di Cesare Sacchetti Se si volesse seguire la vulgata offerta dagli organi di stampa e da una certa...
Tucho Fernandez: l’agente del caos in guerra contro papa Leone XIV
di Cesare Sacchetti
Sono emersi proprio negli ultimi giorni. Sono libri e testi che difficilmente si può credere che siano stati scritti e pensati da un uomo di Chiesa, eppure tutto corrisponde al vero.
Sono le opere “giovanili” del controverso cardinal Victor Fernandez detto Tucho, già molto discusso ai tempi della sua nomina da prefetto per la congregazione per la dottrina della fede nel 2023.
Tucho è semplicemente un personaggio chiave.
Se si riesce a comprendere la biografia e il percorso compiuto da questo porporato atipico, si comprende meglio l’idea di fondo che c’era sin dal principio nel pontificato bergogliano.
Non si tratta di qualcosa pensato sul momento.
La nomina di Fernandez e i suoi balzi da gigante nella carriera ecclesiastica sono stati studiati passo dopo passo, per iniziare, o meglio completare, un cammino apostatico che dopo il Concilio Vaticano ha raggiunto, per così dire, il suo apogeo.
Le origini di padre Fernandez
Padre Fernandez scopre la sua “vocazione” nei primi anni’80, nell’Argentina che stava appena iniziando a uscire dagli anni orribili del presidente dittatore Jorge Videla, salito al potere per volere della CIA e dell’eminenza grigia del globalismo, Henry Kissinger.
Videla si macchia di gravissimi crimini.

Jorge Videla
Migliaia di giovani spariscono e vengono torturati e uccisi per assicurarsi che ogni forma di dissenso contro il dittatore venga repressa, e ad essere già divenuto sacerdote in quegli anni era proprio Jorge Mario Bergoglio, accusato poi da molti famigliari delle vittime di aver saputo e taciuto sui crimini commessi da Videla.
Fernández inizia a indossare l’abito talare nel 1986, quando viene ordinato sacerdote presso la diocesi di Villa de la Concepcion de Rio Cuarto, e si trasferisce a Roma poco dopo presso la Pontificia Università Gregoriana, nella quale conseguirà una licenza sacra in teologia.
Il giovane sacerdote argentino inizia a costruire le “fondamenta” della sua formazione teologica, ancora non completata a quanto pare, perché padre Fernandez di lì a poco fa ritorno in Argentina, per conseguire nel 1990 un dottorato, sempre in teologia, nell’università cattolica dell’Argentina.
Si sa poco delle attività di padre Fernández nei primi anni’90, ma proprio verso la metà di quel decennio iniziano ad emergere delle sue “opere” che fanno capire che la teologia del giovane prelato è alquanto “eterodossa”, molto poco allineata con il magistero tradizionale della Chiesa, e molto più soggetta invece ad influenze che definire erotiche non è affatto esagerato.
La teologia erotica di Tucho
Nel 1995, c’è una delle sue opere prime dal titolo “Guariscimi con la tua bocca”, una sorta di elogio dell’arte del bacio, un testo pregno di sensualità di cui, se si ignorasse l’autore, si potrebbe pensare che sia il “frutto” di qualche appassionato dell’arte amatoria di Ovidio.
Fernandez in questo testo arriva persino a fare dei paragoni a dir poco blasfemi tra l’orgasmo della coppia e l’ascesi mistica che porta alla contemplazione di Dio.
Il prelato argentino declina in questi termini il paragone tra le due “esperienze”.
“Chiediamoci ora se queste particolarità dell’uomo e della donna nell’orgasmo si verifichino in qualche modo anche nel rapporto mistico con Dio. Potremmo dire che la donna, essendo più ricettiva, è anche più disposta a lasciarsi prendere da Dio. È più aperta all’esperienza religiosa. Forse è per questo che le donne predominano nelle chiese.”
Nelle pagine successive del testo, il paragone diventa ancora più esplicito, chiaro e diretto fino a dire chiaramente che l’amplesso non differisce in nulla dai momenti di intimità spirituale con Dio, una espressione che delinea ancora meglio, o peggio, questa teologia erotica.
Tucho edifica così i pilastri della sua “formazione” che soltanto tre anni dopo, nel 1998, partorirà una nuova “fatica” dal titolo “La passione mistica: spiritualità e sensualità”.

Padre Fernandez
In questa opera, si va persino oltre.
La teologia erotica di Fernandez arriva a descrivere una esperienza sessuale avvenuta sulle sponde del lago Tiberiade con Gesù, una fantasia che, a detta del prelato argentino, gli sarebbe stata raccontata da una 16enne, e che il “teologo” non avrebbe avuto alcun pudore a scrivere nel suo libro.
Il Vangelo viene così rivisitato in chiave sessuale e pornografica.
I suoi protagonisti diventano oggetto di licenziosità varie, Cristo stesso diviene il soggetto di tali fantasie, partorite da menti affette probabilmente da disturbi psichici o qualcosa di peggio, e financo gli apostoli in un secondo momento diverranno essi stessi vittime di deviate insinuazioni che li raffigurano come gay.
Tucho sembra fare da apripista a questa scuola blasfema i cui echi si riverbereranno nel corso dei decenni fino ad arrivare ai tempi più recenti e alle parole del predicatore della casa pontificia, Roberto Pasolini, che parla di presunte relazioni omosessuali tra gli apostoli, e tra questi e Cristo stesso.
Viene modellata nel corso del tempo anche una teologia queer, una blasfemia che non serve altro che a dare un benestare “cattolico” alle varie perversioni sempre fermamente condannate dalla Chiesa Cattolica.
Fernandez però è un uomo perfetto per questi tempi.
Le sue idee non possono che trovare fortuna in una Chiesa tristemente occupata dalla massoneria ecclesiastica e da una ciurma di sacerdoti omosessuali che sono stati accolti in massa dopo il Vaticano II.
Bergoglio lo considera sin dagli anni 2000 un suo stretto alleato.
Una volta che Jorge Mario Bergoglio diviene arcivescovo di Buenos Aires nel 1997, il porporato originario della capitale argentina, intesse la sua rete, protegge pedofili conclamati come padre Julio Grassi, e nomina nel 2009 proprio il controverso Fernandez rettore della università pontificia cattolica di Buenos Aires.
A Roma, iniziano a interessarsi del neo-rettore.
I teologi e cardinali della congregazione per la dottrina della fede studiano i testi del sacerdote, così pregni di sensualità ed erotismo, e la sua nomina viene considerata a dir poco “imbarazzante”.

Il palazzo del Sant’Uffizio, sede del dicastero per la dottrina della Fede
Fernandez stesso confermerà anni dopo di essere stato oggetto di meticolose inchieste da parte del dicastero più importante in materia di ortodossia dottrinale del Vaticano, anche se il prelato si è detto chiaramente infastidito, seccato da quelle indagini da lui considerate assurde e senza senso.
La sua parabola è destinata comunque a compiere un salto di qualità da lì a pochi anni.
Ratzinger nel 2013 rinuncia al soglio pontificio.
L’era di Francesco
Si siede sul soglio di Pietro proprio il protettore di Tucho, il cardinal Jorge Mario Bergoglio che ha in mente un papato di completa rottura, o forse solo di completamento delle idee progressiste del Vaticano II.
Uno dei primissimi atti di Francesco è proprio quello di nominare subito arcivescovo il suo vecchio amico già nominato nel 2009 rettore della prestigiosa università pontificia.
Fernandez diventa così monsignore e arcivescovo della diocesi di Tiburnia, in Austria, un Paese con il quale Tucho ha poca attinenza, ma Bergoglio ha chiaramente fretta di elevarlo tra i ranghi della carriera ecclesiastica, tanto che il papa non chiede nemmeno il consueto parere che i pontefici chiedono alla congregazione per la dottrina della Fede prima di nominare un vescovo.
Si intuisce subito che monsignor Tucho ha un ruolo speciale, strategico nel pontificato di Bergoglio, quando viene intervistato dal quotidiano progressista La Repubblica, il più vicino a Francesco, al quale nel 2014 inizia a far capire che il papa seguirà una via molto diversa da quella dei suoi predecessori.
Viene accantonata la condanna ferma del peccato e dell’omosessualità come c’era in passato, e si lascia posto ad un approccio più cangiante, inclusivo che sia disposto ad accogliere nel seno della Chiesa anche coloro che non hanno alcuna intenzione di rinunciare al peccato di sodomia.
Tucho si può considerare quindi a tutti gli effetti come il padre di quel linguaggio ambiguo di Bergoglio e del “chi sono io per giudicare” pronunciato sul volo di ritorno da Rio de Janeiro, quando al papa venne chiesto dai giornalisti a bordo del suo aereo dell’influenza della lobby gay in Vaticano.
Bergoglio nel momento del “chi sono io per giudicare”?
Francesco rispose nella sua maniera preferita.
Attraverso la rinuncia dell’autorità pontificia e attraverso la rinuncia della condanna del peccato.
La domanda probabilmente fu posta da un giornalista che già sapeva la risposta.
Serviva un parto dello sdoganamento dell’omosessualità da parte del papa, e quello è stato il momento nel quale la teologia di Francesco fece il suo primo vagito.
Il “chi sono io per giudicare” serviva a lanciare un messaggio chiaro.
Ci sarebbe stato posto per tutti nella chiesa di Bergoglio, compresi coloro che odiano la Chiesa e che si rifiutano di seguire i suoi insegnamenti.
Passano solo otto mesi da quella frase, e monsignor Fernandez enuclea ancora meglio il cammino che seguirà Francesco.
Al giornalista della citata Repubblica, Paolo Rodari, il prelato argentino spiega che la Chiesa deve smetterla di difendere gli insegnamenti di sempre, per adottare invece un approccio inclusivista, fino a rinunciare alla condanna del matrimonio gay.
Il principio non negoziabile diventa così negoziabile.
Ogni cosa è flessibile nel papato di Bergoglio, tutto può essere modellato a seconda delle esigenze del soggetto che interpreta i principi fondamentali del cattolicesimo, precipitando inevitabilmente nell’oceano del kantismo e del relativismo morale.
La Chiesa, in altre parole, deve smettere di essere sé stessa e seguire lo spirito liberale e modernista dei tempi.
Il “ghostwriter” di Bergoglio
Le encicliche di Francesco servono a questo.
Servono a portare l’apostasia ai suoi massimi, e Fernandez è l’eminenza grigia, la mente che segretamente scrive e ispira documenti come Amoris Laetitia, nel quale si apre alla possibilità di far ricevere la comunione ai divorziati.
Sussistono pochi dubbi sulle origini di tale enciclica.
Amoris Laetitia può considerarsi a tutti gli effetti una rielaborazione di due articoli scritti da monsignor Tucho nel 2005 e nel 2006, durante il suo periodo da docente di teologia presso l’università cattolica argentina.
Ci sono dei passaggi pressoché identici, citazioni “dottrinali” dello stesso tipo, e si vede chiaramente che la mano che ha scritto quel documento è quella del vescovo argentino.
Bergoglio si affida a lui.
Francesco aveva una missione specifica. Occorreva portare ai suoi estremi l’apostasia che affligge la Chiesa da molti decenni, e Fernandez è l’uomo che gli mostra i passi da seguire.
Gli ultimi anni di Francesco sono forse i più blasfemi e concitati. Francesco intuisce che il tempo a sua disposizione è molto poco, e nel suo ultimo triennio prova a lanciare l’assalto finale.
Tucho viene spostato a capo di quel dicastero che anni prima lo indagò per la sua porno-teologia.
Fernandez viene nominato cardinale di Santa Romana Chiesa e subito dopo prefetto per la congregazione della dottrina della Fede.
Il luogo che più di tutti ha il sacro compito di vigilare sull’ortodossia del magistero finisce così nelle mani dell’uomo che ha scritto testi a dir poco blasfemi.
Francesco ha concepito tale nomina come una sorta di oltraggio estremo alla Chiesa.
Nella sua lettera di nomina al suo fidato amico cardinale, scrive parole contro il dicastero che un tempo non era altro che la Santa Inquisizione.
Francesco non esita a definire la congregazione per la dottrina della Fede come un posto nel quale c’era “immoralità” e dove venivano un tempo condannati gli eretici, una circostanza che ai suoi occhi di papa anticattolico appare insopportabile, come insopportabile per lui era la storia stessa di questa istituzione che nel corso dei secoli ha respinto le eresie del protestantesimo e della rivoluzione illuminista liberale, da Bergoglio invece attuata seppur, coerentemente nel suo stile, “condannata” a parole soltanto blandamente in una occasione.

Papa Francesco nel 2023
Francesco chiama Fernandez per metterlo nel cuore di uno degli uffici più importanti della Chiesa, sempre alla ricerca dell’ultimo passo verso lo scioglimento della Chiesa Cattolica in una ONG di natura liberale e protestantica.
Tucho non “tradisce”.
Dalla sua “teologia” arriva fuori un altro documento, persino più eretico di Amoris Laetitia, quale Fiducia Supplicans, dove si consente la benedizione alle coppie omosessuali.
Il Vaticano così arriva a benedire la sodomia.
Il fumo di Satana continua a invadere la Santa Sede fino a quando Bergoglio non arriva alla fine della sua esperienza terrena.
I suoi ultimi 66 giorni sono densi di misteri e intrighi ancora oggi non pienamente risolti, e sul soglio di Pietro si siede un pontefice molto diverso dal suo predecessore, quale Leone XIV.
Cresce il malumore tra i progressisti bergogliani e nella lobby di Sant’Egidio.
La corrente modernista intuisce che Prevost non seguirà il cammino di Francesco, e iniziano le trappole al Santo Padre.
A settembre, chiedono udienza a stretto giro di posta il controverso padre James Martin, altro pupillo di Bergoglio e apologeta del mondo LGBT, e il vicepresidente della CEI, monsignor Savino, che raccontano ai media di aver ricevuto una sorta di “benedizione” sul dialogo che essi stanno portando avanti con gli ambienti omosessuali, ma fonti della Santa Sede riferiscono che papa Leone non avrebbe dato nessun “lasciapassare” ai due prelati.

Padre Martin
Tucho resta ancora al suo posto e a novembre tende anche lui un tranello al Santo Padre.
Il suo dicastero partorisce improvvisamente un documento nel quale si definisce non opportuno definire Maria corredentrice.
E’ una questione complessa, sulla quale i dottori della Chiesa discutono da molti secoli, ben prima dell’avvento della Chiesa post-conciliare, e la strategia di Fernandez appare sin troppo chiara.
Il fedelissimo di Bergoglio sapeva molto bene che quel documento avrebbe suscitato una reazione ostile da parte dei cattolici, alcuni certamente in buona fede e animati da buone intenzioni, altri invece più vicini ad un certo falso tradizionalismo che non ha esitato a cannoneggiare Leone sin dal primo giorno del suo papato.
Fernandez agisce dunque chiaramente come un agente del caos.
Suo scopo è quello di seminare zizzania, provocare divisioni e cercare di dirottare il papato di Leone XIV, non in linea con i bergogliani.
Sono emersi così altri suoi testi in questi giorni scritti dopo il 1998, nei quali si può avere un nuovo saggio della teologia erotica di Tucho, che in un saggio del 2005 dal titolo Teologia spirituale incarnata, si lascia andare ad una esaltazione lubrica sulla “importanza” di toccare a apprezzare ogni parte del corpo, e ogni suo organo.
Il tempismo è rivelatore.
I testi degli anni 2000 non erano mai usciti fino ad ora.
Sono emersi ora, dopo la morte di Bergoglio, e sotto il pontificato di Leone che si trova a dover fare i conti con la blasfemia del porporato lasciatogli in “eredità” da Francesco.
Il porporato più vicino a Francesco non è però purtroppo solo nella sua missione.
Ci sono assieme a lui gli altri esponenti della chiesa bergogliana come il cardinal Zuppi, presidente della CEI e fedelissimo della lobby immigrazionista di Sant’Egidio, che segue una sua linea ostile e antitetica a quella di Leone, soprattutto sul conflitto ucraino, dove il papa ha salutato con piacere la proposta di pace di Trump, mentre Zuppi l’ha respinta.

Il cardinal Zuppi
Leone non può andare d’accordo con Sant’Egidio per una ragione semplice.
Sant’Egidio vuol dire immigrazionismo illimitato tanto da trasformare il migrante irregolare in una sorta di moderno Cristo in itinere, e sino a dedicargli una orrenda statua posta in piazza San Pietro.
Il papa invece ha detto quello che non avrebbe mai detto il suo predecessore.
Ha affermato che i confini esistono e lo Stato ha tutto il diritto di difenderli.
Leone si trova così sotto l’assedio di una camarilla di porporati modernisti che hanno soltanto la missione di sabotare il suo apostolato.
A gennaio, il Santo Padre, ha convocato il concistoro anche per tale ragione.
Francesco aveva trasformato il pontificato in una caserma.
Ai cardinali veniva impedito di incontrarsi, di parlarsi e di conoscersi nel timore che potesse formarsi una opposizione contro un papa così ostile alla tradizione e così vicino agli ambienti della massoneria e del mondialismo.
Leone vuole cercare di risanare quelle ferite inferte da Bergoglio e di tentare di sopire le varie trame che si stanno tessendo contro di lui.
La missione del Santo Padre non sarà semplice e il primo ad esserne consapevole sembra essere proprio lui.
Leone è circondato da lupi.
Il 2026 si preannuncia come un anno decisivo per decidere il cammino della Chiesa del futuro.
Le orme di Fatima si fanno sempre più riconoscibili.
Questo blog si sostiene con il contributo dei lettori. Se vuoi aiutare anche tu la libera informazione clicca qui sotto. Se preferisci invece sostenerci tramite versamento bancario, puoi versare il tuo contributo a questo IBAN: IT53J0200805047000105110952
14 Commenti
Rispondi
Altro in notizie …
La Svizzera e il suo lato occulto: il mistero del sacrificio rituale al CERN
di Cesare Sacchetti Se si volesse seguire la vulgata offerta dagli organi di stampa e da una certa stereotipata...
La strage del Crans-Montana: l’esplosione confermata dalla polizia e il ruolo di Chabad
di Cesare Sacchetti Una luce si deposita sul feretro del giovane ragazzo Giovanni Tamburi, attorno al quale si sono...
Il “regime change” simulato di Trump e la retata del governo di Caracas contro i veri golpisti di Londra
di Cesare Sacchetti A Caracas, l’anno è iniziato non tra i classici fuochi d’artificio, ma tra esplosioni ed...






¿Por qué Leon XIV no destituye a Fernández?¿No puede hacerlo?
Si, lo puede hacer. Creo que sea sobretodo una decisión que tiene a ver con el momento más adecuado para hacerla. Tenemos que considerar que hay una parte de la Iglesia corrupta y en las manos de la masonería. Acuerdamonos de Juan Pablo I.
Premetto che non sono affatto un esperto di diritto canonico ma è cosa risaputa che lo Stato Vaticano è assimilabile in tutto e per tutto a una monarchia assoluta. Che io sappia, qualsiasi decisione presa dal Pontefice è legge. Pertanto, se non ho detto una macroscopica fesseria, le chiedo se Papa Leone non possa in qualche modo “licenziare” questa pletora di cardinali che tutto fanno tranne che servire Dio e ripulire la Santa Sede dal cosiddetto “fumo di satana”. Grazie per le preziose informazioni che ci fornisce quotidianamente.
Salve Claudio, può farlo ma deve prima costruire attorno a sè una rete di cardinali che lo sostengono e, al tempo stesso, deve iniziare a formare un nuovo clero, non nelle mani della lobby gay. Non è un qualcosa che si fa nel giro di pochi mesi.
Da considerate poi l’ influenza negativa del papa nero generale dei gesuiti, quindi tutt’ altro che semplice mettersi contro questi qui.
Grande articolo Cesare, grazie a nome di chi come me è all’oscuro di tutte queste vicissitudini all’interno del Clero Vaticano, dimostra anche una vera e assoluta fede nel Cristianesimo, che ti fa onore e tende a preservarlo da tutti i tentativi di inquinamento e corruzione, serve proprio a fare in modo che tutti possano conoscere e discernere certe affermazioni che per la maggior parte dei credenti per il solo fatto di provenire dal Vaticano risultano quasi come Dogmi. E in effetti così dovrebbe essere, ma nessuno o pochissimi riescono a scorgere l’apostasia celata in tante affermazioni ufficiali.
Ti ringrazio, Vincenzo. Credo che sempre più cattolici si siano resi conto del problema dell’apostasia.
Stonano i termini “Santo Padre”, “Santa Sede” parlando di una chiesa diventata “ONG di natura liberale e protestantica”, che oggettivamente non può essere la Chiesa di Cristo. Il papato di Prevost è la continuazione di quello di Bergoglio, solo con modalità furbescamente raffinate, nettamente in contrasto con quelle dello zoticone bestemmiatore argentino.
Un commento molto grezzo e ben poco centrato viste le palesi differenze tra i due.
Purtroppo Ruggero hai perfettamente ragione. Basti vedere le sue prediche a favore dell’ideologia ambientalista e neanche una singola parola contro i sionisti assassini ed a sostegno dei poveri palestinesi. Come legittimo successore di Pietro mi basta Monsignor Viganò. Per tutto il resto, Buon Santo Natale a Tutti.
Anche tu Leone lo segui poco e male. E’ stato il primo dopo Francesco a condannare l’eresia panteistica, e per ciò che riguarda Israele ha criticato più volte lo stato ebraico.
L’ immondezza del vizio elevata al trono di Pietro…Ma non aveva detto la Madonna a L;a Salette che l’ Anticristo si sarebbe insediato a Roma?
Mi pare di sì, e se guardi agli ultimi 60 anni, ci si è seduto purtroppo.
Non capisco perché nazionalismo e cristianesimo non possano andare troppo d’accordo, dovremmo lasciarci invadere , sostituire e porgere l’ altra guancia per “amor” del prossimo? Nooo, dai…
Il rapporto tra cristianesimo e nazionalismo è complesso e spesso teso: mentre il nazionalismo esalta la nazione sopra ogni cosa, il cristianesimo, basato sull’amore universale e un’identità che trascende i confini terreni (il “Regno di Dio”), tradizionalmente si pone in contrasto con l’esclusività nazionalista, benché storicamente si siano verificati episodi di connivenza, specialmente nel nazionalismo etnico e religioso, che la Chiesa ha spesso condannato, enfatizzando il patriottismo (amore per la patria) piuttosto che il nazionalismo (superiorità nazionale).
Perché sono spesso in conflitto:
Universalità vs. Esclusività: Il messaggio cristiano è universale (“non ci sono più Giudei né Greci”), mentre il nazionalismo è per sua natura esclusivista, creando un “noi” contro “loro” basato su etnia o stato.
Amore per il prossimo: Il comandamento di amare il prossimo come se stessi si scontra con la tendenza nazionalista di anteporre il proprio popolo agli altri.
Spiritualità vs. Politica Terrena: Il cristianesimo pone l’accento sulla dimensione spirituale e ultraterrena, mentre il nazionalismo si concentra sulla costruzione e il potere dello stato-nazione.
Punti di convergenza e ambiguità:
Patriottismo: La Chiesa distingue tra patriottismo (amore per la propria nazione, accettabile) e nazionalismo (esaltazione della propria nazione come superiore, da rifiutare).
Nazionalismo religioso: Esistono forme di nazionalismo che si legano a una specifica fede (es. nazionalismo cattolico, sionismo), che politicizzano la religione, ma anche queste sono spesso criticate dai vertici ecclesiastici.
Contesto storico: Ci sono stati momenti in cui il cristianesimo è stato strumentalizzato o ha supportato movimenti nazionalisti, come nel caso del nazionalsocialismo, sebbene i Papi abbiano condannato tali ideologie pagane e pre-cristiane.
In sintesi, il cristianesimo proclama un’unità che supera le nazioni, rendendo il nazionalismo, inteso come esaltazione della nazione a discapito degli altri, intrinsecamente problematico per la fede, anche se la storia mostra complesse interazioni.