di Cesare Sacchetti

Se vi capiterà di camminare per le strade di Savile Town, una piccola cittadina nella contea dello Yorkshire occidentale in Inghilterra, sappiate che non dovrete ricorrere all’inglese per comunicare con gli abitanti locali, ma piuttosto all’arabo o al pashtu.

La cittadina in questione è stata oggetto di una interessante e approfondita inchiesta del Daily Mail, che rappresenta alla perfezione cosa significhi oggi l’immigrazione nell’Europa senza confini.

Non esiste un fenomeno di integrazione, come amano definirlo i più accaniti sostenitori del multiculturalismo, ma piuttosto uno di sostituzione etnica e culturale della popolazione nativa, rimpiazzata da un’altra popolazione con lingue, culture e tradizioni completamente differenti, spesso incompatibili con la prima.

E’ esattamente quanto accaduto a Savile Town, dove un tempo c’erano maggioranze britanniche e anglofone, oggi ci sono schiaccianti maggioranze musulmane che non parlano nemmeno la lingua del paese ospitante.

Secondo i dati disponibili dall’ultimo censimento effettuato, di 4033 residenti solo 48 sono bianchi britannici.

Il resto della popolazione è di origini arabe, pakistane o indiane praticanti dell’Islam.

E’ stata proprio la progressiva sostituzione etnica che si è verificata nel corso degli ultimi 50 anni ad indurre molti residenti inglesi a lasciare la città per cercare rifugio altrove.

La nuova popolazione di Savile Town infatti non vuole saperne di integrarsi o adottare la cultura del Paese ricevente, in quanto hanno difatti edificato una nuova città che osserva le tradizioni islamiche nel Regno Unito.

I pub che un tempo animavano la vita sociale del posto hanno chiuso quasi tutti, perchè i nuovi abitanti seguono i dettami del Corano ed è severamente vietato per loro bere bevande alcoliche.

Lo stesso è avvenuto anche per le abitudini alimentari, dal momento che i macellai presenti in città utilizzano il sistema di macellazione halal seguito nei paesi islamici, e la carne di maiale, bandita dalle scritture coraniche, è strettamente vietata.

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La venditrice di gelati a Savile Town indossa un burqa

I residenti bianchi britannici rimasti che formano quasi una sorta di riserva di nativi nel loro paese, debbono quindi adeguarsi alla tradizione e alla cultura di altre popolazioni, se vogliono vivere a Savile Town, altrimenti sono costretti ad andarsene.

Ed è esattamente quello che molti hanno fatto,anche se esiste ancora una piccola comunità di inglesi che resiste a questa acculturazione del mondo islamico verso quello inglese, e ha deciso di non vendere la propria casa.

E’ il caso di Jean Wood, una impavida signora cristiana di 76 anni, che ha raccontato come più volte i cittadini islamici di Savile Town le abbiano offerto soldi in contanti per comprare la sua casa, anche subito dopo la morte di suo marito, ma lei ha fermamente rifiutato qualsiasi offerta di acquisto.

“Non vendo la mia casa, e non lo sarà finche sono in vita” così ha risposto Jean agli acquirenti che insistevano per rilevare la sua proprietà.

L’islamismo radicale governa Savile Town

I nuovi cittadini islamici infatti non amano che in città ci siano ancora sparuti gruppi di inglesi e vorrebbero comprare tutte le proprietà rimaste in mano ai nativi, per completare così la sostituzione etnica.

A Savile Town regna l’Islam della setta dei Deobandi, un gruppo islamista sunnita che fa propaganda attiva per l’ISIS anche nelle radio locali.

Non sono pochi difatti i seguaci di questo gruppo che hanno seguito alla lettera i precetti impartiti dai suoi leader, che impongono ai praticanti di non mischiarsi in alcun modo con i cristiani e gli ebrei.

I Deobandi si servono dell’enorme moschea presente in città per fare proselitismo attivo a favore dell’Islam radicale.

Non è un caso che il leader degli attentati esplosivi di Londra nel 2005, Mohammed Sidique Khan, sia cresciuto da queste parti, nè che molti combattenti dell’ISIS giunti dall’Europa in Iraq o in Siria, siano nati in questa città dove non hanno più fatto ritorno.

Questa città è l’esempio di come la visione del multiculturalismo continui a rivelarsi come una promessa fallace.

Non c’è una cultura entrante che si adatta a quella locale. C’è una cultura entrante che sostituisce completamente quella locale.

Le responsabilità ricadono sugli esecutivi britannici che hanno permesso che gli immigrati islamici arrivati negli scorsi decenni nel Regno Unito, costruissero una sortà di città-Stato dentro lo Stato britannico, nella quale non sono le leggi inglesi a regolare la vita di tutti i giorni, ma quelle della sharia, con un’apposita corte islamica che discrimina le donne nei divorzi e nei matrimoni in osservanza alle prescrizioni coraniche.

Savile Town deve essere un monito, un esempio non solo per i britannici, ma per tutti gli europei.

Quando si rimuove un confine, non si rimuove solamente una struttura materiale, un muro, che separa un Paese da un altro. Si rimuove l’identità, la tradizione e la cultura di un Paese.

L’immigrazione di massa, specialmente dai paesi islamici, se non trova barriere ad arrestarla rischia di essere la prima causa dell’estinzione dei popoli europei.

La sostituzione etnica in Europa non è nel 2050. E’ adesso.