di Cesare Sacchetti Sulle reti sociali già imperversano i vari meme, ovvero quelle immagini...
L’operazione Gladio e Tommaso Buscetta: Andreotti accusato da falsi pentiti della CIA?
di Cesare Sacchetti
Veniva chiamato l’uomo dei due mondi per via dei suoi traffici tra l’Italia e il Brasile, nelle vesti di uomo di collegamento di Cosa Nostra non solo tra Europa e America Latina, ma soprattutto tra gli Stati Uniti e il vecchio continente.
Il suo nome, noto a tutti, è quello di Tommaso Buscetta, giovane picciotto originario di Palermo, che si fa strada tra i ranghi della mafia fino a diventare sul finire degli anni’70 uno degli uomini più di rilievo nell’organizzazione criminale mafiosa.
Buscetta, è stato detto, è l’uomo che aprì le porte del fenomeno mafioso al compianto magistrato Giovanni Falcone e al suo pool, impegnato sin dai primi istanti nella procura di Palermo a ricostruire le attività di Cosa Nostra, a cercare di comprenderne dinamiche e logiche, ma soprattutto quei segreti che rendevano l’organizzazione impenetrabile.
Il primo grande errore del fenomeno mafioso è quello di concepirlo come qualcosa di a sé stante, di separato dalla contingenza con altre strutture di grado e importanza superiore, soprattutto la libera muratoria, dalla quale essa dipende interamente.
Uno sguardo più attento, meno folkloristico e superficiale di quello offerto da personaggi come Saviano e dintorni, rivela subito che la ritualistica della mafia è praticamente mutuata per intero dalla massoneria.
C’è nelle due organizzazioni una via esoterica da seguire sin dal principio che nel corso del viaggio porta a conoscere i vari misteri occulti alla base di queste società segrete.
La mafia è un compartimento della massoneria, da essa dipende fin da quando gli inglesi decisero di finanziare lautamente il massone Giuseppe Garibaldi per sbarcare in Sicilia e consentire alla mafia di passare dalla sua dimensione rurale a quella borghese, novella milizia criminale d’assalto delle logge e dei suoi sporchi affari.
Le dichiarazioni di Buscetta e i veri mandanti della strage di Capaci
Il pentito Buscetta sotto certi aspetti è stato senz’altro utile alle inchieste del giudice Falcone, il quale però aveva già compreso nei primi anni’80 che esisteva un livello superiore che governava e dirigeva la mafia, dove si trovava tutto un universo composto dagli stessi massoni, uomini dei servizi segreti fino ad arrivare agli immancabili colletti bianchi della finanza anglosionista, veri e propri dominus delle varie democrazie liberali.

Falcone ai tempi delle prime inchieste sulla mafia
Il picciotto siciliano ha mostrato a Falcone solo un piano, quello che tocca la manovalanza, ma nelle sue rivelazioni mai c’era stata la reale intenzione o volontà di aiutare il valoroso magistrato a salire la china del fenomeno mafioso.
Buscetta tiene le sue labbra chiuse, serrate, come lo fanno gli altri mafiosi di quel periodo, che ben si guardano dallo spiegare che a tirare i fili della mafia sono dei burattinai d’Oltreoceano, veri responsabili della lunga scia di sangue seminata dalla strategia della tensione.
Nel 1992, c’è il cosiddetto “attentatuni” ai danni di Falcone che perde la vita assieme a sua moglie, Francesca Morvillo, e diversi uomini della sua scorta, in seguito all’esplosione di 15 quintali di tritolo di fabbricazione militare angloamericana, un elemento oggettivo che dimostra come la regia dell’attentato fosse ben lontana dalla storia propinata all’opinione pubblica, quella secondo la quale il mafioso Brusca avrebbe eseguito l’attentato in prima persona.
Capaci è stata a tutti gli effetti una operazione militare, studiata in ogni minimo dettaglio con settimane di anticipo e con un impiego di mezzi che difficilmente non poteva essere stato visto dagli apparati dei servizi, se solo si pensa a tutti i camion necessari per trasportare quell’ingente quantitativo di esplosivo per l’Italia e la Sicilia.
C’era bisogno di mezzi, di uomini, di esperti che avevano una qualche formazione probabilmente nel genio militare, ovvero tutta una serie di elementi che la mafia non aveva.
Un terzo o quarto livello, come lo chiamava Falcone, in grado di concepire e realizzare operazioni chiaramente fuori dal raggio d’azione della mafia.
L’inchiesta seppellita sui fondi neri del PCI
A Capaci, quel livello superiore entra in azione, così come gli stessi ambienti atlantici si erano attivati per un altro attentato di “caratura” elevata, come quello attuato contro il caro amico e collega di Falcone, il magistrato Paolo Borsellino che aveva raccolto l’eredità dell’inchiesta dell’allora direttore degli Affari Penali del ministero della Giustizia.

La strage di Capaci
Una regia atlantica che voleva subito fermare il meccanismo che si era messo in moto con l’indagine iniziata da Giovanni Falcone assieme al procuratore russo Valentin Stepankov, entrambi sulle tracce dei fondi neri del PCI italiano, divenuto nel frattempo PDS, che finivano in un dedalo di società nelle mani delle cooperative rosse, affratellate alla mafia.
Le società sulle quali erano stati parcheggiati decine e decine di miliardi di finanziamenti illeciti avevano il compito di lavare denaro sporco anche per compito della mafia, una pista, nel vero senso della parola, esplosiva perché avrebbe tolto alla sinistra comunista e post-comunista il sedicente primato di “superiorità morale” nel presunto contrasto alla mafia, ma soprattutto avrebbe esposto il PDS ai colpi di un’inchiesta che avrebbe fatto saltare il meccanismo che era stato messo in moto con Mani Pulite.
Mani Pulite voleva sgomberare il campo dalla Prima Repubblica attraverso la chirurgica eliminazione della Democrazia Cristiana e del Partito Socialista italiano, i partiti più sgraditi agli ambienti israeliani e atlantici, per lasciare la corona della politica italiana al mutato PCI, già passato all’abito progressista del PDS, dopo una serie di viaggi a Washington iniziati tra gli anni’70 e ‘80 da Giorgio Napolitano, ricevuto calorosamente dall’eminenza grigia del gruppo Bilderberg, Henry Kissinger.
Buscetta, a suo dire, si sarebbe profondamente mosso a compassione dai fatti dell’92.
Nella sua anima, ci sarebbe stato un improvviso moto di “giustizia” che però lo ha portato non a parlare dell’inchiesta che conduceva Falcone e del riciclaggio di soldi sporchi messo in atto dalla cooperative rosse al servizio della mafia, ma in tutt’altra direzione.
Buscetta e la memoria “attivata” contro Andreotti
Il mafioso inizia a parlare contro l’ex presidente del Consiglio, Giulio Andreotti, non colpito dalle inchieste di Mani Pulite del’92, ma finito nel mirino della procura di Palermo allora retta da Giancarlo Caselli, assistito da Roberto Scarpinato, oggi approdato tra le file del M5S, partito creato da Beppe Grillo, avvistato sul panfilo Britannia, e Gianroberto Casaleggio, socio d’affari di Enrico Sassoon, strettamente imparentato con la famiglia Rothschild.
La memoria dell’uomo dei due mondi così improvvisamente si dischiude e inizia a rivelare fatti e circostanze che però nel dibattimento di primo grado iniziano a cadere sotto i colpi del controesame degli avvocati di Andreotti, soprattutto il professor Franco Coppi, che lo incalzavano facendogli notare le sue contraddizioni.

Buscetta in tribunale
Buscetta è l’intero architrave di questo processo e di questo concerto di pentiti da lui guidato, del quale facevano parte anche Baldassarre Di Maggio, Francesco Marino Mannoia, e Gaspare Mutolo.
I pentiti iniziano a parlare, ma le loro rivelazioni iniziano a rivelarsi incerte, non coincidenti con i fatti.
Mannoia, ad esempio, colloca Andreotti in determinati luoghi e date, nelle quali la difesa ha avuto gioco facile a dimostrare che l’ex presidente del Consiglio si trovava altrove.
Buscetta viene smentito sia in questo processo sia in quello sulla morte di Mino Pecorelli, addossata ancora una volta all’ex senatore a vita.
Il pentito dei pentiti viene colto in flagrante, gli avvocati che lo interrogano dimostrano che ha mentito in più di un’occasione allo stesso Falcone che lo interrogava negli anni’80, e negli Stati Uniti, dove in processo a New York contro i fratelli Gambino, Buscetta viene accusato dalla pubblica accusa di mentire e di voler coprire il mafioso Stefano Bontate.
Fatti e circostanze che a fatica passano nella macchina del fango che si è attivata contro Andreotti, soprattutto quella della sinistra post-comunista che negli anni di Falcone accusava il giudice di essere un “guitto”, mentre votava contro tutte le leggi anti-mafia promosse proprio dall’ex senatore a vita finito sul banco degli imputati con l’accusa di essere mafioso.
C’è poi la “testimonianza” di un altro pentito, Baldassarre Di Maggio, l’uomo del famigerato bacio tra Andreotti e il boss Riina, che ricevette mezzo miliardo di lire per fare le sue rivelazioni contro l’ex presidente della Democrazia Cristiana.
Fare il pentito in quegli anni era un mestiere molto redditizio, soprattutto se si decideva di farlo per accontentare determinati apparati e inchieste, quale quella, grottesca e surreale, contro i compagni di merende Pietro Pacciani e Mario Vanni, accusati da Giancarlo Lotti di essere gli esecutori dei delitti del mostro di Firenze, sempre in cambio di una cospicua pensione, e nonostante tutte le prove oggettive smentissero quel ridicolo impianto accusatorio dei magistrati guidati da Pierluigi Vigna.
Quei pentiti vicini alla CIA
La matrice del processo Andreotti ad una lettura più attenta dei fatti appare chiaramente non di natura giudiziaria, ma piuttosto politica, soprattutto se si guarda al profilo di tali pentiti, a partire proprio da Buscetta.
Tommaso Buscetta non è stato quasi certamente un “pentito” spontaneo”.
L’uomo al servizio del clan di Michele Greco, risultava già cooptato dagli ambienti dei servizi angloamericani, la CIA in particolar modo, tra gli anni’60 e ’70.
Se ne è parlato già in prima battuta in un documento ufficiale della DEA, l’agenzia anti-droga americana, citato dalla giornalista inglese Jane Ryder.
Nel documento in questione si affermava che Buscetta era un informatore della famigerata CIA, un uomo a libro paga delle istituzioni statunitensi, anche se i quotidiani dell’epoca, nel 1996, provarono a bollare il documento come una “patacca” senza ovviamente essere stati in grado di dimostrarlo.
Eppure le affermazioni che Buscetta era al soldo dei servizi sono venute anche da ambienti ostili ad Andreotti, come quelli rappresentati dall’ex senatore della Rete, Carmine Mancuso.
La Rete fondata da Leoluca Orlando, ancora oggi sindaco di Palermo e uomo di Soros, nonché famigerato accusatore di Falcone, è il primo esperimento di partito cosiddetto “giustizialista”, precursore dell’IdV di Antonio Di Pietro, e acerrima nemica del senatore Andreotti.
Mancuso però afferma che l’ex boss mafioso è gestito anche dall’intelligence italiana sin dagli anni’60, in particolar modo dall’ex SIFAR, a sua volta dipendente da quella americana, una dichiarazione che conferma la veridicità del contenuto del documento governativo americano citato dalla Ryder nel’96.

Mancuso su Buscetta uomo del SIFAR
Buscetta perciò era quasi certamente eterodiretto, e si spiegano così le sue contraddizioni, le sue bugie di fronte a Falcone, e le sue rivelazioni che si sono sempre premurate di gettare fango addosso ad Andreotti, senza nemmeno una volta coinvolgere gli uomini dei servizi e i vari massoni che dirigono l’organizzazione mafiosa.
Il pentito era semplicemente perfetto per gli interessi Euro-Atlantici.
Andreotti e l’uscita dalla NATO
Non toccava nessun vero potere, e in compenso si dava molto da fare contro uno degli uomini più invisi a Washington, ovvero Giulio Andreotti.
Giulio Andreotti era diventato una minaccia per la NATO nell’istante stesso in cui crollò il Muro di Berlino.
Il presidente del Consiglio giudicava conclusa, giustamente, già allora l’esperienza atlantica, visto il crollo del blocco comunista, e fu l’unico leader europeo a rivelare nell’ottobre del 1990 l’esistenza dell’esercito clandestino della NATO, Gladio, fatto conosciuto anche dal PCI, ma sul quale Botteghe Oscure mai disse nulla, poiché il mutato PDS non aveva alcuna intenzione di disturbare il Patto Atlantico, da essa invece servito anche attraverso gli infami bombardamenti alla Serbia nel 1999.

Massimo D’Alema con BIll Clinton
Il PDS doveva diventare il referente unico della NATO, di Israele e dell’anglosfera, e nulla doveva restare nel campo della politica italiana che potesse disturbare gli equilibri.
Andreotti era chiaramente una di quelle variabili da eliminare.
Mani Pulite si premurò di spazzare via il duo DC-PSI, e l’altro grande avversario della governance globale, quel Bettino Craxi sottoposto alla macchina del fango, e tra i primi a denunciare il deserto economico che avrebbe portato lo scellerato trattato di Maastricht, il patto fondativo dell’Unione europea.
Andreotti, a sua volta, era uno dei primi euro-scettici, consapevole che l’unificazione tedesca sarebbe stata pagata dagli altri Paesi europei, e consapevole anche degli squilibri monetari a favore di Berlino che l’euro avrebbe portato con sé.
Il processo per mafia nasce come conseguenza di una volontà di togliere di mezzo un politico troppo scomodo per l’anglosfera, l’unico ad aver avuto il coraggio di scoperchiare gli altarini del Patto Atlantico attraverso la rivelazione dell’esistenza di Gladio.
Il concerto dei pentiti non è altro che una diretta conseguenza di questa intenzione.
Alla fine del dibattimento, la verità processuale del primo grado è, ad oggi, l’unica che abbia una qualche attinenza con la logica e la verità.
Andreotti viene assolto.
Viene confermato dai giudici che quei pentiti non sono attendibili.
Troppo lacunose e contraddittorie le loro testimonianze che sembravano chiaramente suggerite da altri “ventriloqui”, e soprattutto di vero pentimento in costoro non ci fu traccia, se si considera che oltre che essere pagati gli venne concesso di continuare a delinquere, quasi come ci fosse stato un scambio, un accordo.
Menzogne in cambio di soldi e di continuazione di attività criminali.
In Appello e in Cassazione, c’è il rovesciamento di ogni logica giuridica e criminale.
Come se nulla fosse, in omaggio alla peggiore tradizione della repubblica di Cassibile, il verdetto viene rovesciato, e si afferma che il senatore della DC sarebbe stato “mafioso” fino al 1980 per poi subire una inspiegabile e improvvisa redenzione da quell’anno in poi, dopo il quale Andreotti diventa un indefesso nemico della mafia, tanto da varare una durissima legislazione antimafia, respinta invece dal PCI.
Se inoltre i cugini Salvo, come affermato dai pentiti, erano i referenti di Andreotti per la mafia, come avrebbero potuto continuare ad esserlo se dopo l’80, il presidente del Consiglio era impegnato, come affermato dalla Cassazione, nella lotta alla mafia?
Viene affermato dalla sentenza della Suprema Corte che Andreotti nel 1979 avrebbe incontrato Bontate per discutere di come fermare Piersanti Mattarella, anche se nelle relazioni delle commissioni antimafia non emerge una contrapposizione netta tra l’ex presidente della Regione Sicilia e i clan, come ricordato, tra gli altri, anche dall’ex ministro della Giustizia, Claudio Martelli.
Il processo si chiude così nel 2004 in un guazzabuglio giuridico, pieno di illogicità, contraddizioni e soprattutto forzature che volevano a tutti i costi macchiare la figura di Giulio Andreotti.
A distanza di 22 anni, la storia a poco a poco sta restituendo giustizia alle figure calpestate e vilipese della Prima Repubblica da parte di una stampa nelle mani degli oligarchi schierati dalla parte dell’anglosfera, di Davos e del Bilderberg.
La storia sta dimostrando che ci furono calunnie su calunnie pronunciate contro quei leader politici che volevano difendere la sovranità di questo Paese, e che ritenevano ormai esaurita l’esperienza nella NATO, a differenza di quel centrosinistra e quel centrodestra che oggi vogliono l’occupazione del Patto Atlantico, nonostante a Washington ci sia un presidente che vuole ritirare le truppe americane dall’Italia.
Il momento storico è a dir poco propizio per far emergere la verità sulle stragi dell’92 e sulla scia di sangue della NATO seminata dal’43 in poi in Italia.
Craxi affermava che l’apparato mondialista che lo ha eliminato avrebbe perso la battaglia della storia.
I fatti sembra che si siano incaricati di dargli ragione.
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Buongiorno, speriamo, per chi sa leggere tra le righe e riesce a porsi qualche domanda è palese accorgersi che tutti coloro che hanno cercato di fare gli interessi nazionali dell Italia sono stati eliminati. A Parte Andreotti, Craxi, e i citati Falcone e Borsellino anche Moro e Mattei.Tutte persone che hanno pagato, chi con la vita chi con la macchina del fango, l essersi messi contro a questo sistema. Per cancellare un apparato di potere che grazie alla corruzione ai ricatti tiene sotto scacco tutti servirebbe un altrettanto più forte potere a combatterlo. Saranno Putin, Trump, Altri? Speriamo e vedremo, di certo non è affatto facile. Saluti
Già. 😑
P.S. ..e dopo intervista della Fagnani a Roberto Savi di pochi gg fa, appare evidente che, anche dietro l'”Uno bianca”, ci fossero sempre loro, i (dis)”servizi”…
Salve Davide, sicuramente. È un altro segno della fine di un’epoca e delle protezioni del passato.
…sì, ok…ma le “protezioni”, finchè verranno delegate a terzi esterni, non saranno mai disinteressate.
“I popoli che non amano portare le proprie armi finiscono per portare le armi degli altri”
[Messina, 10 agosto 1937]
..e, anche in questo, aveva ragione.
Se ti riferisci a Trump, ha dimostrato chiaramente che non ha altro interesse se non quello di smantellare l’impero americano. Un presidente di questo tipo è sicuramente un alleato, ma questo non va in contraddizione in nessun modo con la ricostruzione delle proprie forze armate.
L’ultima del presidente rossiccio, sarebbe il ritiro di basi militari anche dall’Italia!??
Ma figuriamoci…sono solo fuffe, Vicenza Camp derby sigonella sono frecce puntate x i loro interessi,e mai se ne andranno.
Avrei una idea …costruire una base militare italiana in Alaska, che dire saranno d’accordo??? Iniziamo a fare fuori i trattati con gli anglosionisti a partire dal ’43,
ammesso che esista un governo in Italia che si chiami tale.
B giornata
Gli interessi di Trump non sono quelli dello stato profondo che vuole quelle basi e che ha cercato di ucciderlo innumerevoli volte.
…siccome hai scritto “È un altro segno della fine di un’epoca e delle PROTEZIONI del passato.”
Era per dire che, se un Paese (l’Italia, nella fattispecie), conta sempre e solo sulle “protezioni” esterne (di chicchessia), allora siamo (e saremo) sempre lì….ovvero che facciam sempre la fine delle rane (col “Re Travicello”) della poesia di Trilussa.
..cmq, sì ..mi hai risposto (“…non va in contraddizione in nessun modo ..ecc.”).
Ad ogni modo non mi riferivo a Trump. Il quale, ok, starà anche – come scrivi te – “smantellando l’impero americano” …speriamo, quindi, si sbrighi, a smantellare quel che ne resta (nel quadro di tutto ‘sto show …tutto ‘sto teatrino mondiale ..con conseguenze reali sulla pelle e sulle carni della gente, però).
Mah…
Vorrei ricordare il libro COOP CONNECTION e l’incontro del “baffo velista e membro di Allied Force in Serbia”, chiamato con urgenza da Agnelli a prendere ordini da Kissinger, il padrone americano per il quale Napolitano era il “suo comunista preferito”.
Complimenti Cesare per non far cadere l’oblio su questi fatti.
Ti ringrazio Piero, anche per questo interessante spunto.
Gran articolo, con fatti incontrovertibili e scenari che, visti con il senno di poi, hanno una drammatica logicità. Non mi spiego comunque i rapporti di Andreotti con i cugini Salvo (così come non mi spiego come sia stato possibile che lo Stato abbia affidato a due figure del genere le mansioni che avevano), e ancora meno mi spiego il rapporto di Andreotti con Salvo Lima. E poi, se Piersanti Mattarella, da presidente della regione Sicilia, era così pericoloso che è stato ritenuto necessario eliminarlo, suo fratello, che è presidente della Repubblica di Cassibile, quindi non solo della Sicilia, ma di tutte le 20 regioni che la compongono, non è pericoloso per la mafia e quelle organizzazioni che la reggono, la usano, la dirigono?
Ti ringrazio, Luca. Potremmo dire che certi personaggi della DC in Sicilia erano figure che Andreotti non poteva completamente tagliare fuori per via dei loro numerosi legami “territoriali”, per così dire. Secondo quanto emerso nelle relazioni della commissione antimafia, Piersanti Mattarella non aveva una posizione di scontro con la mafia. Le dinamiche dell’omicidio sarebbero altre.
…a logica (deduttiva), oserei dire che – evidentemente – è l’espressione di chi ha vinto ….nelle varie guerre di mafia, tra clan mafiosi, susseguitesi nei decenni precedenti… per il controllo del territorio..prima solo regionale, la Sicilia ..dopodiché anche nazionale, l’italia…dopodichè, da anni, con la “globalizzazione”, l'”espansione” si sarà allargata anche all’estero…in Europa ed anche in altri continenti, dove possono fare business…ma ove non controllano, totalmente – come in italia – il territorio …tanto meno – a differenza dell’italia – i relativi apparati e “istituzioni” che, formalmente e nominalmente, servono ai fini del controllo e del “normale” funzionamento (degli schiavi, cioè..noi)….o forse sì, chi lo sa.
Dopotutto il concetto di “Stato” è solo una astrazione giuridica (non esiste il “Sig. Stato”) ..poi, dietro, ci sono degli esseri umani in carne ed ossa.
Grazie, Cesare, per la illuminante esposizione.
Ora attendo qualche notizia sulla vera storia dell’eliminazione del fratello dell’attuale mafi0s0 presidente.
Sergio le conosce, a tuo parere? Io penso di sì.
Ti ringrazio, Adriano. Direi proprio di sì.
@Adriano
dalla AI Gemini (che è sempre molto politically-correct, come tante altre AI):
In un passaggio de “I secoli di Palermo” (1958) di Alfio Russo, storico direttore del Corriere della Sera e de La Nazione, originario di Giarre (vicino Catania) si descrive Bernardo Mattarella (padre di Sergio Mattarella) definendolo un “uomo d’onore”.
È importante contestualizzare il termine per evitare confusioni con il significato criminale che ha assunto successivamente:
Negli anni ’50, l’espressione “uomo d’onore” veniva spesso utilizzata in Sicilia per indicare una persona di particolare prestigio sociale, autorevolezza e capacità di mediazione, non necessariamente legata a contesti mafiosi in senso stretto.
Nonostante il libro sia del 1958, quel passaggio è stato spesso citato decenni dopo in contesti politici e giudiziari. Tuttavia, la famiglia Mattarella ha sempre respinto con forza ogni accostamento alla criminalità organizzata, sottolineando come Bernardo Mattarella fosse un esponente di spicco della Democrazia Cristiana e più volte Ministro della Repubblica.
Su questi temi ti consiglio di leggere i primi libri di Cirono pomicino ( scomparso di recente quasi nel silenzio ) molto vicino ad Andreotti e vittima del golpe di mani pulite
Sono a nome Geronimo ( pseudonimo scelto dal “nostro” ) se ricordo bene e fuori stampa , reperibili in biblioteca …Li trovai illuminanti . Anche il libro di Craxi “io parlo e continuerò a parlare ” e’ da leggere
Comunque la memoria della prima repubblica e’ ancora “dannata” …tutto l’ apparato massmediatico e’ stato utilizzato per averne un ricordo distorto e fasullo
Poi purtroppo i trattati europei e la corsa verso la moneta unica sono un frutto cattivo della prima repubblica che ha anche le sue colpe…
..se è per questo è dannata (e distorta) anche la memoria di tutto quello che c’è stato prima della prima repubblica.
Giusto a titolo di esempio (circa il fatto che tutto sia – e continui ad essere – “distorto”; non parliamo poi di “dannato”), recentemente leggevo “Gli ultimi 5 secondi di Mussolini” (1996), libro di Giorgio Pisanò (defunto l’anno dopo, era del ’24, del secolo scorso però) …quindi uscito oltre mezzo-secolo dopo la fine della guerra civile….e oramai datato di 30 anni; quindi totale: 80 e passa anni).
Ebbene, persino i luoghi, le modalità e i tempi precisi della morte di Mussolini (e della Petacci) sono stati completamente distorti …e continuano ad esserlo (per quanto possa sembrare un dettaglio..e probabilmente lo è)..e la “versione ufficiale” continua ad essere che fu “..fucilato dal plotone di esecuzione a Dongo” (falso) ..assieme alla Petacci (falso)…davanti al cancello di villa Belmonte (falso)…il 28.4.45, nel tardo pomeriggio (falso)”….e se chiedi alle AI, anche loro ti spiattellano, invariabilmente, questa “versione ufficiale”.
Quindi se lo fanno per questi (oramai) “dettagli” (e dopo oltre 80 anni), figuriamoci tutto il resto.
Viviamo in un “sogno”…o, forse, più probabile ancora, in un video-game.
Trovo inverosimile ,come riport.da art.,che mafia e Coop -rosse siano sintonizzate.Che Buscetta fosse conf.dei Serv.Segr.era risaputo e che era falso latitante in Brasile, per grazia C.I.A era noto.Che la mafia nasca con Garibaldi io ho sempre nutrito dubbi perché già prima, in Sicilia ,c’erano le fratellanza dei Santo Paolini e in Calabria ,l’altra org.favoleggia di rivolte al medievale ius primi noctis e il nome è arabo.Ma condivido la sinergiadella mafia con la Mass.anche se trovo difficoltà logiche-razionali nell’affermare quest’ultima creatura della prima ,o viceversa e supponendo,invece, un percorso duale e parallelo dei due fenomeni che poi, si certificano e vanno in simbiosi, p.s.molto nei rituali ,gestualità di assemblea e recita risorgimentale.Comunque ,fino alla fine del ‘900 era vietato ,da parte di org Maf,entrare in Mass, e viceversa, c’era più ‘selezione’ poi ,con la maledetta invasione dell’oppio e della seguente cocaina, come dicevano i latini pecunia no olet, si creò un grado nuovo di adesione dove si veniva accettati ma non registrati….nascono così’ La nuova Glad…e R.d.V.Bellissimo articolo dice Sacchetti…..Ho letto nei commenti sul padre del vostro Pres.D. Rep. ,scriverete un’articolo ?So che ,a priori ,che rischiate CENSURA ,siate Cauto.
Buongiorno,
non vorrei ricordare male, ma credo che la parola ‘ndrangheta abbia una radice greca. Quindi fa riferimento ad un’origine ancora più antica.