di Cesare Sacchetti

Il Trattato di Aquisgrana, 56 anni dopo. Ieri Francia e Germania hanno siglato un nuovo trattato che appare essere semplicemente molto più di un normale accordo di cooperazione.

Nel 1963, fu firmato il Trattato dell’Eliseo che in qualche modo gettava le fondamenta della relazione speciale tra Parigi e Berlino, l’architrave che supporta il progetto di integrazione europeo fin dal principio.

Nel 2019, si va verso un nuova collaborazione che assume sotto molti aspetti le forme di una vera e propria fusione delle politiche estere dei due Paesi.

Tra le pieghe delle 16 pagine del nuovo trattato si prevede una mutua assistenza militare in caso di attacco alla sovranità di Parigi o Berlino.

L’alleanza franco-tedesca si spinge fino a imporre una previa consultazione delle posizioni e delle dichiarazioni da assumere pubblicamente nelle sedi internazionali.

Su questo, c’è persino lo specifico impegno dei contraenti ad assicurare alla Germania un seggio permanente presso il consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Non è ancora chiaro come verrà raggiunto questo obbiettivo, ma è stata avanzata l’ipotesi che la Francia possa mettere a disposizione il suo seggio presso il consiglio ONU a favore della Germania, in quella che rappresenterebbe una inedita condivisione dei posti privilegiati nella stanza dei bottoni del palazzo di vetro.

Angela Merkel ed Emmanuel Macron firmano il trattato di Aquisgrana il 22 gennaio 2019

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Ciò che viene deciso da Parigi e Berlino in questo accordo è l’anticamera di ciò che potrebbe essere deciso nell’UE a 27, e il superstato franco-tedesco è una seria minaccia alle prerogative di tutti gli altri Stati membri.

Non è più quindi semplicemente un ordinario asse di politica estera, quanto un vero e proprio patto di ferro che si impone pericolosamente sull’UE, e che mette gli altri 25 Stati membri dell’Unione in una condizione di esclusione dalle decisioni assunte da Francia e Germania.

In modo particolare, appare evidente che l’obbiettivo del patto è quello nemmeno troppo velato di andare a colpire i cosiddetti governi populisti rappresentati dall’asse di Visegrad affiancato dal sostegno del governo giallo-verde.

Lo stesso Macron non nasconde questa lettura quando dichiara che occorre “fermare i nazionalismi”, e la leadership franco-tedesca in questo senso si arroga il diritto di decidere in quale direzione deve andare l’Europa.

Si è in quindi in una fase inedita delle relazioni internazionali, che va ben oltre il semplice canale privilegiato instauratosi nel lontano 1963 tra Konrad Adenauer e Charles De Gaulle.

Quella tracciata ieri, assomiglia molto alla prima impronta del nuovo superstato europeo diretto dall’asse franco-tedesco che le élite europee vorrebbero vedere realizzato nel progetto finale degli Stati Uniti d’Europa.

La sfida di Trump all’UE a guida franco-tedesca

Quest’accelerazione improvvisa sembra essere dettata dal tentativo di contrastare non solo i governi a trazione populista nell’UE,  ma anche il ruolo di Washington divenuto sostanzialmente ostile a qualsiasi ulteriore avanzamento nell’edificazione del superstato europeo.

Se difatti sin dagli anni’50, gli Stati Uniti non hanno nascosto la loro intenzione di favorire apertamente il progetto di integrazione europeo, finanziandolo anche di tasca propria, la visione di Trump in politica estera rappresenta una netta frattura con la tradizionale impostazione di Washington.

Il discorso di Mike Pompeo, segretario di Stato USA, tenutosi lo scorso dicembre al German Marshall Fund è la prova di questo nuovo corso.

Washington non appare più intenzionata a sostenere il processo di cessione di sovranità verso le organizzazioni sovranazionali, ma al contrario vuole riportare sul centro della scena il ruolo degli Stati nazionali.

La decisione di Trump di declassare l’UE da Stato nazione, presa da Barack Obama nel 2016, a semplice organizzazione internazionale è da leggersi appunto in questo senso.

Non è un caso che il presidente USA abbia definito “nemica” l’UE, in quanto organizzazione sovranazionale che ha avocato a sè i poteri degli stati nazionali, e allo stesso modo non è incidentale il fatto che Trump abbia più volte lanciato dei veri e propri siluri contro il presidente francese, Macron, dichiarando il suo sostegno ai gilet gialli.

In questo conflitto tra le due opposte sponde dell’Atlantico, la Penisola italiana appare ancora una volta fondamentale.

Per arrestare il progetto di dominio franco-tedesco sull’Europa, il governo giallo-verde ha bisogno più che mai di rafforzare l’asse Washington-Roma-Mosca che si è creato in questi mesi dopo i rapporti tessuti dal governo giallo-verde con la Casa Bianca e il Cremlino.

Quello che doveva rivelarsi come un semplice progetto di collaborazione europea, si sta rivelando difatti un disegno di conquista di Francia e Germania su tutta l’Europa.

La partita tra questi due fronti sarà decisiva per stabilire se l’Europa potrà liberarsi definitivamente dal dominio di Parigi e Berlino.

Il governo giallo-verde deve arrivare all’appuntamento delle elezioni europee del prossimo 26 maggio unito e compatto per lanciare la sua sfida e provare a liberare l’Europa definitivamente dalla morsa franco-tedesca. Il destino del mondo dipende dal destino dell’Europa. Il destino dell’Europa dipende da quello dell’Italia.