di Cesare Sacchetti Improvvisamente, taluni hanno scoperto una vocazione “cristiana” che mai...
Gli ultimi giorni di Gesù sulla Terra e la Resurrezione del Salvatore
di Cesare Sacchetti
(Racconto ispirato alle visioni della Beata Emmerich sulla Passione di Cristo e ai Vangeli)
Gli ultimi giorni di Gesù sulla Terra sono stati i più dolorosi per Lui e i Suoi discepoli.
Maria, la Madre Santissima, soffriva grandemente perché sapeva che il destino del Figlio dai lei concepito nella Grazia, sarebbe dovuto andare incontro al Suo calvario.
Era scritto che il Redentore venisse, fosse flagellato, soffrisse indicibili supplizi per trovare la morte sulla croce, che diventerà il simbolo di una nuova religione e di una nuova era.
Il Giovedì Santo iniziano i preparativi per il commiato di Gesù dai suoi amati discepoli.
Il Maestro manda due dei suoi prediletti apostoli, Pietro e Giovanni, sulla via di Gerusalemme, laddove ad attenderli c’è un uomo, il quale già sa quello che deve fare, ma non per chi.
L’uomo si chiama Heli, e aveva già ricevuto delle istruzioni da parte di Nicodemo di preparare il banchetto per il cenacolo.
Heli è lo stesso uomo che comunicò a Gesù la morte del Battista, decapitato su ordine del Re Erode, dopo che l’adultero aveva promesso a Salomè qualsiasi desiderio ella volesse, e la fanciulla, così corrotta e meschina, non esitò a chiedere la morte del grande profeta che battezzò anni prima Cristo.
I due fanno così ritorno la sera quando iniziano i preparativi per il cenacolo, l’ultimo desco del Nazareno assieme ai discepoli, i quali ancora non hanno idea dei supplizi che subirà il Messia, così odiato dal sinedrio e dai farisei, i più feroci nemici di Gesù che già in più di una occasione avevano provato ad ucciderlo.

Al desco ci sono i 12 apostoli, mentre i vari discepoli si riunirono nelle sale vicine.
Il Maestro aveva già annunciato alla Vergine Maria il tradimento di uno degli apostoli, Giuda Iscariota, ormai dal cuore indurito e accecato dall’ambizione e dalla ricerca della conquista materiale.
La lavanda dei piedi e il tentativo di salvare Giuda
Giuda quella notte infatti aveva già deciso.
Aveva ricevuto la grazia di eseguire miracoli e prodigi in nome del Salvatore, ma ormai la sua mente era annebbiata da ambizioni desiderose di un altro messia, un falso profeta bramato ardentemente dalla setta dei farisei che non volevano un Redentore, ma un conquistatore.
Giuda nel suo cuore era divenuto già come uno di quei nemici di Cristo, ma nulla sembrava distoglierlo dal suo proposito di tradire il Figlio dell’Uomo.
Gesù sapeva ciò che stava per fare il dissennato e reietto apostolo.
Appena iniziato il rito della lavanda dei piedi, Pietro inorgoglito, non voleva accettare che il Maestro si umiliasse attraverso questa cerimonia, ma Cristo gli rispose che se non avesse acconsentito a farlo, non sarebbe stato degno di Lui.

La lavanda dei piedi
Gesù spiega a Pietro che su di lui ha fondato la Sua Chiesa, che questa sarà la roccia sulla quale poggerà il cristianesimo fino alla fine dei tempi e che, nonostante le tentazioni e i tradimenti di alcuni dei suoi membri, sarà salvata dagli inferi.
Il primo Papa lascia così che il Maestro gli lavi i piedi, ma da lì a poco arriva il turno di Giuda.
Cristo parla a Giuda, ma lui nemmeno ascolta.
Pietro, indignato, lo richiama e lo avverte che il Maestro gli sta parlando.
Gesù lo invita a desistere, a non compiere quell’infame tradimento che gli costerà la dannazione eterna, ma Giuda sembra sordo a qualsiasi tentativo di essere salvato, e nega spudoratamente che non è sua intenzione voltare le spalle al Maestro.
La nascita dell’Eucaristia
Dopo la lavanda dei piedi, Gesù si siede al desco con i suoi amati discepoli.
Il Signore in quegli istanti di commiato dagli apostoli, fondava il sacramento dell’Eucaristia, il rito della Santa Messa della Sua Chiesa.
Agli apostoli porse il pane azzimo nelle loro bocche e disse loro “prendete, questo è il mio corpo” dopo aver versato il vino nel calice, invitandoli a berlo poiché “questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti per il perdono dei peccati.”
I discepoli si avvicinano, ricevono il santissimo sacramento, fino a quando non si fa avanti nuovamente Giuda.
Gesù lo invita a fare presto ciò che vuole fare.
L’Iscariota riceve il pane, si alza e fugge via, deciso a tradire il Maestro che aveva cercato di salvarlo in ogni modo.
Il giardino dei Getsemani
Dopo il cenacolo, Gesù e gli apostoli si incamminano verso il giardino dei Getsemani.
Lì ancora una volta Cristo annuncia loro il Suo imminente martirio, la paura che prevarrà su tutti loro e che li porterà lontano dal Maestro in quella angosciosa notte.
Pietro non accetta quanto gli dice Gesù.
Rifiuta che lui possa disconoscere il Salvatore, ma Cristo gli rivela che proprio lui, prima che il gallo avrà cantato tre volte, rinnegherà il Figlio dell’Uomo.
Una volta giunti nel giardino degli Ulivi, a seguire Gesù sono solo Pietro, Giovanni e Giacomo, gli stessi tre prediletti apostoli che Cristo aveva portato con sé sul monte Tabor per farli assistere alla Sua trasfigurazione.
Solo loro saranno testimoni in quel momento della dura prova che il Signore dovrà affrontare, afflitto dalla paura e dai supplizi ai quali sarà sottoposto.
Giacomo, Giovanni e Pietro si siedono sotto un ulivo, mentre Gesù si allontana e si reca in una grotta.

Gesù nel giardino dei Getsemani
Il Salvatore vede tutto il peso della prova che dovrà affrontare.
Mostruose figure si stagliano in quella grotta oscura, volti di uomini e peccatori ingrati che nonostante il Suo sacrificio, rinnegano Gesù, lo calunniano e lo rifiutano.
Satana ancora una volta tenta Gesù.
Ogni singolo atto commesso da Cristo viene distorto dall’angelo caduto, il quale accusa il Figlio di Dio di aver causato una vita di tormenti alla sua famiglia, di aver lasciato morire il Battista, di non aver guarito degli infermi e altre infami bugie.
Satana fa di tutto per far desistere Gesù dal salire su quella croce, l’unica speranza di salvezza per la Redenzione degli uomini e delle anime intrappolate nel limbo, ma il Salvatore, assistito dal Padre Celeste, prega intensamente, gli chiede di allontanare se può quel calice da lui, ma aggiunge che sia fatta non la Sua volontà, ma quella del Padre.
Gesù vince le tentazioni.
Esce dalla grotta, pallido e spossato, si incammina sotto l’ulivo dove giacciono i tre amati apostoli, caduti nel sonno, e impauriti quando avevano visto che il Maestro era così turbato quella notte.
Non sapevano ancora quello che stava per accadere.
Non immaginavano quello che stava per compiersi.
L’arresto di Gesù
Il momento del tradimento era arrivato.
Giuda era andato in quelle ore nel tempio a vendere il Figlio dell’Uomo al sinedrio e per incassare la sua ricompensa dei 30 denari.
Il traditore aveva fatto sapere che avrebbe baciato sulla guancia Gesù per farlo riconoscere.
Gli sgherri del tempio entrano nel giardino degli Ulivi.
Gesù li vede e chiede loro chi cercassero, e questi gli risposero “Gesù di Nazareth”.
Cristo si fa avanti e dice di essere Lui la persona che stavano cercando, ma di lasciare andare i suoi apostoli.

L’arresto di Gesù
Pietro, preso dall’ira, sguaina la spada e taglia un orecchio ad una della guardie, ma il Signore lo richiama e gli ricorda che chi “di spada ferisce, di spada perisce”.
Quel momento accadeva perché Cristo lo consentiva.
Gesù lo ricorda agli sgherri che erano venuti per arrestarlo armati.
La Parola era stata predicata pubblicamente, tutti sapevano dove fosse Gesù, ma ciò nonostante nessuno aveva provato ad arrestarlo prima d’ora.
Gesù viene così condotto davanti ai gran sacerdoti del tempio, trascinato con le funi e malmenato da quella vile soldataglia che continuava a tormentarlo e a percuoterlo nonostante Lui non facesse nessuna resistenza.
Era giunta l’ora dell’oscurità.
Gesù davanti ai gran sacerdoti
Il Salvatore si trova così al cospetto del gran sacerdote Anna, che gli chiede conto della sua dottrina, ma Gesù gli ricorda che Lui mai ha insegnato in segreto, ma ha fatto sì che il Verbo fosse conosciuto a tutti nei templi e nelle sinagoghe.
Anna lo percuote inferocito, indignato da quella risposta che aveva smascherato tutta la sua ipocrisia.
L’odio è nel cuore dei farisei.
Essi non possono accettare la Verità, non cercano redenzione, ma il potere per il potere, la cupidigia, la brama di ricchezze, dominati come sono dalla loro sfrenata ambizione.
Il processo non va però nella direzione sperata.
Una volta condotto Gesù di fronte al gran sacerdote Caifa, venne chiamata una moltitudine di testimoni falsi, ma le loro versioni si fanno confuse, incerte, tanto da contraddirsi più di una volta gli uni con gli altri.

Nella sala del tempio, il mormorio serpeggia.
Molte guardie resesi conto della cospirazione per calunniare Gesù si ritirano con il pretesto di un malore.
Pietro e Giovanni erano riusciti intanto a entrare nel luogo dove Cristo veniva giudicato tra calunnie e false testimonianze, ma ci sono persino dei membri del sinedrio, come il buon Nicodemo, che smentiscono le bugie pronunciate contro il Salvatore, come quella che Lui fosse figlio di bastardi, quando tutti sapevano che Gesù era figlio dell’onorata Maria.
Caifa è fuori di sé.
I suoi intrighi e le sue trame si stanno mostrando a tutti per ciò che sono, ovvero delle menzogne costruite su una fragile impalcatura che cedeva sotto il peso delle sue stesse falsità.
Caifa allora si decise a fare la fatidica domanda, quella della quale conosceva già la risposta, ma che gli serviva per emettere la sua falsa condanna.
“Sei tu il Figlio di Dio?”
“Tu lo hai detto e io lo sono”.
Il gran sacerdote si lasciò andare ad una insincera collera, ad un moto di indignazione inscenata fino a strapparsi le vesti e a chiedere che venisse finalmente pronunciata la sentenza di morte contro il “bestemmiatore”.
Gesù venne quindi portato in un’altra sala, dove gli sgherri continuarono a percuoterlo, a strappargli la barba, e a insozzarlo con i loro sputi.
Il tempio intanto si svuota.
Pietro cade in tentazione
I testimoni falsi lasciano la sala, passano all’incasso delle loro menzogne, mentre Pietro, ancora smarrito, si avvicina al fuoco per scaldarsi.
Lì alcune donne lo riconoscono e gli dicono che lui è il discepolo del Nazareno.
Pietro nega due volte, mentre intanto si sente già il secondo canto del gallo.
Il discepolo prediletto del Signore esce da quella sala e poi vi fa di nuovo ritorno.
Ci sono alcuni uomini lì che parlavano tra di loro e calunniavano Gesù.
Pietro voleva parlare in Sua difesa, ma viene ancora una volta riconosciuto e preso nuovamente dalla paura, nega ancora.
Il gallo canta una terza volta.

Pietro rinnega Gesù tre volte
L’apostolo si allontana e ritorna verso la grande sala.
Gesù era lì, maltrattato, umiliato e deriso dalla plebaglia, ma vede Pietro, che allora si ricorda di quanto il Salvatore gli aveva detto poche ore prima sul cammino dei Getsemani.
L’apostolo si lascia andare ad un pianto amaro, prova vergogna e rimorso per aver rinnegato Gesù che tanto amava e per essersi lasciato dominare dalla paura in quei momenti di smarrimento.
Il calvario di Cristo purtroppo però non era nemmeno iniziato.
Gesù di fronte a Pilato
Gesù viene condotto all’alba dinanzi a Ponzio Pilato.
Pilato non amava quel luogo.
Considerava la permanenza in Palestina come una punizione, soprattutto per il suo profondo disprezzo verso gli ebrei, che tante rivolte avevano sobillato in passato contro Roma.
Gesù giunge dinnanzi a lui già malridotto, sanguinante e gonfio per le percosse ricevute.

Gesù di fronte a Pilato
Pilato guarda con disprezzo gli ebrei che hanno ridotto così l’uomo, e chiede cosa mai avesse fatto per essere trascinato di fronte a lui.
I sacerdoti del tempio iniziano nuovamente con le calunnie.
Il procuratore non sembra essere smosso dalle false accuse, tanto che quando i sacerdoti dicono che Gesù ha invitato a non pagare i tributi a Roma, li smentisce duramente e li accusa di calunnia, poiché se il Galileo avesse detto una cosa simile, lui sarebbe stato il primo a saperlo.
Pilato parla a Gesù e gli chiede se è Re, il Signore risponde che Lui lo è, e che chiunque voglia conoscere la Verità appartiene a Lui.
Ponzio Pilato non trova colpe nel Signore, con grande furia degli ebrei lì presenti che volevano a tutti i costi che Gesù venisse ucciso.
Il procuratore allora manda il Salvatore da Erode, ma Gesù di fronte a lui si chiude in un fermo silenzio, memore dell’assassinio che l’adultero aveva ordinato contro il Battista.
Erode Antipa non pronuncia la condanna a morte.
La flagellazione di Gesù
Gesù viene così portato nuovamente al cospetto di Pilato, il quale, sempre per placare la folla inferocita lo punisce con la flagellazione.
Il Signore viene legato ad una colonna, i suoi tormenti si fanno ancora più grandi perché i flagellatori, volgari mercenari ebbri di vino e pagati dal tempio per frustrarlo senza pietà, lo flagellano fino a farlo sanguinare grandemente e a far saltare pezzi della sua carne.
La Vergine Maria è lì, afflitta dai tormenti che prova il Suo amato figlio, ma non è ancora finita.
Gesù viene portato nuovamente di fronte a Pilato, con una corona di spine sul capo, altra umiliazione inflittagli dai suoi torturatori.

Pilato mostra Gesù alla folla inferocita
Il Signore è tremante, sanguinante da capo a piedi, in preda a fremiti per le dolorose piaghe che le flagellazioni gli avevano procurato.
Pilato prova un’ultima volta a placare la ebbra furia della folla, aizzata dai membri del sinedrio che non lesinavano la distribuzione di denaro perché chiedessero la morte di Cristo, ma il governatore, sempre più timoroso di una rivolta, alla fine decise di lavarsi le mani del sangue di Gesù, lasciandolo così ai suoi carnefici.
La Via Crucis e la crocefissione
Gesù viene così portato sulla Via Crucis.
Circondato da due ali di folla che lo oltraggiavano in ogni modo, l’entrata trionfale della Domenica delle Palme appariva ora come un lontano ricordo.
Al posto delle acclamazioni della Domenica ora c’erano gli insulti, le percosse, tremendi tormenti da affrontare su quella Via, la sola in grado di redimere l’umanità.
C’erano assieme a Gesù i due ladroni, coloro i quali troveranno la morte assieme a lui sul Golgota.
Sottoposti anche loro alla flagellazione, malridotti, ma non certo come il Nazareno, i due erano lo specchio di ciò che accadeva nel popolo ebraico in quei tragici momenti.
Il buon ladrone, Dismas , era già rassegnato, placido e provava compassione per il Nazareno.
L’altro, Gesta, era invece accecato dall’odio, si era unito nella folla agli oltraggi contro Gesù e non esitava a chiedere la sua morte.
Il cammino doloroso dunque inizia.

Gesù cade sulla Via Crucis
Gesù è già stremato dalle piaghe della flagellazione, dalle numerose percosse subite, e cade ben sette volte sulla via del Golgota.
Un uomo chiamato dai romani, Simone il Cireneo, lo aiuta a portare la croce.
Simone non credeva inizialmente in Gesù.
Lo sorregge fino al calvario, lo accompagna fino all’ultima stazione della via dolorosa, e quando tornerà a casa il suo cuore si sarà già aperto alla conversione.
Gesù si avvicina al supplizio finale.
Il cielo è ornato di nubi violacee, cariche dei foschi presagi che di lì a poco si abbatteranno su Gerusalemme.
Il Salvatore viene così adagiato sulla croce.
I chiodi si conficcano nella sua carne, procurando altre tremende sofferenze al suo martoriato corpo.
La croce viene issata e posta nella buca di pietra.
La morte di Gesù
A mezzogiorno, il cielo si oscura completamente, mentre Gesù viene oltraggiato dai farisei anche durante la crocefissione.
Nemmeno allora il Salvatore smette di pregare per loro, e chiede al Padre di perdonarli perché non sanno ciò che fanno.
Dismas, profondamente mosso a compassione, chiede come sia mai possibile insultare ancora in quel modo Cristo, dopo che perfino nel momento dei tormenti e delle ripetute ingiurie prega per coloro che lo stanno uccidendo.
Il buon ladrone chiede così a Gesù di ricordarsi di lui quando sarà in Paradiso, e il Maestro gli annuncia che oggi stesso sarà con lui nel Regno dei Cieli.
Verso le tre di pomeriggio, il Salvatore grida ““Elì, Elì, lemà sabactàni?”” ovvero “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato”.

Gesù sulla croce con i due ladroni
La fine è quasi vicina. Gesù chiede dell’acqua, ma il centurione Abenadar gliela nega.
Giungono le tre del pomeriggio, il Figlio di Dio pronuncia le sue ultime parole.
“Padre nelle tue mani rimetto il mio spirito”.
Gesù spira, e nell’istante stesso in cui muore, si apre uno squarcio sul velo del tempio.
La città è scossa da terremoti, i morti escono dalle tombe e tornano a nuova vita.
La folla, impaurita, capisce che qualcosa di grave era accaduto.
Non era stato crocefisso un uomo quel giorno.
Quel giorno era salito sulla croce il Figlio di Dio.
Ai piedi del patibolo, avvengono intanto già altri miracoli.
Abenadar che poco prima aveva negato a Gesù dell’acqua, guarda il Suo volto martoriato e capisce che quell’uomo è il Figlio di Dio.
L’altro centurione, Longino, si converte immediatamente a sua volta dopo aver infilato la lancia nel costato del Signore per accertarsi che fosse morto.
La Chiesa iniziava a crescere già lì, ai piedi della croce.
La comunità cristiana si stava già creando in quei momenti.
La sepoltura di Gesù
Maria afflitta dal dolore, assistita da Giovanni e i soldati romani, toglie con moltissima cura il corpo martoriato di Cristo dalla croce.
Il corpo viene ripulito e lavato dalla Vergine, avvolto in un sudario sul quale l’immagine di Gesù resta impressa.
La Sacra Sindone prende vita davanti agli occhi dei presenti che si commuovono profondamente.
Il buon Giuseppe di Arimatea era riuscito dopo l’imbalsamazione del corpo a convincere Pilato a far seppellire il corpo nel sepolcro del suo giardino.

Il corpo di Gesù rimosso dalla croce
Pilato, grandemente impressionato che un uomo dello status di Giuseppe gli facesse una simile richiesta, acconsentì, suscitando le ire degli ebrei del tempio che invece volevano che il corpo fosse gettato in una fossa comune, tanto insopportabile era il loro odio verso Gesù anche dopo la Sua atroce morte.
Dopo la morte e la sepoltura del Maestro, Pietro ancora non si dava pace.
Si rimproverava di non aver assistito alla crocefissione, di essersi lasciato dominare dalla paura durante la notte del processo al Salvatore, ma a differenza di Giuda era già sinceramente pentito e voleva riconciliarsi con Gesù.
Il corpo venne così deposto nel sepolcro.
A guardia del luogo, vennero messi dei soldati per vigilare che nessuno cercasse di rubare il corpo del Maestro nottetempo, ma né i soldati né gli apostoli avevano idea del prodigio che sarebbe accaduto dopo il Sabato Santo.
Maria si sente spinta in quelle ore di veglia notturna a ripercorrere tutto il cammino del Suo amato Figlio.
La Vergine ripercorse le stazioni della Via Crucis, baciò i luoghi dove Gesù aveva camminato e versato il Suo sangue, fino a giungere al Calvario, dove il Salvatore le appari.
Era il preludio di quello che stava per accadere in quella straordinaria notte.
La Resurrezione
Dopo la mezzanotte, nella grotta del Santo Sepolcro si diffuse una luce fortissima.
Le guardie che vigilavano fuori svennero immediatamente, mentre l’anima di Gesù rientrava nel corpo che prendeva nuova vita e nuovo splendore.
Il Salvatore esce dalla tomba, impugna uno stendardo e un bastone con il quale schiaccerà il serpente uscito dalle viscere del sottosuolo.

La Resurrezione di Cristo
Lo stesso serpente che tentò i progenitori dell’umanità e che causò la separazione degli uomini da Dio.
Cristo aveva vinto la morte.
Il sacrificio aveva consentito a tutti gli uomini di potersi salvare.
Era l’inizio di una nuova era.
L’alba rischiara su Gerusalemme, e giungono le prime donne per visitare il Sepolcro.
La enorme pietra circolare che era posta di fronte alla tomba era stata rimossa, una operazione impossibile da fare senza l’aiuto di più uomini, i quali avrebbero incontrato ancora più difficoltà del solito poiché Pilato aveva fatto anche sigillare la pietra.
Maria Maddalena entra e vede la tomba vuota, e il sudario di Gesù ai piedi della cripta.
La pia donna esce sconvolta convinta che qualcuno avesse preso il corpo del Signore, fino a quando non fu chiamata da un uomo nel giardino che Maria Maddalena scambiò per un giardiniere.
Era Gesù risorto a nuova vita.
Era la prime delle apparizioni del Figlio di Dio che dopo essere apparso alle pie donne, si mostrò ad altri due discepoli, Luca e Cleofa, i quali dopo aver visto la Sua trasfigurazione si abbracciarono profondamente commossi.
Cristo risorto inconta gli apostoli
La sera gli apostoli di Gesù erano nel cenacolo.
C’era ancora smarrimento nei loro cuori, paura perché ancora non avevano compreso quanto era accaduto e ciò che sarebbe capitato di lì a breve.
Cristo entrò nel cenacolo nell’incredulità generale.
Si sedette in mezzo a loro, e chiese del cibo per mostrare a tutti che era di carne.
Agli amati discepoli mostrò i segni delle piaghe e della lancia sul costato.
C’era commozione e gioia tra gli apostoli.

Gesù appare agli apostoli
Cristo disse loro “ricevete lo Spirito Santo” e soffiò su di loro.
Gli disse che ora avevano il potere di perdonare i peccati.
Gli apostoli ora potevano continuare a operare nel Suo nome.
Avevano con loro la forza e lo spirito del Redentore.
Una nuova epoca era iniziata la sera di quella gloriosa domenica di Pasqua.
Dio era entrato nella storia, aveva sconfitto la morte a aveva dato a tutti coloro che credevano in Lui la possibilità di salvezza.
Il Re dei Re aveva trionfato.
La Sua Chiesa aveva iniziato a conquistare il mondo.
Questo blog si sostiene con il contributo dei lettori. Se vuoi aiutare anche tu la libera informazione clicca qui sotto. Se preferisci invece sostenerci tramite versamento bancario, puoi versare il tuo contributo a questo IBAN: IT53J0200805047000105110952
13 Commenti
Rispondi
Altro in notizie …
La battaglia per lo IOR e i tentativi di Macron di sabotare i rapporti tra Stati Uniti e Vaticano
di Cesare Sacchetti Improvvisamente, taluni hanno scoperto una vocazione “cristiana” che mai avevano manifestato prima...
Lo scontro tra Trump e la politica italiana: resa dei conti per la Repubblica di Cassibile?
di Cesare Sacchetti Tanto tuonò che piovve. La genesi della tempesta che ha portato ai livelli più bassi di sempre i...
Il referendum truffa del’46 e Aimone che rivendica la guida di Casa Savoia: verso il compimento della profezia di Padre Pio?
di Cesare Sacchetti Il contenzioso è entrato nel vivo, nel momento storico che, a detta di miopi osservatori sarebbe...






Grazie Cesare.
E’ la Pasqua del Signore, l’Agnello immolato fin dalla fondazione del mondo, nato agnello tra gli agnelli a Betlemme, mite e umile di cuore.
L’agnello della pasqua che segnò l’uscita prodigiosa dalla schiavitù di Faraone.
L’agnello della pasqua che trasforma il pane e il vino del rituale nel corpo e nel sangue del Signore, sacramento di Grazia.
L’Agnello di Dio che si carica dei peccati di tutti, per la salvezza di chiunque Gli creda, battezzato nel segno della croce.
L’Agnello delle Nozze per gli invitati degni di entrare nella Gerusalemme celeste, al compimento dei tempi.
Cristo è risorto. E’ veramente risorto!
Regina Caeli laetare… Alleluja.
Grazie Cesare.
Auguri di buona na buona Pasqua a tutti i credenti.
Grazie di tutto,Buona Pasqua! 🕊️✝️
grazie e buona Pasqua a tutti
Buona Pasqua a tutti. Lode a Nostro Signore, alto nei cieli.
Nei nostri cuori brilla sempre la sua luce.
Amen.
Commovente!
Grazie, Cesare.
Il figlio dell’uomo riprese
la vita che croce gli tolse
per trenta denari di spese.
Non vedo rametti di ulivo,
non sento messaggi di pace.
Non c’è una colomba in arrivo.
Ma forse verrà.
Ti ringrazio, Adriano.
Quando lo interrogano sui suoi insegnamenti risponde, Ho sempre insegnato pubblicamente e non in segreto .Questa è la chiave del Cristianesimo e mal si concilia con le società segrete.Apriamo i cuori al Redentore-Mundis….Buona Pasqua.
Grazie. Un racconto che sembra sempre di conoscere abbastanza e che invece sfugge nella sua abbagliante semplicità. Con i miei auguri per una serena S. Pasqua.
Bellissima la Resurrezione di Piero della Francesca.
Buona Pasqua.
Grazie per la bella lettura, Buona Pasqua
Che questa giornata ci porti a ricordare gli insegnamenti di Cristo.
Buona Pasqua