La parabola di Davos dal 1993 al 2026: il funerale del Nuovo Ordine Mondiale

22/01/2026

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di Cesare Sacchetti

A Davos, questa piccola località svizzera circondata dalle Alpi, i volti sono a dir poco cupi, tesi.

I potenti decaduti della governance globale si guardano in faccia smarriti e scoprono che tutto è cambiato.

Il mondo di prima non esiste più.

Non esiste più l’idea di una centralizzazione degli affari internazionali e non esiste soprattutto più l’idea che gli Stati nazionali siano ridotti al ruolo di meri gregari, comprimari che non decidono nulla svuotati della loro sovranità nazionale nel corso del secolo XX.

Sembra ieri quando proprio a Davos, nel 1993, i vari signori del globalismo si guardavano invece tra di loro raggianti e sicuri che la storia era finalmente diventata soggetta ai loro voleri e ai loro piani di dominio del mondo.

Le origini di Davos

Il club di Davos nasce all’inizio quasi in sordina all’inizio degli anni’70, e ancora non aveva all’epoca un ruolo predominante tra i vari circoli del mondialismo.

C’era e c’è tuttora una gerarchia tra questi ristretti club, e in quegli anni erano particolarmente predominati ambienti come l’ermetico gruppo Bilderberg, sorto dopo la seconda guerra mondiale nel villaggio olandese di Osterbeek, e ribattezzato con il nome dell’albergo nel quale avevano luogo le riunioni dei vari politici, economisti e banchieri più importanti di tutto il mondo.

La seconda guerra mondiale aveva lasciato sul terreno il cadavere dello Stato nazionale, e il potere politico, un tempo esclusiva dei governi nazionali, passa gradualmente altrove, in quelle stanze di quei circoli dove si prendono le decisioni che vengono poi trasmesse ai vari primi ministri e presidenti, divenuti di fatto mere comparse.

Davos nasce per consolidare tale idea.

Klaus Schwab, Il fondatore del forum e allievo prediletto di una delle figure più rilevanti del globalismo come Henry Kissinger, diventa a poco a poco uno dei personaggi che contano nelle gerarchie della governance mondiale e al suo forum viene affidato anche il compito di selezionare e “formare” i vari politici attraverso il programma degli Young Leaders.

Klaus Schwab nel 1974

Nelle casse del forum, arrivano i fondi di prestigiose banche di proprietà dei soliti Rockefeller e Rothschild.

Se si consulta la lista dei partner del club, oggi si trovano tutti lì.

C’è la Barclays, la Carnegie Mellon, Goldman Sachs, Deutsche Bank, Bank of America e l’ubiquo fondo BlackRock.

La logica del globalismo è quella della pervasività, del controllo assoluto.

Ogni singolo aspetto dell’architettura del cosiddetto Nuovo Ordine Mondiale dev’essere scrupolosamente preparato per far sì che nulla possa mettersi sul cammino di coloro che vogliono edificare una sorte di repubblica universale di natura massonica, un Leviatano che accentri nelle sue mani il potere e domini gli affari internazionali con pugno di ferro.

Sul finire degli anni’80, Davos inizia a diventare davvero uno dei luoghi più importanti della politica internazionale.

I politici di tutto il mondo vanno lì, ascoltano, prendono nota e tornano nei loro Paesi per eseguire gli ordini che sono stati loro affidati senza che ci possa essere il minimo margine di deviazione.

Nella citata riunione del 1993, tutti erano sicuri che ormai fosse fatta.

A Mosca, c’erano ancora le macerie fumanti della Unione Sovietica, un apparato che fu voluto dall’alta finanza ebraica di New York, e che già nei primi anni’80 era diventato superato, inutile agli scopi di chi voleva entrare nella fase finale di un progetto secolare.

Il potere che conta studia la nomenclatura sovietica e individua un perfetto cavallo di Troia nei panni di uno sconosciuto Mikhail Gorbachev, che diviene segretario del partito comunista dopo la improvvisa, e secondo alcuni, sospetta, morte del suo predecessore, Kostantin Chernenko.

Mikhail Gorbachev

Gorbachev aveva una missione. Doveva accompagnare il comunismo sull’uscio della storia.

Era necessario nella logica dei globalizzatori liquidare la contrapposizione, seppur controllata, dei due blocchi, per passare lo scettro del potere esclusivamente nelle mani degli Stati Uniti, scelti già ai tempi della seconda guerra mondiale, come vera forza motrice del mondialismo.

A fare breccia nel muro ci penserà il compagno occindetalizzato Mikhail.

Viene invitata a Mosca la Open Society di Soros, vengono varate le disastrose riforme economiche della perestroika e il blocco sovietivo si avvia cosi velocemente verso la sue defintiva implosione.

Anni dopo, nel 2015, l’ex segretario del PCUS, vicinissimo anche al gruppo Bilderberg, viene invitato proprio nel consesso di Davos, quasi come riconoscimento dell”egregio” lavoro fatto per conto dei globalizzatori.

L’unipolarismo degli anni’90 e la gerarchia globalista

Una volta uscita di scena l’URSS, l’unilateralismo americano diventa la unica ed esclusiva forza motrice della politica internazionale.

Tra i globalizzatori è assodato che debba essere Washington attraverso il suo strapotere economico e militare a trascinare tutti gli altri Paesi verso la governance globale.

33 anni fa, i leader del mondialismo discutevano di questo, e si riunivano per assicurarsi che tutto procedesse secondo i piani.

Il forum di Davos del 1993

Il clima è quello del trionfo dell’economia di mercato.

Il neoliberismo stava diventando ovunque il modello economico di riferimento, e la sua marcia significava in Italia la fine dell’industria pubblica, e la svendita di un patrimonio per conto dei figliocci di Davos, quali Mario Draghi, Romano Prodi e Carlo Azeglio Ciampi.

Quell’anno, tra gli 800 partecipanti, ci sono personaggi come Jacques Attali, vera e propria eminenza grigia della politica francese, e consigliere ombra di tutti i presidenti francesi dal 1980 in poi.

Attali fa e disfa.

Si chiude nelle camere stagne del potere, alleva i suoi discepoli, scelti spesso in età adolescenziale, e una volta finito l’addestramento, il “politico” sfornato dal think-tank di turno sale al potere con un’agenda già scritta.

Assieme a lui, c’erano personaggi in vista dello stato profondo di Washington, quali John Kerry, membro della società occulta di Skulls & Bones, luogo privilegiato del potere americano e dal quale sono usciti una lunga lista di presidenti degli Stati Uniti, tra i quali George H. Bush, suo figlio George W., William Howard Taft, senza dimenticare i molti senatori e deputati tutti passati in questa setta esclusiva dell’università di Yale.

A sinistra, George H. Bush con suo figlio George W.

Skulls & Bones può essere considerata a tutti gli effetti come una massoneria.

I suoi riti sono puramente esoterici e satanici, tanto che all’iniziato in tale setta è richiesto di mettersi dentro un feretro e “confessare” tutti i suoi peccati agli altri fratelli, un rito di iniziazione presente anche in altre logge massoniche, alle quali sono stati iscritti moltissimi presidenti americani.

La massoneria è la porta di ingresso in ognuno di tali club.

Si vuole diventare politici, senatori ed entrare a Davos o al gruppo Bilderberg?

Lo si può fare, ma non senza essere stati prima iniziati alla massoneria che non è altro che una religione luciferiana nella quale il candidato deve seguire un cammino esoterico dai gradi più bassi fino a quelli più alti, dove le prove richieste sono sempre più apertamente sataniche.

Il potere del globalismo è principalmente questo.

E’ una struttura gerarchica satanica che ha delle ferree regole di selezione, senza le quali l’aspirante servitore di turno di tale apparato è escluso.

I globalizzatori fanno questo quando le telecamere si spengono e si incontrano nelle segrete stanze.

Davos è tutto questo.

E’ programmazione di un sistema e di un potere che in quegli anni aveva l’assoluta convinzione di aver vinto la partita.

Alcuni dei suoi adepti come il professore Francis Fukuyama arrivarono a dire nel 1992 che la storia era giunta alla sua fine.

Francis Fukuyama

La frontiera dell’uomo si era fermata all’impero americano e la democrazia liberale aveva fagocitato la filosofia politica.

Secondo Fukuyama e gli altri ideologi del mondialismo, non c’era più nulla oltre tale soglia, e le nazioni ormai erano destinate a restare dei simulacri nelle mani di tale sovrastruttura.

Il ritorno della storia e il divorzio tra America e mondialismo

Sembrava tutto già scritto, la marcia verso l’impero mondiale appariva pressoché inarrestabile, fino a quando il pezzo più importante di quella enorme macchina, gli Stati Uniti d’America, è sfuggito al controllo dei globalizzatori.

La variabile Trump è piombata come un fulmine a ciel serono.

I signori di Davos non avevano previsto che un imprenditore di successo potesse mettersi di traverso nei loro piani.

Gli Stati Uniti nell’era Trump diventano così la nemesi dell’esclusivo club svizzero.

Il presidente degli Stati Uniti perde lo status di cosiddetto “leader del mondo libero”.

Perde il suo ruolo di imperatore e di garante dell’ordine costruito nel 1945 attraverso la nascita del braccio armato del globalismo, la NATO, e mette fine ad una interminabile stagione di guerre.

Il bastone del comando dell’impero era fondato sulle regole della violenza e della sopraffazione.

Washington era il centro del caos e del disordine permanente.

E’ da tale condizione che nasce una interminabile serie di colpi di Stato e rivoluzioni colorate, iniziati già nei primi anni’50 in Iran, e proseguiti poi in Cile con la morte del presidente Allende, in Italia, con l’assassinio del presidente Moro, nell’URSS, attraverso i fidati amici Gorbachev ed Eltsin che metteranno all’asta una intera nazione, e ancora in Italia, per mezzo della rivoluzione giudiziaria di Mani Pulite e del saccheggio del Britannia, fino ad arrivare alle guerre in Iraq, in Afghanistan, in Libia, alla creazione dell’ISIS e al colpo di Stato in Ucraina nel 2014.

Ovunque si guardi la storia del’900 e dell’inizio del XXI secolo, c’è una lunghissima scia di sangue e guerre permanenti che sono la diretta conseguenza di un potere che pur di affermarsi doveva spazzare via tutto e tutti, senza guardarsi indietro.

Trump si può definire la controrivoluzione della storia americana.

Una nazione presa in ostaggio e trasformata in forza di destabilizzazione che torna finalmente padrona del suo destino, che vuole restituire alle nazioni il potere perduto, e soprattutto che vuole salvaguardare la cristianità, la religione sulla quale si fondava l’ordine del passato.

A Davos, Trump non è venuto per ascoltare.

Il discorso di Trump al forum di Davos del 2026

E’ venuto per informare, per mettere al corrente i suoi nemici che hanno fatto di tutto per rovesciarlo che il tempo delle guerre e della globalizzazione è finito.

L’Unione europea è senza dubbio in questo momento il bersaglio privilegiato.

La sovrastruttura di Maastricht, un tempo sostenuta da Washington, è oggi vista dalla Casa Bianca come una minaccia all’esistenza stessa dei popoli europei.

Bruxelles ha creato un irriconoscibile melting pot, come ha detto lo stesso Trump.

Si guardano le gloriose nazioni europee, e si fa fatica a capire cosa siano diventate, invase da orde di immigrati irregolari ai quali i vari governi di centrodestra e centrosinistra hanno dato il fittizio status di “rifugiati”.

Si sono seguite in pratica le orme di Paneuropa e dell’Idealismo pratico del conte Kalergi.

Kalergi aveva una visione.

Quella di una falsa Europa che partoriva un popolo di etnia mista, che sarebbe stata la futura gente degli Stati Uniti d’Europa, una sovrastruttura che di europeo non ha in realtà mai avuto nulla.

Se si chiedeva al massone austriaco chi avrebbe tratto giovamento da tale pulizia etnica, egli rispondeva senza giri di parole, e affermava che gli Stati Uniti d’Europa avrebbero consentito alla finanza ebraica, sua finanziatrice, di poter affermare ancora meglio il suo dominio.

C’è costantemente questa idea nella storia moderna.

C’è l’idea di potere e di dominio che un manipolo di “illuminati” vuole affermare sui popoli, e Trump è contro tale idea che si è scontrato, mettendo in gioco la sua vita, scampata ad una infinità di attentati, noti e non noti, non solo per mera “fortuna”, ma grazie alla protezione delle forze armate e di una benevolenza che viene probabilmente anche dall’Alto.

Il presidente ieri ha fatto capire chiaramente che è tempo di voltare pagina.

Occorre liquidare le ultime vestigia del decaduto ordine che nel 2020 aveva scatenato la madre di tutte la crisi, la farsa pandemica, partorita proprio dalla mente di Klaus Schwab.

Schwab aveva già designato la futura società del mondialismo attraverso il Grande Reset.

Lo spot di Davos per il Grande Reset

L’uomo sarebbe divenuto un ibrido tra essere umano e macchina tramite la tecnologia del transumanismo.

Il potere politico sarebbe stato tutto concentrato nelle mani di una tirannia globale di stampo autoritario.

Il colpo di Stato “pandemico” fu però sventato, affondato dall’opposizione di quelle potenze contrarie a sciogliere i propri Paesi dentro tale supergoverno mondiale.

La demolizione definitiva della governance globale

Ci sono oggi sul tavolo i resti alla deriva di quel mondo.

Ci sono oggi sul tavolo due entità svuotate di forza e significato come la NATO e l’Unione europea, e gli Stati Uniti non hanno intenzione di dialogare con esse nel prossimo futuro.

Il messaggio è arrivato ancora prima che l’Air Force One, sbarcato in ritardo per uno strano “problema elettrico”, atterrasse in Svizzera.

Gli Stati Uniti hanno ordinato il ritiro da diversi basi NATO in Europa, segno che l’alleanza atlantica è già finita, nonostante le false, e non mantenute, promesse da marinaio dei Paesi europei di spendere il 5% del PIL a favore della NATO.

A dividere le due sponde dell’Atlantico, c’è anche la questione della Groenlandia, una terra ridotta a colonia danese da due secoli, e che gli Stati Uniti vorrebbero acquisire per controllare sia le strategiche rotte dell’Artico, ma soprattutto per seguire le direttive del (contro) rivoluzionario documento della Casa Bianca che vuole far sì che ogni influenza estera nel continente americano sia allontanata.

La battaglia sulla Groenlandia non è altro che l’applicazione pratica della nuova dottrina di Washington che vuole mettere in sicurezza gli Stati Uniti.

Il presidente degli Stati Uniti è stato a dir poco categorico sulla questione.

Se l’Unione europea e la NATO non lasceranno che Washington acquisti la Groenlandia, allora a quel punto i vari Paesi europei saranno sommersi da un tappeto di dazi che si aggiungeranno a quelli già in corso dal 2025 in poi.

Bruxelles non può vincere questa partita.

Maastricht è nata come una diretta emanazione dello strapotere economico e militare americano.

Una volta venuta meno la componente più decisiva di tutte, l’effetto domino è pressoché inevitabile, matematico persino.

Ci sono equilibri e dinamiche che in geopolitica portano a risultati praticamente scontati.

La dinamica in corso è quella della fine degli equilibri della seconda guerra mondiale e del blocco Euro-Atlantico.

Il ciclone Trump si è abbattuto su Davos e ha lasciato dietro di sé soltanto la macerie di un potere che non esiste più.

Gli uomini del forum invitati dal presidente a guardarlo negli occhi, continuavano a guardare a terra, intimiditi e in balia della tempesta.

Alcuni, come il presidente Macron, sono fuggiti persino prima dell’arrivo di Trump, mentre chi è rimasto fino a tarda serata ha dovuto fare i conti con un improvviso e, ancora, non spiegato incendio della sala conferenze del club.

Il fondatore poi, il leader carismatico del forum, Klaus Schwab, nemmeno c’è più, travolto da scandali di natura finanziaria e uscito di scena nell’ombra, senza che la stampa si premurasse di fargli domande sulla sua ingloriosa fine come presidente di Davos.

Ieri, non c’è stato un dibattito in Svizzera.

C’è stato un funerale.

C’è stato il funerale del Nuovo Ordine Mondiale.

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7 Commenti

  1. Isabel.

    Buongiorno, Cesare. La tua prospettiva e la tua comprensione di una realtà che molti scelgono di ignorare sono brillanti. In effetti, io, semplice e anonima cittadina di un paese del terzo mondo come l’Argentina, mi rendo conto che coloro che sono andati a Davos sembravano marionette maldestramente manipolate da un desiderio di protagonismo obsoleto. Persino il presidente del mio paese, che non ho eletto, flirta sempre in modo farsesco e buffonesco, con il sionismo internazionale. Apprezzo sempre quando definisci la falsa pandemia come uno degli attacchi più vergognosi contro l’umanità. Grazie per questo articolo rivelatore e illuminante. Da Mendoza: un grande saluto e Il mio più profondo rispetto per il tuo lavoro.

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    • La Cruna dell'Ago

      Grazie Isabel. L’Argentina però non è un Paese da terzo mondo. E’ un grande Paese con grandi possibilità di crescita.

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  2. Alessandro

    Vivo nella speranza di vedere come cambierà in bene il mondo.

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  3. GABRIELE

    ottimo articolo, ma sembra che i dazi siano sul ritiro e che già ci sia un accordo con quel rutte della nato…..

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    • La Cruna dell'Ago

      Non appena i Paesi europei, Francia e Germania su tutti, sconfesseranno Rutte, verranno applicati. Stai tranquillo…

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  4. pieroindrizzi

    Mi chiedo e ti chiedo: se tutto è basato su Trump cosa succede se lo stesso dovesse morire?

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    • La Cruna dell'Ago

      Ci sono gli eredi allo studio, a partire dai figli Don Jr. ed Eric.

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