di Cesare Sacchetti A Caracas, l’anno è iniziato non tra i classici fuochi d’artificio, ma tra...
Papa Leone XIV, la fronda bergogliana e la rilettura del Concilio Vaticano II
di Cesare Sacchetti
Il giorno atteso da molti dentro la Chiesa e da tutti coloro che seguono con interesse e passione le vicende vaticane è arrivato.
Il concistoro dei cardinali è iniziato ieri, e da quel che è trapelato su alcuni organi di stampa, il Santo Padre ha consegnato ai porporati il programma dei lavori con poco anticipo, forse per evitare che alcuni ne approfittassero più che per discutere dei temi sul tavolo, per iniziare a tessere le solite trame cospiratorie.
Lo stesso papa Leone XIV lo ha detto senza troppo peli sulla lingua, e senza tentennamenti quando ha chiamato davanti a sé la curia per il messaggio natalizio, nel quale il pontefice ha detto chiaramente che è ora di smetterla di seguire la via dei sotterfugi e degli intrallazzi, come stanno facendo taluni cardinali più impegnati ad applicare l’agenda 2030 dell’ONU che il Vangelo di Cristo.

Papa Leone inaugura il concistoro
Poco prima di quel messaggio, a parlare era stato proprio uno dei cardinali attivisti della lobby di Sant’Egidio, quel Zuppi, arcivescovo di Bologna, che ha rilasciato un’intervista lenzuolata al Corriere della Sera, nella quale sembrava di leggere l’agenda programmatica di un politico liberale piuttosto che quella di un principe della Chiesa.
Nel linguaggio zuppiano, il Vangelo trova poco posto, amalgamato e mistificato da una retorica progressista che tramuta le Sacre Scritture in un’agenda per l’eguaglianza sociale, molto sulle orme dell’economia marxista e per nulla su quelle della Rerum Novarum, ad oggi ancora unica stella polare da seguire sulla questione dei rapporti economici nella società.
Zuppi non ha nemmeno citato Leone, ma anzi lo ha persino contraddetto quando ha auspicato una legge sul fine vita, condannata invece dal pontefice.
Dalle parti di Sant’Egidio, forse ancora non si sono ripresi dagli esiti del Conclave, che gli uomini di Riccardi volevano e speravano essere radicalmente diversi, in modo da far sedere sul soglio di Pietro, se non Zuppi, quantomeno quel Pietro Parolin che avrebbe garantito una certa continuità bergogliana e modernista, vero marchio di fabbrica della confusa e smarrita Chiesa del post-concilio.
Leone XIV e la rilettura del Concilio: storia dell’apostasia
A parlare del Vaticano II è stato però proprio il Santo Padre, la mattina stessa nella quale da lì a poche ore avrebbe avuto inizio il tanto atteso concistoro, e trascurare il tempismo di questa scelta da parte di papa Leone sarebbe incauto, oltre che poco utile a capire dove effettivamente vuole andare la Chiesa di papa Prevost.
Leone XIV ha dichiarato che è necessaria una “rilettura” dei documenti del Vaticano II, una frase che lascia pensare che il papa voglia riprendere in considerazione quella stagione, quelle parole, e quegli atti non tanto per dare nuova vitalità a dei documenti che poco di buono hanno portato alla Chiesa – portandola anzi in una stagione di confusione dilagante, se non di vera e propria apostasia – ma per iniziare a fare delle necessarie correzioni.
Il Concilio è mancanza di chiarezza, ambiguità, sotterfugio, per usare proprio la citata espressione di Leone, e deliberata intenzione di costruire una Chiesa che segua lo spirito dei tempi, il zeitgeist modernista ed umanista che ha reso l’istituzione fondata da Cristo molto più simile ad una qualunque ONG che segue la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, i tanto celebrati diritti umani, che hanno messo l’uomo al posto di Dio.
Se si leggono le parole di monsignor Luigi Sartori, perito della CEI nel Vaticano II e indubbiamente un’entusiasta della stagione conciliare, che nella sua opera dal titolo “Il linguaggo del Vaticano II”, fornisce questa descrizione su ciò che produsse il Concilio.
“Interpretazioni diverse, per non dire opposte, vengono date del Concilio; ognuno tira per la propria parte. Peggio ancora, non piccola parte della responsabilità per gli equivoci e le confusioni che oggi emergono dal Concilio viene attribuita al Concilio stesso. Alcuni arrivano persino a parlare, con irritazione, di “Babele” e di “confusione delle lingue“.
Difficile non dare la colpa proprio al Concilio perché i documenti sono stati scritti in più parti esattamente con il linguaggio dell’ambiguità, quello preferito da liberali e modernisti che attraverso di esso potevano trincerarsi meglio per portare avanti una vera e propria apostasia della fede, basata non più sul magistero della Chiesa, ma sulle interpretazioni individuali di ogni singolo sacerdote e vescovo che si davano e si danno da fare per sostituire il cattolicesimo con il liberalismo, il comunismo e l’illuminismo.

I lavori del Concilio
A mettere in rilievo questo aspetto, è stato, tra gli altri, lo storico cattolico Atila Sinke Guimaraes, autore di un ricchissimo saggio sul Vaticano II, dal titolo “Nelle acque torbide del Vaticano II”, e l’aggettivo torbide è stato scelto appositamente perché nel Concilio di chiarezza ce c’è poca, mentre di confusione invece molta.
In Lumen Gentium, si può avere un esempio di questa ambiguità programmata per così dire.
Nel punto 8b del documento, ci sono delle parole intrise dello spirito ecumenico del Vaticano II.
““Questa è l’unica Chiesa di Cristo, che nel Simbolo professiamo una, santa, cattolica e apostolica [12] e che il Salvatore nostro, dopo la sua resurrezione, diede da pascere a Pietro (cfr. Gv 21,17), affidandone a lui e agli altri apostoli la diffusione e la guida (cfr. Mt 28,18ss), e costituì per sempre colonna e sostegno della verità (cfr. 1 Tm 3,15). Questa Chiesa, in questo mondo costituita e organizzata come società, sussiste nella Chiesa cattolica, governata dal successore di Pietro e dai vescovi in comunione con lui [13], ancorché al di fuori del suo organismo si trovino parecchi elementi di santificazione e di verità, che, appartenendo propriamente per dono di Dio alla Chiesa di Cristo, spingono verso l’unità cattolica.”
Esiste quindi una Chiesa di Cristo separata dalla Chiesa Cattolica? Che senso ha utilizzare questa metafora se non per far credere, erroneamente, che possa esserci un’altra Chiesa di Cristo oltre a quella cattolica, Chiesa fondata da Lui stesso 2000 anni orsono?
I padri del Concilio nella parte finale sembrano anche contraddire apertamente il principio di nulla salus extra ecclesiam, ovvero che non c’è alcuna salvezza al di fuori della Chiesa, perché in fondo si possono trovare altre vie per giungere alla salvezza, che sono quelle che portano fuori della Chiesa Cattolica.
Le premesse di Lumen Gentium fanno presto a generare le loro conseguenze, subito dopo al punto 20 nel quale si afferma chiaramente che anche i non cristiani possono raggiungere la salvezza.
“Infine, quanto a quelli che non hanno ancora ricevuto il Vangelo, anch’essi in vari modi sono ordinati al popolo di Dio . In primo luogo quel popolo al quale furono-dati i testamenti e le promesse e dal quale Cristo è nato secondo la carne (cfr. Rm 9,4-5), popolo molto amato in ragione della elezione, a causa dei padri, perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili (cfr. Rm 11,28-29). Ma il disegno di salvezza abbraccia anche coloro che riconoscono il Creatore, e tra questi in particolare i musulmani, i quali, professando di avere la fede di Abramo, adorano con noi un Dio unico, misericordioso che giudicherà gli uomini nel giorno finale.”
I musulmani che non riconoscono Cristo come Figlio di Dio e come seconda persona della Trinità, adorerebbero, a detta dei padri conciliari, lo stesso Dio dei cattolici, una circostanza chiaramente impossibile e, a dir poco eretica.
Si può vedere chiaramente quale sia lo spirito che anima il Vaticano II.
Non di certo quello del tomismo e della Scolastica, l’architrave della teologia cattolica che ha respinto le varie eresie nel corso dei secoli attraverso un linguaggio chiaro e netto, ma piuttosto quello del citato modernismo, che attraverso la sua voluta ambiguità, alla fine arriva apertamente a far posto ad altre religioni.
Assume poca importanza quindi che si stia fuori o dentro la Chiesa secondo le linee guida conciliari, perché, tanto alla fine, la salvezza viene dispensata a pioggia, non solo ai musulmani, ma anche ai buddisti, agli induisti e agli ebrei perché in un altro documento del Vaticano II, Nostra Aetate, si va senza troppi tentennamenti in tale direzione.
Nostra Aetate: storia di un documento scritto dal Congresso Ebraico
Secondo il documento pubblicato nel 1965, non da mani cattoliche come si dirà a breve, ci sarebbe ancora un legame speciale tra il popolo ebraico e Dio, pienamente in essere.
Il magistero della Chiesa Cattolica non ha mai insegnato in realtà nulla del genere.
Secondo la Chiesa, gli ebrei hanno rifiutato Cristo come Messia nel momento stesso in cui lo hanno crocefisso, e sono ancora oggi inevitabilmente separati dalla Chiesa e lontani dalla salvezza per questo loro ostinato rifiuto.
Se si segue la via tracciata da Nostra Aetate, si entra chiaramente nel territorio della doppia alleanza, ovvero quella falsa teoria secondo la quale i cristiani e gli ebrei possono entrambi salvarsi nonostante i secondi abbiano e rifiutino ancora Cristo, e i primi invece lo riconoscano come Salvatore e Figlio di Dio.
Sostenere che Nostra Aetate non è un documento cattolico, non è affatto una tesi ardita.
E’ la storia ufficiale di questo controverso documento.
Secondo quanto riportato da Nathan Ben Horin, ex ministro plenipotenziario dei rapporti di Israele con la Santa Sede, a chiedere cosa desiderassero gli ebrei dalla Chiesa fu proprio papa Giovanni XXIII, il pontefice che inaugurò il Concilio nel 1962.

Giovanni XXIII
Il “papa buono” invitò l’allora presidente del Congresso Ebraico Mondiale, Nahum Goldmann, al quale chiese di scrivere una lettera con la formale richiesta di rivedere i rapporti tra ebraismo e cattolicesimo, con la quale Roncalli ebbe il pretesto necessario per iniziare questa “riconciliazione” o meglio rinnegazione di quanto aveva detto e fatto la Chiesa sin dalla sua esistenza riguardo ai rapporti con gli ebrei e all’accusa di deicidio che gravava su di essi.
Goldmann colse subito la palla al balzo.
Iniziò a far scrivere la bozza di Nostra Aetate al Congresso Ebraico che lui presiedeva, e affermare quindi che quel documento non è stato scritto da cattolici, ma da esponenti di ambienti sionisti ed ebraici corrisponde alla pura verità.
Si comprende quindi appieno la genesi del Vaticano II.
Il Concilio non è stato voluto da buoni vescovi e cardinali, ma da pontefici e porporati molto vicini alla massoneria ecclesiastica, tanto che lo stesso Roncalli e il suo successore, Paolo VI, sono considerati appartenenti alla libera muratoria da una pluralità di fonti, cattoliche e massoniche.
L’inestricabile rapporto di Fatima con il Concilio
Il Concilio è in pratica la storia dell’apostasia della Chiesa annunciata dalla Madonna di Fatima nel 1917, la cui voce è stata silenziata da tutti i pontefici del post-concilio perché le sue verità erano troppo scomode, troppo dirompenti per la gerarchia della Chiesa che si era fatta portavoce degli errori e delle eresie fermamente condannate nel passato.
La storia del terzo segreto è ancora lì, che attende di essere raccontata.
A dire quanto contenuto nel messaggio sono stati una pluralità di sacerdoti, vescovi e cardinali, fermamente concordi su quanto realmente scritto da suor Lucia, uno dei tre pastorelli testimoni dell’apparizione di Maria.
Già nel 1960 lo lesse padre Malachi Martin, segretario del cardinal Bea, braccio destro di Giovanni XXIII.
Il 1960 avrebbe dovuto essere l’anno della rivelazione, l’anno nel quale i fedeli cattolici sarebbero stati messi al corrente delle parole di Maria, e invece è stato l’anno dei silenzi e delle censure ordinate da Roncalli.
Padre Martin, gesuita di origini irlandesi, riferì quello cha accadde quel giorno quando ebbe occasione di leggere il testo del messaggio.
“Mi fu mostrata una copia del Terzo Segreto quando Papa Giovanni XXIII lo aprì e chiese consiglio a un gruppo di Cardinali nel 1960. Uno di quei Cardinali era il Cardinale Augustin Bea, e io ero il suo assistente. L’apostasia nella Chiesa costituisce lo sfondo o il contesto del Terzo Segreto. L’apostasia nella Chiesa è appena iniziata ora. Ma i castighi predetti nel Segreto sono castighi fisici molto reali, e sono terribili!”
Giovanni XXIII decise di non rivelare questa tremenda verità, perché temeva, probabilmente a ragione, che i fedeli avrebbero riconosciuto in lui uno degli artefici di quella apostasia della quale parlava Maria.
Ad essere concordi con padre Martin sono molti altri autorevoli esponenti della Chiesa.
La pensa nello stesso modo una delle persone che forse era la più documentata sulla storia delle apparizioni del 1917, l’archivista di Fatima, padre Joaquin Alonso, che scrisse una monumentale opera su Fatima, purtroppo in larga parte censurata, ma che in alcuni passaggi concorda completamente con il gesuita irlandese.
Padre Alonso scrive questo al riguardo.
“È quindi del tutto possibile che in questo periodo intermedio in questione (dopo il 1960 e prima del trionfo del Cuore Immacolato di Maria), il testo (del Terzo Segreto) faccia riferimenti concreti alla crisi della fede della Chiesa e alla negligenza degli stessi pastori.”
Dello stesso identico parere era il cardinal Oddi, che fu ancora più esplicito al riguardo quando disse che l’apostasia della Chiesa era espressamente legata al Concilio Vaticano II.
C’è stata una censura della verità di Fatima da parte della gerarchia della Chiesa perché la Chiesa, disgraziatamente, è sotto occupazione massonica.
C’è stata una penetrazione costante e paziente nel corso degli anni da parte di modernisti che si sono infiltrati nei seminari, e sono arrivati a poco a poco a salire ai vertici della Chiesa, fino a diventare vescovi, cardinali e papi, così da corrompere l’istituzione e renderla una organizzazione al servizio della massoneria e del Nuovo Ordine Mondiale.
I frutti, avvelenati, del Vaticano II, sono oggi visibili a tutti.
Sono i frutti dell’ecumenismo della giornata di Assisi nel 1986, quando Giovanni Paolo II organizzò un incontro ecumenico che assomiglia molto ad una prova tecnica della religione mondiale, e sono i frutti dei fratelli maggiori del citato Wojtyla, il cui testimone è stato purtroppo raccolto dai suoi successori, fino a Bergoglio, membro del Rotary Club, una paramassoneria un tempo bandita dal Vaticano, che si prostrava di fronte ad idoli pagani e si abbracciava ridente e gioioso con abortisti e massoni, mentre i buoni sacerdoti e vescovi venivano perseguitati ed emarginati in questa Chiesa occupata.

Bergoglio di fronte alla Pachamama
Leone ha davanti a sé questa “eredità” , e la sua scelta di iniziare a sollecitare una rilettura di quei controversi documenti nei giorni del concistoro è forse l’inizio di una correzione di rotta che sarà certamente ostracizzata da tutti i modernisti e liberali, vedove inconsolabili di Francesco, che nemmeno hanno tolto i ritratti di Bergoglio dalle sagrestie, a dimostrazione della loro ribellione aperta contro Leone.
C’è una rivolta perché Leone XIV è un papa che ha già dimostrato di rifiutare lo spirito ecumenico dei suoi predecessori, sempre pronti a preghiere in moschee o altri luoghi di culto, e perché papa Prevost è una seria “minaccia” agli occhi di chi ha costruito questa chiesa dell’apostasia.
Il 2026 non si annuncia soltanto come un anno decisivo di eventi per la politica mondiale, ma anche per il futuro della Chiesa, che oggi si trova di fronte alla sua prova più difficile.
Riecheggiano ancora una volta le parole del cardinale Burke, sul fatto che i tempi attuali sono proprio quelli di Fatima.
E se questi tempi sono quelli del terzo messaggio censurato, allora non si può pensare che papa Leone XIV, il pontefice che ha scelto il nome di Leone XIII e che ebbe la visione dell’apostasia, non sia il papa di Fatima.
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…”allora difficilmente non si può pensare che papa Leone XIV, il pontefice che ha scelto il nome di Leone XIII e che ebbe la visione dell’apostasia, non sia il papa di Fatima.”… sbaglio o c’è una negazione di troppo? Il significato finale non dovrebbe essere Leone è il Papa di Fatima?
Salve Aiccor, non si può pensare che non sia = dev’essere o lo è. Esempio: non si può pensare che non sia Carlo = è Carlo.
Mi addolora doverlo scrivere ma Papa Leone, nella sua catechesi del mercoledì, ha detto testualmente che il Concilio Vaticano II è il magistero che costituisce la stella polare del cammino della chiesa. E rileggendo tutte le sue dichiarazioni dei mesi precedenti non si sembra che si sia distaccato molto dal suo predecessore
Salve Carlo, Leone fa così anche con Bergoglio. Non dice “è stato una disgrazia per la Chiesa”. Preferisce, per sua scelta, non usare un linguaggio polemico con i suoi predecessori, ma intanto negli atti concreti smonta l’infausta eredità di Bergoglio.
…”allora difficilmente non si può pensare che papa Leone XIV, il pontefice che ha scelto il nome di Leone XIII e che ebbe la visione dell’apostasia, non sia il papa di Fatima.”…
Senza il “difficilmente”, la sua risposta ad aiccor funziona, dott. Sacchetti, perché il senso è “allora si può pensare che papa Leone XIV … sia il papa di Fatima”. Ma col “difficilmente” no, non funziona: “allora difficilmente si può pensare che papa Leone XIV … sia il papa di Fatima”. In ogni caso, intatta e duratura rimane la mia stima nei suoi confronti.
Grazie Oldjohn.
La ringrazio di nuovo dott. Sacchetti per questo prezioso articolo. Spero davvero che Papa Leone riesca nel suo intento e che la mia tanto adorata Chiesa Cattolica ritorni alla grandezza di un tempo.
Se posso porgerle una domanda dott. Sacchetti: secondo lei questo cambiamento che sta attuando Papa Leone avverrà anche nelle piccole città? Sa, io vivo in una città abbastanza piccola e vado a messa tutte le domeniche e mi dispiace vedere lo stato della mia chiesa. Non c’è quasi nessun giovane ed i preti sembrano essere abbastanza scorbutici anziché essere disposti ad aiutare. Una persona che conosco voleva confessarsi e sta aspettando da due anni che la chiamino…Vorrei soltanto che la gente qui nella mia città ritornasse cristiana e che la vita di Cristo Nostro Signore venga celebrata di nuovo come un tempo. Tutto qui. Ripongo tutta la mia fiducia nel Signore e sono sicuro che Lui vincerà alla fine, ma ogni tanto ho bisogno di una rassicurazione perché anche senza scendere nei dettagli la situazione qui non è delle migliori…
La ringrazio, Marco. Credo proprio di sì, ma non nell’immediato. C’è da rifare i seminari, ci sono molti massoni, etc. Ci vuole un po’ di pazienza.
Si, ma aggiungendo “difficilmente” davanti a tutto lo interpretavo come terza negazione….
In teoria, no. Comunque l’ho tolto per evitare fraintendimenti.
Una chiesa che ha posto al centro l’uomo, le sue esigenze materiali, e pure le sue perversioni, non è la Chiesa di Cristo. Pertanto, Prevost che ne è il capo non è il Papa.
Non sono gli uomini ad avere in mano la Chiesa. La Chiesa sarà sempre di Cristo.