di Cesare Sacchetti A Caracas, l’anno è iniziato non tra i classici fuochi d’artificio, ma tra...
La strage del Crans-Montana: l’esplosione confermata dalla polizia e il ruolo di Chabad
di Cesare Sacchetti
Una luce si deposita sul feretro del giovane ragazzo Giovanni Tamburi, attorno al quale si sono stretti i suoi amici e la sua famiglia, spezzati dal dolore della perdita di una giovane vita.
Al Crans-Montana, c’erano speranza, sogni, soprattutto la spensieratezza di giovani adolescenti che volevano passare l’ultimo dell’anno in un locale nel cuore di una località esclusiva, nella Svizzera del cantone di Valais, posto esclusivo, dove le élite si recano nella stagione invernale per sciare e trascorrere le loro vacanze circondati dalle montagne delle Alpi Pennine.
La notte del 1 gennaio 2026 nel bar La Constellation, c’erano ragazzi che non avevano probabilmente la minima idea di quello che sarebbe accaduto di lì a poche ore.
C’erano ragazzi come Benjamin Johnson, giovane promessa del pugilato svizzero, che quella sera si era recato lì per festeggiare come molti suoi coetanei l’anno che stava per arrivare, ma che purtroppo portava con sé non gioie e speranze, ma un inferno di morte e di paura.
C’era anche il giovane ragazzo genovese Emanuele Galeppini, promessa del golf italiano e mondiale, che si era trasferito a Dubai, da tempo una sorta di Las Vegas del Medio Oriente, per praticare meglio la sua carriera, che forse, se non fosse stata spezzata, quella notte avrebbe potuto portare lustro al golf e al suo Paese.

Emanuele Galeppini
Al Crans-Montana, i ragazzi si sono trovati di fronte a qualcosa che non avrebbero mai immaginato.
Verso l’una e mezza del mattino, accade l’impensabile.
C’è una esplosione nel bar- discoteca dove i giovani si erano radunati per festeggiare, e da lì in poi è esploso l’inferno.
La versione della polizia svizzera sull’esplosione
Sul posto, da lì a breve giungono i soccorsi e i residenti, allarmati, confermano di aver sentito chiaramente il rumore di una esplosione.
Le dichiarazioni ufficiali delle prime ore lasciano pochissimo spazio ai dubbi.
Secondo quanto dichiarato dal portavoce della polizia svizzera, Gaetan Lathion, nel bar La Constellation c’è stata una esplosione di natura non identificata che ha provocato la strage.
Nelle prime ore, gli organi di stampa mainstream come la Reuters sono categorici nell’affermare che non è stato l’incendio a provocare l’esplosione ma piuttosto la dinamica opposta, ovvero le fiamme che sono divampate dopo la deflagrazione.
Le autorità svizzere avevano già iniziato a fare i loro rilievi.
La polizia si era messa all’opera per capire cosa aveva portato a quella esplosione, quando ad un tratto, è stata prontamente cambiata versione, e ogni menzione della deflagrazione è sparita dalle cronache degli organi di stampa.
Si è dato la colpa, incredibilmente e assurdamente, alle candeline che fanno degli zampilli di luce e che si attaccano alle bottiglie di spumante o champagne nelle varie feste di compleanno.
La fiera dell’assurdo, e della vergogna, ha avuto inizio.
Sedicenti esperti si sono affacciati sulle pagine degli organi di stampa per dare a bere questa indecente balla al pubblico italiano, quando quelle candeline a malapena sono in grado di bruciare un cartoncino, come si può vedere in diverse dimostrazioni, e non possono essere certo queste le responsabili di quella mattanza.
Le candeline delle bottiglie non riescono a bruciare nemmeno un cartoncino
Il mistero delle autopsie non eseguite
Avrebbero dovuto essere le autopsie a parlare, a fare luce sulle cause di morte di quei poveri ragazzi rimasti intrappolati dentro quel locale, eppure la polizia svizzera, nonostante le richieste delle famiglie, non ne esegue nemmeno una.
Berna sembra che abbia voglia di togliersi di dosso il prima possibile questa patata bollente tra le mani.
C’è poca o nessuna voglia in Svizzera di approfondire cosa ha provocato l’esplosione a La Constellation, perché forse c’è qualcosa di più grande e opaco in questa storia che si vuole tenere ben nascosto, seppellito da una versione successiva che contrasta con ogni logica.
Le famiglie non sembrano intenzionate ad accettare queste bugie.
Secondo quando dichiarato dalla famiglia di Emanuele Galeppini, il corpo del giovane non presentava nessuna bruciatura o ustione, e addosso il 16enne aveva ancora il portafoglio con i suoi documenti che avrebbero potuto portare facilmente alla sua identificazione, senza ricorrere ad un esame del DNA, necessario soltanto quando il corpo è ormai talmente irriconoscibile che è richiesto un esame del genere per risalire alla sua identità.
La polizia svizzera non ha voluto eseguire l’autopsia sul corpo di Emanuele e degli altri ragazzi, quasi timorosi forse che gli esiti autoptici possano far uscire delle conclusioni che non si vogliono far uscire come quelle che magari potrebbero dimostrare che molti ragazzi non sono morti bruciati, ma per le conseguenze di una esplosione, forse persino di natura dolosa.
A La Constellation, si addensano diversi misteri e zone d’ombra, a partire dal fatto che il celebre servizio di Google Maps si sia premurato di oscurare immagini della strada al civico 35, comprese quelle che risalgono anche a diversi anni fa.

Le macchine escono da Rue Centrale a Crans-Montana, ma Google non mostra il civico 35 di quella strada
D’un tratto questa mappatura da parte della multinazionale americana che spesso viola la privacy di diverse persone, riprese senza il loro consenso, si interrompe, non tanto per la comparsa di qualche improvviso pudore sulla riservatezza delle persone, ma perché ci sono luoghi e situazioni che Google non vuole mostrare, come, ad esempio, alcuni siti in Israele colpiti dagli attacchi iraniani.
La sinagoga di Crans-Montana
Al civico 35 di Rue Centrale non c’è soltanto il bar nel quale i giovani hanno perso la vita, ma c’è la sinagoga Beit Yossef, nello stesso complesso nel quale si trovava appunto il locale della tragedia.
Crans-Montana è la casa di una delle comunità ebraiche in Svizzera più note, e gli ebrei praticanti della zona si danno appuntamento nella sinagoga per praticare i vari riti e cerimonie della religione talmudica.
Ad essere stati intervistati dai vari media sono stati anche loro, gli ebrei che si recavano in quel luogo di culto, e in particolare il rabbino capo Yitzchak Levi Pevzner, che racconta di aver sentito “una massiccia esplosione nel cuore della notte” e di aver subito compreso che qualcosa di “terribile era caduto”.

Yitzchak Levi Pevzner
Pevzner è un altro testimone d’eccezione che racconta di aver sentito a sua volta un tremendo boato, una circostanza confermata praticamente da tutti quelli che si trovavano nelle vicinanze, e che fa pensare seriamente che nel bar dove i giovani stavano festeggiando possa essere stato posto un ordigno di qualche tipo che ha causato la deflagrazione e il successivo incendio.
Il rabbino però è un personaggio interessante, trascurato dagli organi di stampa troppo impegnati a parlare delle candeline sulle bottiglie di Capodanno.
Secondo quanto si legge nelle cronache di diversi quotidiani francesi, anni addietro un membro della sua famiglia, Yossef Itshak Pevzner, era finito al centro di un caso di estorsione.
Nel 2014, una giovane donna ebrea di 28 anni, residente a Parigi, voleva divorziare dal marito e si era recata dal rabbino capo francese, Michel Gugenheim , che aveva da poco preso il posto di Gilles Bernheim , dimessosi in seguito alle accuse di plagio per un suo libro.
Nella tradizione ebraica, la donna per poter divorziare dal marito, deve avere il benestare di quest’ultimo e deve ricevere da lui un “orologio”, ovvero un documento scritto che libera appunto la donna da ogni obbligazione matrimoniale nei riguardi del suo sposo.
Ci sono però donne che si ritrovano ad aspettare anni prima di ricevere tale dichiarazione, perché nel talmudismo, l’uomo esercita un potere notevole sulla donna, ma questo aspetto “stranamente” non riscuote molto l’interesse di strepitanti femministe sempre pronto a scagliarsi contro il patriarcato.
Sta di fatto che la donna si era recata al cospetto di Gugenheim e del Beth Din, una sorta di consiglio ebraico di Parigi, nella speranza di sbloccare la sua pratica, ma si è trovata di fronte alla richiesta di versare 90mila euro in contanti per avere finalmente il tanto agognato divorzio ed essere di nuovo ammessa nella comunità ebraica.
Nel Beth Din, c’era proprio lui.
C’era il rabbino Pevzner, che tra l’altro era parente del marito della donna, e quindi aveva un chiaro caso di conflitto di interessi nella vicenda, dalla quale sperava di ricavare una grossa somma.
La 28enne non si fece però cogliere impreparata all’appuntamento.
Riprese l’incontro e il tentativo di estorsione ai suoi danni, e si recò alla vicina stazione di polizia del 19° arrondissement di Parigi per sporgere la sua denuncia contro gli uomini del Beth Din.
La rete sionista di Chabad
Si ignora che fine abbia fatto quella denuncia, e se abbia avuto conseguenze sui vari rabbini protagonisti della tentata estorsione, ma si direbbe di no, a giudicare dalla parabola di Pevzner, ancora oggi eminente membro della famosa, o famigerata, organizzazione sionista Chabad.
A Chabad appartiene anche il suo parente svizzero Yitzchak Levi Pevzner, al quale le autorità hanno dato un ruolo di rilievo nella gestione della crisi subito dopo la strage.
A guidare le fasi successive all’esplosione del bar La Constellation è stato quindi lui, Levi Pevzner, un altro leader di Chabad che fa riferimento alla sede centrale di Ginevra.
Chabad è più che una semplice organizzazione.
E’ una potentissima lobby e setta radicata in molti Paesi del mondo e che ha sempre esercitato un fortissimo ascendente sui vari presidenti degli Stati Uniti, sul Congresso americano, e sui vari primi ministri europei, che non mancano mai di porgere gli ossequi ai vari rabbini di questa organizzazione.
Chabad insegue un sogno di dominio, quello del tanto atteso moshiach, che nelle loro parole, dovrebbe un giorno diventare il re d’Israele e del cosiddetto Nuovo Ordine Mondiale, ovvero l’idea di costruire un governo mondiale.
La setta per anni è stata associata all’immagine di uno dei suoi rabbini più famosi e controversi, Menachem Schneerson, intimissimo di Benjamin Netanyahu e vero padre “spirituale” del Likud, il partito politico israeliano che vuole la costruzione della Grande Israele e la ricostruzione del Terzo Tempio, il luogo nel quale un giorno dovrebbe fare ingresso il cosiddetto moshiach.

Menachem Schneerson
Chabad vuol dire però anche Mossad.
Le sinagoghe di questa setta sono dotate di un servizio di sicurezza fornito direttamente dalla intelligence israeliana, ed è virtualmente impossibile che qualche attentato o scritta “antisemita” possa essere fatta presso questi luoghi senza che tali agenti se ne accorgano, una circostanza che dovrebbe far riflettere molto sulla comparsa periodica di tali scritte vicino a questi luoghi.
La setta di Chabad ha il proprio quartier generale a New York, in quella sinagoga dove fu scoperto un dedalo di famigerati tunnel usati dai membri di questa setta, che ancora oggi non hanno saputo fornire una spiegazione convincente di quei passaggi segreti nei quali furono trovati dei materassi sporchi, e dei seggioloni da bambino, una immagine ancora più inquietante che riporta alle mente le famigerate Pasque di Sangue di Ariel Toaff, il libro “proibito” censurato da molti storici italiani per le sue scomode verità.
La Constellation era proprio lì, nello stesso edificio di Chabad, e se si arriva ad aprire un locale in quei luoghi è pressoché impossibile farlo senza essere stati attentamente scrutinati e vagliati prima dall’organizzazione che si assicura di non avere vicino potenziali minacce contro di essa.
I coniugi Moretti: prestanome di una potente organizzazione?
I proprietari risultava essere una coppia di coniugi francesi, Jacques e Jessica Moretti, che, secondo l’avvocato di molte vittime della strage, Sebastian Fanti, hanno accumulato rapidamente milioni di franchi svizzeri, senza aver avuto degli incarichi o dei lavori tali da dover giustificare l’improvvisa notevole ricchezza, e senza aver ricevuto prestiti bancari per iniziare la loro attività.
Sembra che un giorno i due Moretti, finiti agli arresti in questi giorni, che hanno un passato di fallimenti e condanne penali per sfruttamento della prostituzione in Corsica, si siano svegliati e dall’alto gli siano piovuti tutti quei franchi svizzeri, forse da loro consegnati da qualche generosa mano che aveva bisogno di due teste di legno, due prestanome per aprire un’attività probabilmente voluta da altri.
La strettissima vicinanza con una sinagoga di Chabad, all’interno dello stesso edificio, una lobby che di fondi ne ha molti forse avrebbe suggerito una indagine più approfondita, ma le autorità svizzere non hanno mai cercato di capire da dove venisse la ricchezza dei Moretti, e si sono affrettate, come visto, a rimandare subito indietro i corpi della strage di Crans-Montana senza nemmeno aver eseguito le autopsie di rito.
Nelle vallate svizzere, c’è un fiume di soldi sporchi.
Sotto l’immagine da “paradiso” neutrale e quieto, ci sono enormi interessi che hanno a che vedere con il riciclaggio di capitali illeciti, depositati nelle famose banche svizzere che non hanno problemi di sorta a custodire il denaro frutto di tangenti e delle attività della criminalità organizzata.
Tra quelle vallate, c’è anche una potente lobby sionista che nel corso degli anni ha accumulato un enorme potere.
Nei tempi più recenti, si è visto come si sia risvegliato il cosiddetto “terrorismo islamico”, un fenomeno in realtà costruito e alimentato dai servizi di intelligence Occidentali e dalla stessa Israele, che se n’è servita come arma da scatenare contro i Paesi giudicati come “nemici” da Tel Aviv, e la storia dell’ISIS è lì a dimostrare come tali tagliagole, spesso agenti del Mossad, siano stati tutti sciolti contro Siria, Libia e Iraq.
Il mostro islamista ora si è risvegliato dopo molto tempo, una volta che Israele si è vista negata la possibilità di continuare la sua genocida campagna in Palestina, e subito dopo il fallimento della Grande Israele, il miraggio inseguito dal sionismo mondiale.
C’è da capire ora se la strage del Crans-Montana sia stata concepita da tali ambienti.
C’è da capire se le vite di questi giovani siano state spezzate per una fatalità di qualche tipo, oppure se c’è stata intenzionalmente di colpire le famiglie di questi giovani, come ritorsione o punizione per motivazioni ancora ignote, ma potenzialmente legate sempre alla strategia del terrore perseguita da un potere che sta seminando molti false flag e stragi in giro per il mondo.
Le famiglie delle vittime meritano di conoscere tale verità, così come meritano di conoscerla tutti gli italiani.
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…in effetti, verso le 8:30/9:00 della mattina (dell’1.1.26), ho visto casualmente la “breaking news” scorrere in alto sul sito dell’Ansa.it (quindi non era nemmeno ancora uscito il primo articolo).
Pochi minuti dopo è uscito primo articolo (saranno state le 9:00/9:30).
Ricordo che, quando l’ho letto, c’era dicitura “12 minuti fa”.
Un po’ per curiosità e un po’ per sgomento sono andato, 1 minuto dopo, su facebook per visualizzare la loro pagina (https://www.facebook.com/leconstellation/ ).
C’era già dicitura “Questo contenuto non è al momento disponibile”.
Mi è parso molto strano che, a una manciata di ore di distanza (la maggior parte delle quali, nel mezzo della notte, nel caos, con morti e feriti, fuoco e fiamme, primi soccorsi in corso e quant’altro), i titolari del locale (o chi per loro) avessero già avuto la prontezza, il tempo (soprattutto la lucidità) per intervenire, azzerando (o dando istruzioni per farlo) la pagina fb del locale.
Davvero singolare, Davide. Altra dimostrazione che c’è qualcosa di molto opaco nella faccenda.
altro dato inquietante è il target della strage giovanissimi di famiglie benestanti dell’ elite europea. Un’elite oggi in forte contrasto con Blackrock che ha comprato peraltro tutti gli impianti di Cransmontana tramite una società statunitense del Colorado, di cui è investor istituzionale nel 2024.
E si dice che dietro a Blackrock ci sia lo Chabad ..
Crans Montana non è poi così lontana dal Lago Maggiore, dove è affondato il Goduria e dove sono morti quei cittadini israeliani sulla funivia.
Il capoluogo del Canton Vallese è Sion, a pochi km dal luogo dell’incendio, che per quanto abbia un nome di origine celtica, coincide col nome biblico della Città di Davide.
Casualità.
Buongiorno, Cesare. Ottima ricerca e conclusioni eccellenti. Devo dire che questa setta “JABAD” è quella a cui appartiene il presidente del mio paese, Javier Milei – non ho votato per lui – e i suoi seguaci sono coloro che si stanno impadronendo delle terre fertili e delle acque dolci della Patagonia argentina. In questo momento, sono i principali sospettati di aver incendiato intere foreste nel sud dell’Argentina per poi acquisire quelle terre a prezzi stracciati. E quello che fa il governo argentino è attribuire la colpa degli incendi ai Mapuche, gli abitanti originari, le cui terre vengono costantemente espropriate da questi despoti che si considerano prescelti dal loro falso “dio”. Un grande saluto per te da Mendoza.
Ti ringrazio, Isabel. Alcuni “turisti” israeliani hanno anche appiccato il fuoco in Patagonia.
se nn erro anche la recentemente eletta “presidentessa” del Messico (di cui nn ricordo nome, né ho voglia di cercarlo su google…tanto, cambiano gli ortaggi ma il minestrone è sempre quello)
Buongiorno Cesare,
vorrei soffermarmi su un punto che hai sollevato nel tuo articolo. Se i Moretti sono “due teste di legno”, allora l’idea di colpire le famiglie dei ragazzi deceduti sembra poco coerente. Un’azione del genere avrebbe infatti attirato inevitabilmente l’attenzione su di loro, con il rischio di innescare un’indagine approfondita.
Personalmente ritengo che l’esplosione sia un messaggio indirizzato ai Chabad. Una setta così potente, che può decidere chi mettere al governo degli USA o aprire attività di riciclaggio in tutto il mondo, non avrebbe mai compiuto un’azione del genere in uno dei loro palazzi.
È più plausibile pensare che qualcuno abbia voluto colpirli, mandando loro un chiaro messaggio: “possiamo farvi molto male anche in casa vostra”.
Il silenzio dei media, che guarda caso sono in gran parte sotto il loro controllo, e il tentativo di nascondere qualsiasi dettaglio (autopsie incluse), sembrano confermare questa teoria. Dopotutto, Israele ha agito nello stesso modo con i bombardamenti subiti dall’Iran, cercando di non far vedere al mondo che i loro palazzi stavano bruciando.
Inoltre, se i locali dei Chabad sono sorvegliati dal Mossad, rende l’ipotesi di un colpo in casa loro ancora più significativa.
Questo potrebbe essere il messaggio che qualcuno voleva far arrivare alle persone giuste.
Ciao Giorgio,
ma il rischio non c’è perché le autorità svizzere sono state già richiamate. I Moretti, in quanto teste di legno, verranno usati come capri espiatori e daranno a loro la colpa della strage per le misure di sicurezza non adeguate nel locale. La “inchiesta” degli svizzeri ha già preso quel binario.
..è (molto) probabile, invece, (2.do me, ovviamente) che si tratti di un tipico “sacrificio rituale di sangue” di matrice ebraica (ufficialmente vietato, ma praticato da frange fanatiche; tutti i proibizionismi, d’altronde, generano sempre un “boost” in direzione opposta da parte di minoranze fanatiche e/o inottemperanti)… è (era) descritto in “Pasque di sangue. Ebrei d’Europa e omicidi rituali” (di Ariel Toaff, rabbino capo di Roma, 1.ma ediz. pubblicato a febbraio 2007, dopo poche settimane ritirato tra mille polemiche interne – ma feci in tempo ad acquistarne una copia -.. poco tempo dopo ancora fu ri-pubblicato nella 2.da ediz. “depurata”).
Questa è gente che si tramanda antichi saperi di teurgia (tanto per usare un eufemismo), appresi direttamente dagli antichi faraoni, durante i 400 anni di cattività in Egitto… quindi (per come la vedo io) non sono mere chiacchiere o superstizioni… è quello il VERO livello del “Potere” in questa dimensione (terrena..quindi nell’ambito della “simulazione”, in stile truman-show, in cui siamo immersi) del.. princeps huius mundi.
“ἐν τοῖς περισσοῖς τῶν ἔργων σου μὴ περιεργάζου· πλείονα γὰρ συνέσεως ἀνθρώπων ὑπεδείχθη σοι”.
“In ciò che eccede le tue opere non essere curioso; poiché ti è stato mostrato più di quanto l’umana comprensione possa afferrare”.
[Siracide 3, 23]
Stesso concetto espresso poi da Orazio (e ripreso poi, secoli dopo, dal letterato-poeta – e, prima ancora, banchiere – Lorenzo de Medici) in quella sua ode da cui è tratto il famoso “càrpe diém” (fra l’altro tanto più ricorrente, quanto abusato, nell’ultimo mezzo-secolo, poiché snaturato e capovolto nella sua stessa essenza; e d’altronde la cd. “simia dei” è specializzata nei “capovolgimenti” dell’opera divina).
“Tu ne quesieris scire nefas…” (Orazio; Ode 1, 11)
“Non domandare niente (sott. di quello che non capisci), perchè va contro la legge degli dei…” (siamo in epoca politeista pre-cristiana).
Anche Dante punisce la “curiositas” (intesa come hybris; il voler eccedere il limiti della condizione umana, mentale e fisica) di Ulisse, facendolo inabissare (Nèmesis, punizione sempre puntuale della Hybris) oltre le colonne d’Ercole (che Ulisse, temerariamente, ha “osato” varcare, per “curiositas”).
E, a monte di tutti questi “misteria iniquitatis” (come per quei poveretti in discoteca a capodanno), c’è la volontà divina (ovviamente in ottica escatologica post-cristiana).
Che non possiamo, tanto meno, comprendere.
“Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandare”.
[…scusate il pippone/spiegone “vomitato” di getto….ma gl’è che, dopo decenni e sopite da molti anni, mi si son attivate alcune “inter-connessioni” fra le, oramai lontane, reminiscenze liceali (di un’epoca in cui non esistevano né cellulari, né AI.. e in cui, a scuola, si doveva mandare a memoria, spesso in metrica, un tot di nozioni in lingue più o meno morte)