La cancellazione della verità sugli scandali pedofili dei diavoli della Bassa Modenese e di Bibbiano

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Categorie: Notizie | Pedofilia

18/02/2026

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di Cesare Sacchetti

Un passato oscuro, una provincia all’apparenza tranquilla, quieta, nel cuore di quella Emilia, terra di presidio del partito comunista e delle sue mutazioni democratiche.

La storia che alcuni vorrebbero dimenticare, e soprattutto riscrivere inizia qui, a Modena, sul finire degli anni’90, nei quali stava già affiorando un mondo nuovo, molto diverso da quello rassicurante e bonario di don Camillo e Peppone, e sempre più dominato invece da sette e massonerie.

Qui iniziano le denunce di diverse famiglie vittime di abusi pedofili.

Sono le storie di Davide, di Milena, di Marta, e di Michela.

Davide viene chiamato dapprima come il “bambino zero”, la prima vittima di quegli abusi pedofili che ha subito per mano della sua stessa famiglia che lo ha rinchiuso in un mondo di soprusi, di sopraffazione, e di pornografia infantile.

Modena e l’Emilia scoprono così nel proprio seno una infezione pedofila che si allarga sempre di più, che tocca diverse famiglie giudicate insospettabili, e che invece sotto la superficie nascondono un universo di perversioni e abiezioni morali.

Il racconto di Davide, bambino di 7 anni, viene giudicato credibile.

Su di esso, vengono allestiti dei processi penali che portano alle condanne definitive di suo padre Romano, della madre, Adriana, e di suo fratello maggiore.

A ricevere una condanna passata in giudicato anche per le foto di abusi sessuali commessi su Davide è anche Alfredo Bergamini, ritenuto l’uomo incaricato di riprendere quei momenti di perversione e probabilmente di metterle sul mercato.

Ci sono tutti gli elementi per giudicare questo caso non come un singolo abuso dovuto ad una famiglia malata, ma piuttosto ad un sistema ordinato e collaudato che getta nella rete degli ignari bambini, spesso vittime di famiglie appartenenti a delle sette sataniche, e li mette nel tritacarne della prostituzione infantile, un inferno dantesco che è parte di un apparato non solo italiano, ma soprattutto internazionale.

Davide difatti non è il solo a subire degli abusi.

Altri bambini sono finiti in quella rete come Marta, bambina di 8 anni di Francesca Ederoclite, citata dal bambino zero come altra vittima di violenze pedofile.

Marta viene portata da una ginecologa che la visita e che conferma come la piccola fosse stata sottoposta agli abusi.

Secondo quanto riportato dalle cronache, Francesca, si sarebbe suicidata per il dolore, gettandosi dal quinto piano di un appartamento, anche se non ci sono notizie certe sulla ricostruzione effettiva di questo suicidio, e sulla possibilità di interventi esterni.

Il suicidio per precipitazione è uno dei metodi preferiti da certi ambienti per far sparire un testimone scomodo, ed è uno dei metodi “migliori” per allontanare la possibilità che invece qualcun altro abbia gettato quella persona dalla finestra, una triste ricorrenza in molti casi della storia recente, a partire dal “suicidio” del banchiere di MPS, David Rossi.

Si deve tenere a mente tale notazione perché Francesca non è l’unica persona a morire improvvisamente, e altri usciranno di scena non appena i contorni dell’inchiesta inizieranno ad espandersi.

Il ruolo delle sette sataniche nella Bassa Modenese

Davide inizia a parlare di una setta satanica che praticava i suoi riti in un cimitero della zona, un luogo nel quale avvenivano violenze pedofile e omicidi rituali di altri bambini portati lì per essere sottoposti a tali sacrifici.

Secondo il bambino zero, a capeggiare quella setta era un sacerdote della zona, don Giorgio Govoni, soprannominato il “camionista” perché prima di vestire l’abito talare apparentemente svolgeva tale professione.

Su don Govoni, si rischia molto facilmente di incappare nell’agiografia, o meglio nella falsificazione assoluta, di quanto accaduto se si incorre nei vari articoli pubblicati sulla rete, ricchi di fantasiose riabilitazioni, e assolutamente poveri di fatti oggettivi.

Don Giorgio venne infatti condannato in primo grado per tali fatti, e la sua condanna sopraggiunse subito dopo la sua improvvisa morte, giudicata inaspettata da taluni, ma non per l’umiliazione sofferta per una sua innocenza che nelle carte dei tribunali non risulta esistere.

Il parroco modenese fu dichiarato reo, ma la sua posizione estinta per la sua morte senza però che i giudici nei gradi superiori di giudizio cambiassero idea riguardo alla sua colpevolezza, considerata la mole di testimonianze contro di lui.

Don Govoni

Davide allora affermò che don Govoni e gli altri membri di tale setta in quel cimitero si dedicavano alla uccisione di bambini secondo una tristemente nota ritualistica satana.

Altri bambini confermano le parole del bambino zero.

Altri vittime di abusi come Valeria Covezzi, oggi 36 enne, afferma che le parole di allora di Davide corrispondono a pura verità.

Valeria è un caso particolare.

I suoi genitori sono stati riconosciuti come non colpevoli delle violenze delle quali erano accusati, eppure lei non cambia versione nemmeno di una virgola.

I suoi ricordi sono nitidi, chiari.

La sua determinazione nel descrivere gli abusi subiti nel focolare domestico appare intatta, così come lo è quella nel voler far sapere che Davide non stava sognando quando disse agli inquirenti che in quel cimitero avevano luogo riti satanici che prevedevano appunto l’omicidio di diversi infanti, uno dei quali sarebbe stato ucciso dallo stesso Davide.

Sono ricordi sconvolgenti, ferite profonde che restano depositate e sedimentate nelle menti di chi le subisce, che spesso ha bisogno di anni per riprendersi, e soprattutto di un grande supporto spirituale, senza il quale difficilmente tali ferite si rimarginano.

Il revisionismo della pedofilia: il “Veleno” di Repubblica

Eppure, negli ultimi anni è in corso una vera e proprio opera di riscrittura della storia e di tale caso.

A iniziare questa opera di revisionismo degli abusi pedofili della bassa modenese è stata una firma di Repubblica, tale Pablo Trincia, che attraverso il suo podcast “Veleno” si è dato non poco da fare per sostenere l’idea che c’era molta fabbricazione in tale vicenda, nonostante, fatto ben raro nella giurisprudenza italiana, la concordanza di diverse sentenze, almeno 14, in diversi gradi di giudizio.

Trincia sembra avere sin da subito una missione.

Vuole far credere che in tale orribile vicenda ci sia stata una creazione di determinati eventi suggeriti da altri per ragioni sconosciute.

Il “giornalista” dell’house-organ della sinistra progressista italiana prende per mano il suo pubblico, gli porta il cucchiaio alla bocca e gli somministra questa “medicina”.

“Il grosso sospetto di molti è che questi eventi drammatici non solo non siano mai accaduti, ma che siano state proprio le psicologhe a introdurre per prime i racconti degli abusi e dei cimiteri”.

Sulla quale base nascono tali “sospetti” e chi sarebbero i “molti” introdotti da Trincia?

Pablo Trincia

Nulla fa pensare ad una fabbricazione, tantomeno ad un plagio da parte delle psicologhe nei riguardi di quei bambini che raccontano la stessa drammatica versione dei fatti, portandone anche sui propri corpi ancora i segni.

Eppure, a distanza di poco tempo, riemerge proprio dal passato quel bambino che aveva denunciato un sistema e una rete satanica che probabilmente aveva appoggi potenti, che andavano ben oltre la provincia del modenese e che toccavano i luoghi dove il satanismo italiano comanda i centri di potere, soprattutto quelli della massoneria e delle sue logge, centri di iniziazione al mondo dell’occulto.

Davide cambia versione dei fatti.

Senza una ragione, e dopo molti anni, e, si presti attenzione alla tempistica, soltanto dopo il podcast di Trincia, inizia a dire dal nulla che non è più sicuro di quello che è successo.

Il bambino che ebbe il merito di svelare il vaso di Pandora della pedofilia incredibilmente fa un passo indietro, tentenna e afferma che “molti psicologi cercano anche di farti dire quello che vogliono loro”.

Singolare la concordanza, postuma lo si ricordi, tra le parole di Galliera, ormai adulto, e di Trincia, uno dei primi a introdurre la teoria dei falsi ricordi indotti.

Davide rincara la dose in una successiva intervista, nemmeno a dirlo, a Repubblica, alla quale afferma stentoreamente di “essersi inventato tutto”, fino a dire che nel giorno nel quale iniziò a fare le sue rivelazioni su una setta satanica attiva nel posto, quel fatidico 29 ottobre del 1998, gli sarebbe stato messo un foglio di carta bianco davanti ai suoi occhi, dove avrebbe scritto “nomi a caso”, ai quali avrebbe attribuito la partecipazione a riti satanici.

Se Davide fosse stato un falso pentito corrotto di mafia, forse si sarebbe potuto anche credere a questa storia, ma allora il piccolo modenese era soltanto un bambino di 7 anni.

Come poteva la sua mente di infante già essere a conoscenza del fenomeno satanico, e per quale ragione avrebbe attribuito a caso la paternità di tali riti a persone che secondo tale linea “logica” non gli avevano fatto alcun male?

Ancor meno si comprende perché mai delle psicologhe avrebbero dovuto sollecitarlo a partorire scenari che, a detta di tali teorici, non sarebbero mai avvenuti.

Si fa fatica a scorgere della razionalità e della coerenza in tale versione, semplicemente perché non c’è.

Se proprio si vuole cercare della logica e della razionalità, la si può trovare nel deliberato tentativo di riscrivere la storia, di far credere che quello che Davide disse 28 anni fa è stato tutto un brutto incubo, un “impianto” mnemonico da altri suggerito,  in modo da soddisfare così la necessità di chi vuole prendere l’imbianchetto, passarlo sopra la verità, e seppellire le pagine del manipolato motore di ricerca Google sommerse di mendaci articoli che cercano di far credere al pubblico tale storia.

Se ne sono accorti i membri del comitato Voci Vere, vittime dei diavoli della bassa modenese che non accettano giustamente questa abietta operazione di insabbiamento che alcuni organi di stampa, i soliti, stanno cercando di portare avanti.

Le vittime vogliono ricordare alcuni fatti incontrovertibili, a partire dai numeri che sono sin troppo chiari in tale vicenda.

Sono 16 bambini allontanati dalle famiglie di origine, 11 i decreti di decadenza della patria potestà e di adottabilità emessi dal Tribunale per i Minorenni di Bologna, 12 le persone condannate per pedofilia, 5 i processi celebrati con il coinvolgimento di 70 giudici, 3 i ricorsi negati dalla Corte di Strasburgo, 3 gli esposti di riapertura delle indagini archiviati e 3 le richieste di revisione respinte dalla Corte di Appello di Ancona e dalla Corte di Cassazione.

I togati hanno ricevuto le richieste di revisione dei processi in seguito alle puntate di Veleno, e le hanno giudicate inammissibili.

Le tesi di Trincia sono state giudicate semplicemente prive di logica, prive del minimo riscontro fattuale necessario per riaprire un dibattimento processuale e rovesciare delle sentenze di condanna definitive, che sono fondate non su degli astratti teoremi, ma su un quadro probatorio solido, su delle testimonianze concordanti e su riscontri oggettivi sui corpi di quei bambini che si portavano addosso i segni delle violenze.

Se ne deduce perciò che la teoria del falso impianto di memoria non ha nessun appiglio, che sia una mera costruzione di chi ha altri fini, soprattutto quello, come si diceva in precedenza, di cancellare una pagina di storia e non parlare di quello che accadeva in quei luoghi.

L’insabbiamento della verità e il caso Bibbiano

Oltre a Davide, all’epoca dei fatti, concordarono, e ancora oggi concordano, altre tre bambine vittime degli abusi, quali la citata Marta, Milena, Michela e Valeria Covezzi.

Le bambine all’epoca descrissero il medesimo scenario.

Venivano condotte in quel cimitero, nel quale c’erano appartenenti di una setta satanica che indossavano delle maschere di animali e diavoli, uno scenario che riporta ancora una volta ai riti esoterici e alla maschere che si videro raffigurati sul grande schermo di lì ad un anno nel capolavoro del regista americano di origini ebraiche, Stanley Kubrick.

Le maschere raffigurate nel film Eyes Wide Shut

Sembra quindi che in quel cimitero di Modena si fosse piombati nel pieno della cosmogonia del satanismo.

Uomini e donne potenti appartenenti ad un giro di esoteristi locali che avevano e probabilmente ancora si recano in certi luoghi per eseguire le loro cerimonie occulte, le quali prevedono anche l’omicidio rituale, un momento “catartico” per le menti perverse di tali efferati satanisti, ansiosi di soddisfare la loro sete di potere e depravazione.

Sarebbe stata necessaria una ulteriore indagine giudiziaria, un’inchiesta in grado di dare dei volti e dei nomi a coloro che facevano parte di una setta satanica e pedofila ma nulla di questo avvenne.

Si stava scoperchiando già allora un vaso di Pandora di scandali inconfessabili, ma si è potuta vedere la reazione degli organi di stampa di fronte a tali rivelazioni.

Una volta diffusasi la orribile verità su un enorme scandalo che forse era pari a quello del potente giro pedofilo di Marc Dutroux in Belgio , gli organi di stampa si sono prodigati per costruire un cordone sanitario verso gli accusati e i condannati attraverso la teoria delle false memorie.

Una volta che si entra nel territorio del satanismo e della pedofilia, si attivano subito le difese del sistema che si adopera per insabbiare la verità, negarla e financo calpestarla pur di proteggere quei potenti centri di potere che hanno in mano le sorti di questa massonica repubblica voluta dagli angloamericani.

Le stesse dinamiche omertose sono affiorate a soli 45 km da dove erano attivi i diavoli della Bassa Modenese, ovvero a Bibbiano.

L’ingresso di Bibbiano

A Bibbiano, c’era un sistema molto simile in apparenza a quello del Forteto, la comunità fondata dal pedofilo Rodolfo Fiesoli, a lungo protetto dalla magistratura e dalla politica, fino alla reiterata esplosione di un altro scandalo in quel luogo di depravazione nel cuore della Toscana e dei luoghi colpiti dalla setta del mostro di Firenze.

A Bibbiano, i bambini venivano portati via dalle loro famiglie senza una ragione.

Venivano strappati alle loro famiglie naturali per essere portati tra le braccia di altre persone, che facevano loro il lavaggio del cervello, che gli dicevano che erano loro i loro padri e le loro madri.

Se Trincia cerca l’impianto di false memorie, non è a Modena che deve guardare, ma a Bibbiano.

La scorsa estate è arrivata la sentenza di primo grado sulla vicenda, salutata dagli organi di stampa come una “riabilitazione” dei protagonisti coinvolti nel caso, a partire dall’ex sindaco democratico del paesino, Andrea Carletti, e delle varie psicologhe coinvolte accusate di aver falsificato perizie per descrivere situazioni di abusi domestici che non c’erano pur di portare via i bambini dalle loro case.

A Bibbiano, c’è una sorta di inversione della causa e dell’effetto vista nella Bassa Modenese.

C’è, qui si, una falsa accusa, di abusi contro delle famiglie innocenti alle quali si volevano portare via i bambini per portarli tra le braccia di altri.

Il dispositivo della sentenza è a dir poco un esercizio di schizofrenia giuridica.

Si afferma che gli accusati sono innocenti delle accuse di sottrazione di minore, ma al contempo si riconosce che mai quei bambini avrebbero dovuto essere allontanati dalle accuse.

C’è una chiara violazione del principio di non contraddizione, dal momento che la pronuncia di non colpevolezza è smentita dalla circostanza di una sottrazione ingiustificata dei bambini.

Ci sono qui traumi ancora non superati.

C’è la voce di Laura, quella di una mamma che ancora non si dà pace e chiede giustizia per sua figlia Alice.

Laura, la mamma di Alice

Laura lo dice chiaramente.

Una sentenza così è un insulto alla logica, uno “sputo in faccia”  e una ferita contro una famiglia che ancora non ha superato quel trauma.

Alice ha ancora paura.

Paura che i servizi sociali di Bibbiano la portino via, paura che arrivino delle psicologhe che a tutti i costi vogliono farle confessare abusi mai subiti pur di allontanarla dalla sua famiglia naturale, lo scopo ultimo evidentemente di tale sistema.

Sua madre parla di un metodo, e ha assolutamente ragione nel farlo.

Sono le dinamiche del Forteto delle quali si accennava poco fa.

Bibbiano è per questo una ferita ancora aperta, non rimarginata, come quella della Bassa Modenese e delle sette che avevano in mano tali turpi traffici.

Si intravede ancora una volta un filo rosso in tali vicende.

Si tratta del filo rosso della pedofilia che porta sempre dritta nel cuore di quei luoghi che hanno in mano le sorti delle istituzioni.

C’è un sistema evidentemente che si auto-protegge, che si vuole auto-assolvere ad ogni costo, attraverso sentenze prive di ogni logica, e quando non è possibile sanare il buco giudiziario, allora si mette in moto la macchina della stampa, che arriva persino a dire che è stato tutto un incubo, che nulla è accaduto, che non ci sono sette sataniche e che non ci sono pedofili.

Sembra di essere trasportati nel paese dei Balocchi, ma dietro alle lucine e ai giochi, ci sono i segreti inconfessabili che il sistema cerca sempre costantemente di insabbiare.

Quello stesso sistema che anni addietro inorridiva quando si diceva “parlateci di Bibbiano”.

Non bisogna mai smettere di parlarne, così come non bisogna smettere di parlare degli scandali pedofili che il vero potere vuole nascondere e cancellare.

La memoria è l’unico antidoto per salvare la verità.

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10 Commenti

  1. Gabriele Evangelista

    Si inserisce in questa tematica la vicenda di Marco Dimitri e dei bambini di satana, qui a Bologna? Tra l’altro so che abitava (o abita?) nella mia zona, in via Riva Reno (ho conosciuto un soggetto adulto un poco ritardato di mente, che era stato adescato da Dimitri). A questo punto non mi meraviglierei se pure Dimitri conoscesse Epstein (così come Romano Prodi, vista la sua propensione alle sedute spiritiche). Anche su Bologna Today si parla di questi file, poiché in essi comparirebbe più volte il nome del capoluogo emiliano. Inoltre pare che Ghislaine Maxwell sia stata vista in città. Depistaggi?

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    • La Cruna dell'Ago

      Salve Gabriele, su Dimitri dovrei approfondire. Non escluderei affatto che la Maxwell avesse dei contatti con i politici che contano di Bologna.

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  2. Orpall

    C’e’ anche il caso simile di Rignano

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  3. Ruggero

    Quella occidentale è ormai una società di senza Dio, nella quale domina Satana. E’ una società diabolica (che divide) con una ideologia di morte (divorzio, aborto, eutanasia, gender, droga, pedofilia, satanismo, sodomia), le cui nefandezze e perversioni sono assunte a valori, questo per attenuare o soffocare i sensi di colpa che simili comportamenti fanno nascere. Magistratura, Politici, Istituzioni, Chiesa (quella ora governata da Prevost, che non è la Chiesa di Cristo) ne sono responsabili. Il popolo che si indigna per i fatti del caso Epstein, non si ne accorge, ma anch’esso ne è responsabile: per non essersi ribellato, e in pratica per aver accettato questa filosofia, filosofia di morte che lo porterà all’estinzione.

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  4. ccl3no2

    Questi satanici individui ce li si ritrova in questi tempi in ogni angolo, anche se non si vorrebbe mai entrare in contatto con questi brutti figuri. A me è capitato qualcosa di veramente inspiegabile secondo una logica umana ordinaria. Niente di vitale, intendiamoci, ma anche questo significa sicuramente qualcosa. Io ho nel mio piccolo laboratorio di elaborazione audio un archivio di musica, campioni ed effetti sonori che ho iniziato a raccogliere nell’ormai lontano 1985 partendo da un modestissimo Commodore 64. Da allora ho sempre conservato tutto e controllato che fosse sempre tutto in ordine. Un giorno, cercando un giro musicale da usare per fare un brano che serviva come colonna sonora di un filmato, mi ritrovo tra i contenuti un file intitolato “Adrenochrome”, del quale non avevo ricordo né avevo idea chi poteva avermelo dato o scaricato da qualche parte; un file totalmente sconosciuto fino a quel momento. Ho provato ad aprirlo con l’apposito programma, dato che è un file con estensione .mod, e giuro che musicalmente parlando mi sembrava di sentire le urla del demonio, tanto che a un certo punto ho interrotto la riproduzione: non ce la facevo più ad ascoltarlo. Questo brano inoltre usa un campione di pre ritornello di un brano che ho già sentito ma che non mi ricordo di chi sia. Possibile che il demonio e i suoi ministri terrestri arrivino addirittura a infiltrarsi in normalissimi archivi di files, che peraltro sono in dischi di archiviazione non collegati alla rete di internet? È qualcosa di decisamente inquietante. Se volete posso anche girarvi il file con il programma per eseguirlo, tanto quei tipi di file e il software, funzionando ancora con il dos, occupano giusto una manciata di kilobytes.

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    • La Cruna dell'Ago

      Salve, mi sembra molto interessante. Si sa nulla della provenienza di questo file?

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      • ccl3no2

        No, carissimo, assolutamente niente, non avevo ricordo di averlo mai avuto nel mio archivio, è apparso nella lista… dal niente a mia insaputa. È proprio questo fenomeno che mi risulta inspiegabile. È forse il demonio che semina le sue cattiverie anche via files sulle così definite “memorie di massa”?

        Rispondi
      • ccl3no2

        No, non ne so assolutamente niente, non so neanche come sia finito nell’elenco dei miei archivi, è questo che è abbastanza inquietante. Un qualcosa che appare dal niente e che è ciò che ho descritto. Anche analizzandolo, è un file datato 1 giugno 1994 ma non ha alcun dato su dove, chi e come è stato creato. Ci sono solo i nomi dei campioni usati per comporre la sequenza, che anche in quel caso sono quasi da restare impauriti: “messiahmegbass”, “hypnobase” e simili.

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        • Frank

          Non compare nulla sui computer se qualcuno non lo mette! Qualcuno che aveva accesso al tuo computer, ha caricato quel file, sia accesso diretto, sia da remoto. Verifica se non hai malware o RAT installati; sicuramente utilizzi Windows, come sistema operativo, considera che, report sulla sicurezza di FBI, il 98,4% di virus, malware, etc… lo trovi su Windows.
          Quasi sicuramente, come tutti gli utenti standard, non hai un firewall attivo, sul PC e nemmeno sul router di casa, quasi sicuramente non utilizzi una VPN, per connetterti a internet. Non mi meraviglia che tu abbia trovato sorprese, sei anche stato fortunato, che è un file sonoro e non un ransomware o qualcosa che controlla il PC. Verifica!!!

          Rispondi
          • ccl3no2

            Grazie per la sua precisazione, ma le dico che io “smanetto” sui computer dal 1984 e ne so di tutto e di più. Su quello attuale ho firewall software, anti- virus, fishing, ransomware, firewall sul router, antitracciamento, trasmissioni criptate a 384 bit e l’accesso agli archivi (Un NAS da 96 Terabytes) è protetto da tre livelli di autenticazione. Ne dubito che qualcuno sia riuscito a violare tutti questi passaggi solo per mettermi un malefico file musicale nell’archivio.

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