di Cesare Sacchetti Improvvisamente, taluni hanno scoperto una vocazione “cristiana” che mai...
La strage di via Fani e Aldo Moro nemico del Mossad
di Cesare Sacchetti
La Fiat 130 del presidente Moro quel giorno stava facendo il suo solito percorso.
Usciva da via del Forte Trionfale, dove l’onorevole della DC, abitava assieme alla moglie Eleonora e ai suoi figli, per recarsi in Parlamento passando prima attraverso via Colli della Farnesina, nel quartiere del Foro Italico, costruito dal fascismo negli anni’20 e luogo nel quale si trova ancora oggi il ministero degli Esteri.
Moro però non arrivo dov’era atteso.
All’incrocio tra via Mario Fani e via Stresa, ad attenderlo c’era un commando di uomini, altamente specializzati con l’uso delle armi e addestrati certamente a tecniche di agguato militare, molto poco praticate dai cosiddetti brigatisti rossi, e molto utilizzate invece da uomini che avevano ricevuto una preparazione specifica, tipica di alcuni centri di addestramento della NATO dell’epoca.

L’agguato di via Fani
La scorta dell’onorevole non ha il tempo di fare nulla.
Da una siepe di un bar antistante la strada, escono quattro uomini vestiti da avieri, una scelta insolita per dei brigatisti, e un modo forse, come ipotizzato da diversi ricercatori del caso, che suggeriva che forse gli assalitori nemmeno si conoscevano tra di loro.
Tra i quattro c’è un uomo di cui ancora oggi si ignora l’identità.
Ogni anno quando ricorre l’anniversario del sequestro di Aldo Moro e del massacro della sua scorta composta da 5 uomini della polizia guidati dal maresciallo Leonardi, si assiste ad una ritualità stantia, ipocrita che non ha interesse a far uscire la verità su una operazione molto poco affine al terrorismo rosso, e molto vicina invece agli elementi dell’apparato atlantico.
Il misterioso sparatore e il colonnello che “andava a pranzo”
Lo sparatore vestito da aviere ancora oggi è un mistero.
Viene descritto come un tiratore formidabile.
I suoi colpi arrivano con precisione all’obiettivo, non feriscono il presidente Moro che doveva essere preso vivo, e i testimoni che lo osservano, tra i quali c’era Pietro Lalli, appassionato di armi, lo descrivono come un personaggio che aveva una padronanza assoluta delle armi, qualcosa che difficilmente un brigatista poteva avere, se si considera che gli stessi membri delle BR come Adriana Faranda, affermavano che non si recavano molto a sparare per non attirare su di sé l’attenzione.
L’uomo vestito da aviere invece era un vero e proprio professionista.
Lo si vede solo in quell’azione, e i presunti capi dell’operazione, tra i quali c’era Mario Moretti, definito dallo storico ricercatore del caso Moro, Sergio Flamigni, come la sfinge delle BR tacciono sulla sua identità, né tantomeno gli inquirenti di quegli anni si diedero da fare per capire chi effettivamente fosse questo eccezionale sparatore che da solo ha sparato ben 49 dei 93 colpi totali.
Lo sapeva forse un personaggio che passava proprio in quel momento a via Stresa.
Un uomo era lì in quegli istanti, nell’inferno di via Mario Fani, e non è un uomo qualunque che si trova a passare per portare a spasso il cane.
Si tratta del colonnello Camillo Guglielmi, membro del’allora servizio segreto militare del SISMI, oggi defunto e convogliato nelle due agenzie dell’AISE e dell’AISI.
Guglielmi era un altro di quei personaggi che si trovano nella zona grigia della Prima Repubblica.
Appartenente alla famigerata sezione R del SISMI, che operava sotto la direzione del generale Musumeci, massone e membro della loggia P2, affiliata al Grande Oriente d’Italia, nonostante i maldestri e ridicoli tentativi di presa di distanza di palazzo Giustiniani verso la loggia diretta da Licio Gelli, una volta che lo scandalo divenne di dominio pubblico nel 1981.

Il generale Pietro Musumeci
La P2 è un fattore costante nel sequestro di Moro.
Piduisti sono molti degli uomini coinvolti nel caso, e piduisti sono molti degli uomini che al Viminale, allora diretto da Francesco Cossiga, dovevano mettersi sulle tracce dell’onorevole della DC, ma non era certo questa l’intenzione dei massoni della P2.
Una volta appreso che Moro era stato sequestrato, Gelli commenta con soddisfazione affermando che “il più fosse fatto”, segno che c’era in corso una operazione della quale la massoneria e i suoi elementi in politica, nei servizi segreti e nelle forze armate erano perfettamente consapevoli.
La P2 era stata costituita in realtà molto tempo prima.
Non al tempo della seconda guerra mondiale come qualcuno potrebbe ingenuamente pensare se ingannato da una certa vulgata mediatica, ma ben prima, ai tempi del Risorgimento, quando i massoni Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi decisero di costruire uno dei piani superiori della massoneria, passato poi sotto la guida di un altro famigerato personaggio come il Gran maestro del GOI, Adriano Lemmi, salito al potere dopo una interminabile serie di intrighi e raggiri che fecero di lui uno degli uomini più potenti della frammassoneria mondiale.
Verso la fine della seconda guerra mondiale e dopo il tradimento di Cassibile, i servizi segreti angloamericani decisero di ricostituire questo piano privilegiato della massoneria, come mezzo per poter controllare meglio i vari punti nevralgici di una repubblica voluta fortemente dallo stato profondo di Washington e nata nell’inganno e nella menzogna di una vasta frode elettorale, consumatasi il 2 giugno del 1946, attraverso il broglio del referendum tra monarchia e repubblica.
Gelli e i piduisti servivano da sentinelle di Washington, e furono semplicemente decisivi dal primo all’ultimo minuto dell’intera operazione del sequestro di Aldo Moro.
Guglielmi quel giorno era lì con ogni probabilità per assicurasi che tutto procedesse secondo i piani.
La sua versione di un pranzo da consumarsi alle 9 del mattino presso la casa del colonnello D’Ambrosio non convince, anche perché l’uomo del SISMI e istruttore della rete clandestina Gladio non disse una parola sulla sua insolita presenza a via Fani proprio nell’atto della strage e del sequestro di Moro, tantomeno si premurò di scrivere un rapporto sui fatti ai quali aveva assistito.
I due misteriosi uomini sulla Honda: agenti al servizio di Guglielmi?
Guglielmi arriva, osserva, si accerta probabilmente che tutto stesse andando come previsto, e si defila una volta che l’operazione venne portata a termine, e una volta che i vari membri del commando si dileguarono.
Oltre allo sparatore anonimo, c’erano altri soggetti mai identificati, e anche loro non appartenenti alle Brigate Rosse.
C’erano, ad esempio, due uomini a bordo di una moto Honda blu che parteciparono all’operazione.

Una moto Honda blu del 1978 modello CB 400
A vederli furono diversi testimoni tra i quali Giovanni Intrevado, un agente di polizia fuori servizio, e l’ingegner Marini che si beccò dei colpi di mitra sparati dai due contro di lui e che colpirono, per fortuna non ferendolo, il parabrezza del suo motorino.
Anni dopo, nel 2014, si apre uno squarcio sulla identità di quei due uomini sulla moto Honda.
Un giorno l’ispettore di polizia, Enrico Rossi, membro della DIGOS di Cuneo, riceve una lettera anonima da parte di uno scrivente che rivela di essere l’uomo seduto dietro il guidatore della moto.
L’anonimo scrisse queste parole.
“Quando riceverete questa lettera, saranno trascorsi almeno sei mesi dalla mia morte come da mie disposizioni. Ho passato la vita nel rimorso di quanto ho fatto e di quanto non ho fatto e cioè raccontare la verità su certi fatti. Ora è tardi, il cancro mi sta divorando e non voglio che mio figlio sappia. La mattina del 16 marzo ero su di una moto e operavo alle dipendenze del colonnello Guglielmi, con me alla guida della moto un altro uomo proveniente come me da Torino; il nostro compito era quello di proteggere le Br nella loro azione da disturbi di qualsiasi genere. Io non credo che voi giornalisti non sappiate come veramente andarono le cose ma nel caso fosse così, provate a parlare con chi guidava la moto, è possibile che voglia farlo, da allora non ci siamo più parlati, anche se ho avuto modo di incontralo ultimamente”.
Una lettera il cui contenuto è incredibilmente simile a quello del film sul caso Moro, il celebre “Piazza della Cinque Lune”, nel quale uno dei partecipanti all’azione, proprio l’uomo seduto sulla moto, gravemente malato decide di rivelare la verità sull’omicidio del presidente della DC.
Un film che forse è stato “profetico”, ma non affatto di fantasia come si vedrà a breve.
C’è intanto una prima fondamentale considerazione da fare.
Gli uomini che erano su quella moto non erano affatto brigatisti.
Sarebbero stati membri del SISMI e di Gladio, chiamati per compiere una missione specifica dal colonnello Guglielmi, che di certo non andava a pranzo, ma partecipava al sequestro dell’onorevole Moro perché gli ambienti massonici e atlantici che avevano in mano i servizi segreti e la repubblica volevano eliminare la “minaccia” che rappresentava Aldo Moro, un uomo la cui politica turbava troppo gli equilibri atlantisti.
L’uomo della Honda fornisce tutti gli elementi per identificare il guidatore.
L’ispettore Rossi si muove, e attraverso un controllo amministrativo scopre che nella cantina della casa del guidatore dell’Honda ci sono due pistole, di cui una Drusov a canna lunga, arma per specialisti, assieme ad una copia avvolta nel cellophane dell’edizione di Repubblica dell’epoca sul sequestro di Moro.
La soluzione del mistero era lì, ad un passo.
Rossi vuole fare ulteriori accertamenti, chiede di eseguire perizie, altri riscontri perché ogni cosa combaciava, compresa la descrizione del guidatore della Honda, descritto dall’ingegner Marini come un uomo dalle guance scavate come il celebre attore e autore teatrale Eduardo De Filippo, ma l’apparato lo blocca perché i vertici della repubblica di Cassibile non possono permettere che si sappia la verità su via Fani e si metta fine una buona volta alla bugia che le BR agirono da sole.
Rossi protesta, chiede di andare avanti, ma alla fine sbatte la porta e si dimette perché capisce che ci sono meccanismi più grandi di lui che vogliono fermarlo.
A via Fani, è andata quindi in scena una operazione militare di alto livello.
C’erano uomini dei servizi, uomini della NATO, uomini della massoneria e solo in ultima istanza, quasi di contorno, uomini delle BR che erano soltanto l’ultima parte di un ingranaggio molto più potente.
Via Gradoli: il covo dei misteri
Lo si capi anche quando venne scoperto sulla Cassia, a Roma, il famigerato covo di via Gradoli, la strada dei misteri, un crocevia di appartamenti e condomini intestati a società, ancora una volta, dei servizi segreti.
Secondo la narrazione ufficiale, Mario Moretti, l’uomo più ricercato d’Italia nel 1978, era lì che si sarebbe recato, in un condominio dove c’erano appartamenti di proprietà del SISDE, e dove anni dopo andò a vivere un altro terrorista di opposta fazione, quel Giusva Fioravanti, “capo” dei NAR, responsabili, secondo la magistratura, della strage di Bologna, nonostante anche in tale evento ci siano moltissimi elementi che riconducano alla massoneria, ai servizi e all’apparato atlantico.

il covo di via Gradoli 96
Il covo di via Gradoli non viene scoperto per caso il 18 aprile del 1978.
Viene scoperto perché qualcuno che vi aveva accesso lasciò aperta l’acqua del telefono della doccia posta contro il muro della vasca, una posizione che non poteva non causare una infiltrazione al piano di sotto, che venne infatti segnalata da chi abitava nell’appartamento sottostante.
Il covo venne fatto scoprire su volontà di qualcuno che vi aveva accesso.
Qualcuno che non era Moretti e qualcuno che forse voleva sabotare l’operazione dall’interno.
A via Gradoli si poteva arrivare molto prima, quando giunse una segnalazione a marzo sul fatto che lì c’era il covo delle BR, ma gli agenti di polizia inviati dalla magistratura quando arrivano di fronte alla porta dell’interno 11 del condominio di via Gradoli, non seguono le indicazioni del magistrato che aveva ordinato di attendere il ritorno dei proprietari o di abbattere la porta qualora nessuno avesse dato risposta.
Le istruzioni del giudice vengono disattese, nessuna inchiesta venne avviata contro gli agenti che disobbedirono alle istruzioni della magistratura, e passa un mese di tempo prima che il covo venne finalmente scoperto.
Si può pensare che la persona o le persone che avevano fatto la segnalazione a marzo sono le stesse che lasciarono aperta l’acqua ad aprile facendo così scoprire il covo?
Una ipotesi non esplorata, come molte in questa storia atlantica, ma proprio in quell’appartamento c’erano altri elementi importantissimi per arrivare alla risoluzione del caso.
Gli inquirenti scoprono molti elementi interessanti, a partire da due appunti scritti a mano, presumibilmente proprio dallo stesso Moretti, che recavano l’intestazione di un numero telefonico di una società immobiliare, la Savellia di Montesavello, che si trovava nel cuore del ghetto ebraico di Roma, a poche centinaia di metri da via Caetani, luogo del ritrovamento del cadavere di Moro, deposto in una Renault 4.
Non è chiaro se i magistrati chiesero a Moretti perché prese questo appunto e quali contatti avesse al ghetto, ma si sa che gli inquirenti invece di mettere subito sotto sorveglianza quella agenzia immobiliare, attesero, su ordine del giudice Cudillo, più di un mese, alla fine di maggio, e solo per cinque giorni.

Via Caetani, all’epoca del ritrovamento del corpo di Moro
Sarebbe stato necessario muoversi ben prima, monitorare subito e per più tempo quella società immobiliare, ma anche in questa occasione gli inquirenti non si mossero, su ordine probabilmente degli stessi ambienti che avevano organizzato e gestito l’intera operazione.
Il Mossad e il falso comunicato del lago della Duchessa
Secondo l’avvocato della Democrazia Cristiana, Pino De Gori, è proprio lì che Aldo Moro sarebbe stato detenuto.
Non in luoghi remoti sulle montagne, o nei pressi del lago della Duchessa, come ha voluto suggerire un depistaggio fatto attraverso il falso comunicato numero 7 redatto dal falsario della banda della Magliana, Tony Chichiarelli, legato ai servizi.
Moro sarebbe stato prigioniero nel cuore della città in un appartamento probabilmente noto ai servizi segreti e plausibilmente di personaggi molto vicini alla lobby sionista.
Secondo l’avvocato De Gori, a chiedere di scrivere a Chichiarelli quel falso comunicato sulla falsa morte di Moro fu il Mossad stesso, che voleva accelerare la fine dello statista della DC, un servizio per il quale l’uomo della Magliana venne ricompensato attraverso l’esecuzione della rapina alla Brinks Securmark, un colpo che valse ai rapinatori un bottino da 35 miliardi di lire.

Tony Chichiarelli
Israele voleva la morte di Moro e la fine del suo Lodo che aveva consentito ai gruppi militanti palestinesi di trovare un porto sicuro in Italia, sempre più vicina al mondo arabo e alla causa della Palestina.
Moro stesso sapeva di essere finito nel mirino dello stato ebraico.
Prima del suo rapimento, l’onorevole della DC, disse all’ex ministro Giovanni Galloni che le BR erano state pesantemente infiltrate non solo dai servizi angloamericani ma soprattutto dal Mossad.
Il Mossad era uno di quei servizi che aveva più interesse a togliere dalla scena Aldo Moro.
Moro era l’uomo che 5 anni prima del suo rapimento aveva imposto il veto all’uso dell’utilizzo della base di Sigonella agli Stati Uniti che volevano assistere lo stato di Israele durante la guerra dello Yom Kippur.
La politica e la geopolitica di Moro avevano un raggio di azione molto vicino al mondo arabo, consapevole che i rapporti con i Paesi arabi erano troppo importanti per una nazione come l’Italia, Paese ponte tra Occidente e Oriente, affacciato sul Mediterraneo e con una importantissima valenza strategica non sfruttata dai presenti inquilini di Montecitorio e palazzo Chigi, ormai telecomandati dalla NATO e dal movimento sionista.
Il presidente della DC invece sapeva che occorreva tenere sganciata l’Italia da Israele e dalla NATO.
Le minacce di Kissinger e la Seconda Repubblica di Israele
Moro aveva stabilito una via di politica estera che si stava avvicinando “pericolosamente” al blocco dei non allineati, uno scenario che avrebbe significato la fine del Patto Atlantico o comunque un suo grave svuotamento, considerata la perdita di un Paese importante come l’Italia.
Kissinger perciò avvertì Moro senza troppi giri di parole.

Henry Kissinger
L’eminenza grigia del gruppo Bilderberg e uomo di riferimento dello stato ebraico alla Casa Bianca minacciò esplicitamente di morte Aldo Moro almeno in due occasioni.
Moro capì che era finito nel mirino dell’apparato che teneva in ostaggio l’Italia dal 1943 e che concepì l’intera operazione di via Fani.
La verità a distanza di 48 anni non è mai stata cercata, perché essa porta in quel territorio proibito, dove la magistratura, dominata dalla massoneria, non vuole entrare perché significherebbe sfidare i poteri che ordinarono di uccidere Moro.
Aldo Moro era troppo pericoloso per lo stato ebraico, che non poteva accettare che l’Italia fosse così vicina alla causa palestinese.
Nonostante il ristretto perimetro assegnatogli, i politici della Prima Repubblica erano riusciti a costruirsi un loro spazio, a perseguire una stretta via che riusciva in qualche modo a proteggere l’interesse nazionale, fino a quando non venne eseguito il golpe giudiziario di Mani Pulite, e gli ultimi due statisti degni di questo nome non asserviti a Israele, quali Bettino Craxi e Giulio Andreotti, vennero travolti dall’ondata di un colpo di Stato concepito a Washington e Tel Aviv.
Al loro posto, ormai ci sono solo meri figuranti, comprimari che eseguono ogni volontà atlantica e soprattutto israeliana, se si pensa che il territorio italiano è ormai oggetto di colonizzazione da parte di israeliani transfughi ai quali è stato concesso di vivere e lavorare in Italia, senza che si levasse una sola voce di chiarimenti al riguardo.
L’omicidio di Moro e della sua scorta serviva chiaramente a questo.
Serviva a impedire che l’Italia fosse troppo scomoda alla NATO e Israele, e il successivo golpe del’92 è servito a portare a termine l”opera”.
A distanza di quasi mezzo secolo, la verità storica sembra essere sin troppo evidente.
Israele detestava Aldo Moro e quei politici non asserviti al movimento sionista.
Israele è divenuta il vero referente di un sistema politico ormai sempre più delegittimato e sull’orlo dell’estinzione.
L’uscita dalla repubblica di Cassibile non potrà che significare la fine del’ascendente del sionismo sulla politica italiana.
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Ci sta pensando Trump e l’Iran a toglierci di torno il sionismo. Il karma con ritardo fa sempre giustizia.
Ne sei propio convinto Caruso? A me sembra che sia Totalmente Asservito a Sion, e lo ha dichiarato piu’ volte !Ho una foto che immortala perfettamente la sua Totale Devozione;non posso pubblicarla purtoppo.
Oddio, la pistola fumante sarebbe in una foto..Vediamola, dai. E’ quella del Muro del Pianto o quella con Chabad? Se il tuo livello è quello di basarsi su una foto, senza vedere nemmeno quello che fa, siamo su un piano molto basso qui..
Salve,
Ottimo articolo e tristissima storia….. Se Aldo Moro non fosse stato eliminato e ci fossero stati quei pochissimi statisti sopracitati non saremmo mai arrivati allo schifo di oggi e avremmo avuto una storia migliore di quella vissuta fino ad oggi….
Nel 2024 parlavi di un biennio- triennio per ciò che concerne questo smantellamento della repubblica di Cassibile insieme all unione europea, la nato ecc, e a giudicare dal fatto che anche uno di questi vertici (Israele) sta prendendo mazzate da tutti, si direbbe quindi che ci siamo come periodo …. Quindi, cosa potremmo aspettarci tra quest’ anno e il prossimo riguardo il nostro futuro?
Di recente si e’ parlato di questo distacco dalla nato voluto da Trump, che insieme alla sponda ungherese e russa dovrebbero portare a termine la situazione? Ci sono aggiornamenti in merito? A volte sembra non succeda niente, non vediamo cosa succede in tempo reale dietro le quinte al di là degli eventi in superficie, quindi si rimane con: 🤔
Saluti
Non ho dato mai nessuna data. Non mettermi in bocca cose che non ho detto. Ho solo detto che di questo passo sarà difficile per l’UE superare il triennio.
Hai detto cose simili, esempio articolo del 31 luglio del 2025 dove asserivi la disfatta della von derlayen e l’ inevitabile crollo dell UE ecc…. Quindi l hai detto in qualche modo. Sul biennio triennio circa avevi risposto ad un mio commento e a quello di qualcun’altro rispondendo biennio triennio circa….date specifiche assolute no, ma indicative si.
Sì, ma non ho detto che “cade entro un triennio”. Ho solo detto che in queste condizioni è difficile che riescano a superare quel raggio temporale. Questo comunque è un blog dove si parla di politica, storia, geopolitica e massoneria. Se cerchi ossessivamente date e pronostici, ti consiglio di spostarti su un sito di scommesse. Non facciamo pronostici su date qui. Saluti.
😂😂😂
No, le scommesse non le gioco mai, sia mai! Non sono il tipo.
Ok, era solo un chiarimento, ho riportato che indicativamente avevi parlato di un crollo previsto entro più o meno un certo periodo, la data precisa e’ difficile saperla, sarebbe impossibile a dire il vero prevederla con precisione …. siamo d’ accordo..
Mi pare solo chiaro che ci siamo, non penso ci vogliano altri 10 anni, più che altro perché vedo la situazione da noi piuttosto drammatica….. Grazie saluti
A proposito, ma questo referendum che ci sarà a breve, chissà se gli italiani stavolta in massa capiranno che non si deve andare a votare, magari almeno riusciamo ad arrivare ad una buona percentuale di non votanti…. Non si parla di altro, ma vedo ancora parecchia inconsapevolezza in giro….
Esatto sarebbe il momento giusto che molti si danno una svegliata e si “tagliano le mani di andare a mettere quella X” ma dubito che le pecore dormienti si svegliano è inutile a noi popolo italiano di quasi 60 milioni di persone piace essere presi per il c*** da 1000 persone inferiori che ci governano
Se fosse così dovrebbero andare tutti a votare, e invece c’è l’astensionismo record…
La P2, pur complice del rapimento ma non dell’uccisione di Moro, fu tradita da altre superlogge sovranazionali piu’ potenti (tanto che Gelli e la P2 furono ufficialmente scoperte e di fatto furono distrutti pochissimi anni dopo). Chi erano queste superlogge? Basta forse vedere cui prodest l’assassinio di Moro. Non fu la Democrazia Cristiana che subi’ un lento declino, cosi come il Partito Comunista che ne usci’ quasi come complice viste le tendenze politiche delle BR, e che anch’esso iniziera’ un lento declino, cosi come il Partito socialista che alla prima occasione sara’ fatto fuori, tutti e tre di fatto scompariranno con mani pulite, nei primi anni 90. Saranno i neocon americani insieme alla finanza anglo-americana che si imposseseranno dell’Italia con le logge massoniche emergenti sopratutto nella magistratura, con il Britannia, con Mani Pulite e con le stragi Falcone-Borsellino (benedette dalla regina) troppo pericolosi per il nuovo che avanzava, in quell’anno orribile del 1992. Ma c’e’ un personaggio che ha avuto grandi vantaggi dal caso Moro, ha fatto carriera, ha svenduto gli asset italiani per conto della finanza internazionale, e’ diventato presidente del consiglio. Lo stesso personaggio che in una seduta spiritica fece saltare fuori il nome di Gradoli nel marzo del 1978, con lo scopo o di far saltare l’operazione o forse piu’ sensato di mandare un messaggio a chi aveva organizzato l’operazione, un messaggio che le nuove logge emergenti tutto sapevano e che era giunto il momento che fossero consegnate loro le chiavi del potere in Italia, cosa che sarebbe successa definitivamente nel 1992.
Angelo, la P2 non fu distrutta. Rimase attiva fino alla morte di Gelli, e te lo posso confermare in base a fonti più che buone. Lo scandalo venne fuori probabilmente per via di qualche disputa interna. Ebbe comunque un ruolo chiave nel rapimento e nell’uccisione. Gelli sapeva sin dal principio come sarebbe finita l’operazione. Dal 16 marzo del 1978.
Buonasera, giusto qualche settimana fà mi stavo rivedendo il caso Moro film di Ferrara del 1986. Purtroppo come altri casi di cronaca nera poche persone comprendevano che era qualcosa di molto più grande che andava oltre la partecipazione delle Brigate rosse. Difatti tornando al presente, a parte noi del blog e a qualcuno che si pone due domande, e soprattutto nello specifico a Trump, la maggioranza della gente crede che sia un burattino ricattato dal sionismo o un pazzo guerrafondaio esaltato. Noi sappiamo benissimo il gioco che sta facendo ma la massa no e ne esce un quadro personale negativo agli occhi dell opinione pubblica ovviamente esclusi i suoi nemici che sanno benissimo cosa sta facendo in realtà ed hanno tutti gli interessi ad andargli contro. Quando e come ritiene si ribalterà l attuale critica nei suoi riguardi per passare poi ai ringraziamenti per ciò che sta facendo? Un saluto, grazie
Nel film di Ferrara, se non ricordo male, c’è Gian Maria Volontè, ma non si approfondiscono le tematiche e i veri burattinai di tutta l’operazione, a differenza di come viene fatto in Piazza delle Cinque Lune, che incredibilmente (casualità?) anticipò quanto sarebbe accaduto nel 2011 con quella lettera anonima ricevuta dall’ispettore Rossi. Per quanto riguarda Trump, appena la crisi in Medio Oriente sarà chiusa, e con la riduzione di Israele all’impotenza, sarà chiaro a tutti il gioco che ha fatto. Trump non guarda al consenso che si raccoglie in due giorni. Guarda più lontano. Vuole portare a casa il risultato e sa che alla fine ad obiettivo acquisito il suo consenso, che non sta scendendo comunque, sarà ancora più alto.
L’articolo non fa una piega, solo qualche dubbio su cosa effettivamente successe in via Fani. Non so se lei ha letto la ricostruzione del gen La Porta secondo cui Moro in via Fani non ci arrivò mai perchè durante il tragitto casa-parlamento Moro era solito prendere la messa in zona Parioli ( se non sbaglio) e lì arrivò un’altra scorta inviata dal Viminale a prenderlo perchè quella stessa mattina alle 6 una radio della sinistra extraparlamentare( di cui non ricordo il nome) aveva già annunciato il rapimento di Moro. Avvenne così che nonostante le rimostranze del maresciallo Leonardi Moro fu preso in consegna dalla nuova scorta e rapito ( la Porta dice che dapprima fu portato in Vaticano e poi sul litorale romano) mentre il maresciallo Leonardi e i suoi furono mandati al massacro in via Fani. Il dubbio su questa ricostruzione è come potesse esserci un sosia di Moro già pronto all’uso che avrebbe preso il suo posto nell’autovettura diretta a via Fani: dai filmati infatti si vede Morino o il suo alias uscire dalla macchina durante la carneficina.
Che l’omicidio di Moro sia stato un omicidio di Stato è certo e che a pugnalarlo alle spalle siano stati i suoi compagni di partito altrettanto. A questo omicidio eccellente si ricollega quello del gen. Della Chiesa mandato a morire a Palermo dopo che era riuscito a mettere le mani sul memoriale di Moro.
Grazie Red, sì, ho letto della “ipotesi”, ma in tutta sincerità, mi pare molto depistante. Ci sono testimoni, non uno solo, che videro Moro essere prelevato dalla 130. A che pro poi fare tutta quella sparatoria e scatenare quell’inferno se Moro non c’era più? A che pro bloccare le strade, sparare contro il motorino dell’ingegner Marini, se la macchina era vuota? Tutti quei movimenti erano stati studiati per settimane perché si voleva prendere Moro a quell’incrocio. Non si fa una operazione del genere per sparare su una macchina nella quale non c’era Moro o, ancora più senza senso, per prendere un suo sosia? Nuovamente, a che pro? E’ una “ipotesi” che si smentisce da sola sia per la sua assoluta illogicità sia perché smentita dai fatti e dalle testimonianze.
Stranamente in quel condominio di Via Gradoli convivevano BR, Nar e….l’amichetto di Marrazzo. Ho visto in una foto che li’ c’e’ anche un gabbiotto blindato (tipo quello dei carabinieri dietro Piazza Navona, ad esempio). E che dire della seduta spiritica di Romano Prodi, su….Gradoli?
C’era e c’è molto affollamento in quello stabile, Orpall.
Buongiorno Sacchetti, anche l’ enigmatico film ” Todo Modo” di Petri antecedente, se non erro, di un paio di anni all’ operazione via Fani e che termina con l’ uccisione dello statista interpretato da Gian Maria Volonté non può non lasciare esterrefatti.
Cast importante : Mastroianni, Ingrassia e il comunistissimo ( ancorché bravissimo, bisogna ammetterlo ) Volonté, il quale a quanto si dice interpretò in maniera così perfetta Moro da fare arrabbiare il comunistissimo ( ancorché eccellente, bisogna ammetterlo) Petri che ne desiderava un’ interpretazione più sfumata, ma che non riusci’ a fare desistere il primo ( d’ altra parte attori di quel calibro hanno una libertà di movimento interpretativo che non può non essere assecondata ).
Solo curiosità, certo, ma è anche vero che il mondo culturale assorbe come una spugna il clima coevo e magari ipotizza ( ipotizza ca va sans dire ) scenari futuribili, mi verrebbe da dire desiderabili, ma sarebbe andare oltre il mio pensiero e sappiamo che sarebbe impossibile vaticinare il futuro con anni di anticipo.
Non so se ha mai letto il libricino di Filippo Ghira ” Dominio Incontrollato” che io ho trovato, nel profluvio di testi sul caso in questione, particolarmente perspicace e che insieme al ben più famoso ” il misterioso intermediario” danno un quadro interpretativo particolarmente completo delle forze in campo.
Poi è vero, c’erano pure le BR.
Un saluto.
Salve Massimiliano, no, non conosco l’opera. Mi informo al riguardo e, appena c’è di nuovo occasione, ti dico. Volontè pare che fosse di altra estrazione in principio. Il fratello, morto in circostanze poco chiare in carcere, lo accusava di essere un “traditore”.
Caro Sacchetti porga attenzione ai produttori e sceneggiatore una è Marina Cicogna Volpi di Misurata dell’ altro non ricordo il nome, so che se ne andò a vivere fra Inghilterra e Usa subito dopo i vari film di Petri.
Il film è tratto da un romanzo di Sciascia, uno degli accoliti degli esoteristi di Adelphi e ” nemico ” di Paolo Borsellino.
Tut se tien…..
Un saluto
Buongiorno,
Purtroppo non riesco ad entrare nel link https://it.z-lib.fm/book/qA9POO7jgL/la-tela-del-ragno-il-delitto-moro.html.
Ci sono altri link per poter visualizzare tale libro? Grazie
Salve Maurizio, non ti si apre? Lì si può vedere tutto il libro. Vedo se ci sono altri link su Yandex.
Aldo Moro nelle sue lettere dalla prigionia, scrive di essere stato prelevato e non rapito. Strano, no?
Altrettanto stranamente, sempre nelle sue lettere, non cita mai il massacro della sua scorta. Se fosse stato presente in via Fani, come minimo, da buon Cristiano, avrebbe chiesto come stavano gli uomini che lo accompagnavano. Tra l’altro con Leonardi erano molto amici.
Il massacro della scorta è servito proprio ad impedire che si sapesse che Aldo Moro era stato prelevato da uomini dello Stato e non rapito da quegli scappati di casa dei br, che forse forse (ma anche senza forse) in via Fani proprio non c’erano.
Alcuni uomini della scorta poi, sono stati giustiziati – già a terra – con il colpo di grazia.
La corrispondenza di Moro era tutta filtrata dai sequestratori (servizi), tanto è vero che con le prime lettere, scritte probabilmente da altri, provarono a dire che era impazzito.