di Cesare Sacchetti Nel mezzo della seconda guerra mondiale, in Italia c’era una diffusa aria di...
Leone XIV e la rievangelizzazione della Spagna e dell’Europa sulle orme di San Giovanni Crisostomo
di Cesare Sacchetti
Lo storico viaggio in Spagna del Santo Padre, Leone XIV, si è concluso con una scena surreale, a dir poco anomala per le circostanze con le quali si è verificata.
Il Papa aveva da poco salito i gradini della scaletta dell’Airbus che la compagnia aerea Iberia gli aveva messo a disposizione, quando è venuto il Re Felipe in persona a bussare al portellone dell’aereo per dire che il velivolo purtroppo non poteva partire.
Madrid non ha precisato quale “problema tecnico” abbia impedito al Boeing di prendere il volo verso Roma, ma ciò che colpisce è che questi velivoli generalmente dovrebbero subire dei rigidi controlli prima del loro utilizzo, soprattutto se a bordo c’è un ospite eccellente come il Papa, a meno che non sia accaduto qualcosa di più inquietante, come un eventuale manomissione dell’aereo che doveva trasportare Leone XIV.
Il Papa ha fatto così ritorno con qualche ora di ritardo in Vaticano, ma ha lasciato dietro di sé un immenso patrimonio di anime festanti che sono corse a salutarlo come nessuno avrebbe probabilmente potuto prevedere.
Lo scorso lunedì si era avuto un saggio di quanto fosse storico questo viaggio di Leone in terra iberica.
Sul prato del Santiago Bernabeu, non c’erano i mitici blancos del Real Madrid.
Sul prato dello stadio che ha visto giocare alcune delle partite più epiche della storia del calcio mondiale, e dove l’Italia si laureò campione del mondo nel 1982, c’era un altro uomo vestito di bianco.
Papa Leone al Bernabeu
C’era su quel campo lui, il Papa, Leone XIV, che con la sua umanità e umiltà riesce ad arrivare al cuore degli uomini semplici, a convertirli, a far vedere loro che c’è sempre una via per tornare o entrare nella Chiesa, perché non è mai troppo tardi per trovare la retta via.
Gli spagnoli sembrano averlo compreso subito.
Il giorno prima si erano assiepati nella Plaza de Cibeles di Madrid, riempiendola in tutte le via laterali fino a raggiungere la incredibile cifra di 1 milione e 200 mila fedeli che si sono recati nella capitale spagnola per ascoltare il Papa,
Un afflusso al di là di ogni più rosea aspettativa, senza precedenti se si pensa che solo da poco più di un mese Leone ha portato a termine il primo anno di pontificato.
Gesù affermava che dai loro frutti li riconoscerete, e se si ha un occhio sincero difficilmente non si possono vedere i buoni frutti che il papato di Leone ha portato alla Chiesa.
Nel giro di un solo anno di pontificato, il Santo Padre ha scritto una storica enciclica dal glorioso titolo “Magnifica Humanitas” nella quale spiega come la creazione divina deve essere protetta dalle derive sataniche del transumanesimo di Davos.
Leone ha compiuto una operazione magistrale.
Il Papa è stato in grado di riscoprire la dimenticata enciclica del suo predecessore, Leone XIII, che partorì la dottrina sociale della Chiesa come faro cattolico per la risoluzione delle disuguaglianze economiche, superando la dicotomia apparente tra capitalismo e comunismo.
Leone ha riportato in vita quel patrimonio dimenticato del magistero della Chiesa senza limitarsi alla sola citazione letterale.
Lo ha riscoperto e portato sotto la nuova luce di uno schermo contro quelle tendenze transumaniste che vogliono infine eliminare l’uomo stesso, fino a consegnarlo nelle mani di apparato tecnologizzato retto da algoritmi scritti e manipolati da una cerchia di sedicenti eletti, seguaci della religione gnosticista del forum di Davos.
La Spagna cattolica e la sua scristianizzazione
Il Santo Padre ha scelto la Spagna probabilmente per una ragione molto precisa.
La Spagna è stata una delle nazioni predilette dalla Chiesa Cattolica.
La monarchia spagnola è stata per secoli a guardia della fede nel Paese, tanto da creare un suo tribunale, l’Inquisizione spagnola, per processare gli eretici.
Negli ultimi 50 anni, la Spagna non assomiglia più a sé stessa.
Il suo volto è cambiato.
I connotati di Paese vicino alla tradizione cattolica sono spariti, sostituiti da un Paese molto diverso, pervaso dalla spirito del liberalismo e da una crescente scristianizzazione.
Crollato il franchismo, il processo di democratizzazione di Madrid è stato rapidissimo e dirompente.
Dopo soli 11 dalla morte di Franco, la Spagna aveva già adottato il divorzio e l’aborto.

Francisco Franco
La secolarizzazione è stata tanto rapida quanto violenta, non differentemente dall’Italia che nel giro di soli 5 anni, aveva approvato a sua volta il divorzio e l’aborto incamminandosi verso la stessa liberalizzazione.
E’ un processo comune in realtà a tutta l’Europa Occidentale.
La tempesta della rivoluzione sessantottina porta ogni Paese dell’Europa Occidentale, salvo il Portogallo e l’Irlanda, che arriveranno decenni dopo, a riconoscere l’infanticidio come un “diritto” della donna.
L’Europa ha adottato così una nuova religione, quella concepita dalla scuola di Francoforte che fornisce il terreno “morale” e ideologico per la proliferazione del femminismo e della guerra alla famiglia.
Sono uomini come Adorno, Horkheimer, e Marcuse a costruire l’idea della guerra al patriarcato, poiché l’esistenza stessa del patriarcato pregiudica la nascita della società liquida voluta dalla scuola di Francoforte.
Ogni Paese subisce la rivoluzione, e la Spagna non è stata affatto immune, come si è visto, a tale processo.
I “frutti” della democratizzazione si vedranno in seguito anche negli anni’90.
I pedofili salgono al potere.
Salgono ai vertici della società, si impossessano delle istituzioni politiche e della magistratura fino a sopprimere scandali pedofili come quello del Bar España, ancora oggi una ferita aperta per molte famiglie spagnole in cerca di verità e giustizia.
Il viaggio verso la demoralizzazione in tali condizioni non poteva che proseguire, fino a salutare l’arrivo di Josè Zapatero, oggi travolto da gravi scandali di corruzione.

Josè Luis Zapatero
Zapatero ha il compito di portare ancora più oltre la guerra alla famiglia attraverso il riconoscimento del cosiddetto “matrimonio gay”.
Ogni passo di questa deriva è un passo in avanti della massoneria, come afferma il professor Barcena Perez, e uno inevitabilmente indietro del cattolicesimo.
La Spagna può in questo senso definirsi un perfetto caso di scuola.
Il caso della Spagna dimostra infatti come la cosiddetta laicità non porti in un territorio neutro come i suoi apologeti hanno cercato di far credere, ma in un territorio dove pullulano altre idee e altre religioni, sempre di natura esoterica e gnostica.
Se si crea un vuoto di valori in una società, non rimane tale.
Viene sempre riempito da qualcos’altro, e il passaggio che si è consumato dall’Europa cristiana a quella secolarizzata ha condotto inevitabilmente all’adozione di altri valori, seppur negativi, e al dominio della forza che domina le democrazie liberali, ovvero la famigerata massoneria.
Il positivismo e gli omicidi di Stato
Nasce così un neopaganesimo che rifiuta ogni morale, se non quella reputata tale dal singolo individuo, nel nome di una marcia relativista che alla fine ha partorito l’omicidio di Stato, chiamato “eutanasia”.
Il governo spagnolo si è fatto carnefice non di assassini o pedofili, protetti in ogni modo dalle leggi liberali, ma di giovani innocenti come Noelia Castillo, giovane abusata da degli immigrati, e lasciata al suo destino fino a quando la ragazza, vittima di gravi traumi psicologici, chiese di essere uccisa, senza però avere la possibilità di tornare indietro.
Noelia nutriva dei dubbi su quella triste fine, ma le istituzioni piuttosto che tenderle la mano, le hanno detto che ormai doveva morire perché i suoi organi erano stati già assegnati ad altri.

Noelia Castillo
Il liberalismo alla fine ha prodotto tale oscenità.
Gli innocenti vengono uccisi, e si apre il mercato dei loro organi che finiscono spesso a ricchi individui in grado di avere la disponibilità economica per comprarli.
La rivoluzione di Francoforte si vive qui, adesso.
I suoi fetidi miasmi sono giunti in Spagna, in Italia, e in tutta Europa, perché, semplicemente, se si abbandona il diritto naturale, al suo posto non c’è altro che la tirannia del positivismo, secondo il quale, ogni legge è valida purché sia approvata dal governante di turno.
Sparisce così del tutto la concordanza tra diritto e morale, sostituita invece dalla sola pulsione, dal desiderio e dalla volontà di dominio di un individuo su un altro.
Il Santo Padre ha espresso tali verità davanti a coloro che si sono incaricati di portare avanti il modello opposto.
Il discorso di Leone XIV al Parlamento spagnolo
Leone ha ricordato all’assemblea parlamentare spagnola che la vita è un diritto inalienabile, dall’inizio alla fine, e che non può essere tolta arbitrariamente dallo Stato.
Tolta la potestà del diritto naturale, una legge può contenere in essa qualsiasi barbarità e anche qualsiasi assurdità, come visto al tempo della farsa pandemica.
Di logica in quelle “leggi” non c’era traccia, tantomeno esisteva in esse una qualche moralità, se non quella capovolta di quei governi che volevano appunto trascinare l’Europa e il mondo intero verso il baratro del transumanesimo denunciato da Leone XIV.
Il Papa così ha scelto di ricominciare daccapo.
E’ ripartito da quella Spagna un tempo presidio incrollabile della fede cattolica per provare a riportarla nel suo gregge.
Il viaggio del Santo Padre è stato a malapena trattato dagli organi di stampa, e quando è stato fatto le parole di Leone venivano puntualmente distorte, alterate pur di costruire una inesistente concordanza tra lui e Francesco, il vero paladino della stampa che ancora oggi parla di lui e non del Papa regnante.
Nemmeno vengono riportate, se non molto distrattamente, le fondamentali risposte che Leone XIV ha dato sui suoi modelli spirituali.
L’ispirazione di Leone XIV: San Giovanni Crisostomo
A Leone è stato chiesto infatti dai giovani spagnoli a quali santi si ispirasse, e il pontefice, oltre a rispondere ovviamente al Santo di Ippona, Sant’Agostino, fondatore del suo ordine, ha risposto San Giovanni Crisostomo.
Un nome che probabilmente ha raggelato gli spiriti e gli animi di quei cattolici liberali e progressisti che erano ai piedi di Jorge Mario Bergoglio, e che si sono fatti instancabili portavoce negli ultimi 60 anni della “necessità” di un dialogo tra cattolicesimo ed ebraismo.
Se ci fosse un Santo che oggi condannerebbe tale dialogo, quello sarebbe senza dubbio proprio San Giovanni Crisostomo.

San Giovanni Crisostomo in un mosaico bizantino
Instancabile predicatore, dotato di un eloquio chiaro, fermo e cristallino, che gli valse l’appellativo di “Crisostomo” che in greco significa “bocca d’oro”, visse nel IV secolo d.C., nell’età di Costantino, quando l’Impero Romano giungeva alla sua definitiva cristianizzazione.
Il vescovo originario della provincia di Antiochia, nell’antica Siria, è ancora oggi ricordato per la sua serie di Omelie contro i Giudei, liquidate nella categoria dell’ “antisemitismo” da storici liberali come James Parkes.
San Giovanni Crisostomo aveva la “colpa” di enunciare delle semplici evidenze di fatto.
Nelle sue omelie, definite dal Papa come modello di “amore per la verità”, il Santo raccontava di come il rifiuto degli ebrei di riconoscere Cristo come il Figlio di Dio avesse inevitabilmente portato ad una frattura insanabile tra il cristianesimo e l’ebraismo, tra la legge nuova e l’antica, comunque già inosservata dai farisei.
San Giovanni spiega così questa caduta dalla grazia da parte degli ebrei.
“Invero non stupitevi se ho definito miseri i Giudei. Infatti sono ben sventurati e disgraziati poiché hanno ricevuto nelle loro mani tanti beni e li hanno ripudiati, ed hanno respinto i tesori che erano loro offerti. È sorto per loro il sole della giustizia ed essi, rifiutati i suoi raggi, stanno nelle tenebre: mentre noi che eravamo nelle tenebre, abbiamo attirato a noi la luce e ci siamo liberati dall’ombra dell’errore. Essi erano i rami della radice sacra (Rom 11, 16-17) ma sono stati spezzati, noi non eravamo parte della radice, eppure abbiamo portato il frutto della pietà. Essi hanno letto i Profeti sin dalla più tenera età ed hanno crocifisso Colui che dai Profeti era stato annunziato. Noi che non avevamo mai udito parlare delle Sacre Scritture, noi abbiamo adorato questo stesso crocifisso. Perciò essi sono miseri, perché hanno respinto i beni che erano loro inviati mentre altri li hanno presi per sé, portandoli loro via.”
Sulla bocca del patriarca di Costantinopoli non fiorivano menzogne, ma pure verità, che seppur oggi “proibite” sono state per duemila anni alla base del magistero della Chiesa Cattolica.
Il Santo in un altro passaggio delle sue omelie commentava poi l’incompatibilità tra il cristianesimo e il giudaismo.
“Ma torniamo di nuovo ai malati. Riflettete dunque con chi hanno rapporto coloro che digiunano adesso: con quelli che gridarono: “Crocifiggetelo, Crocifiggetelo”, con coloro che dicevano “Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli” (Mt 27, 23-25). Se fossero dei rei condannati per aver aspirato alla tirannide, osereste avvicinarvi e conversare con loro? Non lo credo. Non è allora assurdo fuggire con tanta cura quelli che peccarono contro l’uomo, e invece stringere rapporti con quelli che oltraggiarono Dio stesso? E adorando il Crocifisso, far festa con quelli che lo inchiodarono alla croce?”
San Giovanni Crisostomo metteva in evidenza l’insanabile contraddizione ignorata dal pensiero moderno e modernista.
Laddove c’è il cristianesimo non può esserci l’ebraismo perché il secondo ha rifiutato il primo, fino a crocifiggere il Suo fondatore.
Nostra Aetate nega tale verità.
Il documento scritto ai tempi del Vaticano II assolve l’ebraismo dall’accusa di deicidio.
Le mani che lo scrivono infatti non sono nemmeno cattoliche.
Sono quelle di Nahum Goldmann, già presidente del Congresso Ebraico Mondiale, che su richiesta dello stesso Giovanni XXIII, fece sapere di volere dalla Chiesa il rifiuto di uno dei capisaldi del suo magistero.

Nahum Goldmann
Attraverso i suoi interventi e nel suo magistero, Papa Prevost fa sapere quali sono i riferimenti della sua teologia, e coloro che hanno orecchie per ascoltare possono cogliere subito la differenza tra la formazione del Papa agostiniano e quella invece alla base di molti seminari del post-concilio.
Oggi in quei seminari si studiano molte biografie, e soprattutto le agiografie, di un sacerdote come don Milani, uno degli ispiratori della Comunità di Sant’Egidio, che nelle sue lettere confessava apertamente le sue pulsioni pedofile.
Nei luoghi dove si sarebbe dovuto respingere il modernismo, si è abbracciata la rivoluzione, seppur si registra sempre di più negli ultimi anni una crescente crisi di rigetto, e un conseguente avvicinamento sempre più deciso verso la tradizione da parte di diversi giovani sacerdoti, sempre più distanti dallo spirito sessantottino del Vaticano II e del suo deserto spirituale.
I tempi di Fatima alle porte?
Sotto l’apparenza di un uomo mite e gentile come quella di Papa Prevost, alberga uno spirito indomito, mosso dalla fede e dalla devozione, e che non ha paura di dire ai potenti che le loro istituzioni sono andate incontro alla rovina poiché esse hanno rifiutato i valori cristiani, come ha fatto proprio nelle ultime settimane nei confronti dell’Unione europea, fustigata per la sua laicità.
Come un pescatore paziente che rammenda la sua rete, Leone perciò si mette all’opera.
A poco a poco, quel tessuto lacerato nel corso degli anni viene ricucito, e riportato alla sua originaria funzione, senza lasciarsi prendere dallo sconforto e dall’impazienza.
Un anno fa, e anche di recente, ci si interrogava se questi sono i tempi di Fatima, come dichiarato recentemente, tra gli altri, dal cardinal Raymond Burke.
Il Terzo Segreto non è mai stato attuale come lo è ora.
Fatima è la storia di un’apostasia taciuta in ogni modo dai vertici della Chiesa che dal 1960 in poi si rifiutarono di obbedire alle richieste di Maria di rendere noto a tutti il contenuto del Terzo Segreto, che, secondo i testimoni privilegiati che lo lessero, narra di un’apostasia della Chiesa e di una sua infiltrazione da parte di forze nemiche.
C’è in Fatima però anche la storia della salvezza della Chiesa, della pulizia del mondo che parte dall’Ucraina e dalla Russia, qualcosa che inevitabilmente fa pensare alla guerra tra la Russia di Putin e il regime nazista di Kiev, sostenuto dall’Unione europea e dalla NATO, istituzioni che incarnano alla perfezione lo spirito anticristiano del mondialismo.
C’è in esso però la visione di un Papa che avrà un ruolo decisivo nella manifestazione di questa fase.
Il Santo Padre non ha scelto un nome qualunque per la sua missione pastorale.
Ha scelto il nome del Papa che fu testimone nel 1884 di quella infiltrazione che avrebbe subito la Chiesa nel secolo successivo, e si è affidato a Maria sin dai primi istanti della sua missione.
Se c’è un Papa che assomiglia molto a quello di Fatima, questi sembra proprio essere Papa Leone XIV.
La Chiesa aspettava da molti e lunghi anni questo momento.
I tempi tanto attesi sembrano essere proprio arrivati.
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Grande capacità di leggere i segni dei tempi e di portare speranza e luce a noi poveri lettori . Grazie Direttore, che ci fa riflettere su come questo Pontefice difenda la verità in un mondo ormai manicheo . E’ la forza non solo di Leone XIII ma anche proprio di San Agostino , d’altronde oggi i tempi sono molto simili alla tarda antichità . Speriamo con fede, e rallegriamoci dei tanti volti giovani ed estasiati visti in Spagna . Adelante!!
Ti ringrazio, Sigfrido. Sicuramente il carisma agostiniano infonde molta saggezza e fermezza al cammino di Leone. Spero che sempre più fedeli si riavvicinino alla Chiesa. C’è finalmente un Papa che ha cambiato rotta.
Buona domenica però io le dico che questo papa è stato nominato da Bergoglio che questo papa non poteva essere papa perché Bergoglio stesso non lo poteva perché Ratzinger non aveva scritto di rinunciare al munus papale che questo papa come Bergoglio ha detto che il vaccino è un gesto d’amore…come la mettiamo veramente?
La mettiamo che se si continua a dare ascolto a pifferai smentiti, carte alla mano, decine e decine di volte. Joseph Ratzinger ha rinunciato validamente al suo pontificato e non ha mai dato nemmeno mezza parola negli anni a venire che solo lasciasse pensare ad una qualche pressione. Uscite dalla metà realtà, e iniziate a seguire il Papa regnante che ha molto da dire e da dare.
Gentile dottore ho seguito la discussione sul documento in latino scritto da Papa Benedetto XVI in cui Lui ha scritto di rinunciare al ministerium Episcopale ma non al munus petrino. Quindi il conclave non poteva essere indetto, fino alla morte del papa. È stato eletto Bergoglio che poi ha favorito l’elezione di Prevost, nominandolo cardinale con altri titoli. Come poteva essere eletto senza Bergoglio? Quindi questi vescovi discutono il fatto che Bergoglio e Prevost non potevano essere nominati e soprattutto hanno tutti e due pronunciato quella famosa frase che pesa sulla coscienza della chiesa ovvero che i vaccini sono un gesto d’amore. Felice che lei mi convinca del contrario Saluti cordiali
Non c’è differenza tra ministerium e munus. Se andate dietro a pifferai smentiti decine e decine di volte, vi ritroverete come siete messi ora. Nella fantastoria, nel codice da Vinci, e nei cardinali non validi.
Rispetto e profonda riflessione sulla inviolabilità dell’essere umano. È giusto che qualcuno lo dica e chi altri se non i Papa!
L’onestà intellettuale sa riconoscere il grande valore delle parole e delle ciclica di Leone XIV anche per chi non possiede il dono della fede. Grande guida spirituale.
Sempre gradevole e istruttivo leggerla Dott Cesare Sacchetti.
Condivido
Ti ringrazio, Osiris.
Buongiorno Cesare ma la profezia non dice che l’apostasia della chiesa sarebbe durata 100 anni perché dal 1960 ad oggi mancherebbero ancora 34 anni per arrivare al 2060. Spero che non si debba pigliare alla lettera così come annunciata e francamente diffido un po’ di Leone dopo che se n’è uscito con lo stesso discorso che ha fatto Bergoglio sui vaccini
Salve Anto, sì, 100 anni, ma nessuno ha detto che vanno contati dal Concilio. Secondo la beata Emmerich, si parte più o meno dagli anni’20 del secolo scorso. In Perù, dove si trovava Prevost, c’era principalmente Sputnik.
Ottimo articolo!
Buongiorno e grazie per questo illuminante articolo (di luce divina, non di quella degli “illuminati illuministi” umani!). Voglio sperare e prego che questo Papa rappresenti davvero lo strumento provvidenziale per la svolta nella Chiesa post disastro conciliare. Purtroppo, non foss’altro che per motivi anagrafici, i sessantottini sono ancora al potere nelle più variegate realtà ecclesiastiche, dalle diocesi ai seminari, dai movimenti carismatici alle istituzioni monastiche. Speriamo che, passata l’onda lunga della “revoluciòn”, si resti magari in pochi, ma buoni.
Infine, ringraziando ancora, volevo sapere cosa ne pensa della dolorosa vicenda della FSSPX, che presto ordinerà suoi vescovi: stato di necessità o superbia tradizionalista? Considerazione mia: la disistima di cui sono sempre stati oggetto avrebbe meritato ben altri bersagli (preti comunisti, orribili Messe “creative”, bestialità dottrinali sparate da vescovi à la page, leader carismatici che mettono in piedi veri e propri movimenti settari, ecc.).