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Cesare Sacchetti

La rinascita della Russia e il mondo multipolare hanno sconfitto il Nuovo Ordine Mondiale

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Categorie: Geopolitica | Notizie

14/11/2023

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di Cesare Sacchetti

C’è stato un tempo in cui Russia c’era soltanto caos, disordine e violenza. Quando crollò il muro di Berlino il Paese precipitò in una spirale di violenza che non si vedeva da molti decenni.

La violenza che c’era per le strade di Mosca la ricordano molto bene i moscoviti che hanno vissuto il drammatico periodo degli anni 90.

A Mosca, come nel resto della Russia, avevano preso il sopravvento le bande criminali che gestivano il malaffare grazie alla protezione dei famigerati oligarchi russi, non di rado di origini askenazite.

Lo Stato come tale e come entità dotata di pieni poteri sovrani sul proprio territorio non c’era di fatto più. C’era al suo posto un vuoto di potere che era stato colmato da un manipolo senza scrupolo di capitalisti locali che avevano aperto le porte ai contrabbandieri stranieri.

La sovranità di Mosca non era più nelle sue mani ma del famigerato stato profondo di Washington.

A volere la dismissione del blocco sovietico furono infatti determinati poteri atlantici che avevano bisogno per poter passare alla fase successiva di mettere fine anche a quello che era stato fino ad allora un dualismo controllato.

I bolscevichi finanziati da Wall Street

Se si guarda infatti alla genesi dell’Unione Sovietica si vedrà che essa ha ricevuto i suoi capitali per poter rovesciare e uccidere lo Zar assieme alla sua famiglia non certo da San Pietroburgo o Mosca, ma da New York.

Era nella città capitale assieme a Londra della finanza anglosassone che vennero i fondi per aiutare i bolscevichi.

A New York, Trotskij conduceva uno stile di vita molto agiato e questa città e i capitali delle sue potenti banche rivestirono un ruolo semplicemente decisivo nello scatenare gli eventi della rivoluzione bolscevica.

Un ruolo che spesso viene del tutto trascurato dagli storici probabilmente perché le implicazioni che avrebbe raccontare la vera storia che portò agli eventi dell’ottobre 1917 aprirebbe gli occhi al pubblico su quali sono i fili che hanno mosso determinati eventi storici.

Ad esempio, narrare che nel 1917 a Seattle approdò una nave, la SS Shilka, sulla quale a bordo risultavano esserci 100mila dollari in oro per finanziare il movimento bolscevico guidato da Trotskij e Lenin aiuterebbe a comprendere che dietro il comunismo non ci sono certo delle forze che vogliono il bene dei lavoratori ma la loro oppressione.

Lo si è visto poi quando la Russia divenne URSS e quando la famiglia reale fu sterminata. Le stragi degli anni 20 e 30 eseguite da Stalin nelle quali milioni di contadini furono uccisi sono lì a ricordare di cosa è capace il comunismo.

Sono crimini che si studiano poco a scuola e che il mondo liberal-progressista non ha molto interesse a raccontare perché esso è ancora oggi impegnato in una operazione di celebrazione della memoria selettiva, laddove soltanto i crimini dei nazisti devono essere ricordati mentre tutto il resto deve essere dimenticato.

Ciò fa parte di quel culto olocaustico che si è instaurato dal secondo dopoguerra in poi nel quale le generazioni nate dal 1945 sono state vittima di un massiccio e feroce lavaggio del cervello per indurre loro una sorta di senso di colpa nei confronti degli ebrei vittime delle persecuzioni naziste.

Ovviamente a tale culto non interessa ricordare che il nazismo era strettamente alleato con il sionismo e che esso, non differentemente dal comunismo, riceveva i suoi fondi sempre dagli Stati Uniti come abbiamo ricordato in un precedente contributo.

Questo equilibrio della contrapposizione controllata tra Stati Uniti ed URSS che ha dominato quattro decenni dal secondo dopoguerra in poi doveva comunque finire per consentire al potere della finanza internazionale e ai potenti circoli del globalismo di passare alla fase successiva del loro piano.

Il potere geopolitico ed economico doveva essere tutto accentrato nelle mani di Washington e non dovevano esistere più attori sulla scena in grado di fare da contrappeso.

Questa è la ragione per la quale il mondo Occidentale negli anni 80 esaltava così tanto la figura di Gorbachev perché egli era il perfetto cavallo di Troia dell’atlantismo nel Cremlino.

Ancora oggi si sentono analisi assurde e prive di ogni fattualità riguardo al crollo dell’URSS. L’Unione Sovietica era certamente espressione della dittatura comunista ma era tutt’altro che un “carrozzone” come qualche beota neoliberale oggi ripete.

L’URSS disponeva del più forte esercito al mondo ed era leader in diversi settori della tecnologia militare e spaziale.

La sua caduta è stata possibile soltanto attraverso la decisione di coloro che ne avevano voluto la nascita, altrimenti probabilmente il blocco sovietico oggi sarebbe ancora lì al suo posto.

Gorbachev venne scelto per attuare tale processo e lo fece in maniera molto efficiente come gli avevano chiesto i suoi referenti nei vari circoli atlantisti in Occidente.

Il crollo del Muro e la perdita di sovranità della Russia

Quando il Muro di Berlino è crollato, la sovranità della Russia si è trasferita praticamente a Washington. Al Cremlino, nel 1992, c’era una controfigura come Boris Eltsin, il presidente che soffriva di alcolismo e che veniva deriso da Bill Clinton.

Eltsin fu colui che mise in atto una delle più grosse ruberie della storia del Novecento attraverso la massiccia ondata di privatizzazioni che fu gestita da un sicario dell’economia come Jeffrey Sachs che oggi gioca a vestire i panni del “pentito” rispetto alla politica oppressiva della NATO.

Una svendita che forse è inferiore soltanto a quella che fu attuata in Italia nello stesso anno, quando un altro sicario economico, i cui panni in questa occasione erano quelli di Mario Draghi, uccise una delle industrie più potenti al mondo regalandola a JP Morgan e Goldman Sachs, dalla quale verrà ricompensato anni dopo con un oneroso incarico.

La Russia precipita così nella spirale di violenza dei famigerati anni 90 ed entra in un vortice di decadenza economica e morale come da molto non si vedeva nel Paese.

Il numero di aborti all’epoca era tra i più alti al mondo e si faceva persino fatica a sfamarsi come ha raccontato non molto tempo fa la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova.

Il declino si arresta quando finalmente la Russia trova un suo leader verso la fine degli anni 90 che decide di portare il Paese fuori dal giogo degli Stati Uniti.

Quell’uomo era il giovane Vladimir Putin, ex membro dei servizi di intelligence sovietici.

All’epoca, iniziavano ad affacciarsi i neocon sulla scena politica in America. Si tratta di un pericoloso gruppo di sionisti che avevano in mente di mettere a ferro e fuoco il Medio Oriente per poter consentire ad Israele di espandere i suoi confini e giungere al sogno messianico della Grande Israele.

Lo stesso 11 settembre trova radici nel manifesto di questo gruppo, intitolato Progetto per un nuovo secolo americano, nel quale nel 1998 predicevano sostanzialmente quello che sarebbe accaduto tre anni dopo.

Nel documento in questione si parla esplicitamente della necessità di una nuova “Pearl Harbor” come casus belli indispensabile per consentire agli Stati Uniti di lanciare la sua guerra al “terrore” che in realtà non era altro che un disegno politico voluto da Israele e dalla lobby sionista ansiosa di colpire tutti gli avversari dello stato ebraico.

La politica estera americana non era nemmeno appunto tale, sarebbe più appropriato definirla politica estera israeliana.

La rinascita della Russia con l’inizio dell’era Putin

È in tale contesto che Vladimir Putin nel lontano 2000 prende le redini del suo Paese e diventa presidente. Inizia quella che il presidente russo ha definito come una profonda bonifica delle istituzioni russe che abbondavano di agenti della CIA e di quinte colonne nemiche del Paese.

Una bonifica che l’Italia prossimamente dovrebbe prendere a modello quando si vedrà costretta di fronte alla disgregazione del suo sistema politico ormai sempre più in crisi a ripulire da cima a fondo le sue istituzioni infettate da massoni e membri dei vari circoli del globalismo.

La rinascita russa inizia lì. Inizia la ricostruzione delle forze armate russe. Inizia la rinascita economica del Paese. Inizia la storia del multipolarismo che non è cronaca recente ma un paziente lavoro diplomatico e geopolitico che va avanti da 23 anni.

La Russia parlava di multipolarismo già alla conferenza di Monaco del 2007. Mosca voleva un mondo che non fosse dominato dal blocco Occidentale e voleva un mondo nel quale le nazioni fossero libere di seguire il loro percorso senza essere trattate come vassalli la cui politica estera veniva scritta a Washington.

Mosca voleva e vuole un mondo nel quale non ci sia il dominio incontrastato di un blocco e del famigerato Nuovo Ordine Mondiale, nel quale le nazioni perdono del tutto la loro sovranità fino a venire sciolte nel Leviatano di un governo globale.

La Russia come si vede ha posto le basi per un mondo nel quale ci fosse ancora libertà e indipendenza non da oggi, ma già molti anni addietro.

La filosofia del multipolarismo che governa i BRICS è figlia di una visione della politica che rispetta le nazioni e non le considera dei comprimari ai quali trasmettere ordini come abbiamo visto fare alle potenze Occidentali per larga parte del Novecento.

La NATO dove interviene, lascia dietro di sé soltanto macerie. La Russia, quando viene chiamata in causa come sta accadendo con il processo di decolonizzazione in corso in Africa, lo fa sempre rispettando la sovranità del Paese in questione.

Non c’è mai un approccio padronale ma uno da pari a pari che vuole costruire dei rapporti diplomatici e politici fondati sul reciproco rispetto delle culture e delle sovranità dei Paesi che vogliano prendere parte al mondo multipolare.

Questo è il tipo di mondo che sta nascendo e che dominerà con ogni probabilità buona parte di questo XXI secolo che assomiglierà molto di più al passato che precedeva le prime guerre mondiali e forse ancora più indietro prima del 800.

Lo Stato nazionale sta risorgendo e sta ritrovando una sua nuova identità. Non sarà più una reliquia del passato e non sarà più una entità giuridica svuotata come lo è stata dal 1945 in poi quando la nascita delle organizzazioni transnazionali accompagnata dallo strapotere delle multinazionali e della finanza ne ha ridotto di fatto drammaticamente la sovranità e la capacità di azione.

L’operazione militare in Ucraina ha impresso una potente accelerazione a questo processo e una volta che essa verrà ultimata, la disgregazione del blocco atlantico sarà ancora più rapida.

L’intervento in Ucraina ha infatti cambiato radicalmente gli assetti di forza della politica internazionale.

Per la prima volta dopo molti anni, la NATO è stata costretta alla finestra a guardare senza avere la capacità concreta e diretta di frenare la denazificazione dell’Ucraina.

A rendere tutto questo possibile è stata oltre l’ascesa della Russia il disimpegno degli Stati Uniti che dall’era Trump in poi ha dato vita alla disgregazione dell’impero americano.

Trump per gli Stati Uniti ha significato mettere fine al ruolo di questo Paese come guardiano del globalismo e come garante militare dello stato di Israele.

Gli USA sono tornati ad essere potenza nazionale e non più potenza internazionale come lo sono stati dal dopoguerra in poi.

Adesso si è vicini ad un punto importantissimo della storia del XXI secolo ed è un privilegio viverlo. È il punto dove si avrà la possibilità di vedere tornare di nuovo le nazioni padrone del loro destino e non più mere comparse in mano a centri di potere sovranazionali.

La fine dell’operazione militare in Ucraina sarà il momento nel quale questo processo sarà ancora più rapido e gli ultimissimi sviluppi sembrano suggerire che si è davvero molto vicini.

Si inizia a parlare sempre più insistentemente della possibilità che Zelensky venga rovesciato e il segretario generale della NATO, Stoltenberg, afferma senza troppi giri di parole che qualora la Russia dovesse vincere sarebbe una “tragedia”.

La NATO, braccio militare del mondialismo, è perfettamente consapevole che una volta uscita vittoriosa dalla guerra in Ucraina, il vecchio mondo unipolare già in estinzione sarà definitivamente morto.

E qualsiasi esperto militare sa perfettamente che dopo un anno e 8 mesi circa, l’Ucraina non è più semplicemente in grado di andare avanti.

Il momento della dichiarazione ufficiale di morte del XX secolo e del suo oppressivo totalitarismo globalista si avvicina.

I tempi attuali, come si accennava poco fa, sono davvero estremamente interessanti da vivere.

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15 Commenti

  1. carmine andrea caruso

    Complimenti vivissimi Cesare, sembra stesso periodo della fine di Roma Repubblicana e l’inizio di Roma Imperiale dopo una lunga guerra fratricida così Roma ebbe oltre 300 anni di splendore. Quindi, da ora in avanti si prevedono tempi molto lunghi per l’umanità di solo splendore. W Trump W Putin.

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    • Kari Nogle

      Signor Sacchetti, trovo che questo sia uno dei suoi articoli più rivelatori. Spero che tu scelga di tradurlo in inglese. Vorrei condividerlo con i miei colleghi americani. Grazie mille.

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      • La Cruna dell'Ago

        Sì, Kari. Farò una versione in inglese presto e te la girerò con piacere.

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  2. Gabriele

    Grazie per l’ articolo veramente positivo. Non capisco una cosa pero’: si dice sempre che dopo il crollo di questo sistema globalista il mondo cambiera’ ma non si capisce in che senso…..dal punto di vista economico cosa cambiera’? Oggi in Italia vi e’ una totale impossibilita’ per i giovani e anche meno giovani di essere totalmente indipendenti, le leggi che ci sono sembrano essere contro il cittadino e non a favore del cittadino, la Costituzione da parvenza di diritti quando invece diventa tutto relativo e interpretabile, i cittadini sono oppressi e i veri criminali non vengono sfiorati, e le migrazioni di massa? E la vita sociale? Le criminali aziendine che pignorano i beni degli italiani? Quale moneta avremo? Saremo sovrani in tutto? Cosa ci verra’ dato dal nuovo mondo? Cosa cambiera’ a 360 gradi nessuno sa dirlo.

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  3. Gabriele Evangelista

    Sul fatto che tutto questo possa avere ripercussioni positive qui da noi, soprattutto per i comuni mortali come il sottoscritto, ne dubito completamente, non è solo un problema di governo, ma di una massa di umanoidi lobotomizzati quale si è ridotta ad essere il popolino nostrano. Questo è ciò che vedo tutti i giorni, nella mia banale quotidianetà, abitando nel centro storico di bologna (minuscolo d’obbligo), ma non ritengo sia molto diversa come atmosfera generale da quella di qualunque altro centro abitato di questa sciaguratissima nazione, ribadisco che, da comune mortale qual sono, quello che mi vedo intorno è uno squallidissimo cimitero. L’italietta attuale è la “penisola dei morti”, parafrasando il titolo di un noto dipinto! Magari avessi torto, ma…

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    • La Cruna dell'Ago

      Purtroppo la tua mentalità è esattamente il prodotto del sistema che credi di avversare. Mi spiego meglio. Questo antirazzismo che porta a sminuire l’Italia e far apparire gli italiani tutti come dei decerebrati è esattamente parte di quel processo di propaganda liberal progressista che gli italiani hanno subito per tanti e troppi anni. Certamente nel centro storico di Bologna sarà come dici tu ma l’Italia non è solo quel pezzettino lì. L’Italia sono i milioni di persone che hanno protestato contro la farsa pandemica e sono quelli che, persino secondo i sondaggi di regime, vogliono uscire dall’euro e dall’UE. Non si deve fare l’errore di giudice un Paese intero solamente per ciò che si vede nel proprio cortile.

      Rispondi
  4. sara

    Grazie per lo splendido articolo, positivo ma insieme realista. Ciò che lei scrive è oggettivamente vero, basta “avere occhi per vedere”.

    Un cordiale saluto, Sara

    Rispondi
  5. robert

    “Una svendita che forse è inferiore soltanto a quella che fu attuata in Italia nello stesso anno, quando un altro sicario economico, i cui panni in questa occasione erano quelli di Mario Draghi, uccise una delle industrie più potenti al mondo regalandola a JP Morgan e Goldman Sachs, dalla quale verrà ricompensato anni dopo con un oneroso incarico.”

    Di quale industria si parla?

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