di Cesare Sacchetti Sulle reti sociali già imperversano i vari meme, ovvero quelle immagini...
Il Minettigate, l’uso politico delle grazie, e le faide nello stato profondo italiano
di Cesare Sacchetti
Un tempo, la grazia era il potere del sovrano, del Re certamente, per dispensare dal carcere un condannato per determinate ragioni, che fossero di carattere umanitario, segno della magnanimità del monarca, oppure derivate da un calcolo più meramente politico per stemperare certe tensioni nel Paese.
Di questi tempi, è più che altro una merce di scambio tra i vari partiti della politica italiana, sempre più incerti sul loro futuro e sempre più appesi l’uno al destino dell’altro per provare a superare la crisi strutturale della democrazia liberale in Italia.
La grazia a Nicole Minetti, personaggio del dimenticabile universo berlusconiano, matrona delle serate delle olgettine, segue l’iter classico.
I suoi avvocati scrivono direttamente al Colle per chiedere che la loro assistita venga rimessa in libertà per presunte ragioni umanitarie, che si scopriranno essere poi legate all’affidamento di un bambino uruguaiano, che però sembrerebbe avere ancora i suoi genitori naturali.

Nicole Minetti
La pratica per l’affidamento è a dir poco opaca, risultano diverse irregolarità in essa, ma ciò non toglie che la risposta del Quirinale in questi giorni appare a dir poco surreale.
Dopo l’articolo del Fatto Quotidiano che riferiva di queste presunte anomalie, il Colle ha tuonato e ha emesso un comunicato nel quale chiedeva al Guardasigilli di approfondire meglio le informazioni sulla pratica di adozione del bambino uruguaiano.
Un costituzionalista, uno vero si badi bene, quantomeno avrebbe dovuto trasecolare poiché il Quirinale ha tutto il diritto e il dovere di verificare se le informazioni trasmessegli in prima istanza dalla procura generale di Milano, e successivamente da via Arenula, corrispondano al vero, e se la risposta è “non abbiamo gli strumenti per controllare”, lo scherno diventa una naturale conseguenza.
La presidenza della Repubblica ha tutti gli strumenti del caso, ma a quanto pare essi si attivano a seconda delle circostanze.
Qualche anno fa, ad esempio, il Colle fece sapere che si stava facendo una sorta di attività di monitoraggio di fantomatici bot russi che in realtà erano italianissimi utenti che protestavano indignati per il veto messo da Mattarella sulla nomina al ministero dell’Economia di Paolo Savona, una delle prime invasioni di campo del “garante”.

Mattarella alla caccia dei “bot russi”
L’espressione “monitoraggio” suggeriva in realtà quasi una sorta di schedatura quirinalizia del dissenso attraverso l’assistenza della Polizia Postale, che in teoria nemmeno dovrebbe dipendere dal Colle, segno comunque che quando fa comodo i mezzi a disposizione ci sono eccome.
Secondo diverse fonti istituzionali, Mattarella, più semplicemente, risulta essere furioso perché l’articolo del Fatto ha fatto emergere delle notizie che chiunque nella procura generale di Milano, a via Arenula e al Quirinale potevano verificare con facilità irrisoria, ma forse non ce n’era poi l’interesse.
Appena venuta fuori la notizia, è stato subito eretto un cordone sanitario attorno al Colle, a partire dal corpulento Ranucci, il quale dichiara che sue fonti gli avrebbero detto che Nordio sarebbe stato il mese scorso in Uruguay, ma se le “fonti” sono le stesse del tipo di Amanda Ungaro, una truffatrice che ha chiesto di essere allontanata dagli Stati Uniti per non finire in galera e che ha lanciato varie accuse diffamatorie contro Trump nel programma dello stesso Ranucci, ci si può immaginare la “caratura” di queste.
Che l’articolo del Fatto di Travaglio corrisponda o meno al vero, diviene a tal punto una questione di secondaria importanza perché distrae da un’altra inconfutabile realtà.
Le grazie agli elementi graditi allo stato profondo
Non rileva infatti prima di tutto la sola regolarità dell’adozione del bambino uruguaiano, ma il fatto che essa sia stata considerata motivo degno di concedere la grazia alla “signora” Minetti.
Avere un figlio, adottivo o meno, non assegna una prerogativa speciale alle donne condannate in via definitiva, altrimenti tutte le mamme in carcere potrebbero addurre la stessa motivazione per non scontare la pena che gli è stata inflitta.
Mattarella invece evidentemente la pensa in maniera contraria, ma, si badi bene, solo nel caso della Minetti, poiché altrimenti il capo dello Stato non avrebbe nemmeno avviato la pratica attraverso la trasmissione degli atti alla procura generale di Milano.
Avrebbe semplicemente declinato quella richiesta poiché non meritoria di esame, considerato, come detto, che ci sono altre mamme in carcere condannate a scontare pene ben superiori ai 3 anni previsti per la Minetti.
Se Mattarella ha trasmesso quella lettera alla procura generale di Milano è perché c’era chiaramente un interesse da parte sua a farlo, ma ci si chiede se il Colle lo avrebbe fatto se la Minetti non avesse avuto un passato politico in un partito, Forza Italia, che oggi serve comunque a reggere gli equilibri di un governo e di un sistema parlamentare fragilissimo.
C’è indubbiamente un calcolo e un discrimine politico nella concessione delle grazie, come avvenuto anche per il caso di Alaa Faraj, uno scafista e trafficante di esseri umani, condannato a 30 anni per aver fatto morire nell’estate del 2015 al largo della Sicilia 49 immigrati clandestini in uno di quei criminali “viaggi della speranza” che i vari governi di centrodestra e centrosinistra consentono ininterrottamente da 16 anni.

Faraj e Sciurba
Faraj si è sposato, guarda caso, con Alessandra Sciurba, già ex presidente della ONG Mediterranea, che oggi si trova a processo per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, e sul banco degli imputati siede anche Luca Casarini, storico animatore del falso movimento “no global” finanziato da Soros tra gli anni’90 e 2000.
Perché il trafficante Faraj sarebbe stato degno di essere graziato?
Vengono addotte ragioni umanitarie e presunti pentimenti su vie di Damasco che non ci sono, mentre ci sono ancora dietro le sbarre uomini e donne come Olindo e Rosa, sulla base di un lacunoso e incerto castello accusatorio, assieme ad altri condannati come Alberto Stasi, riconosciuto innocente non in uno, ma in due gradi di giudizio, fino a quando la Cassazione ha rimischiato le carte e ha ordinato l’annullamento della sentenza di assoluzione.
Le grazie sono evidentemente a due velocità.
Vengono concesse, discutibilmente, ad alcuni, e negate ad altre.
Il dibattito, vero, sarebbe dovuto partire da qui.
Sui figli e figliastri del Quirinale, ma la discussione non è mai nemmeno iniziata perché sono state sollevate cortine fumogene dai vari organi di stampa, dietro le quali la verità si intravedeva a fatica.
Se si vogliono poi approfondire i legami tra il compagno della Minetti, Giuseppe Cipriani e Jeffrey Epstein, è certamente un capitolo molto interessante, ma il libro Epstein non è stato mai aperto dai media italiani, che non hanno nemmeno menzionato gli italiani coinvolti nel caso, a partire da Flavio Briatore, l’ex tribulà di Dutto che cercava il pedofilo del Mossad, anche quando era ufficiale che Epstein abusasse e trafficasse minori e bambini sulla sua maledetta isola di Little Saint James.
Sul Fatto, ad esempio, non c’è una riga di tutto questo, tantomeno si è scritto degli stretti rapporti di Epstein con la famiglia Rothschild, mai menzionata da nessun media italiano, a conferma di chi sono veramente i poteri che hanno oggi in mano la carta stampata.
La verità dunque non è mai entrata nella stanza del dibattito.
Respinta subito dal principio, e sostituita da strumentalizzazioni di vario tipo che sono solo utili in tale momento per capire chi vuole colpire chi.
Le faide in corso nella repubblica di Cassibile
Il Minettigate ha avuto ad ogni modo l’effetto del sale sulle ferite di un sistema politico sempre più debole e prossimo all’implosione.
Le fratture in seno ai vari clan politici si sono inevitabilmente allargate ancora di più.
Secondo fonti di palazzo Chigi, Mattarella non gradisce molto il governo Meloni, ma non tanto per una sua mai esistita vicinanza alle tematiche del sovranismo, quanto piuttosto per la sua assenza sullo scenario Euro-Atlantico.
Non è un mistero che il “garante” preferirebbe un falco come Carlo Calenda, l’uomo del 2%, pronto a tutto pur di difendere ciò che oggi nemmeno esiste più, ma che nell’ottica quirinalizia sarebbe quello che servirebbe per arrivare ad alzare ancora di più le tensioni con Mosca, incubo degli organi dell’anglosfera assieme al presidente americano Trump, altra nemesi della decaduta governance globale.

Carlo Calenda
La sostituzione però non è riuscita.
Ognuno nei vari partiti ha paura di toccare i fragilissimi equilibri.
All’indomani della sconfitta del referendum sulla separazione delle carriere, il centrosinistra non ha nemmeno provato a chiedere le dimissioni della Meloni, segno che le “opposizioni” non hanno fretta alcuna di entrare a palazzo Chigi e preferiscono che sia il centrodestra ad avere in mano la patata bollente.
Draghi era la vera ultima spiaggia.
La tecnocrazia era l’ultimo debole paravento di una politica completamente delegittimata dalle persecuzioni e repressioni attuate contro gli italiani ai tempi della farsa pandemica, ma i tecnici si sono defilati in massa, una volta compreso che il golpe “pandemico” era fallito così come era fallito il sistema globale che lo aveva concepito.
Lo ha compreso certamente l’uomo del Britannia, sempre più emaciato e smagrito, che ha tolto il disturbo nel 2022, e che da allora continua a vagheggiare di inesistenti scenari, prigioniero del miraggio degli Stati Uniti d’Europa, nonostante oggi la disgregazione dell’Unione europea sia l’opzione più probabile, considerato il divorzio con gli Stati Uniti d’America, veri garanti geopolitici della governance europea.
I dossier caldi dello Spygate e dell’Italiagate
Il disordine è perciò all’ordine del giorno.
La paura soprattutto domina i protagonisti della repubblica di Cassibile, poiché ci sono dei dossier caldissimi che la stampa italiana continua a ignorare forse nella speranza che essi possano sparire in qualche modo.
Sul tavolo della politica italiana ci sono appunto le questioni dello spionaggio illegale ai danni di Donald Trump, eseguito nel 2016 su espliciti ordini di Barack Obama, assistito, secondo diverse fonti, dall’ex rottamatore Matteo Renzi.
Renzi è sicuramente il più agitato in questo momento.
Sa che se va giù Obama, difficilmente lui potrà sopravvivere alla tempesta politica, ma la stessa inquietudine è condivisa anche da Giuseppe Conte, sparito per una improvvisa e non annunciata “operazione chirurgica”, dopo che dalla Casa Bianca, secondo fonti dell’amministrazione Trump, sono arrivate le conferme che il presidente è molto “interessato” a lui per il caso del Leonardogate del 2020, del quale si scrisse qui in esclusiva.

Renzi e Conte
Sono scandali troppo grossi, trame Euro-Atlantiche che hanno visto la partecipazione dei servizi italiani alla disperata ricerca del golpe ai danni del presidente Trump, che, astutamente, ha raccolto le prove contro i suoi avversari, e oggi procede a colpi di incriminazioni.
Solo in questa settimana sono arrivati i rinvii a giudizio di James Comey, ex capo dell’FBI, per le minacce di morte contro Trump, e del braccio destro di Fauci, David Morens.
Secondo fonti di intelligence italiane, proprio lo stesso Fauci è un altro personaggio che sembra essersi rinchiuso nel fortino italiano dopo essere stato ricevuto dall’ex ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, autrice del famigerato dl sui vaccini, per poi trasferirsi in Toscana, roccaforte di altri transfughi americani, soprattutto Candace Owens, fuggita in Italia di corsa dopo il rinvio a giudizio verso il Southern Poverty Law Center.
Un affollamento del quale si diceva qualche giorno fa in un altro contributo, ma che non cambia la precaria situazione del sistema politico italiano, attraversato sempre più da faide di vario tipo e dominato soprattutto dalla logica del “mors tua vita mea”, della quale si è avuto un saggio con le varie obbedienze massoniche che si stanno facendo la guerra a colpi di carte bollate e di strani “suicidi” che hanno colpito vittime eccellenti, tra i quali l’ex rettore della Cattolica, Franco Anelli, e il senatore del PD, Bruno Astorre, terminale di una tangente secondo il cosiddetto Mister Asfalto.
Il crollo delle protezioni di un tempo sta portando la repubblica di Cassibile ad una sempre più crescente guerra del tutto contro tutti.
Cristo affermava che un regno diviso in sé stesso non può sopravvivere alla prova della storia.
Oggi quel regno sembra proprio la repubblica dell’46 nata sulle stragi partigiane e sulle frodi elettorali.
Il de profundis sarà una liberazione.
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Sulle stragi partigiane…
Come vorrei che si aprisse anche questo capitolo.
Salve
Visto che hai citato il fatto quotidiano le chiedo cosa si cela dietro questa mossa di Trump? https://www.ilfattoquotidiano.it/mondo/live-post/2026/04/29/iran-wsj-trump-ha-ordinato-la-proroga-del-blocco-di-hormuz-von-der-leyen-la-guerra-costa-allue-500-milioni-al-giorno/8369796/
Hormuz non è mai stato bloccato da Trump.
Chiuso o non chiuso le ripercussioni su noi poveracci europei ci sono e come
Se vuoi uscire dall’UE e tornare a crescere, non aspettarti una passeggiata nel parco..
Esposizione perfetta e preziosamente documentata.
Chi era il padre e il nonno della mummia?Morirono innocenti,lasciando scritto fatti nei libri e non possiamo più comprarli perché censurati.C’era una radio locale che dava fastidio ed ora non c’è più.Tutto questo nella Costituzionale e democratica Italia.Ma ,come dicevano i romani ,scripto manet, lo scritto rimane e nulla può la censura.
Chissà che rendimento hanno… sti BOT russi?…!!…https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/
Il Minettigate se non altro chiarisce una cosa: Silvio e Sergio condividevano non solo i valori morali, ma anche il giro di amicizie.
…intanto il povero Alemanno è in galera da anni…
Vicenda a dir poco strana visto che avrebbe agito per farsi mettere dentro.
Una grazia presidenziale per evitare a una persona ricca, ben collegata e tutt’altro che indifesa… i servizi sociali. Non il carcere duro, non l’esilio, non la sofferenza: i servizi sociali. Eppure si è deciso di spendere un atto di clemenza per una figura già coinvolta in scandali e processi noti. Una scelta che ha visto muoversi in sincrono Quirinale, Ministero della Giustizia e Procura di Milano. Un’armonia istituzionale che, curiosamente, si manifesta solo in casi come questo. La domanda è inevitabile: si voleva davvero risparmiarle un fastidio, o si temeva che aprisse bocca? Perché quando una grazia appare così stonata, così fuori scala rispetto alla posta in gioco, il sospetto che si stia proteggendo qualcos’altro — o qualcun altro — diventa quasi automatico. L’ipotesi del “colpo al governo” non regge: i protagonisti dell’operazione non sono certo sospettabili di simpatie governative. E allora resta l’altra lettura, quella che circola tra Roma e Bruxelles: l’idea di costruire un’alternativa politica femminile “Marina Berlusconi”, elegante, europeista, neoliberista da contrapporre alla premier. Un progetto che richiede silenzi, equilibri, nessun imprevisto. E una Minetti irritata sarebbe stata un imprevisto. Forse è solo un racconto, certo. Una narrazione. Una fantasia politica come quelle che si scrivevano nei titoli di testa dei film: “Ogni riferimento è puramente casuale”. Meglio attenersi alla versione ufficiale, quella rassicurante, quella in cui tutto è limpido, la Procura è neutrale e il presidente è il presidente di tutti. Anche di chi non c’è più.
C’è sicuramente più verità in questo commento che sulle pagine dei giornali.