Guarda caso Mussolini viveva a Villa Torlonia (banchieri del Vaticano) e nel 192 firmò il Trattato Lateranense per adempiere alla profezia biblica di 8 re, i papi non erano più papi ma re dello stato indipendente Città del Vaticano. Non scordiamoci la guerra con l’imperatore etiope Haile Selassie.
    Nel 1937 suo figlio Vittorio visitò Hollywood (rituale mediatico con la Hollywood Anti-Nazi League) e fu accolto da Hal Roach (franchise Stan e Laurel).
    Nel 1939 fondò lo studio cinematografico Cinecittà con suo figlio Vittorio e il futurista Luigi Freddi per creare un’industria cinematografica, basata sul modello commerciale di Hollywood (Nettuno: cinema, illusione scenica). Nel 1940 Michelangelo Antonioni lavorò per la rivista fascista Cinema di Vittorio Mussolini e fece film sull’alienazione sociale.
    La vera storia è stata insabbiata ma non è quella che scrive lei.

    Rispondi
    • La Cruna dell'Ago

      Si resta basiti da questa serie di idiozie, raccolte probabilmente qua e là su vari canali antifascisti, comunisti e probabilmente massonici, visto il disprezzo contro la Chiesa. Si potrebbe partire dall’apologia del comunista Gramsci, che l’anno prima votava contro la legge sull’abrogazione della massoneria mentre per conto dell’URSS progettava varie operazioni sovversive. Sulla presunta “falsità” dell’attentato non c’è nulla a supporto se non il delirio di chi ha scritto tale sciocchezza. Non so da quale rigurgito esoterico e massonico venga l’altra assurdità degli 8 re, ma i papi sono sempre rimasti papi, anche dopo la breccia di Porta Pia, nonostante la tua ottenebrata mente possa pensare il contrario. Su Vittorio a Hollywood che dire? Forse la più ridicola delle affermazioni fatte, perché se Mussolini voleva mettere su una industria cinematografica, era più che logico che raccogliesse informazioni su quella che già era la più vasta industria cinematografica del mondo. Direi che comunque può bastare. Io ho parlato di storia, non di pattume rastrellato su siti spazzatura.

      Rispondi
  14. Gian Franco

    Caro Sacchetti,
    ho letto l’articolo con molto interesse ma c’è un aspetto che non è chiaro. Se Mussolini non era antisemita, ma non si fidava dei sionisti e durante la guerra diede ordini di aiutare gli ebrei perseguitati in vari paesi dall’occupazione tedesca, come citato da varie testimonianze di parte ebraica, allora perché firmò le leggi razziali ? Che senso ha firmare una legge del genere per poi fare di tutto per non osservarla?

    Rispondi
    • La Cruna dell'Ago

      Salve Gian Franco, c’è scritto proprio nel pezzo. Per via dell’avvicinamento forzato con la Germania di Hitler.

      Rispondi
  15. Petra

    Buonasera Sacchetti,
    con riguardo ai rapporti tra sionismo e fascismo, varie fonti confermano che Mussolini provava verso il sionismo italiano lo stesso senso di diffidenza che era diffuso tra i nazionalisti e i fascisti, convinti che i sionisti coltivassero amore e fedeltà per due patrie ma ha sempre mostrato un certo interesse di tipo strategico per il sionismo internazionale. Mussolini vedeva infatti nel sionismo mondiale, e in quello palestinese, una preziosa carta da giocare per inserire l’Italia negli avvenimenti mediterraneo-orientali, soprattutto in senso anti-inglese.

    Per esempio, nel 1935 Mussolini disse al rabbino capo di Roma David Prato:

    “affinchè il sionismo abbia successo, deve ottenere uno stato ebraico, con una bandiera ebraica e una lingua ebraica. La persona che veramente capisce questo è il vostro fascista, Jabotinsky”.

    Questa visione favorì lo sviluppo anche in Italia della corrente di destra del sionismo, il cosiddetto revisionismo, fondata da Vladimir Jabotinsky, sostenitrice del fascismo e lontana dall’imperialismo inglese.
    Nel 17 febbraio 1934 all’incontro con Weizmann, Mussolini si dichiarò a favore di un piccolo stato sionista indipendente, e aggiunse che avrebbe aiutato i sionisti a istituire una propria marina mercantile, riferendosi evidentemente al progetto di Jabotinsky a Civitavecchia di costituire una scuola di partito revisionista in Italia. Nel gennaio 1935 il progetto, già avviato, fu approvato ufficialmente dal Consiglio dei Ministri del governo fascista.Nel 1936 Mussolini in persona visitò la scuola, passando in rivista i betarim.
    Quanto sopra offre un quadro ampliato della questione.

    Rispondi
  16. Herr Lampe

    “La razza non tradisce la razza. Cristo ha tradito l’ebraismo ma, opinava Nietzsche in una pagina meravigliosa di previsioni, per meglio servire l’ebraismo, rovesciando la tavola dei valori tradizionali della civiltà elleno-latina.”

    Lei legge quello che pubblica?

    Rispondi
    • La Cruna dell'Ago

      Mussolini si convertì negli anni’40 e abbandonò definitivamente quel retaggio agnostico che aveva caratterizzato la prima parte della sua vita. Ciò nonostante, non ha mai perseguitato la Chiesa e ha sempre avuto dei rapporti cordiali con essa. Studi di più, e meglio..

      Rispondi
      • Herr Lampe

        Ho letto i discorsi di Mussolini: non si definiva agnostico, ma ateo, controlli pure. Buon ripasso.

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        • La Cruna dell'Ago

          Mussolini è stato definito anche agnostico, ma ciò non cambia nulla rispetto a quanto le ho detto. Buon ripasso a lei.

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  17. nuccioviglietti

    Morale di favola… mai fidare mai credere ad anglosassoni in generale britannici in particolare. Mussolini fece figura… e fine… di pollo… aiutando suo malgrado Churchill & Co. ad innestare inguaribile tumore maligno in medio oriente!…!!…https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/

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