di Cesare Sacchetti

C’è qualcosa che non torna nella storia dell’arresto di Ghislaine Maxwell, la donna ricercata per sfruttamento della prostituzione minorile e già compagna del miliardario pedofilo Jeffrey Epstein morto in circostanze ancora da chiarire lo scorso agosto.

La versione ufficiale fornita dagli Stati Uniti, e riportata dai media internazionali, vuole che la 58enne si trovasse al momento dell’arresto, avvenuto il 1 luglio, in una lussuosa villa nello Stato del New Hampshire, nella parte nord-occidentale degli Stati Uniti che affaccia sull’Oceano Atlantico.

Il quotidiano americano Insider, così come altri media, racconta che gli agenti dell’FBI si sarebbero presentati davanti all’ingresso della villa, ricevuti da una donna di servizio.

A quel punto, la Maxwell accortasi che l’FBI stava per entrare in casa avrebbe tentato una rocambolesca fuga nel bagno dell’abitazione.

Stando a quanto riportato dalle autorità americane, la donna si sarebbe trovata in questa residenza, immersa tra i boschi del New Hampshire, da diversi mesi.

La villa risulta essere stata acquistata da una società anonima lo scorso dicembre per una cifra superiore al milione di dollari, e dopo la transazione la Maxwell si sarebbe rifugiata lì per sfuggire alle maglie della giustizia americana.

Appare singolare che Ghislaine Maxwell, ricercata negli Stati Uniti, abbia scelto proprio la tana del leone per trascorrere la sua latitanza.

Tutto questo contraddice anche completamente le fonti e i testimoni oculari citati dal quotidiano britannico The Sun, secondo il quale la Maxwell fino allo scorso 20 giugno si sarebbe trovata molto lontano dagli USA, precisamente in Francia, nella capitale parigina.

Proprio il 20 giugno il Sun scriveva un articolo dettagliato nel quale non solo affermava che la Maxwell si trovava a Parigi, ma mostrava di conoscere il luogo esatto del suo rifugio.

La 58enne viveva in un lussuoso appartamento nel centro della città, messole a disposizione da uno dei suoi numerosi contatti tra le élite internazionali.

La posizione della casa dove viveva la Maxwell rivela molti elementi interessanti che aiutano a capire chi stava proteggendo la donna durante la sua latitanza.

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La mappa pubblicata dal Sun della casa dove viveva la Maxwell

L’appartamento si trova in Avenue Matignon, una strada distante solo 60 metri da Rue Rabelais, dove c’è la sede dell’ambasciata israeliana.

La donna probabilmente più ricercata dalla giustizia americana quindi non se ne stava in una villa immersa nel verde del New Hampshire.

Viveva a due passi dalla sede diplomatica di uno Stato considerato come lo storico partner degli Stati Uniti, tanto da portare questi spesso a definire la propria politica estera in base ai desiderata d’Israele.

Alcuni testimoni avrebbero visto uscire la Maxwell dal suo appartamento per entrare in diverse occasioni nell’ambasciata israeliana.

All’esterno dell’edificio, sorvegliato 24 ore su 24, si aggirano anche agenti del Mossad in borghese per controllare eventuali movimenti sospetti.

Non risulta che Tel Aviv abbia avvisato gli americani che la Maxwell si nascondeva a Parigi. Non solo. Da quanto emerge, Israele era interessata a fare in modo che la ex sodale di Epstein non finisse a processo negli USA.

Per quale ragione? La risposta a questa domanda potrebbe arrivare da altri importanti indizi sui quali si dirà successivamente e che rimandano ai rapporti della donna con gli israeliani e il Mossad.

Occorre tenere a mente il ruolo di Israele e della sua intelligence perchè in questa storia si rivela semplicemente cruciale per capire quali poteri erano e sono interessati a proteggere la Maxwell.

E’ interessante comunque notare che quando si tratta di salvaguardare gli interessi israeliani, Tel Aviv non ci pensa due volte a pestare i piedi a Washington.

Se ci si sofferma comunque a guardare nuovamente la mappa della casa di Ghislaine Maxwell, si nota un altro elemento piuttosto interessante.

L’abitazione si trova infatti a soli 400 metri da Rue du Faubourg Saint-Honoré, dove c’è il palazzo dell’Eliseo, la residenza ufficiale del presidente della Repubblica, attualmente Emmanuel Macron.

I servizi segreti francesi sono noti per la loro efficienza e soprattutto per la loro spietatezza, come era solito osservare acutamente l’ex presidente Cossiga.

Appare pertanto arduo immaginare che questi non fossero informati della presenza della Maxwell sul territorio francese, a due passi dal cuore delle istituzioni nazionali.

Se la Maxwell ha scelto la Francia per nascondersi, non è per caso.

La sua rete di contatti era potentissima e la donna doveva assicurarsi di essere in un posto dove potesse godere di protezioni.

I servizi segreti israeliani e francesi erano probabilmente quelli che più stavano coprendo la latitanza della 58enne che ha scelto la Francia anche per un altro non trascurabile motivo.

La Maxwell infatti è cittadina francese e questo vuol dire che nel suo caso si esercita quanto previsto dal codice penale del suo Paese.

La Francia non concede richieste di estradizione per i suoi cittadini. La Francia pertanto era la polizza assicurativa della donna nel caso fosse giunta una richiesta dagli USA di essere processata.

Le fonti citate dal Sun vicine alla Maxwell riportano che questa non avesse alcuna intenzione di lasciare la Francia, pena esporsi al rischio di finire alla sbarra in America.

Se tutta questa ricostruzione è confermata sia da testimoni che da fonti vicine alla ricercata dalla giustizia americana, com’è possibile che il 20 giugno la Maxwell si trovasse a Parigi e il 1 luglio invece fosse arrestata nel New Hampshire dall’FBI?

Un altro elemento importante da prendere in considerazione è che molti voli dall’UE verso gli USA sono sospesi per la crisi da Covid.

Come avrebbe fatto dunque la Maxwell ad arrivare negli Stati Uniti e perchè mai avrebbe dovuto rischiare così tanto da imbarcarsi su un ipotetico volo dalla Francia con il pericolo di essere riconosciuta e arrestata una volta sbarcata dall’altra parte dell’Atlantico?

Anche se avesse preso un volo privato, avrebbe comunque dovuto correre un rischio insensato andandosi a cacciare nel Paese dove era ricercata.

Trump ha ordinato di portare la Maxwell negli USA con una extraordinary rendition?

Qualcuno probabilmente avrà già familiarità con il termine “extraordinary rendition”.

Con questa espressione, si intende la pratica di deportazione di soggetti sospettati per la loro vicinanza al terrorismo islamico eseguita da agenzie di intelligence USA verso Paesi “sicuri”.

La CIA è certamente una specialista in questo tipo di attività, e in Italia si ricorderà sicuramente il famoso caso di Abu Omar, l’imam egiziano prelevato a Milano dagli agenti dei servizi americani e portato in Egitto.

E’ piuttosto probabile che Washington sapesse dove la Maxwell stava trascorrendo la sua latitanza, essendo sulle sue tracce da molto tempo.

Se l’amministrazione Trump pertanto sapeva che la donna era in Francia, sapeva anche probabilmente che il suo storico alleato, Israele, e la Francia di Macron la stavano proteggendo.

Una richiesta di estradizione sarebbe stata certamente rispedita al mittente.

Qualcuno a Washington quindi ha deciso di dare il via ad un’operazione simile a quella eseguita con Abu Omar per riportare la Maxwell negli Stati Uniti?

Un fatto è certo. La cattura di questa donna rappresenta un colpo durissimo per i segreti inconfessabili che questa custodisce.

Quei segreti se esposti e rivelati all’opinione pubblica potrebbero provocare un terremoto tale da far crollare il deep state che sta facendo di tutto per rovesciare Trump, sopratutto soffiando sul fuoco della guerra civile.

Nel giro di prostituzione minorile gestito dalla Maxwell e da Epstein, c’era anche il principe Andrea, il figlio della regina Elisabetta, accusato da una delle sue presunte vittime, Virginia Roberts, di aver abusato di lei all’età di 15 anni.

Il principe Andrea è comunque solo la punta dell’iceberg. Sotto di lui c’è una rete fittissima di personaggi potentissimi che in queste ore stanno tremando, terrorizzati che la Maxwell vuoti il sacco.

La rete pedofila tocca le più alte sfere del mondialismo e se una di queste viene colpita, l’intero castello di carte potrebbe crollare inesorabilmente.

Ma ora occorre tornare all’inizio della storia.

Perchè il Mossad stava proteggendo Ghislaine Maxwell?

I legami di Epstein e Maxwell con il Mossad

C’è un personaggio di nome Ari Ben-Menashe. Ari Ben-Menashe è un ex agente dei servizi d’intelligence israeliani che ha collaborato con questi per circa 10 anni, dal 1977 al 1987.

Ben-Menashe ha scritto un libro nel quale ha rivelato che Jeffrey Epstein e Ghislaine Maxwell non erano altro che due elementi al servizio del Mossad.

Il loro compito era quello di gestire una vasta rete di prostituzione pedofila nella quale dovevano cadere potenti personaggi di tutto il mondo, politici e uomini del mondo dello spettacolo.

Una volta che l’adescamento era riuscito, le persone venivano riprese durante gli abusi e da lì si metteva in moto la macchina del ricatto.

Epstein e Maxwell passavano queste immagini e questi video compromettenti al Mossad che iniziava a ricattare i vari personaggi per costringerli a servire meglio gli interessi dello Stato d’Israele.

E’ una rete estesa che, come si accennava sopra, coinvolge importantissimi personaggi.

La lista dei passeggeri che viaggiavano sull’aereo di Epstein verso Little Saint James la famigerata “isola pedofila” nei Caraibi, conteneva, tra gli altri, il nome di Bill Clinton.

Il Mossad non è nuovo a queste “tecniche” per aumentare la sua influenza.

Il suo motto spiega già chiaramente la filosofia che governa questa istituzione:”per mezzo dell’inganno faremo la guerra”.

Il padre di Ghislaine legato al Mossad e morto in circostanze misteriose

Ma i legami tra la Ghislaine e il Mossad non si limitano solo alla gestione di questa rete pedofila.

Il padre di Ghislaine, Robert, aveva già rapporti stretti con l’intelligence israeliana.

Robert Maxwell era un ebreo cecoslovacco che ha combattuto per gli alleati durante la seconda guerra mondiale.

Alla fine del conflitto, prende la cittadinanza britannica e si candida con i laburisti negli anni’60, con i quali viene eletto in Parlamento.

I suoi interessi erano soprattutto molto ramificati nel mondo dell’editoria.

Negli anni’80, Maxwell arriva a sedersi su un impero mediatico che lo vede proprietario di ben sei testate, tra i quali il Daily Mirror.

Gli affari comunque non iniziano ad andare molto bene, perchè Robert accumula una montagna di debiti pari a 3 miliardi di sterline.

Il 5 novembre 1991 Maxwell muore in circostanze poco chiare. Quella notte l’imprenditore britannico si trovava con il suo yacht, il Lady Ghislaine chiamato così in omaggio alla figlia, al largo delle isole Canarie.

Il suo corpo viene ripescato tra le acque dell’Atlantico l’indomani completamente nudo.

Maxwell è finito fuori bordo nell’Oceano, ma la dinamica dell’accaduto non è molto chiara.

All’epoca, l’episodio venne considerato un incidente.

A distanza di anni, un libro firmato da due giornalisti britannici, Matt Dillon e Gordon Thomas, propone una ricostruzione alternativa che smentisce la teoria dell’incidente casuale.

Le fonti citate dai due giornalisti provengono da elementi dei servizi segreti israeliani, americani e britannici.

Sono queste fonti a rilevare che Maxwell era in realtà un agente al servizio del Mossad.

Robert Maxwell da tempo si trovava in grosse difficoltà finanziarie e aveva deciso di ricattare i servizi israeliani, minacciandoli di rivelare le scomode verità di cui era al corrente, se Israele non gli avesse garantito un sostanzioso aiuto finanziario.

Quella notte l’imprenditore aveva appuntamento con degli agenti israeliani che una volta giunti sul posto lo avrebbero ucciso per poi gettare il suo corpo fuori bordo.

Ad oggi, le cause di morte di Maxwell non sono note perchè ben tre anatomopatologi non hanno raggiunto una opinione concorde sulle ragioni del decesso.

E’ certo però che Israele accordò un funerale con tutti gli onori al magnate britannico al quale parteciparono anche l’allora primo ministro Yitzhak Shamir.

Il suo corpo è seppellito a Gerusalemme, sul Monte degli Olivi.

Il filo di questa trama quindi è partito da Israele e sembra di nuovo ricondurre a Israele.

Robert Maxwell era considerato vicino al Mossad ed è morto in circostanze non molto chiare.

Jeffrey Epstein, anche lui considerato vicino al Mossad, è morto solamente un mese dopo il suo arresto prima che potesse rivelare gli orrendi segreti che custodiva.

Infine c’è l’ultima della serie, Ghislaine Maxwell, anche lei vicina all’agenzia israeliana e ci si chiede se a questo punto non rischi di seguire lo stesso destino di suo padre.

In questa storia, qualsiasi personaggio in grado di rivelare atroci segreti, scomodi per la rete pedofila o per Israele, muore stranamente sempre in circostanze misteriose.

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